Avv. Luca Zampano

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09/11/2022

"Si è preferito più facilmente (e comodamente) livellare le sanzioni per tutti. Resta tanta tristezza e avvilimento", le parole dell'avv. Zampano

Per mia abitudine professionale non amo solitamente esprimere pubblicamente considerazioni, valutazioni, opinioni su sen...
09/11/2022

Per mia abitudine professionale non amo solitamente esprimere pubblicamente considerazioni, valutazioni, opinioni su sentenze, che riguardano miei assistiti, siano esse favorevoli o meno.
Ritengo sia il comportamento deontologicamente più opportuno e, contemporaneamente, sia quello più rispettoso verso i miei clienti.

Leggendo, però, gli strali lanciati dal noto giornalista reggino Claudio Cordova per Il Dispaccio, non posso non avanzare delle semplici, brevi osservazioni.

Il giornalista parla di “compassione”, di “pietà” per Falcomatà “e il suo codazzo”, parla di “tristezza” e di “squallore”.

Ebbene, ammetto che sono sentimenti questi che hanno pervaso anche me nel momento stesso in cui la sentenza ieri sera (quasi notte, direi) è stata pronunciata.
Sono stato pervaso anche da un senso di malessere, quasi disgusto, ma per ragioni diverse rispetto a quelle espresse da Cordova.

Sono state, è vero, “lunghe, lunghissime ore di attesa” quelle “che hanno preceduto la pronuncia del dispositivo sul Caso ”.
Mi domando, però: a cosa ha assistito la città?

Una così lunga camera di consiglio (ben 9 ore è durato il concilio dei tre giudici!) fa sempre presumere una e una cosa sola: la difficoltà dei componenti del collegio di trovare un accordo tra loro, in un senso o nell’altro.
Questo dato è incontestabile.
Se i Giudici avessero avuto un accordo sulla condanna o sull’assoluzione sarebbero usciti dalla camera di consiglio ben prima!
Il dubbio, evidentemente, non permetteva loro di decidere rapidamente e nel dubbio non c’è mai condanna!

Le ore, invece, passavano senza che ad alcuno venisse data la benché minima indicazione di quanto quella riunione sarebbe durata.
Quando dico “alcuno” mi riferisco non solo agli imputati (ovviamente), ma a noi avvocati, ai giornalisti, ai pubblici ministeri, ai cancellieri, alle guardie giurate, etc, ossia a tutti coloro che, con il loro lavoro quotidiano, permettono alla macchina giudiziaria di funzionare e il cui lavoro va in modo sacrosanto rispettato!

Detto ciò, proprio l’interminabile durata della camera di consiglio aveva allontanato in noi operatori del diritto ogni previsione o possibile valutazione su quale sarebbe potuto essere l’esito della sentenza.
Personalmente, però, speravo in una cosa.
Proprio la lunghissima attesa mi faceva ben sperare in una valutazione attenta, analitica e, soprattutto, finalmente diversificata delle singole posizioni.
Questo ho chiesto con forza sin dall’atto di appello, su questo ho insistito nella mia discussione finale.
Ma, si sa, soprattutto nel mio campo, chi di speranza vive disperato muore!

Resto ansioso di leggere le motivazioni di una sentenza, che, poco coraggiosamente, appare aver reiterato il più grosso deficit della sentenza di primo grado: la mancata autonoma valutazione di quegli elementi, che portano a dire integrato il reato di abuso d’ufficio con riferimento a ciascuna delle posizioni soggettive dei vari imputati.
Ad eccezione di Falcomatà (per ovvi motivi, sarebbe stato davvero il colmo il contrario) tutte le altre posizioni, ancora una volta e tristemente, risultano accomunate in una valutazione globale, come fossero posizioni analoghe.

Non è stato utile questo, soprattutto alla città! Se condanna doveva essere (e dubito fortemente che la scure della Corte dovesse cadere indistintamente proprio sopra tutti gli imputati, compreso il mio assistito Antonino Zimbalatti, ma, si sa, le sentenze si accettano per come sono) la città avrebbe avuto il diritto di sapere il peso e il ruolo avuto da ciascuno dei condannati nella vicenda Miramare.

Così non è stato, purtroppo!
Si è preferito più facilmente (e comodamente) livellare il quantum sanzionatorio e abbassarne l’entità rispetto al primo grado di giudizio.

Nulla di fatto per Reggio Calabria.
Nulla di fatto per la giustizia.
Ecco il perché della mia tristezza di fronte a tanto “squallore”, in attesa (davvero spasmodica) di poter leggere le motivazioni!

di Claudio Cordova – Raramente, nella mia carriera di cronista giudiziario, la tristezza e lo squallore mi hanno pervaso come ieri, nelle lunghe, lunghissime, ore di attesa che hanno preceduto la pronuncia del dispositivo di sentenza sul “Caso Miramare”. Eppure ne ho seguiti di casi giudiziari...

07/11/2022
26/03/2022

La sentenza della Cassazione sul caso di Laura Massaro farà storia. Non si commentano le sentenze, ma questa definisce con parole chiarissime ciò che era già emerso nella giurisprudenza e nel lavoro della Commissione di inchiesta sul femminicidio e che abbiamo chiesto e ottenuto fosse considerato nella riforma del processo civile.

Tre i punti imprescindibili, secondo la Cassazione: l'alienazione parentale viene condannata e messa al bando, il superiore interesse del minore viene rimesso al centro anche rispetto al diritto alla bigenitorialità e viene detto che essi non sempre e per forza coincidono e che di fronte alla necessità per il bambino di ricostruire un rapporto con il padre bisogna sempre considerare e ponderare questa esigenza con il possibile trauma nel distacco con la mamma, sopratutto quando questo viene riconosciuto dal minore come il rapporto affettivo principale. E viene stigmatizzato l'uso della forza nei prelievi dei minori anche se in ottemperanza ad un’ordinanza.

In sostanza se una bambina o un bambino esprime la volontà di stare con la madre si considera questa come una esigenza di cui farsi carico e si mette al centro la sua volontà.

Il plauso va alla magistratura che ha permesso questo epilogo giudiziario e alle avvocate di Differenza Donna, che come sempre hanno deciso di combattere con competenza e passione questa battaglia fino in fondo.

Un pensiero a laura Massaro a suo figlio e a tutte le mamme che vivono questa condizione assurda. Sperando che la strada sia finalmente tracciata e che sia risarcito, almeno parzialmente, il dolore vissuto.

Come commissione d’inchiesta tra poche settimane presenteremo un’indagine che aggiunge numeri e dati sulla diffusione delle tante, troppe, criticità esistenti ancora nel sistema giudiziario su questo fronte, sperando di aggiungere un altro tassello a questo percorso di libertà e giustizia.

02/03/2022

Prima della lezione, senza che i bambini la vedessero, ho preso una mela e l’ho ripetutamente lasciata cadere a terra. Poi sono entrata in aula con il frutto maltrattato e un altro incolume. Li ho mostrati agli studenti e ho constatato che nessuno di loro trovava delle differenze: entrambi sembravano – almeno esteriormente – perfetti, di colore simile e invitanti.

Ho preso la mela che avevo lasciato cadere ripetutamente a terra e l’ho disprezzata di fronte ai bambini, dicendo che pensavo che fosse disgustosa, e li ho invitati a fare altrettanto. Ho detto loro che visto che non mi piaceva, anche loro dovevano trovarla orribile, e manifestare il loro disdegno. Alcuni di loro mi hanno guardato come se fossi pazza, poi hanno cominciato a passarsela dicendo cose del tipo: “Sei una mela puzzolente” oppure “Probabilmente hai dei vermi dentro”.

Subito dopo ci siamo passati l’altra mela, rivolgendole solo complimenti e belle parole: “Sei una mela adorabile” oppure “La tua pelle è perfetta”.

Alla fine, dopo aver discusso ancora sulle loro similarità, ho tagliato in due entrambe le mele. Quella che avevamo apprezzato era gustosa, quella disprezzata era rovinata e ammaccata all’interno.

Quando le hanno viste così, è come se una lampadina si fosse accesa sulle teste dei bambini. Hanno subito capito che quello che era successo alla mela disprezzata e ciò che capita a chi è vittima di insulti, molestie e derisione. Hanno imparato quali sono le conseguenze di azioni cattive e spregevoli. Quando le persone sono colpite dal bullismo, specialmente i più piccoli, si sentono malissimo dentro e spesso non mostrano o raccontano quello che provano. Se non avessimo tagliato in due la mela, non avremmo capito quanto male si nascondeva al suo interno.

27/02/2022
20/01/2022

Tempi più lunghi invece per i ricorsi di Nino Zimbalatti, Armando Neri e Giuseppe Marino

Diffondiamo la conoscenza di questo segno. Un modo utile e semplice per dire “subisco abusi, aiutatemi!”Tenere a mente q...
19/03/2021

Diffondiamo la conoscenza di questo segno. Un modo utile e semplice per dire “subisco abusi, aiutatemi!”

Tenere a mente questo segnale potrebbe essere molto utile sia per chi si dovesse trovare nel bisogno di chiedere aiuto, sia per chi si dovesse trovare nella condizione di poter intervenire.

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NO alla , alla , alla e alla !
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Ringrazio Radio News 24 per l’invito. Trattasi di video intervista, che verrà registrata domani. Una volta a conoscenza ...
26/11/2020

Ringrazio Radio News 24 per l’invito.

Trattasi di video intervista, che verrà registrata domani. Una volta a conoscenza della data della messa in onda, ovviamente, forniró tutti i riferimenti.

Indirizzo

Via Cappuccinelli 20
Reggio Di Calabria
89126

Orario di apertura

Lunedì 15:30 - 20:00
Martedì 15:30 - 20:00
Mercoledì 15:30 - 20:00
Giovedì 15:30 - 20:00
Venerdì 15:30 - 20:00

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COMPETENZE DELL’AVV. LUCA ZAMPANO:

- separazione e divorzio (in forma congiunta o giudiziale)

- modifica delle condizioni di separazione e divorzio

- regime patrimoniale della famiglia