23/02/2023
Adottare NON significa salvare
Come promesso mi sto rimettendo in pari con i contenuti che mi avete mandato.
Su RaiUno c'è una nuova serie TV "Resta con me" con protagonista un vice questore Alessandro Scudieri, interpretato da Francesco Arca che potete vedere nella foto qui sotto.
A causa di una leggerezza commessa da Scudieri nel gestire una indagine sua moglie, giudice del Tribunale per i minorenni di Napoli, ha un ab**to perché coinvolta in una sparatoria e il suo amico di infanzia muore lasciando solo suo figlio, un bambino di 11 anni, Diego. A questo punto Diego va a vivere a casa di Scudieri in una sorta di affido.
Non è uno spoiler ma le informazioni date dalla promozione della serie.
Questa serie, come talvolta accade, usa il tropo dell'orfano provvidenziale (magical orphan come il magical n***** di Spike Lee, neologismo mio), che è utile al protagonista perché gli sia illuminata la via attraverso il recupero della parte emotiva.
L'adozione, insomma, è usata e piegata ai fini della sceneggiatura, non è né protagonista con una costruzione realistica sul tema (come ha fatto This Is Us per intenderci), né è intessuta nella sceneggiatura come una delle identità possibili di un personaggio (es. 17 anni).
Per promuovere il film Francesco Arca è stato un po' ovunque tra radio e TV e ha rilasciato diverse interviste. Però non solo sul film. Lui ha una ideologia precisa sull'adozione che si è costruito e che ha ripetuto ogni volta: adottare è salvare, quindi servono adozioni più semplici, più veloci e accessibili a tutti.
Mi concentro sulla prima parte che "adozioni più semplici e veloci" è come dire "la pace nel mondo" a Miss Italia.
Invece Adottare significa Salvare mi interessa molto perché è una ideologia pervasiva che ha tante derivate.
Quanto è potente l'immagine dell'orfano da salvare? Come si trasferisce sul salvatore questo potere? Il salvatore del bambino solo trasforma immediatamente una persona qualsiasi in un supereroe, gli da un ruolo, una identità, un compito, un obiettivo.
Come dice Arca cosa c'è di più bello di salvare qualcuno?
Peccato che tutto questo non abbia nulla a che fare con l'adozione, che non è una azione di salvataggio, ma una lenta costruzione di legami, di fare entrare un bambino dentro se stessi perché possa trasformarsi in un figlio.
Il tropo del salvatore di orfani, invece, trasforma i genitori adottivi in supereroi, mettendoli fuori dall'insieme "Genitori come tutti" per collocarli nella bolla "ma come siete bravi, io non ce l'avrei fatta". Ci fa sentire diversi, bizzarri e trasforma i nostri figli in "poverini con gli occhioni lucidi", in ogni caso facendone delle vittime che dovranno essere grate per il dono ricevuto. Se ti salvano sei grato, giusto? Sei un po' un trofeo da mostrare, sei una buona azione reificata. Inoltre l'ideologia dell' "essere grati per essere stati adottati" è correlato al sottotesto "essere grati perché qualcuno è stato disponibile a prenderti con sé".
È abbastanza chiaro il linguaggio invalidante, vittimizzante e carico di aspettative che si porta dietro il tropo del salvatore di orfani?
Fateci caso