08/03/2021
Avv. Romano Grazia Antonio
Via F: Baracca n. 16
85100 - Potenza
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Al Presidente del Consiglio dei Ministri
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e. p.c. Avvocatura Generale dello Stato
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00186 - ROMA
Oggetto: richiesta somme a titolo di differenza cassa integrazione guadagni in deroga percepita e buste paghe dal 10/03/2020 e sino al.....................................a causa chiusure totali/parziali imposte dal Governo.
Il sottoscritto Avv. Romano Grazia Antonio, con studio legale in Potenza alla Via F. Baracca n. 16, in nome e per conto del sig................... , nato a …......................, il e residente in alla Via …....................................................., dipendete con qualifica di ….................della Ditta.......................................................................con sede legale in.......................................... alla via...........................che sottoscrive la presente per adesione e mandato alla rappresentanza,
PREMESSO CHE:
il Prof. Avv. Giuseppe Conte nella sua qualità di Presidente pro-tempore del Consiglio dei Ministri con propri e reiterati DPCM ha imposto alla ditta............................................................presso la quale il mio assistito lavora/ha lavorato con la qualifica di........................................................... l'obbligo di chiusure totali e parziali a far data dal 10 marzo al 31 dicembre 2020;
tali chiusure, non imputabili né al titolare dell'azienda ove il ha lavorato/lavora e né al mio assistito, ma imposte al fine di evitare la diffusione dei contagi e per tutelare il diritto alla salute, hanno provocato indirettamente un notevole decremento del mio reddito e nè io e né la mia famiglia abbiamo potuto godere di quel reddito dignitoso come codificato nella nostra Costituzione art. 36 con gravissime ripercussioni sull'equilibrio finanziario familiare e l'impossibilità ad adempiere alle proprie obbligazioni;
la CIG in deroga percepita dal mio assistito sono state inferiori al reddito di lavoro subordinato del comparto privato che il mio assistito avrebbe percepito;
l'art. 2045 c.c. così recita “Quando chi ha compiuto il fatto dannoso vi è stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona e il pericolo non è stato da lui volontariamente causato né era altrimenti evitabile, al danneggiato è dovuta un'indennità la cui misura è rimessa all'equo apprezzamento del Giudice”;
pur ritenendo “giuste e legittime” le restrizioni a difesa del precipuo diritto alla salute ed al fine di evitare i diffondersi dei contagi e la perdite di vite umane, non possiamo, di contro, non riconoscere l' equo indennizzo ai lavoratori subordinati del comparto privato che risultano discriminati rispetto al comparto pubblico;
lo STATO ha l'obbligo giuridico di non discriminare lavoratori e dipendenti del comparto privato e alla stessa guisa di quelli del comparto pubblico le cui buste paghe sono state integralmente riconosciute , provvedendo a corrispondere a titolo di equo e giusto indennizzo l'intero importo delle mensilità così come sancito dall'art. 2045 c.c.;
il Governo ha violato gli articoli 3 (Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguale davanti alla legge........ È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, ECONOMICA e sociale del Paese...............) e 36 ( Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa. ) della Costituzione Italiana, nonché le norme codificate nel vigente Codice Civile Italiano in tema di risarcimento/indennizzi ed ha reso lo Stato Italiano inadempiente nei confronti del mio assistito che ad oggi ha percepito l'irrisoria somma di €................................. a titolo di CIG in deroga;
con la presente vi, pertanto, è la necessità di riaffermare l'esistenza di un rapporto giuridico tra il mio assistito (creditore) e lo Stato (debitore) e in conseguenza quest'ultimo deve erogare non CIG in deroga ma le mensilità che il mio assistito avrebbe percepito in costanza di rapporto se non fossero intervenute le restrizioni a titolo di equo indennizzo;
TUTTO CIÒ PREMESSO
chiedo per il mio assistito, a titolo di equo indennizzo,
la somma rinveniente dalla differenza tra le somme percepite a titolo di CIG in deroga e quelle che diversamente avrebbe percepito quali mensilità per il medesimo periodo ;
il riconoscimento della somma di €. 5.000,00 per danno morale, esistenziale e biologico, in rapporto al nesso di causalità con le restrizioni imposte e alla conseguente perdita del posto di lavoro oltre che in relazione alla discriminazione sofferta rispetto ad altre categorie di lavoratori. Decorso il termine di giorni 30 dalla ricezione della presente senza una vostra cortese risposta mi vedrò costretto ad adire le vie giudiziarie.
In attesa, porgiamo distinti saluti.
Potenza, 05 /03/2021
…........................................
Avv. Romano Grazia Antonio