19/05/2024
LA “PAR CONDICIO” E I TEMPI DELLA CONUNICAZIONE
Mossi dalle migliori intenzioni per finire col fare danno, così la par condicio appare regolare l'accesso ai mezzi di informazione in campagna elettorale per garantire la parità di trattamento e l'imparzialità rispetto a tutti i soggetti politici.
Sovranità popolare, eguaglianza nell’esercizio del voto e nell’accesso alle cariche elettive, sono fondamentali principi costituzionali dello Stato democratico e vanno preservati al fine di garantire una campagna elettorale equa e un voto correttamente informato.
Ma nel ricercare equità e correttezza qualcosa si è perso.
Meloni / Schlein: favorevoli Fratelli d’Italia, Partito Democratico, Lega, Stati Uniti d’Europa (Renzi), contrari Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Azione, Verdi Sinistra, la minoranza ferma la maggioranza degli italiani, impedendo il confronto.
Monitoraggio dell’Autorità di garanzia nelle comunicazioni e “Noi moderati” si scopre favorito nella comunicazione su tv e radio, ma l’AGCOM conteggia a favore i tempi dedicati a trattare da chiunque dell’incriminazione del Governatore della Liguria Giovanni Toti, dato in quota alla formazione di Maurizio Lupi: siamo sicuri che non si tratti di mera cronaca e piuttosto di critica a sfavore?
Infine l’incubo quotidiano di ogni amministratore pubblico del territorio regionale, il divieto di svolgere “attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”, art.9 co.1 L.22/2/2000 n.28.
Bene che l'accesso ai mezzi di informazione per la comunicazione politica avvenga garantendo parità di trattamento e imparzialità rispetto a tutti i soggetti politici, ma declinare ciò in termini di impersonalità quale non riconducibilità a un soggetto determinato o determinabile e di indispensabilità quale indifferibilità, significa, dall’11/4 al 9/6 e con i ballottaggi finanche al 24/6, negare ai cittadini di sapere chi del governo del territorio fa cosa.
La par condicio finisce così con il pregiudicare il dovere di confronto dialettico della politica e il diritto di informazione dei cittadini, che caratterizzano una democrazia.