24/06/2026
Molte persone ancora oggi non sanno che esiste il congedo straordinario retribuito della Legge 104. Eppure ogni settimana ricevo domande di figli, mariti, mogli e genitori che si trovano ad assistere una persona con disabilità grave e non sanno di avere la possibilità di assentarsi dal lavoro fino a 2 anni mantenendo il posto di lavoro.
Si tratta di uno dei benefici più importanti previsti dalla Legge 104, ma anche di uno dei meno conosciuti.
Il congedo straordinario permette al lavoratore dipendente di lasciare temporaneamente il lavoro per assistere un familiare con handicap grave riconosciuto ai sensi dell'articolo 3 comma 3 della Legge 104, continuando a percepire un'indennità economica.
Non stiamo parlando dei 3 giorni di permesso mensile, ma di un periodo molto più lungo che può arrivare fino a 2 anni complessivi nell'arco della vita lavorativa.
I due anni possono essere utilizzati tutti insieme oppure suddivisi in più periodi, a seconda delle esigenze della famiglia e della persona assistita.
Molte persone pensano che basti avere un familiare con la Legge 104 per ottenere automaticamente il congedo, ma non è così. Per poter fare domanda è necessario che sia stata riconosciuta la situazione di handicap grave ai sensi dell'articolo 3 comma 3 della Legge 104.
Molte persone pensano che possa fare domanda qualsiasi familiare, ma non è così. La legge prevede un preciso ordine di priorità e tutto dipende da chi è la persona con disabilità che deve essere assistita.
Facciamo un esempio pratico. Se la persona con disabilità grave è un figlio, i primi ad avere diritto al congedo straordinario sono generalmente i genitori.
Se però i genitori sono deceduti, assenti oppure impossibilitati ad assistere il figlio per gravi motivi di salute documentati, il diritto può passare al familiare successivo previsto dalla legge, come ad esempio un fratello o una sorella convivente.
Lo stesso principio vale anche nelle altre situazioni. La legge segue sempre una sorta di gerarchia familiare: prima vengono considerate le persone più vicine alla persona con disabilità e solo se queste non possono usufruire del congedo, il diritto passa al familiare successivo.
Per questo motivo non basta essere un fratello, una sorella o un altro parente per ottenere automaticamente il congedo straordinario. Occorre verificare chi ha la priorità e se esistono le condizioni per il passaggio del diritto al familiare successivo.
Anche la convivenza è un requisito molto importante nella maggior parte dei casi e spesso deve essere presente o regolarizzata prima della richiesta del beneficio.
Un'altra domanda molto frequente riguarda il ricovero. In linea generale il congedo straordinario non spetta se la persona con disabilità è ricoverata a tempo pieno in una struttura che garantisce assistenza sanitaria continuativa per 24 ore al giorno. Esistono però alcune eccezioni previste dalla normativa, soprattutto quando i sanitari richiedono la presenza del familiare.
È importante sapere che durante il congedo straordinario il lavoratore mantiene il posto di lavoro e continua a ricevere un'indennità economica nei limiti previsti dalla legge.
Ma c'è una domanda che personalmente mi pongo spesso.
Quando questi 2 anni saranno terminati, come faranno tante famiglie a continuare ad assistere una persona con disabilità grave che ha bisogno di cure e presenza ogni giorno?
È una domanda che tanti caregiver si fanno e alla quale, purtroppo, non sempre esistono risposte semplici. Per molte famiglie questi 2 anni rappresentano un aiuto fondamentale, ma spesso il bisogno di assistenza continua ben oltre la durata del congedo.
Il congedo straordinario non è un favore concesso dal datore di lavoro, ma un diritto riconosciuto dalla legge per permettere alle famiglie di assistere una persona con disabilità grave senza essere costrette a scegliere tra il lavoro e la cura del proprio familiare.
Per molte famiglie rappresenta un aiuto fondamentale nei momenti più difficili, consentendo di dedicare tempo e assistenza a chi ne ha realmente bisogno.