19/06/2020
Bancarotta fraudolenta patrimoniale e prova della condotta distrattiva
In una recente sentenza la Suprema Corte, in tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale, è tornata ad affermare il principio secondo cui il giudice non può trarre il proprio convincimento in ordine alla colpevolezza dell’imputato, dalla sola presenza di un deficit patrimoniale alla data del fallimento, dovendo procedere ad un puntuale accertamento giudiziale delle condotte integranti il reato.
In particolare, ai fini della consumazione del reato, la presenza di un ingiustificato disavanzo rinvenuto in sede di fallimento non risulta sufficiente per fondare la dichiarazione di responsabilità, dovendo, invece, essere raggiunta la prova di una delle condotte alternative di distrazione, occultamento, dissimulazione, distruzione o dissipazione dei beni dell’impresa, ovvero l’esposizione o il riconoscimento di passività inesistenti.
Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha ritenuto fosse necessario accertare, al fine di ritenere l’imputato responsabile al di là di ogni ragionevole dubbio, la condotta distrattiva, vale a dire che il disavanzo passivo costituisse la conseguenza del venir meno di determinati beni, dei quali era nota l’esistenza in un momento anteriore alla formazione del deficit.
Diversamente, ove la responsabilità fosse desunta dal mero accertamento del passivo, il reato di bancarotta fraudolenta sarebbe ravvisabile in ogni ipotesi di fallimento.
in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 6 – ISSN 2499-846X di Mattia Miglio, Stefano Beccardi e Marco Gentile Cassazione Penale, Sez. V, 1