Michele Rendina Avvocato Penalista

Michele Rendina Avvocato Penalista Avvocato penalista
Credo nell'umanità prima di tutto
Ti aiuto a superare i momenti più difficili

03/06/2026

Se hai messo delle telecamere fuori casa, devi sapere che bastano pochi centimetri di inquadratura sbagliata per trasformare la tua sicurezza in un problema con i vicini. Per la legge ci sono tre casi da distinguere. Vediamo il primo caso: se le telecamere riprendono solo il tuo spazio privato, per esempio la tua porta, il garage, il tuo cancello. In questo caso, in linea generale, non dovresti avere problemi perché inquadrano solo ciò che è tuo. Ma veniamo al secondo caso, che è più problematico: se la telecamera riprende anche spazi che non sono solo tuoi. Per esempio il pianerottolo, il corridoio del condominio, il cortile comune o la strada. Qui attenzione, non siamo automaticamente nel penale, ma possono nascere problemi di privacy, contestazioni, richieste di rimozione o risarcimento, perché riprendi e registri anche altre persone. Il terzo caso invece è quello più grave. Se la telecamera punta stabilmente verso la vita privata di un’altra persona. Per esempio riprende l’interno della casa del vicino, la finestra, il balcone o una zona in cui quella persona vive la sua quotidianità. Qui può entrare in gioco il reato di interferenze illecite nella vita privata, perché non stai più solo proteggendo casa tua: stai entrando nella sfera privata di qualcun altro.
La regola pratica è questa. La telecamera può proteggere il tuo spazio ma non può controllare la vita di altre persone. E come sempre, se parliamo di diritto parliamo di umanità.

01/06/2026

Quando accusare qualcuno diventa un reato.

Immagina di essere stato denunciato da qualcuno. Poi il procedimento viene archiviato. A quel punto si può dire che si trattava di false accuse?
La risposta è: non automaticamente. E anche nel caso in cui si fa il processo e vieni assolto, attenzione: non significa per forza che chi ti ha denunciato abbia mentito. Per parlare davvero di false accuse serve molto di più. Bisogna dimostrare che una persona ha incolpato qualcuno sapendolo innocente.
Perché una denuncia può essere infondata, fragile, confusa, persino sbagliata.
Ma non per forza diventa una calunnia. Quando invece una persona inventa consapevolmente un’accusa, lì il danno è enorme, per la reputazione, il lavoro, la famiglia, la vita personale. Ma anche per la giustizia. Perché ogni falsa accusa rende più difficile credere a chi denuncia davvero. E come sempre, se parliamo di diritto, parliamo di umanità.

28/05/2026

Il carcere sta funzionando?
In carcere ci si toglie la vita venti volte più spesso che fuori. Venti volte. Adesso dimmi: questo è un sistema che funziona? Molti mi risponderanno “Eh, ma il carcere non è un albergo." No. Ma nemmeno dovrebbe essere un posto dove si muore così. Abbiamo un sovraffollamento spaventoso. In molti istituti manca ancora l'acqua calda. Quasi metà dei detenuti prende sedativi o farmaci per dormire. In pochissimi lavorano in carcere. Parliamo quindi di persone chiuse, inattive, isolate, spesso sedate. Allora qui non si tratta di rendere il carcere un albergo. Ma ci dobbiamo domandare, seriamente: quando questa persona esce, e prima o poi esce, sarà meno pericolosa o più disperata di prima? La pena deve essere applicata, certo. Ma se non rieduca, non produce sicurezza. Rende le persone peggiori di quando sono entrate. Purtroppo nessuno parla di carceri, però parlarne vuol dire parlare di che società vogliamo costruire. E come sempre, se parliamo di diritto, parliamo di umanità.

albergo

26/05/2026

Non devi provare di essere innocente.
Se vieni accusato di un reato, la prima cosa da capire è questa: non sei tu che devi provare di essere innocente. È l’accusa che deve provare la tua colpevolezza. Ecco perché la prima domanda non è Come mi giustifico?
Ma l’accusa regge davvero?
Quando una persona viene accusata, la reazione naturale è pensare di raccontare subito la propria versione. È umano. Ma una difesa penale non parte dalla pancia. Parte dallo studio degli atti. Qual è la prova principale? Ci sono riscontri? Il racconto è coerente? Le date tornano? I messaggi sono completi o sono stati selezionati? I testimoni dicono davvero la stessa cosa? Esiste una spiegazione alternativa ragionevole?
Perché il processo penale non si basa sui sospetti o sul gossip. Serve una prova capace di superare ogni dubbio ragionevole.
Per cui la difesa non deve inventare una storia perfetta. Deve mostrare invece che l’accusa è fragile, che manca qualche passaggio, che non ci sono certezze ma solo impressioni. Perciò c’è differenza tra difendersi d’istinto e difendersi con metodo.
E come sempre, se parliamo di diritto, parliamo di umanità.

22/05/2026

"Obiezione!" Hai presente quei film americani dove l'avvocato si alza di scatto e blocca tutto? Ecco, anche in Italia funziona così, anche se da noi si chiama opposizione. In tribunale non puoi fare qualsiasi domanda a un testimone. Alcune sono vietate per legge e se le fai, il giudice ti stoppa sul momento. Vediamo le due più importanti, con esempi che capiamo tutti.
Abbiamo le domande suggestive. Sono quelle in cui la risposta è già nascosta nella domanda. Immagina un testimone di un incidente stradale.
È vietato chiedere: "È vero che il semaforo era rosso quando l'imputato ha attraversato?" Stai già dicendo quello che vuoi sentire.
È corretto chiedere "Com'era il semaforo in quel momento?" Lasci che sia lui a dirlo. Questa tecnica è vietata quando interroghi i tuoi testimoni perché li staresti praticamente imbeccando.
Abbiamo le domande nocive. Sono trappole linguistiche. Domande costruite così bene che qualsiasi risposta ti incastra. "Perché stava litigando con la vittima quella sera?".
La trappola è nel "perché" — la domanda dà già per scontato che il litigio ci sia stato. Il testimone, rispondendo, conferma automaticamente un fatto che magari non è mai stato provato. Se dice "non lo so" → ammette che il litigio c'era, ma non conosce il motivo. Se dice "non stavano litigando" → sembra che stia schivando la domanda. Quindi la prossima volta che guardi una serie tv e l'avvocato fa una domanda strana... chiediti: è suggestiva? È una trappola? È pericolosa per il testimone? Probabilmente sì e nella realtà, il giudice l'avrebbe già bloccata.
E come sempre se parliamo di diritto, parliamo di umanità.

Andrea Sempio è colpevole? Aspetta.Quando un caso finisce ogni giorno in TV, sui giornali e sui social, il rischio è eno...
21/05/2026

Andrea Sempio è colpevole? Aspetta.
Quando un caso finisce ogni giorno in TV, sui giornali e sui social, il rischio è enorme perché iniziamo a confondere l’accusa con la verità.
Ma il fascicolo della Procura non è una sentenza, è solo la tesi dell'accusa
E una tesi, nel processo penale, deve ancora passare dal contraddittorio, che è fatto di prove, consulenze, esami, controesami, contestazioni della difesa.
Il caso Garlasco dovrebbe ricordarci che il processo mediatico può costruire un “mostro”, molto prima che un’aula di giustizia abbia davvero verificato tutto.
Non sto dicendo che qualcuno sia innocente o colpevole.
Sto dicendo una cosa più semplice, prima di condannare una persona, bisogna aspettare il processo.
E come sempre, se parliamo di diritto, parliamo di umanità.

AvvocatoPenalista Giustizia ProcessoMediatico

19/05/2026

Denuncia maltrattamenti, poi cambia versione?

Una persona denuncia maltrattamenti. Poi arriva in aula e dice: "Forse ho esagerato. Non era così grave.”. E qui scatta un ragionamento che sembra logico ma è pericoloso: "Se ha ritrattato è perché ha paura." Quindi la ritrattazione diventa una conferma dell'accusa.
Ma aspetta. Se confermi, è vero. Se ritratti, è perché hai paura, quindi è comunque vero. In un ragionamento così, il processo è già finito prima di cominciare.
Nelle relazioni familiari violente la ritrattazione può essere reale per paura, dipendenza, sensi di colpa. Questo è vero, e il giudice lo sa.
Ma un processo non può funzionare con una logica chiusa, dove qualsiasi cosa dica la persona offesa conferma sempre la stessa conclusione.
Il giudice deve uscire da quel ragionamento e verificare: le condotte erano davvero abituali? Ci sono riscontri che reggono indipendentemente dalla testimonianza? La persona offesa ha spiegato perché ha cambiato versione, o ha solo smesso di parlare? Quindi si guarda a tutta la situazione complessiva, agli elementi che emergono prima e dopo la ritrattazione.
E come sempre se parliamo di diritto, parliamo di umanità

ritrattazione

18/05/2026

Lo Stato può mandarti in carcere dopo anni?

Immagina di essere condannato, ma lo Stato non decide subito cosa fare della tua pena. Passano gli anni. Tu lavori, cambi vita, costruisci una famiglia. Poi, dopo 6, 7, 8 anni, lo Stato si risveglia e ti dice:“Adesso forse devi andare in carcere.”

È il paradosso dei cosiddetti liberi sospesi. Persone condannate in via definitiva per reati non  così gravi, ma lasciate fuori dal carcere perché hanno chiesto una misura alternativa. Il problema è che la decisione di mandarli in carcere o applicare una misura alternativa, a volte, arriva dopo troppi anni.

E allora la domanda è semplice: se in quel tempo una persona ha rispettato le regole, ha lavorato, si è reinserita, che senso ha riportarla indietro dopo così tanto tempo?

C’è una interessante proposta di legge presentata alla Camera che dice: tu Stato, hai cinque anni per decidere. Se non decidi la pena non la puoi più applicare e si estingue.

Perché anche una pena, quando arriva troppo tardi, rischia di non rieducare più e non serve più a nulla.

E come sempre, se parliamo di diritto, parliamo di umanità.

prescrizione

15/05/2026

Tutto quello che sai sui processi lo hai imparato dai film e dalle serie tv ed è quasi tutto è sbagliato. La prima differenza con i processi veri: nei film l'avvocato si alza di scatto, urla "Obiezione!" e il giudice resta colpito dal suo talento. In Italia diciamo "giudice, c'è opposizione." Quindi niente urla, niente teatro. Si contesta una domanda suggestiva, formulata male o non ammessa, e il giudice decide in pochi secondi. Seconda differenza: nei film l'imputato crolla e confessa tutto in aula. Nella realtà è rarissimo. L'imputato ha diritto al silenzio, e parlare o non parlare è una scelta strategica da valutare con il difensore. Terza differenza: nei film spunta sempre la prova segreta all'ultimo secondo. In Italia è proprio vietato. Le liste testimoniali vanno depositate entro termini precisi, e se non l'hai fatto, quel testimone non può essere ascoltato. Quindi nessun testimone a sorpresa. Quarta differenza: nei film c'è quasi sempre una giuria. In Italia i giudici popolari esistono solo in Corte d'Assise, per i reati più gravi. La maggior parte dei processi viene decisa da un singolo giudice.
E soprattutto nei film vince chi fa il discorso più emozionante. Nella realtà conta una cosa sola, se l'accusa riesce a provare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
Il processo vero è meno cinematografico. Ma molto più delicato. E quando parliamo di diritto, parliamo sempre di umanità.

serietv

14/05/2026

Indirizzo

Pomigliano D'Arco

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