03/04/2026
IL RISPETTO DELL'AVVOCATO PASSA DAL RISPETTO DEL SUO LAVORO
Nel 2026 - come nel 2016, nel 2006 - l’Avvocato è l’unico professionista che molti ritengono di poter non pagare, o pagare quando “si può”, o pagare “a sentimento”, o pagare “a risultato”.
È un fenomeno sociale, non individuale.
Migliaia di Avvocati raccontano di onorari non pagati, clienti che spariscono dopo la sentenza, richieste di “pagare dopo”, “pagare a rate”, “pagare se va bene”, e, soprattutto la convinzione diffusa che il lavoro dell’avvocato sia negoziabile, dilazionabile, posticipabile, svalutabile.
È un paradosso.
Non si oserebbe mai dirlo al dentista, mai al meccanico.
Ci si sente legittimati a farlo, però,
con l’Avvocato.
All’Avvocato si chiede disponibilità immediata, urgenza, responsabilità, studio, tempo, sacrificio… senza però riconoscere che tutto ciò ha un valore.
E, quel valore va rispettato.
L’Avvocato è un professionista.
Non è un ammortizzatore sociale.
Non è un ente caritatevole.
Non è un servizio “a consumo”.
È un presidio di legalità, di tecnica e di responsabilità.
Come ogni professionista, ha diritto a un compenso adeguato e tempestivo.
Soprattutto, quando ha rispettato scadenze, ha studiato atti, ha assunto responsabilità.
Il rispetto dell’Avvocato passa dal rispetto del suo lavoro.
Pretendere il lavoro dell’Avvocato senza riconoscerne il valore significa minare la stessa idea di giustizia.
Perché una difesa seria, preparata, responsabile, esiste solo se chi la svolge può dedicare tempo, studio, energie e rigore.
Tutto questo ha un costo, come per ogni altro professionista.
E’ un punto che non può più essere eluso.
La tutela dei diritti non è gratuita.
La competenza non è gratuita.
La responsabilità non è gratuita.