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16/06/2026

Otto condanne, riconosciuta la premeditazione: ognuno ebbe un ruolo preciso nel delitto che all’inizio era sembrato un incidente causato da un pirata della str…

CORTE D'ASSISE DI BUSTO ARSIZIOOMICIDIO RAVASIOEsprimo le più vive congratulazioni all’Avv. Francesco Arnone del Foro di...
16/06/2026

CORTE D'ASSISE DI BUSTO ARSIZIO
OMICIDIO RAVASIO

Esprimo le più vive congratulazioni all’Avv. Francesco Arnone del Foro di Roma, per il risultato conseguito quale Difensore di Parte Civile nel processo celebrato dinanzi alla Corte d’Assise di Busto Arsizio per l’omicidio di Fabio Ravasio.

La sentenza di primo grado, nel rispetto delle successive fasi del giudizio, rappresenta un momento significativo per i familiari della vittima, assistiti con rigore, equilibrio e piena consapevolezza del ruolo della difesa di parte civile.

In processi segnati da dolore profondo e da forte esposizione mediatica, l’Avvocatura è chiamata a un compito essenziale.
Dare forma giuridica alla sofferenza, senza cedere alla retorica.
Chiedere giustizia, senza smarrire misura e rispetto.

A Francesco Arnone il riconoscimento affettuoso e professionale di tutto lo staff dello Studio.

Otto condanne, riconosciuta la premeditazione: ognuno ebbe un ruolo preciso nel delitto che all’inizio era sembrato un incidente causato da un pirata della str…

21/04/2026

La norma del dl Sicurezza che premia gli avvocati che facilitano i rimpatri volontari rischia di trasformare i difensori in collaboratori del governo. Inoltre, colpisce gravemente i diritti dei migranti.

Lo spiega a Fanpage.it l’avvocato cassazionista Riccardo Radi, consigliere onorario dell’Associazione Italiana Difensori d’Ufficio.

IL RISPETTO DELL'AVVOCATO PASSA DAL RISPETTO DEL SUO LAVORONel 2026 - come nel 2016,  nel 2006 - l’Avvocato è l’unico pr...
03/04/2026

IL RISPETTO DELL'AVVOCATO PASSA DAL RISPETTO DEL SUO LAVORO

Nel 2026 - come nel 2016, nel 2006 - l’Avvocato è l’unico professionista che molti ritengono di poter non pagare, o pagare quando “si può”, o pagare “a sentimento”, o pagare “a risultato”.
È un fenomeno sociale, non individuale.

Migliaia di Avvocati raccontano di onorari non pagati, clienti che spariscono dopo la sentenza, richieste di “pagare dopo”, “pagare a rate”, “pagare se va bene”, e, soprattutto la convinzione diffusa che il lavoro dell’avvocato sia negoziabile, dilazionabile, posticipabile, svalutabile.

È un paradosso.
Non si oserebbe mai dirlo al dentista, mai al meccanico.
Ci si sente legittimati a farlo, però,
con l’Avvocato.

All’Avvocato si chiede disponibilità immediata, urgenza, responsabilità, studio, tempo, sacrificio… senza però riconoscere che tutto ciò ha un valore.
E, quel valore va rispettato.

L’Avvocato è un professionista.
Non è un ammortizzatore sociale.
Non è un ente caritatevole.
Non è un servizio “a consumo”.
È un presidio di legalità, di tecnica e di responsabilità.
Come ogni professionista, ha diritto a un compenso adeguato e tempestivo.
Soprattutto, quando ha rispettato scadenze, ha studiato atti, ha assunto responsabilità.

Il rispetto dell’Avvocato passa dal rispetto del suo lavoro.
Pretendere il lavoro dell’Avvocato senza riconoscerne il valore significa minare la stessa idea di giustizia.

Perché una difesa seria, preparata, responsabile, esiste solo se chi la svolge può dedicare tempo, studio, energie e rigore.

Tutto questo ha un costo, come per ogni altro professionista.
E’ un punto che non può più essere eluso.

La tutela dei diritti non è gratuita.
La competenza non è gratuita.
La responsabilità non è gratuita.

LA RISPOSTA CHE AVREI DATO IO“Cara lettrice, la sua domanda è legittima; ma, occorre riportarla nel perimetro corretto.I...
12/03/2026

LA RISPOSTA CHE AVREI DATO IO

“Cara lettrice, la sua domanda è legittima; ma, occorre riportarla nel perimetro corretto.
In uno Stato costituzionale, il Giudice non è chiamato a favorire l’azione di governo, né a ostacolarla.
È chiamato a controllarla.
È la sua funzione, non una deviazione.

Le decisioni giudiziarie, che non coincidono con l’indirizzo politico dell’esecutivo, non sono un’anomalia.
Sono la fisiologia della separazione dei poteri.
Il Giudice risponde alla legge e alla Costituzione, non al programma di governo.

Nessun referendum, qualunque ne sia l’oggetto, può trasformare il Giudice in un organo subordinato all’esecutivo.
La Costituzione non lo consente.
Il resto appartiene al dibattito politico, non al Diritto.

Se votare o non votare, e come votare, è una scelta che spetta a Lei.
Ma, la rassicurazione possibile è una sola: l’indipendenza del Giudice non è materia disponibile.”

Ho letto il post di risposta di Terzultima Fermata alla domanda di una lettrice già orientata per il Sì ma rimasta perplessa, dopo il discorso della presidente Giorgia Meloni, perché teme che la ma…

  VOTO NOSEPARAZIONE DELLE CARRIERE E STATO DI DIRITTOLa vicenda della dott.ssa Clementina Forleo, richiamata nel dibatt...
16/02/2026

VOTO NO
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE E STATO DI DIRITTO

La vicenda della dott.ssa Clementina Forleo, richiamata nel dibattito pubblico, merita rispetto e memoria storica.

Impone, però, anche una distinzione concettuale rigorosa, soprattutto, quando viene evocata per sostenere Tesi che appartengono a piani diversi della Giurisdizione.

La “Separazione delle Carriere” è un tema ordinamentale.
La “Parità tra Accusa e Difesa” è un Principio Processuale.

Confondere i due piani significa semplificare un problema che, in realtà, è molto più profondo.

La “Parità delle Armi” non nasce dalla Struttura delle Carriere; ma, dalla Cultura della Giurisdizione.
Dall’effettiva “Terzietà del Giudice”.
Dal rispetto rigoroso delle “Regole del Processo”.
Dall’equilibrio concreto dei “Poteri in Aula”.

Può essere negata anche con “Carriere Separate”.
Può essere tutelata - o, tradita - anche con “Carriere Unificate”.

Il “Referendum” interviene sull’assetto dell’Ordinamento Giudiziario.
Non garantisce, da solo, né un Processo “Equo”, né lo Stato di Diritto.

Il vero discrimine è la Rinuncia quotidiana all’uso disinvolto del Potere.
La fedeltà silenziosa e rigorosa alle Regole del “Giusto Processo”.

Per questo, io voto “NO”

La dottoressa Forleo ha sperimentato sulla sua pelle cosa significhi essere “eretica” nella magistratura. Oggi presiede un collegio della terza sezione penale della corte di appello di Roma ma rico…

13/02/2026

"IO VOTO NO"
Il Diritto come Scudo, non come Arma

Viviamo un tempo in cui la Giustizia sembra avere fretta.
Ogni fragilità sociale - chi arriva da lontano, chi ama fuori dagli schemi, chi vive ai margini - viene affrontata con il riflesso Pavloviano di creare nuovi reati.

È la logica del Populismo Penale, quella di trasformare il disagio in colpa, la complessità in devianza, la paura in consenso.

Il Diritto Penale non è una scorciatoia politica.
Non è la bacchetta magica di chi è "incapace" di governare.

È, e deve restare, l’extrema ratio, lo strumento che interviene solo quando ogni altra risposta civile, sociale e amministrativa sia stata tentata e fallita.

Il Diritto Penale Minimo difende il Principio semplice e altissimo della pena che serva a proteggere beni concreti, non a colpire stili di vita, identità, minoranze.

La Società è più sicura quando è più giusta, non quando è più punitiva.

Restituire dignità al Principio di Offensività significa ricordare che, si punisce il fatto, non la persona per ciò che è.
Significa rifiutare la "deriva autoritaria" che confonde il diverso con il pericoloso.

Di fronte a una stagione politica, che invoca "manette" come risposta universale a ogni disagio, scegliere il Garantismo non è un vezzo accademico; è una scelta di Civiltà Giuridica.

Perché i Diritti delle minoranze sono il vero stress-test della Libertà di tutti.

La Costituzione Italiana non è un Faro che acceca.
È una luce ferma, sobria, che indica la strada quando il buio del "pregiudizio" avanza.

In questo venerdì 13 - che porta con sé simboli e superstizioni - mi auguro che, questa mia “Lanterna” sia un invito alla riflessione, alla misura, alla responsabilità.

Per questo, IO VOTO NO.

TRA DUE INGIUSTIZIEDa un lato, la “Giustizia” tradita nelle Aule Giudiziarie. Dall’altro, il rischio che una “Riforma”, ...
07/02/2026

TRA DUE INGIUSTIZIE

Da un lato, la “Giustizia” tradita nelle Aule Giudiziarie.
Dall’altro, il rischio che una “Riforma”, giusta nelle intenzioni, diventi uno strumento nelle mani sbagliate.

Chi esercita il Diritto ogni giorno conosce bene questo conflitto.
Non è ideologico.
È concreto.
Professionale.
Morale.

Non si tratta di scegliere per paura.
Né di aderire per inerzia.

Vuol dire non essere complici né di un Sistema Giudiziario distorto;
né di un Potere che, potrebbe usare la “Riforma” per comprimere ancora più Diritti e Libertà Fondamentali.

A volte, la posizione più difficile – più dignitosa - è restare nel punto in cui si è.
Tra due ingiustizie, cercando di non diventare ingiusti.

Indirizzo

Via Plutarco 54
Policoro
75025

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