08/03/2024
Oggi è l’otto marzo e devo dirvi che ogni anno, in questa data, mi fermo a riflettere su ciò che “essere donna” possa significare e comportare nei tempi moderni. Sopratutto alla luce dei recenti, dolorosi, fatti di cronaca.
A proposito di donne, tenacia e amor proprio, mi viene spesso in mente un ricordo.
Avrò avuto all’incirca cinque anni e mi trovavo di fronte ad un edificio ai miei occhi imponente e forse inespugnabile. Intorno, tanti alberi; alle mie spalle, mio nonno.
Ero sola, in piedi, davanti ad una scalinata, in trepida attesa.
Ero a Pisa, all’interno del cortile dell’ospedale Santa Chiara, davanti alla clinica oculistica.
Aspettavo la mia mamma, che lì frequentava il corso di specializzazione.
Ecco cosa mi ricordo: la gioia che provai quanto vidi che stava varcando la soglia del portone, per venirmi incontro.
Camice bianco, capelli sciolti, qualche penna nel taschino.
Un saluto veloce e poi via, io a casa con i nonni e lei in reparto. Per giorni, mesi, anni. Fino a che non ha raggiunto il suo obiettivo.
In quel ricordo, c’è tutto l’insegnamento che mi ha trasmesso. E che oggi voglio festeggiare.
Alla mia mamma, che si è sposata nel bel mezzo del percorso universitario; che ha sostenuto gli ultimi esami in mia compagnia, mentre tiravo calci nel suo pancione; che mi teneva in collo durante la sua festa di laurea.
A tutte le donne che hanno perseverato e che perseverano.
Al nostro coraggio, alla nostra forza, alla nostra determinazione.
A tutte le donne che fanno parte del nostro personale sanitario, alle giornate e alle nottate che trascorrono lontane dalla famiglia. Ai tanti sacrifici fatti per indossare quella divisa e ai tanti sacrifici sopportati, ogni giorno.
A tutte noi, vogliamoci bene sempre 💛🌼