11/05/2026
Appuntiamoci anche questo...
A svelarlo è stata la puntata di ieri sera di Report. C’è anche il petrolio estratto in terra lucana, a Tempa Rossa, che attraverso il terminale dell’ENI al porto di Taranto, raggiunge Israele in favore di una azienda che ha l’appalto di fornitura dell’IDF.
Secondo la ricerca di Greenpeace, realizzata insieme a Report l’export di combustibili fossili dall’Italia a Israele durante la guerra a Gaza è stato molto intenso: “Abbiamo tracciato le spedizioni delle navi dirette a Israele dal 2024 al 2026.
In tre casi i carichi partono dal molo di Taranto di Eni, che funge solo da terminalista. Le tre operazioni commerciali, infatti, riguardano greggio proveniente dal Centro Olio “Tempa Rossa”, giacimento petrolifero situato nel cuore della Basilicata e gestito dai francesi di TotalEnergies Italia, da Shell Italia e da Mitsui.
Sulla pagina social di Report, dopo la messa in onda della puntata si riferisce che: “In riferimento alle tre spedizioni di petrolio diretto in Israele dall’Italia, partite dal molo di Taranto di Eni e raccontate nel servizio di Report, Eni ci informa che il greggio proveniva dal Centro Olio “Tempa Rossa”, giacimento petrolifero situato nel cuore della Basilicata e gestito dai francesi di TotalEnergies Italia, da Shell Italia e da Mitsui.
Nello stesso servizio di ieri sera, si è rivelato che “dal più grande petrolchimico d’Italia, l’Isab siciliano di Priolo, sono partiti dieci carichi di carburanti diretti in Israele. Non solo, quando indicato, l’acquirente risulta essere il colosso energetico israeliano ORL Bazan, in cui ha importanti quote tramite un proprio fondo proprio il CEO della Isab di Priolo, l’israeliano Michael Bobrov.
In pratica l’israeliano Bobrov vende gasolio italiano a se stesso, a una società che rifornisce il ministero della Difesa israeliano.
Isab ci risponde che in realtà vende al colosso energetico Trafigura che poi decide che farne.
La raffineria di Priolo è divenuta parte del sistema di sicurezza energetico di Israele? Lo abbiamo chiesto all’ex manager di Eni Salvatore Carollo che sottolinea come con questa operazione “il problema è che perdiamo i rifornimenti sul mercato italiano che provenivano dalla principale raffineria italiana, questo è il punto fondamentale”.”