30/08/2024
ORA E’ IL MOMENTO DI PARLARNE.
Prendiamo spunto da questa notizia appresa su un quotidiano online di Treviso per approfondire questa questione.
La questione è inerente all’acquisizione di copie di documenti da parte di alcuni Avvocati che per omettere di versare i diritti di copia ( un importo rapportato al numero di pagine da estrarre) hanno optato per fare fotografie con il proprio telefono cellulare.
Approfondiamo la questione.
I DIRITTI DI COPIA
L’interessato di un procedimento penale qualora necessiti di estrarre copia di documenti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero deve corrispondere un importo commisurato al numero di pagine richieste ( esempio fino a 5 fogli Euro 1,97).
Tale importo viene richiesto per coprire il costo dovuto al servizio di copia ( fogli e tempo impiegato dal dipendente - cancelliere - che deve dedicare a tale operazione).
Le copie vengono rilasciate in 1 settimana dalla richiesta o, in caso di urgenza immediatamente ma corrispondendo un importo triplo rispetto a quello ordinario ( es. 1,97 x 3)
Da circa un paio d’anni e’ possibile richiedere via mail i documenti richiesti ad un costo ridotto non dovendo impiegare carta ma corrispondendo solo il tempo impiegato dall’addetto alla cancelleria.
LA REALTÀ DEI FATTI
Come sopra prospettato nulla ci sarebbe da ridire per il pagamento di un servizio reso se non fosse che 3 sono le reali situazioni ad oggi esistenti in svariate Procure.
1. Le copie - specie se urgenti - vengono fatte dal richiedente a mezzo dei fotocopiatori della Procura.
2. Il diritto corrisposto per il tempo impiegato dal dipendente e’ già reso al dipendente nel proprio stipendio. In sostanza lo Stato richiede un rimborso per aver distratto il dipendente dalle sue ordinarie funzioni.
3. In caso di richiesta via mail il costo delle marche è ridotto ma viene applicata una commissione di 1 euro per avere utilizzato il servizio telematico ( in sostanza dovendo acquistare marche per diritti digitali attraverso il portale del Ministero viene richiesta una somma aggiuntiva da riconoscere all’intermediario telematico).
LE RICHIESTE DELLA PROCURA DI TREVISO
Si legge nel post Allegato come la Procura di Treviso nel ravvisare il delitto di Truffa ( artifici e raggiri consistenti nel fotografare il documento con danno patrimoniale subito dallo Stato per non aver incassato i diritti di copia) ne individua la particolare tenuità del fatto giungendo ad una richiesta di archiviazione.
Tuttavia la segnalazione è di illecito disciplinare per avere disatteso una norma dello Stato.
CONCLUSIONI
A parere di chi scrive la questione dei diritti di cancelleria e’ da equipararsi alle accise per la guerra in Eitrea applicate al carburante.
Vengono richiesti importi per servizi da un lato dovuti ed obbligatori ( il diritto di difesa comprende l’accesso agli atti del proprio fascicolo penale) e dall’altro lato vincolati alla sola richiesta di copie.
Ci spieghiamo meglio.
Se l’Avvocato anziché fare una foto del documento si fosse messo a ricopiare il contenuto su un foglio bianco, nessun diritto sarebbe richiesto essendo quest’ultimo dovuto solo ed esclusivamente per il rilascio fisico di un foglio.
Non si comprende quindi il motivo per cui una foto digitale possa essere differente dal ricopiare il documento a penna.
In aggiunta non esiste nessuna norma che impedisca la copia fotografica del documento che per come si è detto, se estratta senza richiedere il servizio di copia non elude alcun diritto vantato dallo Stato.
Come noto infatti la copia di un documento non sostituisce l’originale del medesimo e non impedisce la produzione del medesimo nel corso di un giudizio.
Difficile quindi capire come possano essere sussistenti artifizi e raggiri inducendo in errore la Procura della Repubblica a cui nessun documento è mai stato richiesto.
Di maggior imbarazzo e’ la considerazione di un grave illecito disciplinare di cui ad oggi risulta difficile la collocazione nelle ipotesi regolate dal Codice di disciplina forense diretto alla lesione del decoro ed immagine dell’Avvocatura.
Speriamo fortemente che i colleghi coinvolti abbiano il coraggio di affrontare la questione in tema giuridico sia nelle fasi penali - anche opponendosi all’archiviazione per particolare tenuità del fatto pretendendo una archiviazione e per insussistenza del fatto - e difendendosi nel conseguente giudizio disciplinare ai fini di una dovuta archiviazione.
I legali risultano indagati per truffa aggravata ai danni dello Stato. Invece che fare le fotocopie e pagare i diritti avrebbero ripreso con il telefonino le pagine degli atti penali consultabili in Procura. Ora rischiano gravi conseguenze diciplinari da parte del loro Ordine