15/03/2026
REFERENDUM COSTITUZIONALE 2026 - PERCHE' VOTARE NO
Le ultime intemerate degli esponenti politici del Governo e della maggioranza dovrebbero, in automatico, portare a far votare NO al prossimo referendum a tutti i cittadini liberi da appartenenze politiche.
Ci sono molto motivi per dover votare NO al prossimo referendum e sono motivazioni di tipo politico, costituzionale nonché più strettamente di merito.
Tra i motivi politici è evidente che siamo in presenza, con la batteria di dichiarazioni di esponenti del Governo e della maggioranza, di un attacco senza precedenti contro la magistratura, rea di sentenze sgradite al potere di turno. Ebbene la magistratura, non essendo sotto il controllo politico (come ad esempio la forza pubblica, Polizia, Questore, Prefetto) è e deve rimanere autonoma e libera nelle proprie valutazione e decisioni e deve sottostare esclusivamente alla legge ed alla Costituzione.
Pretendere che la Magistratura faccia l’interesse del Governo di turno risulta del tutto incostituzionale e, da Avvocato e cittadino, pericolosissimo.
Il secondo aspetto politico sono le stesse dichiarazioni di Nordio, il quale ha fatto intendere che questa riforma possa essere molto utile sia al Governo in carica che ai successivi così da non far “esondare” (rectius: controllare) l’attività del Governo di turno.
Da ciò discende che il vero controllo politico avverrà grazie alla legislazione ordinaria, stante il rimando della legge costituzionale ad essa.
Il terzo aspetto politico sono sempre le dichiarazioni dello stesso Nordio. Ha detto che, dopo il referendum, si interesserà nel limitare ancor di più le intercettazioni nonché rendere le piccole “mazzette” non più perseguibili. Sostanzialmente una giustizia che accetta l’illegalità del potente (vedi abolizione dell’abuso d’ufficio) contro gli interessi di coloro che subiscono tali decisioni (pensiamo alle vittime dei concorsi truccati).
L’aspetto costituzionale riguarda, invece, sia l’equilibrio dei poteri sia le modalità di tale riforma.
Come noto è stata una riforma governativa dove il Parlamento non ha potuto cambiare nemmeno una virgola. La maggioranza parlamentare non ha presentato nemmeno un emendamento: credo non sia mai successo un evento del genere. E’ evidente la marginalizzazione del Parlamento che, ormai, non è più organo legislativo ma esclusivamente ratificatore.
Il secondo aspetto costituzionale riguarda l’equilibrio dei poteri. Non essendoci de facto più la tripartizione legislativo, esecutivo, giudiziario, mediante tale riforma e l’indebolimento dell’autonomia della Magistratura così come voluta dai Costituenti dopo il fascismo, vediamo una sempre più evidente unificazione, sotto il potere Governativo, dei 3 poteri, alla stregua di ciò che sta succedendo ahimè negli Stati Uniti d’America ed in altre nazioni europee, vedi Ungheria e Polonia, dove la magistratura è ormai alle dipendenze del Governo.
Qualsiasi cittadino democratico e qualsiasi giurista invece dovrebbe volere una magistratura autonoma dal potere politico essendo essa un tipico contro-potere nell’interesse dei cittadini.
Gli aspetti più propriamente di merito sono anch’essi molteplici.
Sulla Separazione delle Carriere: sentiamo da più parti (vedi Zanon del Comitato del sì) che il PM dovrebbe essere una sorta di avvocato di accusa. Pensiero che porta in Italia i venti dell’ordinamento giudiziario statunitense, uno dei peggiori sistemi giudiziari occidentali. Nell’ottica costituzionale il Pubblico Ministero deve essere terzo sia in fase di indagini sia nell’interno del processo. Poiché l’interesse dello stesso non è la mera condanna dell’imputato ma esclusivamente la condanna di quest’ultimo se, all’esito del dibattimento, lo si creda colpevole. Infatti la palese differenza tra PM e avvocato dell’imputato è che il primo, se lo crede innocente, deve chiedere l’assoluzione, il secondo, ovviamente, se crede l’imputato e Suo cliente colpevole, non chiederà mai la condanna.
Un altro aspetto che dovrebbe portare a votare contro la separazione delle carriere è proprio quella che viene chiamata la cultura della giurisdizione. Dal mio punto di vista è un bene che un giudice penale possa poi diventare pubblico ministero e viceversa, perché è un bene imparare le varie prospettive del processo. Così come sarebbe un plus che un pubblico ministero o un giudice abbia anche avuto una carriera forense.
Sui 2 CSM e sull’Alta Corte vi sono vari profili da chiarire.
Il primo è quello dei costi a carico della collettività di questi organi che è stato sottaciuto dai proponenti.
Il secondo profilo riguarda le modalità di scelta dei componenti.
Infatti per i magistrati siamo in presenza del sorteggio puro. A mero titolo di esempio un neomagistrato potrebbe, ad un mese dall’insediamento, essere sorteggiato per un posto all’interno del CSM.
A differenza di quanto sopra i cd. laici vengono scelti da un elenco votato direttamente dal Parlamento in seduta comune e, all’interno di tale lista, sorteggiati. Sul punto vi sono tre questioni dirimenti: la prima è che i membri del CSM, pur avendo le stesse prerogative, vengono scelti in maniera diversa (sorteggio puro vs sorteggio post lista).
La seconda questione è che si rimanda alla legge ordinaria le modalità di compilazione di tale lista. In linea teorica il Parlamento ben potrebbe creare una lista con un solo nominativo in più rispetto al numero dei sorteggiati così da frustrare le modalità di sorteggio. E, in maniera ancor più grave – terzo aspetto – non vengono indicate le modalità di votazione su tale lista. In linea teorica la legge ordinaria ben potrebbe prevedere che la lista venga votata a maggioranza semplice, quindi con una lista bloccata esclusivamente dalla maggioranza parlamentare.
Sono chiarissimi a tutti i profili di illogicità di questo sistema.
Ulteriore profilo riguarda, invece, le modalità di scelta dei collegi. Infatti il neo art. 105, ult. Comma, prevede che sia la legge a indicare la composizione dei collegi e che “i magistrati giudicanti o requirenti siano rappresentati nel collegio”. Pertanto ben potrebbe la legge prevedere un collegio composto da 3 membri, di cui 2 “politici” ed un magistrato. Ed è proprio tale aspetto a far emergere le modalità di controllo delle carriere dei magistrati e dei pubblici ministeri da parte della politica.