Studio Legale • Avv. Matteo Mattioli

Studio Legale • Avv. Matteo Mattioli Avvocato penalista con Studio in Pesaro

 2024 – accusato dalla compagna di violenza sessuale e percosse 2026 – assolto con formula piena: il fatto non sussisteT...
31/05/2026



2024 – accusato dalla compagna di violenza sessuale e percosse
2026 – assolto con formula piena: il fatto non sussiste

Tra le pieghe della vicenda c’è una separazione con padre e madre che si contendono la custodia del figlio.
Accuse reciproche: lui denuncia i maltrattamenti, lei risponde con denunce per maltrattamenti, percosse, violenze sessuali, controllo, gelosia, pedinamenti.
Per lei il GUP dispone il non luogo a procedere, lui invece va a processo – e ti pareva… – ma viene assolto “perché il fatto non sussiste”.
Le accuse della donna appaiono più credibili forse poiché passa per un CAV e trascorre 6 mesi in una residenza protetta?
Oltre all’assoluzione sul penale arriva anche la decisione del Tribunale Ordinario, il figlio viene collocato presso il padre.
Niente da fare … stavolta le false accuse non sono servite

30/05/2026

🔴 Arriva l’obbligo per le testate giornalistiche che hanno dato notizia di un procedimento penale di pubblicare anche le sentenze di assoluzione, proscioglimento o archiviazione. Lo prevede una proposta di legge a prima firma dell’azzurro Enrico Costa e della leghista Simonetta Matone, passata in prima lettura alla Camera con 127 voti favorevoli, 82 astenuti e nessun contrario.

 2024… un uomo viene accusato di violenza sessuale aggravata.2026… arriva l’assoluzione con la formula più ampia: IL FAT...
28/05/2026


2024… un uomo viene accusato di violenza sessuale aggravata.
2026… arriva l’assoluzione con la formula più ampia: IL FATTO NON SUSSISTE.
Nel frattempo però quell’uomo si è fatto quasi un anno di misura cautelare, gogna sociale, spese legali, reputazione distrutta e vita devastata.
Perché quando parte una certa accusa, per molti sei colpevole ancora prima del processo.
Il Tribunale di Tivoli ha assolto il 41enne dopo un procedimento in cui, secondo quanto emerso in aula, la versione della ragazza sarebbe cambiata più volte nel tempo, addirittura anche durante l’esame davanti ai giudici.
L’avvocato della difesa ha spiegato che non sarebbero emersi riscontri oggettivi alle accuse: nessuna conferma dai tabulati telefonici, nessun elemento concreto sulle presunte minacce e perfino gli accertamenti medici non avrebbero rilevato violenza sessuale.
E allora una domanda va fatta.
Chi restituisce adesso a quell’uomo il tempo perso?
Chi gli restituisce la serenità, la dignità, il lavoro, la reputazione in un piccolo paese dove tutti parlano?
Chi paga il prezzo di un’accusa risultata infondata?
Perché quando un uomo viene assolto con formula piena, il silenzio mediatico arriva sempre velocissimo.
Mentre l’accusa iniziale finisce ovunque.
Il Codice Rosso serve a proteggere le vittime vere ed è sacrosanto.
Ma proprio perché è uno strumento potentissimo, dovrebbe basarsi SEMPRE su verifiche serie, riscontri concreti e attendibilità reale.
Perché la giustizia non può trasformarsi in condanna preventiva.

𝐋𝐀 𝐏𝐎𝐑𝐓𝐀 𝐂𝐇𝐈𝐔𝐒𝐀Francesco Petrelli, Presidente dell’ UCPI - Unione Camere Penali Italiane (in photo)UCPI – ha definito gr...
26/05/2026

𝐋𝐀 𝐏𝐎𝐑𝐓𝐀 𝐂𝐇𝐈𝐔𝐒𝐀

Francesco Petrelli, Presidente dell’ UCPI - Unione Camere Penali Italiane (in photo)UCPI – ha definito gravissimo quanto accaduto nelle salette colloqui del carcere di Perugia: un luogo destinato proprio agli incontri tra detenuti e difensori, che dovrebbe essere coperto dal massimo grado di riservatezza.

L’espressione non è enfatica.

Perché qui non è stata violata soltanto la riservatezza di una conversazione.
È stato violato il diritto di difesa, uno dei presidi fondamentali dello Stato di diritto.

Se qualcuno origlia dietro quella porta chiusa, ascolta, registra, conserva, non sta semplicemente entrando nella vita privata di due persone.

Sta oltrepassando un limite che tutti i poteri dello Stato devono rispettare.

Petrelli richiama l’art. 103 c.p.p., la Costituzione, la CEDU.

Ma prima ancora delle norme c’è un fatto elementare: se ti devi difendere da un’accusa, non puoi parlare col tuo avvocato pensando che il “Grande Fratello” vi stia ascoltando.

E no, la questione non riguarda solo gli avvocati, né solo i loro assistiti, presunti innocenti o presunti colpevoli.

Riguarda anche te.

Perché le garanzie sono di tutti.
Anche di chi oggi pensa di non averne bisogno.

Quella porta chiusa deve restare chiusa.

in Giustizia 🔹

> **”Grazie per averci intercettati. Forse avete imparato qualcosa.”**> Le parole della Camera Penale di Cosenza colpisc...
25/05/2026

> **”Grazie per averci intercettati. Forse avete imparato qualcosa.”**
> Le parole della Camera Penale di Cosenza colpiscono al cuore una deriva che non è più tollerabile. I gravi fatti di Perugia e Napoli ci sbattono in faccia una realtà inquietante: mesi di colloqui riservati tra avvocati e assistiti registrati e conservati nei fascicoli, anziché essere distrutti immediatamente come legge impone.
> Per anni ci hanno propinato la favola dell’unica “cultura della giurisdizione”, l’idea che PM e giudici potessero muoversi all’unisono ignorando la separazione delle carriere, convinti di tutelare i diritti da soli. Poi, spenti i riflettori dei referendum, la maschera cade.
> Se davvero avete ascoltato ore di colloqui difensivi, speriamo almeno che vi sia servito da lezione – *in diretta e senza manuali* – per capire come si costruisce una strategia processuale, come si tutela la riservatezza e come dovrebbe funzionare uno Stato di diritto.
> Chi ascolta i difensori non ruba i segreti della difesa. Mostra solo la propria inciviltà giuridica.
> Piena e incondizionata adesione all’astensione. La difesa non si intercetta. ⚖️
> Giustizia

22/05/2026
22/05/2026

> ⚖️ **Educazione alla legalità: la teoria che diventa pratica.**
> Oggi, assieme ad alcuni colleghi penalisti, ho avuto il piacere di guidare le studentesse e gli studenti dell’istituto superiore Nolfi ” di Fano (PU) in un’esperienza d’eccezione: la simulazione di un vero e proprio **processo penale**.
> Divisi nei ruoli di accusa e difesa, i ragazzi si sono cimentati con le dinamiche, le regole e le responsabilità che caratterizzano le aule di giustizia del nostro ordinamento. Indossare i panni dei professionisti del diritto ha permesso loro di comprendere da vicino il funzionamento della macchina giudiziaria italiana, ma soprattutto di riflettere su dinamiche reali e complesse.
> L’iniziativa organizzata dalla Camera Penale V Pieretti di Pesaro, è stata un’importante occasione di **sensibilizzazione sul tema della violenza giovanile**, un argomento che richiede non solo dibattito, ma anche strumenti concreti di comprensione e prevenzione.
> Un ringraziamento speciale all’istituto, ai docenti e soprattutto ai ragazzi per l’entusiasmo, la serietà e l’impegno dimostrati in questa giornata di alta formazione.
> EducazioneCivica Giovani Giustizia

14/05/2026

La pubblicazione, sulla piattaforma Mediaset Infinity e su eventuali altri siti, piattaforme o organi di informazione che abbiano riprodotto o diffuso i medesimi contenuti, dell’audio e della trascrizione di conversazioni intercorse tra Alberto Stasi e il suo difensore, il Prof. Angelo Giarda, pone una questione di straordinaria gravità sotto il profilo del rispetto delle garanzie costituzionali e della tutela del rapporto difensivo.

Nel nostro ordinamento le comunicazioni tra imputato e difensore sono assistite da una protezione rafforzata, posta a presidio del diritto di difesa e della libertà del cittadino di conferire con il proprio avvocato in condizioni di piena riservatezza. L’articolo 103 del codice di procedura penale vieta l’intercettazione delle comunicazioni difensive e sancisce l’inutilizzabilità dei relativi risultati nei casi previsti dalla legge. Tali conversazioni, oltre a non poter essere utilizzate processualmente, non possono essere oggetto di pubblicazione neppure dopo la conclusione del procedimento, ove non risultino utilizzate nel processo o riprodotte in provvedimenti giudiziari.

Se il cittadino non può avere la certezza che le proprie conversazioni con il difensore restino sottratte alla diffusione pubblica, viene inevitabilmente compromessa la pienezza stessa del diritto di difesa garantito dalla Costituzione.

Il problema non è il carattere accusatorio o difensivo del contenuto diffuso, ma il fatto stesso della pubblicazione di un colloquio tra imputato e difensore, che non può essere trasformato in materiale mediatico in assenza della volontà dell’interessato.

Appaiono pertanto necessarie la rimozione di tali contenuti da Mediaset Infinity e da ogni altra piattaforma o mezzo di comunicazione che li abbia diffusi, con la cessazione di ogni ulteriore pubblicazione, nonché l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali e dell’autorità giudiziaria competente in relazione alla violazione delle disposizioni che disciplinano la pubblicazione di atti e contenuti relativi a procedimenti penali.

Roma, 14 maggio 2026
La Giunta

Dietro ogni fascicolo non ci sono solo articoli di legge, ma vite che si intrecciano. Essere un avvocato significa spogl...
14/05/2026

Dietro ogni fascicolo non ci sono solo articoli di legge, ma vite che si intrecciano. Essere un avvocato significa spogliarsi della toga per un istante e indossare i panni di chi hai di fronte. Abbiamo camminato insieme nel buio delle incertezze e lottato contro le preoccupazioni che toglievano il sonno. Abbiamo condiviso i ‘dolori’ di un percorso in salita, per poi ritrovarci, a traguardo raggiunto, uniti in un abbraccio che non ha bisogno di parole. Perché quando la giustizia incontra l’umanità, la vittoria più bella è quella che ci fa commuovere insieme.” Hashtag: StudioLegalemattioli VitaDaAvvocato

18 anni della vita di Alberto Stasi distrutti da un’accusa.18 anni che nessuno potrà mai restituirgli.18 anni vissuti tr...
07/05/2026

18 anni della vita di Alberto Stasi distrutti da un’accusa.
18 anni che nessuno potrà mai restituirgli.
18 anni vissuti tra carcere, processi, dolore mediatico e il peso di essere considerato colpevole davanti all’Italia intera.

E oggi, dopo la chiusura delle indagini sul delitto di Garlasco nei confronti di Andrea Sempio, tutto cambia.

La Procura di Pavia ritiene infatti Sempio responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007. Una svolta che riapre completamente uno dei casi più discussi e controversi della cronaca italiana.

Per quasi due decenni Alberto Stasi ha vissuto con addosso un marchio pesantissimo.
Ha visto la sua vita fermarsi.
Ha passato anni in carcere.
Ha affrontato processi infiniti, accuse, odio mediatico e il giudizio continuo dell’opinione pubblica.

Anni persi per sempre.
Anni che nessuna sentenza potrà cancellare.
Anni che oggi fanno ancora più rumore davanti a questa nuova verità investigativa.

Le immagini arrivate dal tribunale di Pavia hanno colpito milioni di persone.

Da una parte Alberto Stasi, in silenzio, segnato da una battaglia lunga metà della sua vita.
Dall’altra Andrea Sempio e Marco Poggi, apparsi visibilmente tesi davanti alle telecamere.

E mentre l’Italia osserva ogni dettaglio, torna una domanda che da 17 anni non smette di esistere:

abbiamo davvero conosciuto tutta la verità?

Perché il delitto di Garlasco non è mai stato soltanto un caso giudiziario.
È una ferita aperta nella memoria del Paese.
Una storia fatta di dubbi, errori, piste alternative e verità che forse non hanno mai convinto davvero tutti.

Nel mezzo resta Chiara Poggi.
Una ragazza di appena 26 anni, brutalmente ucci*a nella sua casa, privata del futuro e della vita troppo presto.

Lei merita giustizia.
Ma anche la verità merita di emergere fino in fondo.
Sempre.

E oggi, davanti a questa svolta clamorosa, milioni di italiani non riescono a smettere di pensare a una sola cosa:

18 anni della vita di Alberto Stasi non torneranno mai più indietro. ❤️🕊️

Indirizzo

Via Brigata G. A. P. 12
Pesaro
61122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 19:00
Domenica 09:00 - 19:00

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