Studio Legale Enrica Gianola Bazzini

Studio Legale Enrica Gianola Bazzini Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Studio Legale Enrica Gianola Bazzini, Avvocato e studio legale, Strada Garibaldi 22, Parma.

Diritto civile: diritto di famiglia; diritto dell'immigrazione (asilo politico, permessi soggiorno, cittadinanza); eredità e successioni; diritto commerciale; risarcimento danni; recupero crediti;
Diritto penale: tutti i reati

10/06/2022

Da più parti ci è stato chiesto di fornire un chiarimento sui quesiti referendari sui quali siamo chiamati a votare domenica 12 giugno. Eccovi un sunto, a cura del dott. Andrea Restori, collaboratore dello Studio.

Con il primo quesito (scheda di colore ROSSO) si chiede ai cittadini se vogliono abrogare il d.lgs. 235/2012, anche noto come “legge Severino”.
Attualmente, infatti, è previsto che alcuni soggetti, come parlamentari, consiglieri regionali, sindaci, amministratori locali e altri, decadano automaticamente dalla loro carica nel caso in cui subiscano una condanna penale definitiva per un delitto non colposo; in alcuni casi la decadenza di cui sopra opera anche in caso di condanna non definitiva (come ad esempio nel caso di una condanna nel solo primo grado).
Votando SI, i cittadini esprimono l’intenzione di abrogare il d.lgs. 235/2012, con la conseguenza che una eventuale interdizione del condannato dai pubblici uffici non sarà più automatica, ma dovrà essere valutata e, nel caso, comminata dal giudice caso per caso, come pena accessoria; al contrario, votando NO, i cittadini esprimono l’intenzione di mantenere in vigore il d.lgs. 235/2012.

Con il secondo quesito (scheda di colore ARANCIONE) si chiede ai cittadini se vogliono abrogare l’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lettera c del Codice di procedura penale, in materia di misure cautelari.
Nell’ordinamento italiano una misura cautelare può essere disposta dal giudice ove ricorrano alcuni presupposti ben precisi, ovvero presupposti edittali (le misure cautelari si applicano solo ai delitti puniti oltre determinate soglie di pena), gravi indizi di colpevolezza ed esigenze cautelari, ovvero le ragioni per cui si rende necessario disporre una misura cautelare.
Tali esigenze sono il pericolo di inquinamento delle prove, il pericolo di fuga e il pericolo di commissione di gravi reati, anche noto come “pericolo della reiterazione del reato”; proprio a quest’ultima esigenza fa riferimento il quesito referendario.
Votando SI, i cittadini esprimono l’intenzione di abrogare l’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lettera c del Codice di Procedura penale, con la conseguenza che per alcuni reati non potranno essere richieste misure cautelari basate sull’esigenza cautelare del pericolo della reiterazione del reato.
Resterebbe in vigore la carcerazione preventiva per chi commette reati più gravi e si abolirebbe la possibilità di procedere alla privazione della libertà in ragione di una possibile “reiterazione del medesimo reato”. Questa è la motivazione che viene utilizzata più di frequente per disporre la custodia cautelare, molto spesso senza che questo rischio esista veramente.
Viceversa, votando NO, i cittadini esprimono l’intenzione di non abrogare la norma.

Con il terzo quesito (scheda di colore GIALLO) si chiede ai cittadini se vogliono abrogare una norma dell’ordinamento giudiziario che consente ai magistrati di passare, nell’arco della loro carriera, dalla carriera giudicante (si tratta dei giudici, ovvero dei magistrati che emettono le sentenze all’interno dei processi) alla carriera requirente (si tratta ad esempio dei Pubblici Ministeri, che dirigono le indagini preliminari e che esercitano l’azione penale).
Attualmente, infatti, ai magistrati è concesso passare da una funzione all’altra per massimo quattro volte nella loro carriera.
Votando SI, i cittadini esprimono l’intenzione di abrogare tale disposizione, con la conseguenza che i magistrati dovranno scegliere all’inizio della loro carriera quale carriera intraprendere (giudicante o requirente), per poi dedicarsi esclusivamente a quella; viceversa, votando NO, i cittadini esprimono l’intenzione di non abrogare la norma e quindi di permettere ai magistrati il passaggio dalla carriera giudicante a quella requirente, nei limiti precedentemente citati.

Con il quarto quesito (scheda di colore GRIGIO) si chiede ai cittadini se vogliono abrogare le norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e dei consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte.
Questi organi, infatti, sono composti da membri togati (magistrati) e membri laici, ovvero avvocati e professori universitari in materie giuridiche; i membri laici, attualmente, non possono votare nelle valutazioni professionali dei magistrati, che viene effettuata ogni quattro anni.
Votando SI, i cittadini esprimono l’intenzione di abrogare le disposizioni riassunte in precedenza, permettendo quindi anche ai membri laici degli organi citati in precedenza, ovverosia avvocati e professori universitari, di votare anch’essi all’interno del procedimento di valutazione professionale dei magistrati; viceversa, votando NO, i cittadini esprimono l’intenzione di non abrogare le disposizioni riassunte sopra.

Con il quinto quesito (scheda di colore VERDE) si chiede ai cittadini se vogliono abrogare una parte dell’art. 25, comma 3 della legge 195/1958, contenente norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.M.).
Ricordiamo che il C.S.M. è l’organo, espressamente previsto dalla nostra Costituzione (art. 104), di autogoverno della magistratura.
Attualmente, ai magistrati che vogliano candidarsi come membri del C.S.M., è richiesto anche di raccogliere dalle 25 alle 50 firme di altri magistrati.
Votando SI, i cittadini esprimono l’intenzione di abrogare tale disposizione, consentendo quindi ai magistrati che vogliano candidarsi come membri del C.S.M. di poterlo fare semplicemente presentando la loro candidatura, senza più la necessita della raccolta delle firme di altri magistrati.
Viceversa, votando NO, i cittadini esprimono l’intenzione di non abrogare la norma, con la conseguenza di rendere ancora necessaria la raccolta da 25 a 50 firme per i magistrati che intendano candidarsi come membri del C.S.M.

Si vota nella sola giornata di domenica 12 giugno 2022, dalle ore 7:00 alle ore 23:00.
Ricordiamo anche che per votare è necessario recarsi al proprio seggio muniti di un documento di identità in corso di validità e della tessera elettorale.

STUDIO LEGALE GIANOLA BAZZINI

22/11/2021
Parole sante!
11/11/2021

Parole sante!

🟥Palermo, 10.11.2021 - La replica del Presidente del COA di Palermo, Antonello Armetta, alla Ministra Cartabia🟥

Ill.mo Sig. Ministro,
Rappresento a nome di tutti i Presidenti degli ordini del distretto, dei nostri consigli e dei nostri iscritti il piacere e l’onore di ospitarLa a Palermo, in questa sede che ha una storia, un significato, una memoria con pochi eguali.
Apprezziamo particolarmente il Suo sforzo di illustrare, di presenza, la riforma dell’ufficio per il processo nei distretti italiani, che dimostra una assoluta consapevolezza della necessità di confrontarsi con le diverse realtà territoriali nonché di verificare anche le posizioni di chi, questa riforma, è chiamato ad attuarla e applicarla.
L’onestà ed il nostro ruolo ci impongono di rappresentarLe però, anzitutto, la necessità che questo confronto fosse avvenuto con congruo anticipo, dunque prima ancora della legge istitutiva dell’Ufficio in questione; e ciò poiché in quella sede probabilmente sarebbero meglio emerse le diverse criticità, che, a nostro giudizio, si annidano già a monte dell’idea riformatrice del Governo.
Sappiamo quali limiti politici ha incontrato la predisposizione del PNRR, e a quali esigenze è stata ispirata l’individuazione delle possibili riforme da presentare al fine di ottenere l’accesso alle importantissime risorse economiche messe in campo dall’Europa.
Temiamo, però, che le problematiche della giustizia rischino di aumentare a causa di questa riforma, che ha sollevato numerose voci critiche sia dell’Avvocatura che della Magistratura.
Ci poniamo, in primo luogo, il problema dell’applicazione concreta della riforma, dei tempi che saranno necessari per inserire nello staff del Giudice il nuovo personale e della difficoltà di formarlo adeguatamente per una funzione assolutamente difficile, impegnativa e che richiede una altissima professionalità.
Il rischio è quello di una attuazione della riforma a più velocità, con maggiori difficoltà ove i numeri del contenzioso e del personale saranno più elevati, e di un carico maggiore di lavoro – ancora più di oggi – in capo ai magistrati che dovranno assicurare il controllo sull’operato del personale.
Non ci sono garanzie per il futuro professionale di tutti coloro che saranno assunti nell’ufficio per il processo, che dopo tre anni si troveranno senza un contratto dopo avere magari acquisito competenze specifiche ed utili al sistema giustizia, con il pericolo di creare una nuova categoria di precari che si somma a quella dei giudici onorari.
Cosa ne sarà di questi giovani? E’ un problema che dobbiamo porci sin da ora, ancora prima di pensare a soluzioni a termine.
Non vogliamo, poi, che si perda ciò che resta del principio di immediatezza, già fortemente in crisi e che rischierebbe di restare una mera costruzione dottrinale.
Seri dubbi, infatti, pone la circostanza che i componenti dell’ufficio per il processo siano chiamati a scrivere le minute delle sentenze, poiché a nostro avviso è solo il Giudice che può formare il proprio convincimento sull’attività istruttoria da egli, e solo da egli, acquisita.
Ed abbiamo visto, da ultimo, introdurre una grave eccezione al sistema delle incompatibilità delineato dagli artt. 18 e 19 legge forense, su cui mi sento di condividere le posizioni dei nostri organi di rappresentanza politica, istituzionale e previdenziale e che, inammissibilmente, ha visto la luce solo dopo la chiusura dei termini per la presentazione delle domande di ammissione.
In altri termini, chi – nel rispetto delle previsioni di legge – non aveva presentato domanda per evitare di chiedere la cancellazione dall’albo è oggi discriminato e privato di una possibilità che avrebbe certamente colto.
Siamo certi, signor Ministro, della bontà delle intenzioni che hanno animato la predisposizione del testo della riforma, ma non siamo affatto certi che questa possa portare risultati soddisfacenti alla soluzione delle risalenti problematiche da cui è affetto il nostro sistema giudiziario.
La verità è che siamo assolutamente convinti che l’unica vera riforma della giustizia non passi per l’ufficio per il processo, né per gli interventi sul rito e la procedura, sia nel processo penale che in quello civile.
L’unica vera riforma di cui la giustizia ha bisogno, come Lei sa, è quella finalizzata a restituire dignità, decoro ed efficienza ad una macchina che, purtroppo, ha perso di credibilità agli occhi non solo degli addetti ai lavori, ma soprattutto dei cittadini, di quei cittadini in nome dei quali la giustizia è esercitata.
Ed allora, basterebbe porre laica attenzione a ciò che non va nella giustizia italiana, ed indirizzare solo in tal senso gli interventi riformatori: assenza di strutture, di infrastrutture, di un sufficiente numero di magistrati e personale amministrativo.
Solo intervenendo su queste macroscopiche disfunzioni sarà possibile avvicinarsi a quei risultati che non solo l’Europa, ma prima di tutto il paese chiede alla politica.
Raddoppiare il numero dei magistrati, primo passaggio che sarebbe naturale in ogni altro paese che dovesse trovarsi nelle condizioni italiane, costerebbe circa 600 milioni di € l’anno, una inezia rispetto ai 2 punti percentuali di PIL che la lentezza della macchina giudiziaria costa all’economia italiana.
E’ frequente, poi, la destinazione del magistrato giudicante ad altra sede, con immaginabili ricadute sulla celerità dei processi, sul principio di immediatezza, sulla stessa continuità che dovrebbe caratterizzare la funzione del giudicare.
E’ necessario intervenire sulle piante organiche, spesso non proporzionate alle reali esigenze dei circondari ed alla stessa composizione dei magistrati che ne fanno parte.
Serve intervenire sulle infrastrutture, soprattutto tecniche: abbiamo 4 diversi sistemi di accesso telematico alla giustizia, PCT, PAT, PTT, PST, con caratteristiche tecniche ingiustificatamente diverse e tali da rendere veramente complicata l’attività degli operatori, degli Avvocati.
E poi, c’è il problema dell’edilizia giudiziaria: a Palermo, sig. Ministro, a causa di ben note e risalenti problematiche strutturali, l’ufficio Unep e le sezioni lavoro ed esecuzioni del Tribunale sono in corso di trasferimento in altra parte della città.
Le ricadute di tutto questo, in termini di difficoltà degli spostamenti, inconciliabilità di diversi impegni professionali, gravosità degli adempimenti, non fanno che complicare una situazione già assai grave.
E nel nulla è caduta la voce, rivolta soprattutto al Ministero, degli Avvocati di questo distretto, che chiedevano quantomeno il mantenimento dell’unicità delle sedi giurisdizionali.
In alcuni circondari del nostro distretto, i palazzi sono a dir poco fatiscenti, e manca una vera e propria cittadella giudiziaria.
La situazione degli altri uffici giudiziari non è, comunque, ideale: spazi limitati e ristretti, condizioni di sicurezza non sempre garantite, riscaldamenti e aria condizionata assenti, ciò che con un clima come il nostro, ci creda, rende per un consistente periodo dell’anno veramente difficile svolgere la propria attività professionale in modo accettabile.
Bisogna intervenire sul sistema del patrocinio a spese dello Stato, che mortifica il professionista retribuendolo non solo in misura assai inferiore ai compensi previsti con D.M. e per espressa previsione di Legge, ma soprattutto retribuendolo dopo anni dalla fine del processo.
In quest’ottica, sig. Ministro, il timore è che la riforma dell’ufficio per il processo, aldilà delle intenzioni, piuttosto che risolvere o quantomeno attenuare le problematiche di cui sopra, acuisca ed evidenzi il malfunzionamento di questo sistema.
Serviranno spazi, servirà formazione, servirà coordinamento, servirà tempo.
Quel tempo che non abbiamo più per metter mano, definitivamente, ad un problema che mette in crisi la stessa democraticità del sistema paese ed il rispetto, la tutela, dei diritti di tutti.
Perché noi Avvocati siamo convinti, sig. Ministro, che se la giustizia è solo veloce, ma non anche giusta, non è giustizia.
Non è più funzione, ma mero servizio.
Ogni riforma del processo, o della organizzazione del processo, che si ponga quale unico fine la velocizzazione senza puntare realmente all’aspetto qualitativo non serve affatto a dare una risposta più veloce alle esigenze del cittadino: serve a semplificare il lavoro del magistrato, a snellire l’arretrato, a migliorare le performance di produttività.
E’ corretto agevolare il lavoro, così delicato, del giudice, così come è doveroso smaltire l’arretrato.
Ma il fine deve rimanere la ricerca della giustizia, attività che richiede tempo e modi, studio e abnegazione, senza che tale attività possa essere frazionata in capo a più componenti di uno staff perché, alla fine, il compito di decidere deve essere inteso unitariamente.
Noi speriamo, con la massima sincerità, che le nostre preoccupazioni non divengano realtà, perché coltiviamo tutti la speranza di risolvere, una volta per tutte, i mali della giustizia.
Ciò che le chiediamo, signor ministro, è di non sacrificare il fine della giustizia sull’altare del tempo e della velocità.
Fare il contrario, purtroppo, segnerebbe sempre più il passaggio da una giustizia più vicina al vero ad una giustizia il cui esito può essere quanto più lontano dal vero possa immaginarsi.
E vorremmo un’ultima cosa, che la sua presenza qui oggi ci fa sperare possa avvenire nell’immediato futuro: che non solo i più alti accademici, spesso così avulsi dalla realtà giudiziaria, ma soprattutto tutti gli operatori del sistema giustizia, a partire dagli avvocati reali, dei nostri fori, che vivono le aule di Tribunale, vengano realmente coinvolti nei meccanismi decisionali che portano alla elaborazione delle riforme, perché solo partendo dall’esperienza concreta può essere compiuto lo sforzo di astrazione necessario per la formulazione di una riforma della giustizia non solo condivisa ma, soprattutto, efficace.
L’Avvocatura ha accolto molto favorevolmente il cambio di passo rispetto alla precedente compagine Ministeriale (che, peraltro, al suo più alto livello aveva un Avvocato), ed altrettanto favorevolmente vorremmo che tutta l’Avvocatura partecipasse alle riforme, così accogliendole.
Facciamo in modo che ciò avvenga, Sig. Ministro: ripensiamo alle conseguenze pratiche delle riforme, e facciamolo con chi solca quotidianamente i corridoi dei Tribunali.
RingraziandoLa per l’attenzione che, ne sono certo, porgerà alle nostre osservazioni, Le porgo i più sinceri auguri di buon lavoro a nome mio e di tutti gli ordini del distretto di Palermo.

28/10/2021

L’Italia condannata per l’interpretazione eccessivamente formalistica dei criteri di redazione dei ricorsi per Cassazione in violazione del diritto ad un equo processo

Accoglimento sospensiva domanda reiterata dichiarata inammissibile dalla Commissione Territoriale per salvaguardare inte...
15/12/2020

Accoglimento sospensiva domanda reiterata dichiarata inammissibile dalla Commissione Territoriale per salvaguardare integrità nucleo familiare

22/10/2020

A volte, puo' capitare di entrare in relazione con persone...

Che bella materia il diritto d autore ... nello specifico detesto gli “artisti” che restano anonimi!
19/09/2020

Che bella materia il diritto d autore ... nello specifico detesto gli “artisti” che restano anonimi!

Un precedente che potrebbe avere un effetto anche sulle altre opere dell'artista la cui identità è al centro di speculazioni da anni?

05/09/2020

La norma limita l'operatività del patrocinio all'ambito del procedimento sia penale che civile e postula l'avvio della lite giudiziale...

04/09/2020

Nella psicoanalisi classica e nell’immaginario collettivo di qualche anno fa, ciascun genitore aveva un ruolo ben definito all’interno della...

Indirizzo

Strada Garibaldi 22
Parma
43021

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Studio Legale Enrica Gianola Bazzini pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Studio Legale Enrica Gianola Bazzini:

Condividi