Avvocato Elettra G. Livreri

Avvocato Elettra G. Livreri Studio legale e di Consulenza avvocato Giovanna Livreri. Specializzato in normativa delle false comunicazioni societarie, dei reati contro la persona.

Lo Studio Legale LIVRERI viene fondato nel 1989 a Palermo da Elettra Livreri, avvocato penalista specializzata in reati societari. Lo Studio legale e di Consulenza si compone di diversi professionisti che operano presso la sede principale e di collaboratori esterni con specializzazioni settoriali. Grazie ad un network di consulenti, è in grado di fornire qualificata assistenza legale anche in aree

extra penali e in ambito internazionale ed in Common Law. Specializzato in normativa delle false comunicazioni societarie, dei reati contro la persona, il patrimonio e ambientali, lo Studio vanta importanti partnership con istituzioni nazionali ed estere. Oltre a quella di Palermo, dispone di sedi a Roma e a Pisa, pensate per garantire massima flessibilità e dinamismo nella gestione della clientela nel contesto territoriale di riferimento.

16/02/2026
14/02/2026

Alcune volte il tuo lavoro ti porta a godere di meraviglie inattese.

Elettra Giò Livreri, avocate et historienne, Je suis!Per Elettra la cultura è un modo di stare al mondo. Divoratrice di ...
12/02/2026

Elettra Giò Livreri, avocate et historienne, Je suis!
Per Elettra la cultura è un modo di stare al mondo. Divoratrice di libri, spettacoli, mostre, balletti e antiche ricette, esplora ogni forma di espressione umana con curiosità instancabile, convinta che tutto – dall’arte al diritto, dalla storia alla gastronomia – sia racconto e memoria (è Presidente del Bailliage regionale Toscana della più antica associazione gastronomica al mondo: la Chaine des Rotisseurs) . Laureata in Giurisprudenza (vecchio ordinamento), è giurista e avvocato tuttora esercitante. Ha affiancato alla formazione giuridica studi in Scienze Storiche e Orientalistiche, specializzandosi nella ricerca storica, nell’analisi critica delle fonti e nella valorizzazione del patrimonio culturale. Ha inoltre conseguito un master in Scrittura, Giornalismo e Storytelling ed è iscritta ad un corso di Bachelor of Arts.
Ha coltivato sempre l'arte di intrecciare storia, arte, diritto, spettacolo e cultura gastronomica con uno sguardo divulgativo e narrativo, per rendere il sapere accessibile e vivo.
Perché la cultura, quando la si ama davvero, non si studia soltanto: si attraversa, si racconta, si condivide.


̀ilmondo

E' mai possibile che la scalinata di Trinita' dei Monti a Roma appartiene alla Francia???. Potrebbero sembrare stupidagg...
13/09/2024

E' mai possibile che la scalinata di Trinita' dei Monti a Roma appartiene alla Francia???.
Potrebbero sembrare stupidaggini di fine estate ma se c'è di mezzo la Corte dei Conti francese; la scalinata di Trinità dei Monti a Roma e il Diritto di proprietà italiano sui beni realizzati sul suolo italico (codice civile art. 934); la vicenda si fà internazionale, molto delicata ed interessante.
Premesso che nell'accessione di cosa mobile a cosa immobile (la cosiddetta accessione verticale) si manifesta la preminenza della proprietà immobiliare: ogni bene mobile (una costruzione; un monumento; una superfetazione) che venga materialmente unito a un bene immobile (in questo caso il suolo ovvero un terreno) accede a quest'ultimo; ossia il bene mobile costruzione diventa proprietà del proprietario del bene immobile; ovvero del proprietario del suolo ove è stato edificato (art. 934).
Questo in linea di principio secondo il diritto civile nazionale.
Ma andiamo al singolare fatto di questi giorni che non è una Fake news (verrebbe da dire: purtoppo!!)

Un rapporto dei magistrati d'oltralpe annovera tra i beni di proprietà della Francia a Roma anche la celebre scalinata che parte da Piazza di Spagna, il cui status giuridico sarebbe «da confermare»

L'Europa degli steccati: Dal 2 aprile per poter visitare Londra e il resto della Gran Bretagna servirà un visto elettron...
13/09/2024

L'Europa degli steccati:
Dal 2 aprile per poter visitare Londra e il resto della Gran Bretagna servirà un visto elettronico al costo di dieci sterline (circa 12 euro).

Necessario per visitare Londra e tutto il Paese: una procedura simile a quella per poter volare negli Usa. Anche l'Ue adotterà un provvedimento analogo per i viaggiatori britannici, con controlli biometrici e rilevazione delle impronte

13/09/2024

IL LAVORO DELLE DONNE (al Tempo delle donne)
Il lavoro delle donne è il tema del Tempo della donne, la manifestazione del Corriere dedicata alle questioni di genere. A partire da oggi entra nel vivo con una tre giorni di eventi, ricca di ospiti, alla Triennale di Milano.

13/09/2024

Buongiorno. Premesso che Io amo cani e gatti, e non per modo di dire ma nella loro reale forma animale. E' singolare apprendere come nell'attesissimo dibattito tra i candidati alla presidenza USA: Kamala Harris e Donald Trump, i cani e i gatti hanno avuto la loro parte e forse avranno un peso nella perdita della competizione per Trump. Infatti, subito dopo il dibattito la popstar più amata d’America, Tailor Swift, ha detto che voterà per la candidata Kamala Harris, firmandosi ironicamente «gattara senza figli» (un riferimento all’infelice battuta del candidato repubblicano alla vicepresidenza JD Vance).
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Tratto dall' editorialista di Elena Tebano

Tribunale della famiglia alla Camera: c’è l’ok del CnfLa rappresentante del Cnf: «Il Tribunale per i diritti delle perso...
29/10/2021

Tribunale della famiglia alla Camera: c’è l’ok del Cnf
La rappresentante del Cnf: «Il Tribunale per i diritti delle persone sarà vicino ai cittadini, ma attenti al giudice consulente». Contrari i civilisti.
Sono iniziate ieri in commissione Giustizia alla Camera le audizioni riguardanti l’esame del disegno di legge sulla riforma del processo civile e sulle articolazioni in materia di famiglia e minori. Avvocati e magistrati hanno evidenziato il loro punto di vista sul cantiere, quasi chiuso, della riforma che si appresta ad approdare, dopo il voto in Senato di fine settembre, nell’aula di Montecitorio. Hanno contribuito alla discussione Daniela Giraudo (consigliera nazionale del Cnf), Antonio de Notaristefani e Barbara Romanini, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Unione nazionale camere civili (Uncc), Michele Nardelli ( giudice civile del Tribunale di Foggia), Natale Polimeni (avvocato specializzato in diritto civile e commerciale) e Alessandra Capuano Branca (avvocata civilista).

«Il Consiglio nazionale forense – evidenzia l’avvocata Daniela Giraudo – ha in più occasioni fatto presente che è favorevole alla parte della riforma riguardante il diritto di famiglia. Si delinea un sistema migliore, un rito unico, una aumentata efficienza più vicina alle esigenze delle persone, della famiglia e dei minori. La riforma valorizza la prossimità indispensabile per concedere alle parti di accedere agevolmente al Tribunale. L’articolazione circondariale prevista si adegua a ve**re incontro alle esigenze delle persone che si ritrovano ad affrontare procedimenti molto importanti nella loro quotidianità e, peraltro, concede anche ai magistrati di avere elementi di conoscenza locale che possono diversamente sfuggire all’organo distrettuale. Nel contempo è pensabile che vi sia pure una migliore tempistica, aspetto oggi spesso problematico. La risposta deve essere competente ma anche rapida».
L’esponente del Cnf ha voluto soffermarsi nella propria audizione sul giudice- consulente. «Questa figura – dice Giraudo – che compone il tribunale dei minori appare stridere con il principio del contraddittorio, costituzionalmente garantito. Nei tribunali ordinari si affrontano da anni questioni simili con più intensità, successivamente all’introduzione nel sistema della legge 219/ 12 che ha unificato lo status dei figli, facendo cadere la distinzione tra figli legittimi e naturali. Occorre gestire la fisiologia della cessazione della convivenza tra i genitori, che non sempre porta a una patologia. Laddove dovesse accadere, il magistrato incarica un consulente che si occupa di portare nel processo gli elementi di una diversa scienza, che, tuttavia, segue un percorso nel contraddittorio tra le parti e non limitandosi alla camera di consiglio in cui la veste di giudice si somma a quella del consulente. Tale assunto, inoltre, porta avanti una perdurante differenziazione tra i figli. Che, pur unificati nello status, non lo sono nelle tutele».

Apprezzamenti per l’interesse della commissione Giustizia nel voler ascoltare i civilisti e gli esperti in diritto di famiglia sono stati espressi dal presidente dell’Uncc de Notaristefani. «La posizione delle Camere civili – commenta – è chiara. Esprimiamo una opinione negativa verso questa riforma». La preoccupazione di de Notaristefani riguarda il voler subordinare la predisposizione di nuovi assetti del processo civile al conferimento di risorse comunitarie. Il timore è che si verifichi con questa riforma una compressione delle garanzie senza la riduzione dei tempi di giustizia. «Al di là delle tecnicalità – prosegue il presidente dell’Uncc – la riforma cala dall’alto. Nasce nell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia. È impensabile procedere a interventi così importanti senza il completo coinvolgimento dei protagonisti della giurisdizione. Questa riforma cala come un alieno e rischia una crisi di rigetto. A ciò si aggiunga quanto previsto per l’Ufficio per il processo, in cui i giudici devono essere concentrati su un obiettivo primario, lo smaltimento dell’arretrato, e non possono essere distolti da altro. Temo una riduzione delle garanzie senza il perseguimento della riduzione drastica dei tempi. Si impone un pesante sacrificio, senza guadagnare in efficienza». In ogni caso il presidente dei civilisti promette un contributo leale e costruttivo da parte dell’avvocatura: «Per chi fa l’avvocato in Tribunale l’impegno sarà sempre massimo per far funzionare la giustizia. Le criticità che si presentano, se affrontate con entusiasmo e coerenza, possono essere superate».

Il presidente della commissione, Mario Perantoni, ha comunicato che le audizioni si concluderanno domani, «poi si passerà la prossima settimana alla discussione generale e proseguiremo con l’esame degli emendamenti». Entro oggi la conferenza dei capigruppo di Montecitorio fisserà la data per la discussione del testo in Assemblea: si dovrebbe iniziare entro novembre.

Riforma penale, il governo incassa due volte la fiducia. Sì del Senato al ddl Cartabia. Gli ex grillini: «Impunità di St...
29/10/2021

Riforma penale, il governo incassa due volte la fiducia.
Sì del Senato al ddl Cartabia.
Gli ex grillini: «Impunità di Stato». Renzi punta il dito contro la magistratura: «Gli avvisi di garanzia non sono sentenze»
di Simona Musco
giovedì 23 settembre 2021

La riforma Cartabia ha incassato il sì del Senato, con i due voti di fiducia che hanno sancito la fine dell’era Bonafede e chiuso uno dei capitoli fondamentali per ottenere i fondi del Pnrr. Il governo ha incassato la fiducia sull’articolo 1 del disegno di legge delega con 208 voti favorevoli e 28 contrari, mentre per il secondo articolo i sì sono stati 200 contro 27 no. Il voto finale sulla riforma è atteso per domani mattina al Senato. Regge, dunque, l’asse di maggioranza, con la quarta fiducia in 48 ore, dopo quelle sul ddl civile e sul Green pass, decisione che ha fatto infuriare l’opposizione, che ha denunciato un esautoramento del Parlamento.
«Nella riforma del processo penale, come per quello civile, mancano le riforme strutturali e soprattutto è mancata la dialettica democratica del confronto parlamentare, con un Parlamento ridotto ad una scatola vuota a colpi di fiducia: per questo motivo Fratelli d’Italia esprime convintamente il proprio voto contrario alla riforma e a questo modo vergognoso di procedere», ha dichiarato Alberto Balboni, vicepresidente della commissione Giustizia, che già martedì aveva battagliato durante il voto sul ddl civile. «L’Europa in cambio del Pnrr ci chiede le riforme – ha spiegato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà (M5S) a Start su SkyTg24 – e quindi la fiducia ci aiuta ad accelerare i lavori dell’aula per avere queste riforme». Per Balboni, in ogni caso, la riforma è un «ibrido tra prescrizione e improcedibilità che si risolve in un’amnistia di fatto: al governo dei migliori è mancato il coraggio di cancellare la riforma Bonafede e di tornare al regime precedente e l’unica cosa cui questa riforma giunge è la certezza dell’impunità: una toppa peggiore del buco». La seduta di ieri è iniziata con la protesta dei senatori di “L’Alternativa c’è”, che hanno lasciato volare due palloncini blu e gialli pieni di elio con su scritto “Vergognatevi”, corredati da un cartello con su scritto “Impunità di Stato”.
Un concetto ribadito dal senatore Mattia Crucioli durante la propria dichiarazione di voto, in dissenso rispetto al gruppo Misto di cui fa parte. Oggetto di polemica l’improcedibilità che, ad avviso di Crucioli, «consentirà a chi avrà buoni avvocati di prendere tempo e arrivare all’improcedibilità, basterà tirarla per le lunghe e dopo due anni in appello e tre anni in Cassazione, ci sarà l’improcedibilità o comunque un cavillo per non procedere». Un concetto, questo, ribadito anche dal presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, tra i grillini ortodossi che non hanno mai digerito la nascita del governo Draghi.
Nonostante la solidità della maggioranza, la discussione ha messo in luce la contrapposizione tra le sue diverse anime: da un lato chi, come i 5 Stelle, ha votato la fiducia pur rivendicando il lavoro del ministro Bonafede e l’aver “salvato” i reati più gravi dalla tagliola dell’improcedibilità e chi, in prima fila Matteo Renzi, ha festeggiato la fine del «giustizialismo» grillino. Ma l’ex premier non ha mancato di puntare lo sguardo altrove, ovvero su quella riforma dell’ordinamento giudiziario per la quale i tempi sono già risicati e che risulta quanto mai urgente, in vista dell’elezione del prossimo Csm e alla luce dei terremoti che hanno attraversato quello attuale. Renzi ha infatti ricordato la crisi della magistratura e lo strapotere delle toghe, che per anni avrebbero avuto la libertà di decidere «chi poteva far carriera politica e chi no, perché abbiamo detto che un avviso di garanzia costituiva una sentenza di condanna». Per il leader di Italia Viva il problema non è la separazione delle carriere, ma lo strapotere «vergognoso» delle correnti della magistratura. «Devi fare carriera se sei bravo non se sei iscritto ad una corrente – ha aggiunto -. La vera separazione delle carriere è da fare tra la corrente e il magistrato». E ha aggiunto: «Se di fronte a questo non usiamo i tempi che vanno da qui al rinnovo del Csm nel luglio del 2022 per scrivere una pagina nuova, non importa chi sarà il prossimo a essere coinvolto. La vera vittima della nostra inerzia sarà la credibilità delle istituzioni e la dignità della magistratura. Non conveniva che io parlassi ma ci sono momenti in cui avere il il coraggio di chiamare le cose con il loro nome è un dovere politico, civile e morale».
Ciò che conta, per la vicepresidente dem del Senato, Anna Rossomando, è invece chiudere con il passato. «Tra impunità e giustizialismo scegliamo il garantismo che deve essere una precondizione che appartiene a tutti – ha dichiarato -. I processi non si fanno in piazza con il popolo, ma nei tribunali nel nome del popolo italiano. Sappiamo che la riforma del processo penale è collegata a quella del Csm sulla quale abbiamo depositato proposte chiare e incisive. Dobbiamo chiudere definitivamente una stagione che ha portato solo mali alla giustizia, quella del regolamento di conti tra poteri dello Stato, perché il tema dell’equilibrio tra questi poteri e le loro funzioni c’è, ma non è inaugurando una nuova stagione di regolamenti di conti che lo affrontiamo, ma con interventi puntuali, che sappiamo non essere indolori. E il luogo delle riforme è il Parlamento, perché è dal Parlamento che parliamo ai cittadini ed è qui che ci assumiamo la responsabilità».
A parlare della crisi che ha investito la Giustizia anche il senatore Giacomo Caliendo, di Forza Italia, che ha celebrato la morte del “fine processo mai”. Un vero e proprio «sconcio», per l’ex magistrato, che ha invitato i colleghi a riflettere sulle parole di Renzi. «Io non sono garantista per modo di dire. Credo che il vero garantismo si realizzi attraverso l’applicazione della legge e delle regole sempre senza alcuna influenza politica. Quando uscì il libro di Palamara e Sallusti io chiesi al presidente della Commissione Giustizia di tenere delle sedute per analizzare e discutere profondamente ma tutto fu reso vano dall’intervento dell’allora ministro della Giustizia che voleva modificare il sistema di elezione del Csm, dimostrando di non aver capito nulla di quanto succede nella giustizia italiana – ha sottolineato -. Se in Italia accade che centinaia di indagati finiscono in galera o ai domiciliari e poi vengono assolti significa che qualcosa non funziona e non credo che sia un problema legato al nostro codice. Manca certamente un severo controllo giurisdizionale e mancano i criteri generali dell’azione penale esercitata dai pm che solo il Parlamento dovrebbe dare. Ora l’Anm, che negli anni Settanta e Ottanta li chiedeva, è nettamente contraria ma a questo bisognerà arrivare se vogliamo davvero una giustizia equilibrata e indipendente».
Insomma, il Senato sta già con la testa alla prossima riforma. Quella attuale, intanto, fa esultare un po’ tutti: «Con questa riforma si cambia strada, si inizia una nuova fase, che noi di Forza Italia abbiamo auspicato da lungo tempo – ha dichiarato Fiammetta Modena -. Il testo esaminato con grande profondità e impegno, in particolare alla Camera, mette un punto di equilibrio e ritorna in sintonia con gli articoli 27 e 111 della Costituzione». A prendere gli onori della riforma anche il M5S, che attraverso la vicepresidente della Commissione Giustizia, Elvira Lucia Evangelista, ha ricordato i “meriti” del governo Conte e dei grillini, che hanno lottato per l’introduzione di «modifiche decisive per evitare che la nuova improcedibilità si trasformasse in giustizia negata in tanti processi. Abbiamo il dovere di dare certezza della giustizia a chi la chiede».

11/06/2020

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