Studio Legale Giordano & Partners

Studio Legale Giordano & Partners Da una tradizione giuridica che dura da più di un secolo a Palermo, nasce lo Studio legale Giordano
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Da una tradizione giuridica che dura da più di un secolo, nasce lo studio legale penale dell'Avvocato Stefano Giordano. Palermitano, laureatosi con lode in giurisprudenza nell'università Cattolica di Milano, è cultore di diritto penale dell'università di Palermo e autore di diversi contributi in riviste nazionali. Lo studio svolge la sua attività prevalente nella tutela delle vittime della crimina

lità organizzata e nei processi in reati contro la p.a; più in generale lo studio copre tutti gli ambiti del diritto penale, anche finanziario, commerciale, tributario, urbanistico, ecc., utilizzando banche dati aggiornatissime e i più moderni strumenti di investigazione difensiva. Patrocinante nella Corte Suprema di Cassazione e nelle Giurisdizioni Superiori. Si riceve previo appuntamento il martedì, mercoledì e giovedì da concordare telefonicamente con la Segreteria.

Il caso Minetti si è chiuso con una smentita netta: la Procura Generale di Milano ha accertato, tramite carabinieri e In...
05/06/2026

Il caso Minetti si è chiuso con una smentita netta: la Procura Generale di Milano ha accertato, tramite carabinieri e Interpol, che i fatti pubblicati dal Fatto Quotidiano non corrispondono al vero. La risposta del direttore Travaglio? Querelare la Procura. L'avv. Stefano Giordano commenta oggi su Il Riformista: tra libertà di stampa e responsabilità del giornalista, c'è una linea che non si può varcare. Soprattutto quando le vittime sono una persona e le istituzioni della Repubblica.

Su Il Riformista, l’Avv.Stefano Giordano sul caos prescrizione e sulla soluzione che nessuno vuole cercare.Dal 2005 ad o...
04/06/2026

Su Il Riformista, l’Avv.Stefano Giordano sul caos prescrizione e sulla soluzione che nessuno vuole cercare.
Dal 2005 ad oggi quattro riforme della prescrizione: ex Cirielli, Orlando, Bonafede, Cartabia. Quattro discipline diverse, tutte vigenti in parallelo, ciascuna applicabile a seconda della data del fatto. I tribunali gestiscono quattro codici su un istituto solo. La Corte costituzionale con la sentenza n. 38 del 2026 ha dovuto fare chiarezza su quale regime applicare per i fatti 2017-2019. Non è garantismo: è caos.
Il 3 giugno i capigruppo della maggioranza erano al Ministero della Giustizia. Tre ore di confronto. Forza Italia spinge per chiudere le riforme già approvate da un ramo del Parlamento — prescrizione e sequestro degli smartphone. Fratelli d’Italia frena, vuole ricucire con le toghe. Il risultato: un’altra riunione al 9 giugno.
La soluzione non richiede un referendum né una riforma costituzionale. Richiede la legge ordinaria e la volontà politica di fare quello che si è promesso. I 12 milioni di Sì erano, forse soprattutto, una richiesta di razionalità. È ancora possibile accontentarli. Basta volerlo.

Sul Il Riformista, l’Avv. Stefano Giordano su una storia che dura da trent’anni e si chiude, per la sesta volta, con la ...
04/06/2026

Sul Il Riformista, l’Avv. Stefano Giordano su una storia che dura da trent’anni e si chiude, per la sesta volta, con la stessa formula.
Il GIP del Tribunale di Firenze ha archiviato le accuse a Marcello Dell’Utri: non ci sono prove di contatti tra Cosa Nostra e Berlusconi. Sei archiviazioni. Trent’anni di indagini. Una montagna di atti che si chiude ancora con «mancano gli elementi concreti».
L’ipotesi aveva la complessità di un teorema: le stragi del ’93, la discesa in campo, il vantaggio politico. Tutto tornava. Tranne i fatti. Nemmeno la morte di Berlusconi nel 2023 aveva chiuso il fascicolo — l’inchiesta è andata avanti lo stesso. Di solito la morte estingue il reato. Qui ci sono voluti trent’anni e una sesta archiviazione.
Il mercato dell’antimafia, quello che Sciascia aveva intuito con anticipo doloroso, prospera anche sulle archiviazioni: perché l’archiviazione diventa «insabbiamento», la mancanza di prove diventa «omertà del sistema». La logica è circolare, impermeabile ai fatti, e redditizia.
Nel frattempo, aspettiamo la settima.

Sei archiviazioni. Trent’anni di indagini. Una montagna di atti giudiziari che si chiude, ancora una volta, con la stessa formula:...

Ci sono processi che non vanno avanti per mesi. A volte per anni.⚖️ La giustizia penale a Palermo affronta rallentamenti...
04/06/2026

Ci sono processi che non vanno avanti per mesi. A volte per anni.

⚖️ La giustizia penale a Palermo affronta rallentamenti strutturali complessi. Ma un processo che si trascina all’infinito non è solo una fonte di stress per chi lo subisce: è anche una variabile strategica che rischia di essere gestita nel modo sbagliato.

Quando un procedimento sembra fermo, il tempo non è mai neutro. Può lavorare a favore della difesa — ad esempio con il maturare della prescrizione o l'indebolimento delle prove dell'accusa — ma può anche trasformarsi in un rischio enorme se non si agisce.

Un processo immobile non è un processo innocuo. Anche quando le udienze vengono rinviate, il difensore deve continuare a lavorare.

Esistono strumenti processuali concreti per intervenire in fase di stallo: istanze di fissazione, indagini difensive parallele, memorie a discarico. Lasciare il processo fermo o spingere per sbloccarlo deve essere il frutto di una scelta consapevole, non del caso. La differenza la fa la strategia, non il calendario.

👉 Non subire passivamente i tempi della giustizia: scopri quali strumenti hai a disposizione per tutelare la tua posizione. Leggi l'articolo completo:
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Su Il Riformista, l’Avv. Stefano Giordano sullo scandalo del carcere di Capanne — e sulla domanda che nessuno vuole risp...
03/06/2026

Su Il Riformista, l’Avv. Stefano Giordano sullo scandalo del carcere di Capanne — e sulla domanda che nessuno vuole rispondere.
Per sei mesi, nel carcere di Capanne a Perugia, le microspie hanno lavorato senza sosta in tutte e quattro le sale colloqui. Il decreto autorizzativo riguardava un solo avvocato indagato. Ne sono stati intercettati quindici. Conversazioni coperte dal segreto professionale — protette dall’art. 103 c.p.p. e dall’art. 8 CEDU — captate per mesi.
Il materiale è stato dichiarato inutilizzabile. Fine. Chi ha ordinato o eseguito quelle intercettazioni illegali risponde disciplinarmente o penalmente? La risposta, per ora, è no. L’inutilizzabilità colpisce la prova, non chi ha violato il divieto.
Una norma senza conseguenze non è un divieto: è una pseudonorma. E la domanda che non cambia è una sola: se violare il segreto del colloquio difensivo non costa nulla a nessuno, perché mai qualcuno dovrebbe smettere di farlo?
L’UCPI ha proclamato lo sciopero dall’8 al 12 giugno, con manifestazione nazionale l’11. La reazione è giusta. Ma accanto allo sciopero servono strumenti più strutturali — e la costanza di usarli ogni giorno.

Su Il Riformista, l’Avv.Stefano Giordano sulla smentita ufficiale che chiude il caso Minetti — almeno sul piano dei fatt...
03/06/2026

Su Il Riformista, l’Avv.Stefano Giordano sulla smentita ufficiale che chiude il caso Minetti — almeno sul piano dei fatti.
La Procura generale di Milano ha confermato: i fatti riportati dal Fatto Quotidiano che avevano scatenato il caso «non corrispondono al vero». Verifiche Interpol, Uruguay, Spagna: smentite le affermazioni sui festini con sesso e droga, nessuna irregolarità nell’adozione, nessuna pendenza giudiziaria all’estero.
Il castello accusatorio del Fatto — costruito sulle dichiarazioni di una massaggiatrice uruguaiana — era fondato sul nulla. Il risultato: il Quirinale trascinato a interrogare il suo stesso Ministro su una grazia già assunta e già verificata da magistrati istituzionali. Danno istituzionale reale. Fondamento fattuale: zero.
Il meccanismo è antico e collaudato: si pubblica l’accusa, le istituzioni si affannano a rincorrerla, la smentita arriva quando il danno è già fatto. Come se ogni scoop di Report o del Fatto portasse in sé una presunzione di verità. Non ce la porta. Forse, la prossima volta, non daranno loro tanto credito.

La Procura generale di Milano ha parlato. E ha detto quello che il Fatto Quotidiano non voleva sentire: i fatti riportati dagli articoli che avevano scatenato il "caso Minetti" — la grazia, il Quirinale, Nordio, il teatrino delle presunte irregolarità — "non corrispondono al vero e non sono eme...

Su Il Riformista, l’Avv. Stefano Giordano fa un bilancio dei tre anni e mezzo di Nordio a Via Arenula. Un bilancio scomo...
02/06/2026

Su Il Riformista, l’Avv. Stefano Giordano fa un bilancio dei tre anni e mezzo di Nordio a Via Arenula. Un bilancio scomodo.
Il programma era chiaro e riconoscibile: separazione delle carriere, responsabilità civile dei magistrati, riforma della custodia cautelare, riduzione del potere delle correnti. Una coerenza liberale che non si vedeva da tempo.
Tre anni e mezzo dopo: il referendum è stato perso con il 53,2% dei No. La responsabilità civile diretta non c’è: 30.689 innocenti indennizzati, rivalse contro i responsabili praticamente zero. Oggi Forza Italia vuole riaprire il dossier per via ordinaria. Nordio frena: «Non è all’ordine del giorno.»
La toga che decide della libertà e della reputazione delle persone gode di un’immunità di fatto — non nominale, non parziale: totale. Il risultato concreto di trent’anni di norme costruite per non essere applicate.
Il manifesto liberale di Nordio viene smontato pezzo per pezzo — non sotto i colpi dell’opposizione, ma per mano del suo stesso estensore. Il governo non si arrenda. Non ora.

Ci sono processi in cui il problema non è l’accusa. Il problema è la strategia scelta.⚖️ Un’indagine penale a Milano può...
02/06/2026

Ci sono processi in cui il problema non è l’accusa. Il problema è la strategia scelta.

⚖️ Un’indagine penale a Milano può durare anni. Spesso, la linea difensiva costruita in fretta nelle prime ore dopo l'avviso di garanzia finisce per cristallizzarsi in una direzione che, col tempo, si rivela inefficace.

I segnali? Udienze che si accumulano senza una rotta chiara, eccezioni mai sollevate, prove a discarico ignorate.

Accorgersene non è slealtà, è buon senso. Perché una difesa impostata male in primo grado diventa difficilissima da correggere in Appello e quasi impossibile in Cassazione.

Cambiare strategia non significa necessariamente cambiare avvocato: significa fermarsi, rileggere il fascicolo dall'inizio e correggere la rotta finché i margini ci sono ancora. Il tempo è la prima risorsa che si esaurisce nel processo penale — e l'unica che non si recupera.

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Su Il Riformista, l’Avv. Stefano Giordano su una sentenza che arriva dopo trent’anni e che riapre domande senza risposta...
01/06/2026

Su Il Riformista, l’Avv. Stefano Giordano su una sentenza che arriva dopo trent’anni e che riapre domande senza risposta.
La Corte d’Appello di Perugia ha revocato la condanna per calunnia a Vincenzo Scarantino — il falso pentito le cui dichiarazioni avevano fatto condannare all’ergastolo sette innocenti per la strage di via D’Amelio. La calunnia non c’è. Scarantino non era un calunniatore: era un piccolo congegno in un meccanismo molto più ampio, costruito da pezzi delle stesse istituzioni che poi lo hanno processato.
Sette innocenti assolti in revisione nel 2017 grazie alle rivelazioni di Gaspare Spatuzza. La giustizia arrivò. In ritardo, ma arrivò. E arrivò perché tre avvocati non hanno smesso di cercare: Fabio Trizzino, genero di Borsellino e difensore dei suoi figli; Rosalba Di Gregorio, che ha ottenuto l’assoluzione in revisione degli innocenti; e Vania Giamporcaro, che ha difeso Scarantino fino a oggi.
Le istituzioni, alla fine, hanno risposto. Ma perché qualcuno le ha costrette a farlo. Chi ha depistato le indagini su via D’Amelio non ha titolo per ergersi a custode della verità su quella strage. Per loro, una sola parola: il silenzio.

30/05/2026

di in collaborazione con Studio Legale Giordano e Partners - Il trojan nel telefono - LA PAROLA ALL’AVVOCATO
Rubrica di diritto per tutti — a cura dell’Avv. Stefano Giordano
LA DOMANDA
«Nella puntata precedente avete parlato di un https://www.laltroparlante.it/?p=15626

Indirizzo

Via Nicolò Garzilli, 34
Palermo
90141

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