Avv. Daniel Russo & Partners - Studio Legale

Avv. Daniel Russo & Partners - Studio Legale Fondatore: L'Avv.

Daniel Russo - Patrocinante in Cassazione, opera nel diritto penale, con consolidata esperienza nella trattazione di procedimenti complessi, penale carcerario, reati associativi, delitti contro il patrimonio e contro la persona. 𝐒𝐓𝐑𝐔𝐓𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐒𝐓𝐔𝐃𝐈𝐎
1. 𝑫𝒊𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝑷𝒆𝒏𝒂𝒍𝒆 𝑪𝒂𝒓𝒄𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐 𝒆 𝑹𝒆𝒂𝒕𝒊 𝑨𝒔𝒔𝒐𝒄𝒊𝒂𝒕𝒊𝒗𝒊
Il Dipartimento si occupa di procedimenti complessi legati a reati di criminalità organizzata,

reati contro la persona, reati contro il patrimonio e altri delitti di particolare gravità. Assicura assistenza legale attenta e specializzata in tutte le fasi del procedimento penale, con particolare attenzione alla fase di applicazione delle misure cautelari, garantendo strategie mirate per gestire con efficacia anche le situazioni più delicate.

2. 𝑫𝒊𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝑾𝒉𝒊𝒕𝒆 𝑪𝒐𝒍𝒍𝒂𝒓 𝑪𝒓𝒊𝒎𝒆𝒔 𝒆 𝑰𝒎𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆
Il Dipartimento si occupa di professionisti, dirigenti e aziende coinvolti in reati economico-finanziari, tra cui frodi, riciclaggio, corruzione e abusi di mercato. Specializzato in diritto penale d’impresa, assicura supporto legale attento e mirato, con consulenza preventiva e strategie volte a ridurre i rischi legali, tutelare la reputazione e gestire le complessità del mondo corporate.

3. 𝑫𝒊𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝑹𝒆𝒔𝒑𝒐𝒏𝒔𝒂𝒃𝒊𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝑴𝒆𝒅𝒊𝒄𝒂
Il Dipartimento si occupa di medici, strutture sanitarie e pazienti in tutti i casi di responsabilità medica, penale e civile. Assicura assistenza legale attenta e specializzata sia ai professionisti coinvolti in procedimenti per errori o negligenze, sia alle vittime che intendono far valere i propri diritti, garantendo un approccio strategico e completo in ogni fase del percorso legale.

4. 𝑫𝒊𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝑪𝒚𝒃𝒆𝒓 𝑪𝒓𝒊𝒎𝒆
Il Dipartimento si occupa di privati, aziende e professionisti digitali, inclusi creatori di contenuti multimediali, coinvolti in reati informatici o penali come diffamazione online, insulti, minacce e violazioni della privacy. Assicura assistenza legale nella tutela dei marchi, delle opere intellettuali e dei diritti digitali, con consulenza preventiva e supporto nella gestione dei rischi digitali, garantendo sicurezza e strategie mirate in un mondo sempre più connesso.

5. 𝑫𝒊𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝑪𝒐𝒓𝒑𝒐𝒓𝒂𝒕𝒆 𝒆 𝑪𝒐𝒏𝒔𝒖𝒍𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒅’𝑰𝒎𝒑𝒓𝒆𝒔𝒂
Il Dipartimento si occupa di aziende in tutte le fasi della vita societaria, con assistenza legale su contrattualistica, governance, rapporti commerciali e gestione ordinaria. È specializzato anche in operazioni straordinarie come fusioni, acquisizioni, cessioni di rami d’azienda e ristrutturazioni societarie, assicurando strategie mirate e soluzioni personalizzate per ogni esigenza aziendale.

6. 𝑫𝒊𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝑫𝒊𝒓𝒊𝒕𝒕𝒐 𝑺𝒑𝒐𝒓𝒕𝒊𝒗𝒐
Il Dipartimento si occupa di atleti, società e dirigenti in procedimenti penali legati a violazioni sportive, doping, frodi contrattuali e illeciti disciplinari. Integra assistenza legale penale con competenze in diritto sportivo e commerciale, assicurando supporto strategico e completo in ogni contesto professionale e agonistico.

⚖️🔍 Commento a Sentenza – 𝐌𝐄𝐌𝐎𝐑𝐈𝐄 𝐃𝐈𝐅𝐄𝐍𝐒𝐈𝐕𝐄 𝐄 𝐂𝐎𝐍𝐒𝐔𝐋𝐄𝐍𝐙𝐄 𝐓𝐄𝐂𝐍𝐈𝐂𝐇𝐄 𝐍𝐄𝐋𝐋’𝐔𝐃𝐈𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐏𝐑𝐄𝐃𝐈𝐁𝐀𝐓𝐓𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐀𝐋𝐄 Cass. pen., Sez. III, n...
08/04/2026

⚖️🔍 Commento a Sentenza – 𝐌𝐄𝐌𝐎𝐑𝐈𝐄 𝐃𝐈𝐅𝐄𝐍𝐒𝐈𝐕𝐄 𝐄 𝐂𝐎𝐍𝐒𝐔𝐋𝐄𝐍𝐙𝐄 𝐓𝐄𝐂𝐍𝐈𝐂𝐇𝐄 𝐍𝐄𝐋𝐋’𝐔𝐃𝐈𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐏𝐑𝐄𝐃𝐈𝐁𝐀𝐓𝐓𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐀𝐋𝐄
Cass. pen., Sez. III, n. 12409/2026

Nella prima parte della decisione, la Corte di Cassazione affronta un tema di grande rilievo pratico: la qualificazione dell’atto depositato dalla difesa nell’udienza predibattimentale ex art. 554-bis c.p.p. e la possibilità di ricondurlo alla nozione di 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐬𝐢𝐯𝐚 𝐞𝐱 𝐚𝐫𝐭. 𝟏𝟐𝟏 𝐜.𝐩.𝐩.

Il Tribunale di Lodi aveva disposto la restituzione dell’atto, ritenendolo 𝐧𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚, bensì 𝐝𝐨𝐜𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 e 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐚, 𝐍𝐎𝐍 𝒊𝒏𝒕𝒓𝒐𝒅𝒖𝒄𝒊𝒃𝒊𝒍𝒊 𝒊𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒇𝒂𝒔𝒆, benchè la stessa riguardasse mere valutazioni su documenti 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨.

La Suprema Corte condivide la qualificazione operata dal giudice di merito, ricordando che la memoria ex art. 121 c.p.p. è un atto “𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑚𝑒𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑔𝑛𝑖𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑒 𝑣𝑎𝑙𝑢𝑡𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑖 𝑒𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑔𝑖𝑢𝑑𝑖𝑐𝑒”, e non può contenere elaborazioni tecniche o valutazioni specialistiche.

Specificava la Corte, richiamando la propria giurisprudenza (tra cui Sez. I, n. 33435/2023), che quando l’atto contiene analisi, conteggi, valutazioni tecniche o attività tipiche del consulente, esso 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚, ma integra una vera e propria consulenza tecnica, non liberamente depositabile nella fase predibattimentale.

🟦 COMMENTO
Ad avviso di chi scrive, questa impostazione della Suprema Corte non può ritenersi condivisibile, in quanto connotata da un eccessivo e ingiustificato 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨, oltre che affetta da evidente 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐝𝐝𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ rispetto agli stessi principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità.

Nel caso di specie, infatti, l’oggetto della consulenza tecnica introdotta con memoria ex art. 121 c.p.p. riguardava "𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢" 𝐬𝐮 𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨, senza introdurre alcun elemento nuovo. E questo, di per sé, sarebbe sufficiente per ricondurre la produzione nell’alveo della nozione di 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐬𝐢𝐯𝐚 così come definita dalla stessa Cassazione, che da tempo afferma trattarsi di un atto: “…𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒆𝒏𝒖𝒕𝒐 𝒗𝒂𝒍𝒖𝒕𝒂𝒕𝒊𝒗𝒐 𝒅𝒊 𝒆𝒍𝒆𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒗𝒂 𝒈𝒊𝒂̀ 𝒂 𝒅𝒊𝒔𝒑𝒐𝒔𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒈𝒊𝒖𝒅𝒊𝒄𝒆”.

Se l’elaborazione si limita a valutare ciò che è già nel fascicolo, senza apportare dati ulteriori, la distinzione tra “𝒎𝒆𝒎𝒐𝒓𝒊𝒂” e “𝒄𝒐𝒏𝒔𝒖𝒍𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒕𝒆𝒄𝒏𝒊𝒄𝒂” rischia di trasformarsi in un 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐞, nel quale la stessa attività "valutativa" – pienamente legittima se svolta tramite memoria – subisce un 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ fondato unicamente sul 𝐬𝐨𝐠𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐜𝐮𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 l’attività. Il risultato sarebbe una ingiustificata compressione dei diritti di difesa, che non trova alcun reale fondamento sistematico.

Infine, la limitazione non potrebbe trovare ostacolo neppure sul 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐞. Infatti, le valutazioni provenienti da un consulente tecnico specializzato, potrebbero essere 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐚 e riprodotte come valutazioni del difensore, rispettando così - anche sul piano formale – il contenuto tipico della memoria difensiva, senza sacrificare l’apporto tecnico necessario a una piena comprensione degli atti già presenti nel fascicolo.

𝑨𝒗𝒗. 𝑫𝒂𝒏𝒊𝒆𝒍 𝑹𝒖𝒔𝒔𝒐 – 𝑷𝒂𝒕𝒓𝒐𝒄𝒊𝒏𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒊𝒏 𝑪𝒂𝒔𝒔𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆

31/03/2026

⚖️📖 Rassegna – 𝐂𝐎𝐑𝐓𝐄 𝐂𝐎𝐒𝐓𝐈𝐓𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐄: 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐂𝐑𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 - 𝐋𝐀 𝐑𝐈𝐅𝐎𝐑𝐌𝐀 𝐃𝐄𝐋 𝟐𝟎𝟏𝟕 𝐑𝐄𝐒𝐓𝐀 𝐀𝐏𝐏𝐋𝐈𝐂𝐀𝐁𝐈𝐋𝐄 𝐀𝐈 𝐑𝐄𝐀𝐓𝐈 𝐂𝐎𝐌𝐌𝐄𝐒𝐒𝐈 𝐓𝐑𝐀 𝐈𝐋 𝟐𝟎𝟏𝟕 𝐄 𝐈𝐋 𝟐𝟎𝟏𝟗

Con la sentenza 𝐧. 𝟑𝟖 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟑 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔, la Corte costituzionale ha dichiarato 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐭𝐞 le questioni sollevate dalla Corte d’Appello di Lecce sulla disciplina della prescrizione applicabile ai fatti commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019.

La Consulta conferma la lettura delle 𝐒𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐔𝐧𝐢𝐭𝐞 𝐧. 𝟐𝟎𝟗𝟖𝟗/𝟐𝟎𝟐𝟓: 👉 il regime introdotto dalla legge 103/2017 (sospensione della prescrizione per 18 mesi in appello e 18 mesi in cassazione dopo la condanna di primo grado) continua ad applicarsi ai reati commessi nel periodo 2017–2019.

A parere dei remittenti, invece, a seguito della abrogazione della disciplina del 2017, per il periodo temporale interessato (2017-2019) avrebbe dovuto “𝐫𝐢𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞” la disciplina previgente (legge ex Cirielli) che non prevedeva sospensioni, ritenendo “irragionevole ai sensi dell’art. 3 Cost.” quanto statuito dalle S.U. del 2025, in quanto avrebbe creato in via interpretativa un regime transitorio in 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑚 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑚.

🟦 La Corte Costituzionale ha ritenuto 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐭𝐞 le questioni proposte dal remittente, affermando che non vi sarebbe violazione del 𝒑𝒓𝒊𝒏𝒄𝒊𝒑𝒊𝒐 𝒅𝒊 𝒍𝒆𝒈𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀ né della 𝒓𝒆𝒕𝒓𝒐𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂̀ della 𝑙𝑒𝑥 𝑚𝑖𝑡𝑖𝑜𝑟, affermardo la correttezza dell’orientamento della Cassazione sull’applicazione della disciplina della legge 103/2017 ai fatti commessi nel periodo temporale di interesse.

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𝑨𝒗𝒗. 𝑫𝒂𝒏𝒊𝒆𝒍 𝑹𝒖𝒔𝒔𝒐 – 𝑷𝒂𝒕𝒓𝒐𝒄𝒊𝒏𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒊𝒏 𝑪𝒂𝒔𝒔𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆

27/03/2026

⚖️📖 Rassegna – 𝐑𝐈𝐀𝐁𝐈𝐋𝐈𝐓𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄: 𝐂𝐎𝐍𝐅𝐄𝐑𝐌𝐀 𝐏𝐎𝐒𝐒𝐈𝐁𝐈𝐋𝐈𝐓𝐀' 𝐃𝐈 𝐑𝐈𝐒𝐓𝐎𝐑𝐎 𝐒𝐈𝐌𝐁𝐎𝐋𝐈𝐂𝐎

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1602/2026, ha ribadito il principio – già consolidato – secondo cui il mancato risarcimento del danno da parte di un soggetto non abbiente non può impedire l’accesso alla riabilitazione.
Quando il condannato non è in grado di adempiere alle obbligazioni civili derivanti dal reato, infatti, il giudice può valorizzare una riparazione anche solo “simbolica”.

Nel testo della sentenza, inoltre, la Corte precisa che tale forma di riparazione può consistere anche in un 𝒇𝒂𝒄𝒆𝒓𝒆, ma – salvo il caso in cui vi sia il consenso dell’interessato – non possono richiedersi prestazioni di carattere “genericamente riparativo” o “dal contenuto non predeterminato”.

Non si tratta di un obbligo imposto, ma di una modalità alternativa che consente di soddisfare l’esigenza riparatoria senza trasformare l’insussistenza di mezzi in un impedimento processuale.

È un chiarimento rilevante per la pratica: la riabilitazione non può essere negata a chi non è in grado di sostenere economicamente il risarcimento.

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𝑨𝙫𝒗. 𝘿𝒂𝙣𝒊𝙚𝒍 𝑹𝙪𝒔𝙨𝒐 – 𝑷𝙖𝒕𝙧𝒐𝙘𝒊𝙣𝒂𝙣𝒕𝙚 𝙞𝒏 𝑪𝙖𝒔𝙨𝒂𝙯𝒊𝙤𝒏𝙚

13/03/2026

⚖️📖 Rassegna – 𝐀𝐓𝐓𝐔𝐀𝐋𝐈𝐓𝐀̀ 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐄𝐒𝐈𝐆𝐄𝐍𝐙𝐄 𝐂𝐀𝐔𝐓𝐄𝐋𝐀𝐑𝐈

Con una recente sentenza del 2025, la Corte di Cassazione ha ribadito che il 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐚𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚𝐫𝐞
non può essere fondato su formule generiche o sulla sola gravità del reato contestato.

La “𝒂𝒕𝒕𝒖𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀” richiede una prognosi concreta e individualizzata, basata su elementi recenti e verificabili.
Nel caso esaminato, il giudice del riesame aveva confermato la misura limitandosi a richiamare la personalità dell’indagato e la natura dei fatti, senza spiegare perché – a distanza di tempo e in un contesto ormai mutato – il rischio di reiterazione sarebbe rimasto attuale.
La Corte 𝐡𝐚 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚𝐭𝐨 il provvedimento, affermando che il tempo trascorso, le condotte successive e l’evoluzione del contesto relazionale devono essere valutati in modo puntuale.

🟦 𝑳𝒂 𝒎𝒊𝒔𝒖𝒓𝒂 𝒄𝒂𝒖𝒕𝒆𝒍𝒂𝒓𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒆𝒏𝒂 𝒂𝒏𝒕𝒊𝒄𝒊𝒑𝒂𝒕𝒂: 𝒊𝒍 𝒑𝒆𝒓𝒊𝒄𝒐𝒍𝒐 𝒅𝒆𝒗𝒆 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒂𝒕𝒕𝒖𝒂𝒍𝒆, 𝒄𝒐𝒏𝒄𝒓𝒆𝒕𝒐 𝒆 𝒎𝒐𝒕𝒊𝒗𝒂𝒕𝒐.
Con questa pronuncia, la Cassazione ribadisce che le garanzie non possono essere sacrificate attraverso automatismi o presunzioni, richiamando i giudici a evitare provvedimenti fondati su formule di stile, come se il rischio fosse un riflesso automatico del reato contestato.

Per approfondimenti, contatta lo Studio Legale.

𝐀𝐯𝐯. 𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨 – 𝐏𝐚𝐭𝐫𝐨𝐜𝐢𝐧𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐂𝐚𝐬𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞

⚖️🔍 - 𝐈𝐍𝐂𝐎𝐌𝐏𝐀𝐓𝐈𝐁𝐈𝐋𝐈𝐓𝐀̀ 𝐃𝐄𝐋 𝐆𝐈𝐔𝐃𝐈𝐂𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐄𝐒𝐄𝐂𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐍𝐄𝐋 𝐆𝐈𝐔𝐃𝐈𝐙𝐈𝐎 𝐃𝐈 𝐑𝐈𝐍𝐕𝐈𝐎  Con la 𝐒𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧. 𝟐𝟕/𝟐𝟎𝟐𝟔, la Corte costituz...
10/03/2026

⚖️🔍 - 𝐈𝐍𝐂𝐎𝐌𝐏𝐀𝐓𝐈𝐁𝐈𝐋𝐈𝐓𝐀̀ 𝐃𝐄𝐋 𝐆𝐈𝐔𝐃𝐈𝐂𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐄𝐒𝐄𝐂𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐍𝐄𝐋 𝐆𝐈𝐔𝐃𝐈𝐙𝐈𝐎 𝐃𝐈 𝐑𝐈𝐍𝐕𝐈𝐎

Con la 𝐒𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧. 𝟐𝟕/𝟐𝟎𝟐𝟔, la Corte costituzionale ha dichiarato “𝑙’𝑖𝑙𝑙𝑒𝑔𝑖𝑡𝑡𝑖𝑚𝑖𝑡𝑎̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑟𝑡𝑡. 34, 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑎 1, 𝑒 623, 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑎 1, 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎 𝑎), 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑒𝑑𝑢𝑟𝑎 𝑝𝑒𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒓𝒆𝒗𝒆𝒅𝒐𝒏𝒐 𝒄𝒉𝒆, 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑙’𝑎𝑛𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑠𝑠𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆𝒄𝒊𝒑𝒂𝒓𝒆 𝒂𝒍 𝒈𝒊𝒖𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐 𝒅𝒊 𝒓𝒊𝒏𝒗𝒊𝒐 𝑖𝑙 𝑔𝑖𝑢𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑛𝑢𝑛𝑐𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑛𝑢𝑛𝑐𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑔𝑙𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑣𝑜𝑐𝑎 (𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑧𝑖𝑎𝑙𝑒) 𝑖𝑛 𝑠𝑒𝑑𝑒 𝑒𝑠𝑒𝑐𝑢𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒𝑛𝑧𝑒 𝑖𝑟𝑟𝑒𝑣𝑜𝑐𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑎𝑛𝑛𝑎 𝑒𝑚𝑒𝑠𝑠𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑚𝑒𝑑𝑒𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜, 𝑎𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑡. 669 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑒𝑑𝑒𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑑𝑖𝑐𝑒.”

Secondo la Corte, quando il giudice dell’esecuzione valuta se vi sia un 𝑏𝑖𝑠 𝑖𝑛 𝑖𝑑𝑒𝑚, non si limita a eseguire il giudicato: 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒊𝒆 𝒖𝒏 𝒗𝒆𝒓𝒐 𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒂𝒄𝒄𝒆𝒓𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒔𝒖𝒍 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒐, che richiede di esaminare il materiale probatorio.
Un “frammento di cognizione”, dunque, che ha tutte le caratteristiche di un giudizio.
Proprio per questo, far partecipare lo stesso giudice al giudizio di rinvio viola gli artt. 3 e 111 Cost.: manca la necessaria 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐫𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ che deve presidiare ogni fase in cui si rivaluta il fatto.

🟦 Questa decisione rafforza un principio che dovrebbe rimanere indiscusso nel processo penale: 𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐨𝐥𝐮𝐭𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐫𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐞.
A parere dello scrivente, interventi come questo sono essenziali perché rimuovono quelle zone d’ombra procedurali che possono anche solo astrattamente generare il sospetto di un pregiudizio o di una precedente presa di posizione sul fatto.

Una giurisprudenza che interviene a colmare tali varchi non compie un esercizio di formalismo: tutela la 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨 e la dignità delle persone sottoposte al procedimento penale.

𝑨𝒗𝒗. 𝑫𝒂𝒏𝒊𝒆𝒍 𝑹𝒖𝒔𝒔𝒐 – 𝑷𝒂𝒕𝒓𝒐𝒄𝒊𝒏𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒊𝒏 𝑪𝒂𝒔𝒔𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆

07/03/2026

⚖️💭 Riflessioni - 𝐈𝐋 𝐒𝐈𝐋𝐄𝐍𝐙𝐈𝐎 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐒𝐓𝐑𝐔𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐃𝐈𝐅𝐄𝐒𝐀
Il diritto al silenzio è spesso guardato con sospetto, come se tacere fosse un’ammissione implicita di colpa. In realtà, è uno dei 𝐩𝐢𝐥𝐚𝐬𝐭𝐫𝐢 più delicati del processo penale.

Rispettare il silenzio non significa rinunciare alla verità, ma riconoscere la dignità della persona sottoposta a giudizio. 𝐶ℎ𝑖 𝑡𝑎𝑐𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒: spesso si protegge da fraintendimenti, pressioni, letture affrettate.
Il penalista garantista sa che il processo non è una gara a chi parla di più, ma un percorso regolato, in cui ogni parola ha un peso.
È proprio qui che si misura la qualità di un sistema penale: nella capacità di resistere all’urgenza di una verità immediata, senza sacrificare le garanzie che rendono quella verità affidabile.

Avv. Daniel Russo – Patrocinante in Cassazione

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⚖️📖  Rassegna – 𝐈𝐍𝐔𝐓𝐈𝐋𝐈𝐙𝐙𝐀𝐁𝐈𝐋𝐈 𝐂𝐇𝐀𝐓 𝐖𝐇𝐀𝐓𝐒𝐀𝐏𝐏 𝐀𝐂𝐐𝐔𝐈𝐒𝐈𝐓𝐄 𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐒𝐄𝐐𝐔𝐄𝐒𝐓𝐑𝐎Con sentenza del 𝟐𝟎𝟐𝟔, la Corte di Cassazione ha s...
04/03/2026

⚖️📖 Rassegna – 𝐈𝐍𝐔𝐓𝐈𝐋𝐈𝐙𝐙𝐀𝐁𝐈𝐋𝐈 𝐂𝐇𝐀𝐓 𝐖𝐇𝐀𝐓𝐒𝐀𝐏𝐏 𝐀𝐂𝐐𝐔𝐈𝐒𝐈𝐓𝐄 𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐒𝐄𝐐𝐔𝐄𝐒𝐓𝐑𝐎

Con sentenza del 𝟐𝟎𝟐𝟔, la Corte di Cassazione ha stabilito che i messaggi 𝐖𝐡𝐚𝐭𝐬𝐀𝐩𝐩 conservati sul telefono mantengono 𝒏𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒓𝒓𝒊𝒔𝒑𝒐𝒏𝒅𝒆𝒏𝒛𝒂 anche dopo la ricezione e, pertanto, non possono essere acquisiti dalla polizia giudiziaria mediante semplici screenshot.
È necessario un 𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂𝒍𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒗𝒗𝒆𝒅𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒔𝒆𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒓𝒐 ai sensi dell’art. 254 c.p.p., con il rispetto delle garanzie difensive.

Nel caso esaminato, le chat erano state 𝒇𝒐𝒕𝒐𝒈𝒓𝒂𝒇𝒂𝒕𝒆 𝒅𝒂𝒈𝒍𝒊 𝒐𝒑𝒆𝒓𝒂𝒏𝒕𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒄𝒓𝒆𝒕𝒐 𝒂𝒖𝒕𝒐𝒓𝒊𝒛𝒛𝒂𝒕𝒊𝒗𝒐. Poiché la responsabilità degli imputati era fondata esclusivamente su tali conversazioni, la Corte ha dichiarato la inutilizzabilità patologica della prova e ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, disponendo l’assoluzione per non aver commesso il fatto.

🟦 Le garanzie difensive non possono essere aggirate attraverso modalità investigative atipiche: la prova digitale richiede il rigoroso rispetto delle forme previste dalla legge.

Per approfondimenti, contatta lo Studio Legale.

𝑨𝒗𝒗. 𝑫𝒂𝒏𝒊𝒆𝒍 𝑹𝒖𝒔𝒔𝒐 – 𝑷𝒂𝒕𝒓𝒐𝒄𝒊𝒏𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒊𝒏 𝑪𝒂𝒔𝒔𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆

⚖️🔍 𝐃𝐈𝐂𝐇𝐈𝐀𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐃𝐄 𝐑𝐄𝐋𝐀𝐓𝐎 𝐄 𝐏𝐑𝐈𝐍𝐂𝐈𝐏𝐈 𝐈𝐍 𝐓𝐄𝐌𝐀 𝐃𝐈 𝐏𝐑𝐎𝐕𝐀𝐶𝑎𝑠𝑠. 𝑝𝑒𝑛., 𝑆𝑒𝑧. 𝑉, 𝑛. 25349 𝑑𝑒𝑙 27 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 2025La Suprema Corte è...
02/03/2026

⚖️🔍 𝐃𝐈𝐂𝐇𝐈𝐀𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐃𝐄 𝐑𝐄𝐋𝐀𝐓𝐎 𝐄 𝐏𝐑𝐈𝐍𝐂𝐈𝐏𝐈 𝐈𝐍 𝐓𝐄𝐌𝐀 𝐃𝐈 𝐏𝐑𝐎𝐕𝐀
𝐶𝑎𝑠𝑠. 𝑝𝑒𝑛., 𝑆𝑒𝑧. 𝑉, 𝑛. 25349 𝑑𝑒𝑙 27 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 2025
La Suprema Corte è intervenuta in maniera decisa sul valore probatorio delle 𝐝𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝒅𝒆 𝒓𝒆𝒍𝒂𝒕𝒐, ribadendone la natura strutturalmente indiziaria e i limiti di utilizzabilità ai fini dell’affermazione di responsabilità.

La Corte chiarisce che la prova mediata – specie se ulteriormente filtrata da passaggi intermedi – 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚.
Essa richiede, ai sensi dell’art. 192 c.p.p., riscontri esterni, autonomi e individualizzanti, idonei a corroborare in modo oggettivo il contenuto dichiarativo.

🟦 Il dato di maggiore interesse, sotto il profilo sistematico, è che la pronuncia si colloca in linea di piena coerenza con l’architettura codicistica della prova.
In un contesto giurisprudenziale non sempre immune da letture estensive o correttive del dato normativo, la Corte, in questo caso, riafferma con nettezza il principio di valutazione della prova
stabilito dal codice: 𝘭𝘢 𝘥𝘪𝘴𝘵𝘪𝘯𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘵𝘳𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘷𝘢 𝘦 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘴𝘶𝘱𝘦𝘳𝘢𝘣𝘪𝘭𝘦 𝘪𝘯 𝘷𝘪𝘢 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘱𝘳𝘦𝘵𝘢𝘵𝘪𝘷𝘢, 𝘯𝘦́ 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘵𝘵𝘦𝘯𝘶𝘢𝘵𝘢 𝘢𝘵𝘵𝘳𝘢𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘷𝘢𝘭𝘰𝘳𝘪𝘻𝘻𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘮𝘦𝘳𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘰𝘨𝘨𝘦𝘵𝘵𝘪𝘷𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘳𝘦𝘥𝘪𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘦𝘭 𝘥𝘪𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘢𝘯𝘵𝘦.

La decisione richiama la funzione dell’art. 192 c.p.p. come regola metodologica del giudizio, ribadendo che la condanna richiede un percorso fondato su elementi gravi, precisi e concordanti.
Il rispetto delle regole probatorie non è formalismo, ma condizione di legittimità della decisione.

𝘼𝙫𝙫. 𝘿𝙖𝙣𝙞𝙚𝙡 𝙍𝙪𝙨𝙨𝙤 – 𝙋𝙖𝙩𝙧𝙤𝙘𝙞𝙣𝙖𝙣𝙩𝙚 𝙞𝙣 𝘾𝙖𝙨𝙨𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚

28/02/2026

⚖️💭 Riflessioni - 𝐋𝐀 𝐑𝐄𝐒𝐏𝐎𝐍𝐒𝐀𝐁𝐈𝐋𝐈𝐓𝐀̀ 𝐃𝐈 𝐂𝐇𝐈 𝐃𝐈𝐅𝐄𝐍𝐃𝐄

Anche nei casi di particolare ed estrema gravità, tali da incidere profondamente sulla coscienza collettiva, assistere un imputato in giudizio non significa difendere o giustificare la sua condotta. Significa garantire che l’accertamento dei fatti avvenga nel rispetto delle regole e dei principi che fondano il processo penale.

Il difensore è, prima di tutto, un tecnico del diritto. È il soggetto chiamato a vigilare sulla corretta applicazione delle norme, sul rispetto del contraddittorio, sulla legittimità degli atti e sulla formazione della prova secondo criteri di legalità. La sua funzione non consiste nell’avallare un comportamento, ma nell’assicurare che la responsabilità sia accertata attraverso un procedimento equo, regolato e conforme ai principi costituzionali.

Nel processo penale la difesa non è un elemento accessorio, ma una garanzia strutturale. Contribuisce a mantenere l’equilibrio tra accusa e giudizio, a prevenire compressioni indebite dei diritti fondamentali e a impedire che l’emotività collettiva o la pressione mediatica incidano sulla serenità della decisione.

Il difensore serve anche, e soprattutto, quando l’imputato è impopolare. È proprio nei procedimenti che suscitano maggiore allarme sociale che la fedeltà alle regole misura la qualità di un ordinamento.

Essere avvocati penalisti significa credere nei principi del giusto processo anche quando l’opinione pubblica invoca risposte immediate. È questa la differenza, sottile ma decisiva, tra giustizia e giustizialismo.

𝑨𝒗𝒗. 𝑫𝒂𝒏𝒊𝒆𝒍 𝑹𝒖𝒔𝒔𝒐 – 𝑷𝒂𝒕𝒓𝒐𝒄𝒊𝒏𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒊𝒏 𝑪𝒂𝒔𝒔𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆

⚖️📖 𝐀𝐍𝐓𝐈𝐂𝐈𝐏𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐔𝐃𝐈𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐄 𝐍𝐔𝐋𝐋𝐈𝐓𝐀̀ 𝐀𝐒𝐒𝐎𝐋𝐔𝐓𝐀Con pronuncia del gennaio 𝟐𝟎𝟐𝟔, la Corte di Cassazione ha specificato ...
25/02/2026

⚖️📖 𝐀𝐍𝐓𝐈𝐂𝐈𝐏𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐔𝐃𝐈𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐄 𝐍𝐔𝐋𝐋𝐈𝐓𝐀̀ 𝐀𝐒𝐒𝐎𝐋𝐔𝐓𝐀

Con pronuncia del gennaio 𝟐𝟎𝟐𝟔, la Corte di Cassazione ha specificato che l’anticipazione dell’orario dell’udienza dibattimentale senza preventiva comunicazione all’imputato, integra una nullità assoluta.

Nel caso esaminato, l’udienza è stata anticipata dalle 12.30 alle 11.40. Il sostituto processuale del difensore di fiducia, presente per delega orale, ha prestato acquiescenza e ha rinunciato all’escussione dei testi, procedendo alla discussione finale. Tuttavia, l’imputata - non presente - non risultava informata della variazione di orario.
Per la Suprema Corte, tale anticipazione 𝒆𝒒𝒖𝒊𝒗𝒂𝒍𝒆 𝒂 𝒐𝒎𝒆𝒔𝒔𝒂 𝒄𝒊𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒂𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒔𝒊 𝒅𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒓𝒕𝒕. 178 𝒍𝒆𝒕𝒕. 𝒄) 𝒆 179 𝒄.𝒑.𝒑., poiché ha impedito l’esercizio del diritto di partecipare al processo.

🟦 Anche una modifica dell’orario, se non comunicata, può determinare la 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐥𝐮𝐭𝐚 del processo, atteso che la partecipazione dell’imputato è presidio indefettibile del giusto processo.

Per approfondimenti, contatta lo Studio Legale.

𝑨𝒗𝒗. 𝑫𝒂𝒏𝒊𝒆𝒍 𝑹𝒖𝒔𝒔𝒐 – 𝑷𝒂𝒕𝒓𝒐𝒄𝒊𝒏𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒊𝒏 𝑪𝒂𝒔𝒔𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆

⚖️🔍 𝐂𝐀𝐋𝐔𝐍𝐍𝐈𝐀: 𝐍𝐄𝐂𝐄𝐒𝐒𝐀𝐑𝐈𝐀 𝐏𝐑𝐎𝐕𝐀 "𝐑𝐈𝐆𝐎𝐑𝐎𝐒𝐀"Cass. pen., Sez. VI, 3 febbraio 2026, n. 4339La Suprema Corte ha annullato senz...
23/02/2026

⚖️🔍 𝐂𝐀𝐋𝐔𝐍𝐍𝐈𝐀: 𝐍𝐄𝐂𝐄𝐒𝐒𝐀𝐑𝐈𝐀 𝐏𝐑𝐎𝐕𝐀 "𝐑𝐈𝐆𝐎𝐑𝐎𝐒𝐀"

Cass. pen., Sez. VI, 3 febbraio 2026, n. 4339
La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per calunnia pronunciata nei confronti di una donna che aveva denunciato una violenza sessuale, rilevando l’assenza degli elementi costitutivi del reato di cui all’art. 368 c.p.

Tra i diversi profili affrontati dalla Suprema Corte, il punto che qui interessa evidenziare riguarda la necessità 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒗𝒂 𝒓𝒊𝒈𝒐𝒓𝒐𝒔𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒅𝒐𝒍𝒐, ovverosia la coscienza e volontà di accusare taluno di un reato nella consapevolezza della sua innocenza.

La decisione ha evidenziato l'insufficienza della sola infondatezza della denuncia e della mera inattendibilità del narrato, in mancanza della prova positiva che l’accusatrice sapesse di incolpare un innocente e abbia voluto determinare l’attivazione del procedimento penale.

Nel caso di specie, l’errore dei giudici di merito è consistito proprio nell’aver tratto la prova del dolo da elementi neutri – discrasie dichiarative e carenza di riscontri – 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒂𝒄𝒄𝒆𝒓𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒏 𝒎𝒐𝒅𝒐 𝒂𝒖𝒕𝒐𝒏𝒐𝒎𝒐 𝒆 𝒔𝒕𝒓𝒊𝒏𝒈𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒂𝒑𝒆𝒗𝒐𝒍𝒆𝒛𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒇𝒂𝒍𝒔𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒂𝒄𝒄𝒖𝒔𝒂.

In tal modo si finirebbe per scivolare verso una forma surrettizia di “calunnia presunta”, incompatibile con il principio di colpevolezza e con la natura intenzionale del delitto.

🔍La pronuncia riafferma un principio essenziale: l’assoluzione dell’imputato per il reato denunciato non si traduce automaticamente nella responsabilità per calunnia di chi ha sporto denuncia. Il giudizio sulla falsità consapevole dell’accusa richiede un accertamento probatorio autonomo, pieno e specificamente orientato al dolo diretto.

𝐀𝐯𝐯. 𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨 – 𝐏𝐚𝐭𝐫𝐨𝐜𝐢𝐧𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐂𝐚𝐬𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞

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Corso Finocchiaro Aprile, 165
Palermo
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