08/03/2025
8 marzo. β€οΈβπ₯
Noi solo fiori, ma opere di lotta.
Lidia Poet merita un posto dβonore nella storia dellβemancipazione femminile italiana e in quella dellβavvocatura. Quella che sarΓ la prima donna avvocato dβItalia, nasce il 26 agosto 1855, in una benestante e colta famiglia valdese, a Traverse di Perrero, un piccolo borgo montano della val Germanasca.
Lidia Poet era una bambina intelligente che ha avuto la fortuna di nascere e crescere in una famiglia che ha accettato la sua scelta, da molti giudicata scandalosa, per una donna del suo tempo. Era una bella ragazza con uno sguardo fiero, intelligente e curioso e con una grande passione: studiare e poi ancora studiare e andare allβuniversitΓ .
Rimasta orfana di padre allβetΓ di diciassette anni, a differenza di molte sue coetanee, ha dalla madre le stesse opportunitΓ concesse ai suoi fratelli e cosΓ¬, dopo aver conseguito il diploma di maestra e aver superato lβesame di licenza liceale a Pinerolo, sfidando i costumi dellβepoca si iscrive, prima donna, alla facoltΓ di Giurisprudenza di Torino. Si laurea il 17 giugno 1881 a pieni voti con una tesi sul diritto di voto alle donne. Svolto il praticantato, supera in modo brillante lβesame di abilitazione alla professione forense e chiede lβiscrizione allβOrdine degli Avvocati e Procuratori di Torino.
Eβ la prima volta nella storia del Regno dβItalia che una donna chiede lβiscrizione allβAlbo degli avvocati, e lβOrdine di Torino con una decisione storica, assunta a maggioranza, accoglie la sua domanda.
ππ»Uno scandalo: i consiglieri che si oppongono alla decisione, avvocato Spantigati e avvocato Chiaves, uno di sinistra e lβaltro di destra, si dimettono per protesta dallβOrdine tra mille polemiche, il provvedimento dellβOrdine di Torino desta scalpore e censure in tutta Italia e anche allβestero. Peraltro nella motivazione di ammissione il Consiglio dellβOrdine oltre ai titoli valuta anche lo stato civile della Poet, che da nubile non soggiaceva allβautoritΓ maritale. Questo istituto, allβepoca vigente, impediva alle donne sposate di compiere atti giuridici senza il consenso del marito.
Lidia ha tutte le qualitΓ per essere un grande avvocato: intelligente, studiosa, curiosa, caparbia, tenace, appassionata, coraggiosa. Ma tutte queste qualitΓ nulla possono contro lβottusitΓ degli uomini di legge e la morale dominante dellβepoca.
Il Procuratore Generale del Re impugna lβiscrizione della Poet avanti alla Corte dβAppello la quale revoca lβiscrizione giudicando che βLa questione sta tutta in vedere se le donne possano o non possano essere ammesse allβesercizio dellβavvocheria (...). Ponderando attentamente la lettera e lo spirito di tutte quelle leggi che possono aver rapporto con la questione in esame, ne risulta evidente esser stato sempre nel concetto del legislatore che lβavvocheria fosse un ufficio esercibile soltanto da maschi e nel quale non dovevano punto immischiarsi le femmine (...). Vale oggi ugualmente come allora valeva, imperocchΓ© oggi del pari sarebbe disdicevole e brutto veder le donne discendere nella forense palestra, agitarsi in mezzo allo strepito dei pubblici giudizi, accalorarsi in discussioni che facilmente trasmodano, e nelle quali anche, loro malgrado, potrebbero esser tratte oltre ai limiti che al sesso piΓΉ gentile si conviene di osservare: costrette talvolta a trattare ex professo argomenti dei quali le buone regole della vita civile interdicono agli stessi uomini di fare motto alla presenza di donne oneste. Considerato che dopo il fin qui detto non occorre nemmeno di accennare al rischio cui andrebbe incontro la serietΓ dei giudizi se, per non dir dβaltro, si vedessero talvolta la toga o il tocco dellβavvocato sovrapposti ad abbigliamenti strani e bizzarri, che non di rado la moda impone alle donne, e ad acconciature non meno bizzarre; come non occorre neppure far cenno del pericolo gravissimo a cui rimarrebbe esposta la magistratura di essere fatta piΓΉ che mai segno agli strali del sospetto e della calunnia ogni qualvolta la bilancia della giustizia piegasse in favore della parte per la quale ha perorata unβavvocatessa leggiadra (...).
Eβ evidente come anche allβepoca non esistessero valide motivazioni e argomentazioni giuridiche per opporsi allβiscrizione di una donna allβAlbo Forense, e infatti le motivazioni della Corte dβAppello prima e della Corte di Cassazione poi si basavano esclusivamente su preconcetti e stereotipi nei confronti delle donne il cui ruolo doveva rimanere ristretto alla famiglia o comunque subalterno ad una realtΓ declinata al maschile.
Lidia Poet collabora per tutta la vita nello studio legale del fratello, Giovanni Enrico Poet, scrivendo atti difensivi che non potevano essere da lei firmati, sostenendo tesi giuridiche che non potevano essere da lei esposte nelle aule dei Tribunali. Non esercita la professione direttamente, ma continua a lottare viaggiando in tutta Europa per sostenere gli ideali in cui crede: il voto e i diritti delle donne, la difesa delle persone piΓΉ deboli, degli emarginati, dei minori, il recupero dei detenuti, mostrando di avere idee di straordinaria originalitΓ e attualitΓ .
Partecipa attivamente al Segretariato del Congresso Penitenziario Internazionale e al Consiglio Internazionale delle donne, Γ¨ nominata dal Governo francese Officier dβAcadΓ©mie e durante la prima guerra mondiale entra nella Croce Rossa, impegno per il quale riceve una medaglia dβargento.
πͺπ» AllβetΓ di 65 anni finalmente riesce a coronare il suo sogno. Dopo lβapprovazione della legge n. 1126 del 1919 che ammetteva le donne allβesercizio delle libere professioni puΓ² finalmente, prima donna in Italia, iscriversi allβOrdine degli Avvocati di Torino.
Muore il 25 febbraio 1949, a 94 anni, a Diano Marina e viene sepolta nel cimitero di San Martino (Perrero), in Val Germanasca dove una bella lapide la ricorda come βprima avvocatessa dβItaliaβ.