24/11/2021
La violenza contro le donne e la pandemia Covid-19
L’essere costretti a trascorrere più tempo assieme a casa, come è avvenuto per molti durante i lockdown, ha aumentato il rischio di esposizione di donne e figli a forme di abuso ed alla violenza, soprattutto se in famiglia vi sono state perdite di lavoro o comunque difficoltà economiche.
Nel 2020, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, le chiamate al numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking sono aumentate del 79,5% rispetto al 2019.
Sono particolarmente interessanti alcuni dati:
- nella settimana tra il 23 e il 29 novembre del 2020 le chiamate sono più che raddoppiate (+114,1% rispetto al 2019)
- la violenza segnalata è prevalentemente fisica (47,9% dei casi), ma quasi tutte le donne hanno dichiarato di aver subito più forme di violenza e, tra queste, soprattutto la violenza psicologica (50,5%)
- sono aumentate le richieste di aiuto delle donne giovani entro i 24 anni di età (11,8% nel 2020 contro il 9,8% nel 2019) e delle donne con più di 55 anni (23,2% nel 2020; 18,9% nel 2019)
- sono aumentate le violenze da parte dei familiari (18,5% nel 2020 contro il 12,6% nel 2019)
La violenza contro le donne rappresenta una violazione dei diritti umani, ma anche un serio problema di sanità pubblica.
“La violenza ha effetti negativi a breve e a lungo termine, sulla salute fisica, mentale, sessuale e riproduttiva della vittima. Le conseguenze possono determinare per le donne isolamento, incapacità di lavorare, limitata capacità di prendersi cura di sé stesse e dei propri figli. I bambini che assistono alla violenza all’interno dei nuclei familiari possono soffrire di disturbi emotivi e del comportamento. Gli effetti della violenza di genere si ripercuotono sul benessere dell’intera comunità.”
A livello globale - osserva sempre il Ministero, citando un rapporto dell’OMS - il problema di salute assume “proporzioni enormi”.