03/06/2026
L’ignavia che ci rende complici dei violenti
La storia di Beatrice non è solo un dolore che ci attraversa: è la prova che la violenza non nasce dal nulla, ma da un vuoto che abbiamo lasciato crescere senza accorgercene. Un vuoto fatto di distrazioni, di giorni in cui non guardiamo, di momenti in cui ci raccontiamo che non è il momento, che non è affar nostro, che la vita è già abbastanza pesante così. È in quella ignavia che tutto si è consumato, in quella lentezza stanca che ci ha tolto lucidità mentre i bambini avevano più bisogno di noi.
Beatrice non è stata tradita solo da chi le ha fatto del male, ma da chi non c’era. Da chi avrebbe potuto vedere un segnale, cogliere un’ombra, fermare una deriva. Da una comunità che si è lasciata scivolare addosso la realtà, rifugiandosi nei social per non pensare, nell’alcol per non sentire, nella droga per non affrontare, nel sesso usato come anestetico. Ci siamo convinti che fosse normale, che fosse vita moderna, che fosse solo stanchezza. Intanto ci spegnevamo e mentre ci spegnevamo qualcuno cresceva senza confini, imparando che tutto è possibile quando nessuno guarda.
La verità è che i violenti non avanzano perché sono più forti, ma perché noi siamo assenti. Perché non vediamo, non interveniamo, non ci fermiamo più davanti a ciò che non torna. E quando ci giriamo dall’altra parte, anche solo per un attimo, quel gesto minuscolo diventa un varco. È lì che la violenza entra. È lì che trova spazio. È lì che la nostra ignavia diventa complicità.
Beatrice — e tutte le altre piccole vite che non hanno avuto il tempo di diventare grandi — ci costringono a guardarci davvero. Ci mostrano che l’assenza non è mai neutra, che la distrazione non è mai innocua, che ogni volta che scegliamo di non vedere stiamo scegliendo per qualcuno che non può difendersi. Non servono proclami, non servono frasi ad effetto: serve tornare presenti, tornare vivi, tornare capaci di accorgerci.
E se c’è un senso in tutto questo dolore, forse è proprio questo: smettere di lasciare spazio ai violenti. Smettere di essere complici senza volerlo. Smettere di raccontarci che non ci riguarda.
Cominciamo a parlarne, a guardarci, a esserci. Adesso, non quando sarà comodo. Perché il silenzio, ormai, ha fatto abbastanza danni.