Studio Legale Galli Paolinelli Reginelli

Studio Legale Galli Paolinelli Reginelli Associazione professionale di avvocate costituita nel 2011.

Ci occupiamo di diritto civile e penale, in particolare di diritto dell'immigrazione, diritto di famiglia, diritto previdenziale.

10/03/2026

Copia-incolla di quanto il nostro Presidente Marasca e la Collega Terzoni ci raccontano...

LE MAESTRE DI MARZO
Una storia anconetana di diritto e di cittadinanza

Cari Colleghi,

si è celebrata la Giornata internazionale della donna in concomitanza con l’ottantesimo anniversario del riconoscimento del loro diritto al voto (1946-2026).

Ma noi abbiamo una primogenitura: talvolta la storia del diritto non si manifesta nei grandi codici o nelle solenni riforme legislative. Può nascere in silenzio, quasi con discrezione, in un gesto semplice che però contiene in sé una domanda di giustizia. Una di queste storie appartiene alla nostra terra.

Siamo nel 1906. L’Italia è ancora lontana dal suffragio universale. Il voto è ristretto e, per consuetudine, riservato agli uomini. Così si è sempre fatto, e dunque così si ritiene che debba essere.

Ma nella provincia di Ancona, in quell’anno, accadde qualcosa di inatteso.

Dieci maestre, nove di Senigallia e una di Montemarciano, decidono di leggere la normativa con la stessa attenzione con cui ogni giorno insegnano ai loro alunni a leggere le parole di un libro. La disciplina elettorale amministrativa richiede alcuni requisiti: cittadinanza, età, alfabetizzazione o pagamento di imposte. Nulla dice, in realtà, sul fatto che l’elettore debba essere uomo.

Quelle maestre possiedono tutti i requisiti richiesti. E allora pongono una domanda semplice, quasi elementare: se la legge non ci esclude, perché dovremmo escluderci da sole?

Presentano così domanda di iscrizione nelle liste elettorali.

La questione giunge davanti alla Corte d’Appello di Ancona. Il 25 luglio 1906 il relatore della decisione, il grande giurista Lodovico Mortara, compie ciò che ogni buon giurista sa fare: applica la norma con rigore e senza timori reverenziali verso pregiudizi e abitudini.

E scopre una cosa disarmante nella sua semplicità: la legge non esclude le donne.

La Corte respinge quindi il ricorso del Procuratore del Re e conferma l’iscrizione delle maestre nelle liste elettorali. Per qualche mese accade così qualcosa di straordinario: dieci maestre marchigiane risultano formalmente elettrici.

Non durerà a lungo. L’anno successivo la Cassazione ricondurrà l’interpretazione entro i confini tradizionali, affermando che una trasformazione “di tale portata” spetta al legislatore. La porta che sembrava essersi socchiusa si richiuderà.

Eppure, quella breve apertura non fu vana. Quarant’anni prima del 1946, quando le donne italiane voteranno per la prima volta, qualcuno aveva già dimostrato — proprio qui ad Ancona — che quella cittadinanza non era un’utopia, ma una possibilità inscritta nella logica stessa della legge: il diritto positivo che include il diritto naturale: giuspositivismo e giusnaturalismo che non confliggono ma si compenetrano (sicuramente Mortara non vi era estraneo).

E c’è qualcosa di profondamente simbolico in questa vicenda. A indicare quella strada non furono uomini di potere, né tribuni della politica; furono maestre elementari. Donne che ogni giorno insegnavano ai bambini l’alfabeto e che, forse proprio per questo, seppero leggere con limpidezza anche l’alfabeto del diritto. Non avevano i blasoni della nobilità o del censo ma l’umiltà e il rigore etico degli eroi che parlano al cuore. Non possedevano titoli aristocratici ma avevano classe; e per insegnare ci vuole la classe.

È una storia che merita di essere ricordata anche da noi avvocati perché insegna che il diritto vive quando qualcuno ha il coraggio di sottrarsi al conformismo. E forse non è un caso che quella domanda di cittadinanza sia nata dall’incontro di due simboli profondi della nostra civiltà: la scuola e la toga. La scuola, che insegna a leggere il mondo; la toga, che ha il compito di interpretarlo con giustizia.

Vi ricordo i nomi delle maestre:

Bacchi Carolina, Bagaioli Palmira, Berna Giulia, Capobianchi Adele, Grazioli Giuseppina, Matteucci Iginia, Simoncioni Emilia Tesei Enrica, Tosoni Dina (tutte di Senigallia), Mandolini-Matteucci Luigia (di Montemarciano).

Buon inizio settimana.

PS: la storia è narrata con dovizia di particolari da Nicola Severini nel volume curato dal nostro compianto storico collega Nicola Sbano intitolato: Donne e Diritti. Parleremo a tempo debito anche della prima donna iscritta all’albo degli avvocati dopo la legge professionale del 1917: Elisa Comani del foro di Ancona. Abbiamo molto da dire…

Chi come noi ogni giorno affronta casi di diritto minorile, sa che intorno al caso della c.d. famiglia del bosco si è co...
10/03/2026

Chi come noi ogni giorno affronta casi di diritto minorile, sa che intorno al caso della c.d. famiglia del bosco si è costruito un assurdo caso mediatico, con f***e, frotte di persone che scrivono senza conoscere e senza senso... La chiave di lettura è concentrarsi sui diritti dei figli e capire che i provvedimenti dei Giudici vanno rispettati e possono essere impugnati. Troviamo veramente assurdo che la politica si occupi del caso!

Oltre 33 anni dedicati alla giustizia minorile. Una carriera costruita passo dopo passo per proteggere i più vulnerabili. E una decisione presa - come sempre - sulla base di elementi oggettivi e valutazioni tecniche.

Questo è il profilo della dott.ssa Cecilia Angrisano, presidente del Tribunale per i Minorenni dell'Aquila.

Una magistrata che ha fatto il suo lavoro. Eppure oggi si trova a dover fare i conti con una pioggia di insulti, minacce sui social ("Stai attenta ai tuoi figli, se li hai", "spero tu possa soffrire le pene dell'inferno" e via così) e una vera e propria caccia alle streghe con tanto di richieste del suo indirizzo, numero di cellulare e mail.

Per questo, il comitato ordine e sicurezza de L'Aquila ha disposto un rafforzamento saltuario della sua vigilanza.

Questo non è accettabile. Non lo è mai.

Si può essere in disaccordo con una sentenza. Si può ricorrere nelle sedi competenti. Ma una campagna d'odio mediatico contro una persona che svolge il proprio dovere è un attacco alla giustizia stessa, e con essa allo stato di diritto.

Solidarietà alla dottoressa Cecilia Angrisano.

Perché difendere una giudice dalle minacce non significa difendere o meno una sentenza. Significa difendere la nostra civiltà.

80 anni fa il voto alle donne!!!
10/03/2026

80 anni fa il voto alle donne!!!

10 marzo 1946. 80 anni fa.

Una donna si è alzata la mattina, si è vestita, ha fatto colazione. Poi ha fatto una cosa che non aveva mai fatto prima. È uscita. Ha camminato. È entrata in un seggio elettorale. E ha votato.

Per la prima volta nella storia d'Italia, la sua voce contava.
Non era scontato. Non era automatico. Era il risultato di decenni di lotte, di donne che avevano urlato, scritto, manifestato, rischiato tutto per un diritto che agli uomini veniva dato per natura.

Quel giorno, in piccoli Comuni sparsi per l'Italia, sei donne vennero anche elette sindache: Margherita Sanna a Orune, in provincia di Nuoro; Ninetta Bartoli a Borutta, in provincia di Sassari; Ada Natali, a Massa Fermana, allora in provincia di Ascoli Piceno e oggi in provincia di Fermo; Ottavia Fontana a Veronella, in provincia di Verona; Elena Tosetti a Fanano, in provincia di Modena; Lydia Toraldo Serra a Tropea, all’epoca in provincia di Catanzaro, oggi in provincia di Vibo Valentia.

I loro nomi li conoscono in pochi.
Ma quello che fecero cambiò tutto.

Pochi mesi dopo, il 2 giugno 1946, altre 21 donne - le "madri costituenti" - sedettero all'Assemblea che avrebbe scritto la nostra Costituzione. La carta su cui ancora oggi si fonda la nostra Repubblica.

Oggi, 80 anni dopo, è giusto fermarsi un secondo.

Non per celebrare qualcosa di lontano. Ma per ricordare che i diritti non cadono dal cielo. Li conquista qualcuno, prima di noi. E tocca a noi non darli mai per scontati.

Buon anniversario a tutte.

09/03/2026
23/01/2026

Questa storia è una vergogna dall’inizio alla fine.

A novembre la Camera approva all’unanimità una riforma sul reato di violenza sessuale.

Maggioranza e opposizione insieme. Un testo che introduce un principio semplice, già scolpito nelle sentenze della Cassazione: senza consenso libero e attuale, è stupro.

Giorgia Meloni ci mette la faccia. Elly Schlein pure. Tutte e tutti d’accordo.

Doveva essere approvato al Senato il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

E invece no.

Arriva al Senato e la Lega fa marcia indietro, minacciando di far saltare il testo.

Perché? Qual è il problema?

Il problema, dicono, è che le donne potrebbero usare il consenso per vendicarsi. Per incastrare qualche povero innocente.

Ecco. Questo è il livello.

Evidentemente questi signori non hanno la più pallida idea di cosa significhi affrontare un processo per stupro in questo Paese.

Significa mesi, anni, di domande. Centinaia, migliaia di domande.

Cosa indossavi?
Quanto avevi bevuto?
Perché sei uscita con lui?
Perché non hai urlato?
Perché non sei scappata?
Perché non l’hai denunciato subito?
Perché ci hai messo tre giorni, una settimana, un mese?

Significa essere trattate da imputate mentre sei la vittima.

Significa sentirti chiedere se magari, in fondo, un po’ te la sei cercata.

Questo è un processo per stupro in Italia.

E secondo la Lega il problema sono le donne che si inventano tutto per vendetta.

Ma andiamo avanti. Perché il peggio deve ancora ve**re.

Dopo mesi di attesa, oggi arriva il nuovo testo. Riscritto da Giulia Bongiorno, senatrice leghista, presidente della commissione Giustizia.

E sapete cosa hanno fatto?

Hanno tolto la parola consenso e il consenso libero e attuale.

Non esistono più. Spariti, via.

Ora si parla di “dissenso” e di “volontà contraria”, che deve essere “valutata tenendo conto della situazione e del contesto”.

Capite cosa significa?

Significa che se vieni stuprata, sta a te dimostrare che hai detto no. Che hai detto no abbastanza forte. Che il contesto permetteva di dire no. Che la situazione era tale per cui avresti potuto dire no.

Ma non è finita.

Perché oltre a togliere il consenso, hanno pure abbassato le pene rispetto alla versione originaria del testo.

Prima: da 6 a 12 anni.

Ora: da 4 a 10 anni.

A meno che non ci sia minaccia, violenza o abuso di autorità.

Tradotto: se non ti hanno picchiata, se non ti hanno puntato un coltello alla gola, se non eri sotto ricatto, allora lo stupro è di serie B. E la pena si riduce.

Tutto questo firmato da una donna, Giulia Bongiorno.

E benedetto dal silenzio di un’altra donna, Giorgia Meloni, che oggi, di fronte a questo scempio, tace.

Allora la domanda è una sola.

A cosa serve avere una presidente del Consiglio donna se sulle donne fa come o peggio degli uomini?

A cosa serve se quando la Lega smonta una legge contro lo stupro, lei non dice una parola?

A cosa serve se l’unica eredità del suo governo sulle donne sarà aver tolto la parola consenso da una legge contro la violenza?

Questa è una resa. Totale, incondizionata.

Una resa agli stupratori. A chi pensa che in fondo, se non hai urlato abbastanza, un po’ te la sei cercata.

E la firmano due donne.

Vergogna.

Tutte noi dello Studio Legale vi auguriamo un buon Natale e delle festività felici💫💛💖
23/12/2025

Tutte noi dello Studio Legale vi auguriamo un buon Natale e delle festività felici💫💛💖

03/10/2025

L'assalto alla Flotilla è un atto di pirateria - Giuristi Democratici, ASGI, Comma2 e Legal Team incolumità degli attivisti bloccati. Aderiamo allo sciopero generale del 3 ottobre e alle manifestazioni in tutta Italia

Nella serata e nella notte del 1 ottobre la Marina Militare Israeliana ha attaccato, in acque internazionali, una ventina delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. Lo ha fatto, oltre tutto, preannunciandolo e con il sostegno di fatto, tra gli altri, del governo italiano, la cui premier si è esibita in questi giorni in dichiarazioni aggressive nei confronti degli attivisti imbarcati, anziché delle politiche criminali in atto (o progettate) per la popolazione palestinese e a Gaza.

Non possiamo accettare lo scempio del diritto internazionale umanitario a cui assistiamo. Il blocco israeliano e l’occupazione di Gaza, l’assalto alla Flotilla (oltre tutto, ancora in acque internazionali), l’uso di idranti e di granate stordenti contro gli attivisti imbarcati, ma soprattutto il genocidio in corso, l’impedimento all’ingresso di aiuti umanitari, l’invasione militare e coloniale non possono che essere chiamati con il loro nome, definiti illegali, criminali e avversati in ogni sede.

Il governo italiano doveva impedire (e non l’ha fatto) l’aggressione alla Flotilla, quanto meno ai nostri connazionali. Il minimo che possa fare ora è esigere l’assoluta incolumità degli attivisti arrestati e di quelli che verranno arrestati nelle prossime ore, assisterli nel rimpatrio e sostenerli nell’impugnazione delle espulsioni che verranno disposte nei loro confronti, e mettere in atto poi tutte le forme di protesta istituzionale e diplomatica, richiamando l’ambasciatore italiano e soprattutto bloccando definitivamente ed in maniera assoluta l’invio di armamenti a Israele, interrompendo i rapporti commerciali.

Lasciano infine basiti le dichiarazioni del vicepresidente del consiglio dei ministri Tajani sull’operato dell’IDF (“Comunque quello che dice il diritto è importante, ma fino a un certo punto”), dichiarazioni che non necessitano di alcun tipo di commento da parte nostra, ma che rivelano assoluta mancanza di postura istituzionale e incapacità di svolgere in maniera dignitosa un importante ruolo costituzionale.

Confermiamo il nostro impegno e supporto, anche tecnico, all’equipaggio di mare e di terra della Global Sumud Flotilla.Le manifestazioni in corso in tutta Italia hanno il nostro pieno sostegno e adesione, così come lo sciopero generale indetto per la giornata del 3 ottobre 2025. Invitiamo tutti i giuristi e le giuriste ed i lavoratori del settore della giustizia e dei diritti alla mobilitazione in tutte le piazze e le sedi giudiziarie.

Giuristi Democratici, Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, Comma 2 - Lavoro è dignità, Legal Team Italia

18/06/2025

Intervista al giurista Raffaele Paccione. Ecco cosa dice al Dubbio: “Il diritto internazionale non è morto, ma va rispettato per evitare nuovi conflitti globali”.

18/06/2025

Ci sono almeno tre date che segnano la morte del diritto: dall’invasione russa al 7 ottobre, fino al massacro nella Striscia. E alle bombe reciproche di Iran e Israele, con cui si chiude il cerchio della violenza cieca

Oggi, 2 giugno 2025, Festa della Repubblica Il Presidente Mattarella condanna la guerra di Israele a Gaza, traducendo in...
02/06/2025

Oggi, 2 giugno 2025, Festa della Repubblica

Il Presidente Mattarella condanna la guerra di Israele a Gaza, traducendo in parole chiare e autorevoli il pensiero nostro e di gran parte dei e delle cittadine italiane...
"E' inaccettabile il rifiuto di applicare le norme del diritto umanitario nei confronti dei cittadini di Gaza. Si impone subito il cessate il fuoco. In qualunque caso e' indispensabile che l'esercito israeliano renda accessibili i territori della striscia, all'azione degli organismi internazionali, rendendo possibile la ripresa di piena assistenza umanitaria alle persone. E' disumano che venga ridotta alla fame un'intera popolazione, dai bambini agli anziani".
Mattarella, poi, ricorda il sanguinario attacco di Hamas, gli ostaggi "odiosamente rapiti -dice- che vanno immediatamente liberati", la preoccupazione per l'antisemitismo. E su Israele, spiega: "E' grave l'erosione di territori attribuiti all'autorita' nazionale palestinese. I palestinesi hanno diritto al loro focolare entro confini certi".
Il Presidente auspica anche una pace giusta, complessiva, duratura in Ucraina, ribadendo che l'Italia e' accanto a Kiev. E specifica: "in Europa, come in Medio Oriente, l'occupazione illegale di territori di un altro paese non puo' essere presentata come misura di sicurezza, si rischia di inoltrarsi sul terreno della volonta' di dominio, della barbarie nella vita internazionale".

PACE A GAZA!!! Sudario sul balcone di Casa delle Donne-Jesi
24/05/2025

PACE A GAZA!!! Sudario sul balcone di Casa delle Donne-Jesi

Indirizzo

Via Gramsci N. 24 Ostra E Via Della Murata N. 17 Corinaldo
Ostra
60010

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Studio Legale Galli Paolinelli Reginelli pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Studio Legale Galli Paolinelli Reginelli:

Condividi