Avvocato Margherita Baragliu

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Ci sono storie che ci costringono a guardarci allo specchio.Non solo per ciò che raccontano, ma perché ci fanno domandar...
04/06/2026

Ci sono storie che ci costringono a guardarci allo specchio.
Non solo per ciò che raccontano, ma perché ci fanno domandare quando abbiamo smesso di accorgerci degli altri.
Molti di noi ricordano un tempo diverso.
Le case erano più piccole, i soldi meno, le comodità quasi inesistenti.
Eppure le porte erano aperte.
I vicini si conoscevano.
I bambini crescevano un po' con tutti.
Se un bambino giocava in strada, c'erano decine di occhi che lo osservavano. Se piangeva, qualcuno chiedeva cosa fosse successo. Se aveva bisogno di aiuto, difficilmente restava solo.
Non era un mondo perfetto.
Ma era un mondo in cui ci si accorgeva gli uni degli altri.
Oggi abbiamo costruito palazzi più grandi, vite più comode, strumenti che ci permettono di essere in contatto con chiunque in ogni momento.
Eppure, paradossalmente, siamo diventati più lontani.
Spesso non conosciamo chi vive sul nostro stesso pianerottolo.
Non sappiamo chi soffre dietro una porta chiusa. Non vediamo la solitudine, la paura o il dolore che abitano accanto a noi.
E i bambini, quelli no, non sono cambiati.
Continuano a fidarsi degli adulti.
Continuano a cercare protezione.
Continuano a chiedere aiuto, spesso senza parole, attraverso i silenzi, gli sguardi, i comportamenti che cambiano.
Ma per vedere quei segnali bisogna essere presenti.
Bisogna guardare davvero.
Forse è questo che fa più male di certe storie.
Non solo il male che è stato fatto, ma il fatto che nessuno lo abbia visto in tempo.
Perché una volta i bambini crescevano tra le braccia di un'intera comunità.
Oggi rischiano di crescere circondati da persone che guardano altrove.
E una società non perde sé stessa quando le manca qualcosa.
La perde quando smette di accorgersi dei suoi bambini.

30/05/2026

Uno dei mali più profondi del dibattito pubblico italiano è l'analfabetismo giuridico travestito da sete di giustizia.

Basta un'indagine, una fuga di notizie o un titolo costruito ad arte perché il meccanismo si metta in moto:
l'indagato diventa colpevole, l'accusa diventa prova, il processo diventa una formalità.

Da troppo tempo una parte dell'informazione e dell'opinione pubblica alimenta una cultura giustizialista che considera la presunzione d'innocenza un ostacolo anziché una garanzia di civiltà giuridica.
Si invocano arresti, dimissioni e condanne quando spesso non esiste ancora nemmeno una sentenza di primo grado.

Il risultato è un sistema parallelo in cui il verdetto viene pronunciato nei talk show, sui giornali e sui social, molto prima che un giudice abbia accertato i fatti.
E quando, anni dopo, arrivano assoluzioni o archiviazioni, il danno umano, professionale e reputazionale è già stato consumato.

Il garantismo non è buonismo.
Non è indulgenza verso chi sbaglia.
È il rifiuto della barbarie giuridica.
È il principio secondo cui nessuno può essere considerato colpevole fino a una sentenza definitiva, perché senza questa regola non esiste giustizia: esiste soltanto il pregiudizio.

Una società che scambia l'accusa per una condanna non sta difendendo la legalità.
Sta semplicemente rinunciando allo Stato di diritto in favore della piazza.

E la storia insegna che quando la piazza pretende di sostituirsi ai tribunali, la giustizia smette di essere giustizia e diventa vendetta.

Sei anni fa, in questo giorno ci lasciava Antonio.Un ragazzo straordinario, che con il suo talento, la sua intelligenza ...
29/05/2026

Sei anni fa, in questo giorno ci lasciava Antonio.
Un ragazzo straordinario, che con il suo talento, la sua intelligenza e la sua umiltà era diventato motivo d’orgoglio per tutta la nostra comunità.
Antonio era un giovane medico brillante, uno studioso serio e appassionato, ma soprattutto una persona gentile, altruista e sempre disponibile verso gli altri.
Aveva davanti un futuro importante, costruito con sacrificio, impegno e dedizione.
Il tempo passa, ma resta il dolore per tutto ciò che avrebbe ancora potuto dare: alle persone, alla medicina, alla vita.
E resta il ricordo di un ragazzo speciale, capace di lasciare un segno profondo in chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo.
Ricordarlo oggi è un modo per dirgli che il suo sorriso, la sua umanità e il bene che ha lasciato non saranno mai dimenticati.
Ciao Anto 💓

La fama amplifica tutto:i sorrisi, le cadute, le fragilità.E spesso costringe a sembrare forti anche quando dentro si st...
27/05/2026

La fama amplifica tutto:
i sorrisi, le cadute, le fragilità.
E spesso costringe a sembrare forti anche quando dentro si sta crollando.

Ci ostiniamo a pensare che bellezza, successo e denaro siano una garanzia di felicità.
Ma la verità è che nessun applauso riesce a colmare certi vuoti.
Ci sono solitudini che fanno rumore anche in mezzo a milioni di persone.

Bisogna imparare a salvarsi.
A fermarsi quando il cuore è stanco.
A proteggersi da ciò che consuma lentamente.
A scegliere chi ci fa sentire accolti invece che giudicati.

E soprattutto a prenderci cura della nostra salute mentale, senza vergogna.
Perché anche l’anima si ammala, anche la mente ha bisogno di ascolto, riposo, aiuto e cura.
Chiedere supporto non è debolezza.
Dire “non sto bene” è un atto di coraggio.

Curiamoci.
Parliamo di salute mentale con più umanità e meno giudizio.
Impariamo ad ascoltare chi soffre, e ad ascoltare anche noi stessi.

Non vergognatevi mai della vostra fragilità ❤️

Lorenzo…c’è un silenzio che arriva dopo le cose troppo grandi.Non è vuoto: è pieno di ciò che non si riesce a dire.A Nur...
25/05/2026

Lorenzo…
c’è un silenzio che arriva dopo le cose troppo grandi.
Non è vuoto: è pieno di ciò che non si riesce a dire.
A Nurri ieri quel silenzio è sceso piano sui campi.
E lì ti immagino piccolo… tra la luce, nella vita semplice dei bambini che non sanno ancora quanto sia fragile il tempo.
Se esiste un luogo dove l’amore non finisce, è lì che ti penso, insieme ai tuoi genitori.
In un abbraccio infinito che nessun addio potrà più sciogliere.
Forse questo disegno di Dio è qualcosa che non sappiamo comprendere fino in fondo…
ma tu, Lorenzo, ora sei nel cielo.
🤍 buona eternità, piccolino.

La  Cavalcata sarda ci ha  regalato una bella pagina per la storia di Orune. 33 donne di tutte le età hanno sfilato con ...
20/05/2026

La Cavalcata sarda ci ha regalato una bella pagina per la storia di Orune.

33 donne di tutte le età hanno sfilato con passo fiero e occhi pieni di memoria.

Tra le mani portavano cestini intrecciati colmi di dolci orunesi: su biscottu de Orune, sas montecadas, su puzzoneddu de su Cossulu, piccoli tesori preparati come un tempo, quando ogni festa era attesa per settimane e ogni dolce era un gesto d’amore.
Sembrava quasi di sentire il profumo delle cucine accese all’alba, le mani infarinate delle donne, le ricette custodite sottovoce dentro le famiglie.

E in quella sfilata tutta al femminile c’era qualcosa che andava oltre il folklore. C’era la forza gentile delle donne di Barbagia, custodi della memoria e del cuore della comunità.
Donne capaci di portare sulle spalle il peso della tradizione e, nello stesso tempo, di farla camminare nel presente con eleganza e dignità.

L’anima di Orune che, ancora una volta, ha trovato il modo più bello e autentico per farsi ricordare.
Grazie ragazze..
W le donne.

💓
19/05/2026

💓

⚠️ ATTENZIONE ALLE FALSE EMAIL DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE ⚠️Sta circolando una nuova truffa via email che parla di “rimb...
18/05/2026

⚠️ ATTENZIONE ALLE FALSE EMAIL DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE ⚠️

Sta circolando una nuova truffa via email che parla di “rimborsi fiscali” per imposte non dovute.
NON cliccate sui link e NON inserite dati personali, bancari, SPID o password.

Ricordate:
✅ Le comunicazioni ufficiali arrivano tramite canali istituzionali.
✅ I rimborsi fiscali seguono procedure ufficiali e verificabili.
✅ In caso di dubbi bisogna controllare direttamente sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.
Se ricevete messaggi sospetti:
non aprite allegati;
non rispondete;
segnalate tutto alla Polizia Postale.
Condividete questo avviso, soprattutto con anziani e persone meno esperte del web.

Hai 83 anni.Le mani consumate da una vita di lavoro.Gli acciacchi dell’età.Le medicine da prendere.La stanchezza addosso...
14/05/2026

Hai 83 anni.
Le mani consumate da una vita di lavoro.
Gli acciacchi dell’età.
Le medicine da prendere.
La stanchezza addosso.
E invece di un letto hai il sedile reclinato di un’auto.
Invece di una casa hai un parcheggio.
Invece del silenzio sereno della vecchiaia hai paura, freddo, umiliazione.

Giuseppe Sopranzetti, 83 anni, oggi sopravvive così.
Dentro una macchina trasformata in dormitorio, cucina, magazzino di disperazione.
Succede a Milano.
La città delle luci, dei grattacieli, degli affitti impossibili, della ricchezza esibita.
La città che corre veloce mentre un anziano lentamente si spegne nell’indifferenza generale.

Guardate quella foto.
Guardatela davvero.
Sacchetti ammassati.
Coperte.
Oggetti salvati da una vita intera compressi dentro un abitacolo.

Quella non è un’auto.
È il relitto di un uomo lasciato solo.
Ha chiesto aiuto.
Alle istituzioni.
Ai servizi sociali.
All’Aler.

Ma nessuno gli ha restituito una cosa semplice, essenziale, umana: un tetto.

E allora viene da chiedersi che razza di Paese siamo diventati, se un uomo di 83 anni può essere dimenticato così.
Dopo una vita di sacrifici.
Dopo aver lavorato.
Dopo aver contribuito alla società.

A 83 anni dovresti avere qualcuno che ti accompagna a fare una visita medica.
Non dover cercare un posto dove parcheggiare per dormire senza essere cacciato.
Dovresti avere una coperta calda in una casa vera.
Non il parabrezza appannato dal tuo respiro nella notte.
Fa male leggere questa storia.
Ma ancora di più sapere che domani ce ne sarà un’altra.
E poi un’altra ancora.

Perché la verità è che i poveri, gli anziani soli, gli invisibili… li vediamo solo quando una foto ci costringe a guardarli negli occhi.

E forse la cosa più terribile è proprio questa:
Giuseppe Sopranzetti non sta solo dormendo in macchina.

Sta morendo lentamente nell’indifferenza di tutti.

Scusami se pubblico la tua foto.
Ma il silenzio, davanti a tutto questo, farebbe ancora più rumore.

✨ Kate non ha bisogno di eccessi per farsi notare.Eleganza naturale, sorriso autentico, modi gentili e una presenza che ...
14/05/2026

✨ Kate non ha bisogno di eccessi per farsi notare.
Eleganza naturale, sorriso autentico, modi gentili e una presenza che conquista senza mai essere costruita.

Dopo la malattia è tornata con discrezione, scegliendo non passerelle o mondanità, ma l’interesse concreto per il modello educativo di Reggio Emilia, eccellenza riconosciuta nel mondo per la prima infanzia.

Moglie, madre, futura regina: Kate rappresenta uno stile raro oggi.
Sobria ma luminosa. Istituzionale ma umana.
Una donna che comunica forza senza bisogno di alzare la voce.

Kate è la dimostrazione che classe, educazione e dolcezza possono ancora lasciare il segno.

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