02/10/2026
Faranno di tutto per salvarla, perché poi la ammazzeranno. Questo è il paradosso di Christa Gail Pike, 50 anni, sopravvissuta alla propria esecuzione in Tennessee.
Le hanno somministrato due dosi di pentobarbital. Non sono bastate. Pike è rimasta viva ed è stata portata in ospedale. Ora verrà curata. Ma la sua condanna a morte resta valida. Se i giudici non fermeranno una nuova esecuzione e il governatore non commuterà la pena, lo Stato potrà fissare un’altra data e tentare di ucciderla di nuovo. Il governatore Bill Lee ha intanto ordinato un’indagine per capire perché l’esecuzione sia fallita.
Pike è stata condannata per un delitto atroce. Nel gennaio 1995 aveva 18 anni. Con il fidanzato Tadaryl Shipp e un’altra ragazza ha attirato la diciannovenne Colleen Slemmer in una zona boscosa di Knoxville. Slemmer è stata picchiata, torturata, ferita con un taglierino e colpita con un grosso pezzo di asfalto. Shipp ha ammesso di averle inciso un pentagramma sul corpo. Pike è stata condannata a morte nel 1996. Shipp, che aveva 17 anni, ha ricevuto l’ergastolo con possibilità di libertà condizionale.
Pike arrivava però da un’infanzia devastata. Le perizie raccontano abusi sessuali fin da bambina, violenze fisiche, trascuratezza e una famiglia instabile. Tra i 9 e gli 11 anni è stata violentata da un vicino. La scuola ha segnalato il caso e l’uomo è stato arrestato. A 17 anni ha subito un’altra violenza sessuale, documentata dalla polizia e dall’ospedale. In seguito le sono stati diagnosticati disturbo bipolare e stress post-traumatico.
𝐈 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐚𝐯𝐯𝐨𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐮𝐫𝐛𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐝𝐞𝐠𝐮𝐚𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝟏𝟗𝟗𝟔 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐬𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐞. 𝐎𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚 𝐮𝐬𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐓𝐞𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐞𝐞 𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐞𝐬𝐞𝐜𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
✍️ 𝑪𝒍𝒂𝒖𝒅𝒊𝒐 𝑪𝒉𝒊𝒔𝒖
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