12/05/2013
LA VITA DEL DOTTORE IMPERIALE (articolo di Antonio Resta)
Mi hanno chiesto di parlare brevemente, di dire proprio due parole, sulla figura del Dottore Imperiale. È una cosa che faccio volentieri, ma soltanto per sciogliere in qualche modo il debito di riconoscenza che ho,e che abbiamo tutti, verso di lui. Perché parlare del Dottore Imperiale qui a Neviano,il suo paese, dove era noto a tutti, mi sembra un pleonasmo, un di più, che offre ben poca utilità. Credo che la sua immagine si stagli natia nella mente di tutti noi che l’abbiamo conosciuto, e ognuno lo riveda in una particolare movenza, in un lampeggiamento degli occhi, e ne risenta le battute ironiche e sorridenti. Per quanto mi riguarda, basta che io trovi nei miei appunti una parola dell’antico dialetto nevianese, perché la sua figurami balzi innanzi e io riveda con precisione l’occasione in cui me la comunicava, e risenta le parole con cui mi descriveva oggetti e procedimenti artigianali.
Altri lo ricorderanno per altri motivi o occasioni.
Qui a Neviano il Dottore Imperiale ha svolto la professione di medico per un quarantennio; e la sua professione, come spesso accade nei nostri paesi, lo poneva all’attenzione di tutti, ne faceva una delle persone più in vista. Ma non è per questo, non è per la sua professione che oggi lo ricordiamo. Lo ricordiamo per altro, per qualcosa di cui li siamo particolarmente grati. Se non l’unico, a mio avviso, egli è stato tra i pochissimi che abbiamo tentato di vivacizzare un ambiente non di rado provo di slanci.
Sono note le iniziative di vario genere, che egli intraprendeva e portava a compimento con costanza e risolutezza, coinvolgendo giovani e meno giovani. Basti rammentare come egli organizzasse squadre di calcio e promuovesse spettacoli di varietà, manifestazioni musicali e sportive. Neviano ne era in qualche modo galvanizzata; e se ci si ripensa, non era poi una cosa così ovvia, cosi consueta, per il nostro paese.
Io so di queste iniziative, ma non saprei dirne nulla, perché in queste occasioni non gli fui vicino. Sono stato a lui vicino negli ultimi anni, quando egli era ammalato e raramente usciva di casa. Andavo a trovarlo e insieme facevamo progetto per raccolte di poesie, specialmente per l’ultima, SCURENDU,e mettevano ordine nel materiale che riguardava la vita di Neviano nei decenni passati, materiale confluito in gran parte nel volume IL MONDO PERDUTO. In quegli incontri, se ci ripenso, si veniva formando l’idea che mi rimane di lui: un uomo sensibile (di una sensibilità che egli tendeva pudicamente a nascondere), un uomo semplice e cordiale, e insieme geloso della propria autonomia, della propria libertà. Ma soprattutto ero lieto nel costatare, parlando di poesie e di altro e di volumi che si progettavano, egli dimenticasse la malattia, dimenticasse perfino i dolori, che dovevano tormentarlo con insistenza. Del resto, me lo confessava lui stesso. Erano per lui momenti di quiete, di pacificazione interiore, di relativo benessere,pur nella chiara percezione della propria decadenza fisica. C’erano in lui passaggi repentini dall’entusiasmo all’abbattimento, da una tensione virtuale mai spenta a un’amara disillusione, che coinvolgeva anche ciò che scriveva e gli dettava parole pessimistiche sulla validità di tutto ciò che si faceva, e non solo sulle poesie.
Ma la poesia è un vizio privato, e come tale può non interessare a nessuno. Credo che Neviano dovrebbe essere grata al dottore Imperiale soprattutto per quel libro, IL MONDO PERDUTO, in cui egli fa rivivere i giochi, mestieri e usanze di un tempo ormai lontano. Con quel libro egli si affermava pienamente come coscienza storica del nostro paese. Se si vanno a rivedere quelle pagine,si può notare il modo puntuale, e perfino puntiglioso, con cui, lui medico, descrive pratiche artigianali ed elenca oggetti e strumenti. C’era, nel Dottore Imperiale, una conoscenza tutt’altro che superficiale delle tradizioni e della vita a Neviano nella prima metà di questo secolo. E non è un caso che anni prima Gerhard Rohlf, il grande studioso tedesco della nostra cultura, che ci ha lasciato tra l’altro un fondamentale vocabolario dei dialetti salentini, preparando il dizionario dei soprannomi nei nostri paesi, venisse a Neviano e s’indirizzasse subito da lui.
È un peccato che per quel libro, IL MONDO PERDUTO, qui a Neviano allora non gli si sia dato il giusto riconoscimento. Di questo si meravigliavano molto gli amici di Pisa, gli stessi che gli inviarono lettere assai affettuose e riconoscenti: lettere che egli non vedeva l’ora di mostrarmi, compiaciuto e orgoglioso di essere apprezzato in luoghi meno vicini.
Oggi si conclude la prima edizione di un premio di poesia che è intitolato al dott. Imperiale, un premio che ci auguriamo continui e che abbia altre edizioni. È una forma di riconoscimento per lui, che anche come poeta in dialetto ha guardato alla nostra terra, se è vero che l’incanto del paesaggio salentino e insieme l’ingrata fatica degli uomini, il disegno ironico ma anche affettuoso per figure di paese,i quadretti di vita quotidiana, la povertà e l’emigrazione che se consegue, sono temi dominanti della sua poesia, insieme con la costatazione dei profondi cambiamenti, non sempre positivi, che in pochi decenni sono avvenuti nel costume. Sono i temi prevalenti nella raccolta SCERCULE. Nell’altra raccolta poetica, SCURENDU, invece, l’appressamento della morte detta accenti più intimi e privati, centrati sulla fuga inesorabile del tempo e sul contrasto tra un’infanzia felice luminosa e un presente triste e cupo. È un contenuto pessimistico, che l’autore non espone in maniera prosaica e generica, ma risolve in immagini di particolare evidenza.
Per questo tributo di riconoscenza oggi gli rivolgiamo, se fosse qui, il dott. Imperiale sarebbe contento, lui che, negli ultimi tempi, ammalato e disilluso, avrebbe desiderato qualcosa del genere. Ora è vano illuderci che egli continui a vivere, che egli sia qui. Quello che ora conta e che il nostro pensiero vada a lui, che ognuno lo ricordi, così come sarà capitato di ricordarlo in altre circostanze. Certo, il nostro cuore non può stare sempre con i morti, perché altra è la logica della vita. Ma sappiamo che non mancheranno altri momenti, collettivi ed individuali, per riandare col pensiero a lui. E la figura del dottore Imperiale, come quella di altre persone care della nostra infanzia e della nostra giovinezza, tornerà a visitarci.