07/05/2026
«All'epoca in cui le macchine avevano imparato a parlare di anima prima ancora di capire il silenzio» — avrebbe detto 𝗤𝗳𝘄𝗳𝗾 — gli umani iniziarono a chiedersi se il codice potesse diventare figlio.
Da questa domanda, emersa realmente durante un incontro organizzato da Anthropic nel 2024, nasce il mio nuovo contributo:
“𝗤𝗳𝘄𝗳𝗾 𝗲 𝗶 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗱𝗶𝗰𝗲”.
Ho provato a guardare l'intelligenza artificiale con gli occhi di Calvino: da lontano, con ironia cosmica, ma senza smettere di prendere sul serio ciò che ci sta accadendo.
Perché la vera questione non è se l'IA abbia un'anima.
La vera questione è se noi riusciremo a custodire la nostra.
Nel testo attraverso:
• l'algocrazia di Paolo Benanti;la “Documanità” di Maurizio Ferraris;
• l'AI Act europeo e la nuova legge italiana sull'IA;
• il rapporto tra diritto, teologia e dignità della persona.
La tesi è semplice, ma decisiva: l'intelligenza artificiale non è un figlio. È un'opera.
Uno specchio documentale dell'umano, costruito con le nostre tracce, i nostri linguaggi, i nostri desideri e persino i nostri pregiudizi.
E forse il compito del diritto, oggi, è proprio questo: impedire che la perfezione statistica delle macchine cancelli il mistero fragile del giudicare umano.
L'articolo completo è qui:
https://www.filodiritto.com/qfwfq-e-i-figli-del-codice
Su Filodiritto Vincenzo Candido Renna discute su note cosmicomiche sull'intelligenza artificiale tra teologia, diritto e dignità dell'umano