17/06/2026
L’antimafia che parla con gli extraterrestri e che piace ai pm-star
Il Dubbio, 17.6.2026
di Damiano Aliprandi
Ogni maggio e ogni luglio, intorno agli anniversari di Capaci e di via D'Amelio, sui palchi delle commemorazioni si presenta un uomo che dice di portare le stimmate e di parlare con la Madonna e con un extraterrestre di nome Setun Shenar.
Accanto a lui, negli anni, sono saliti magistrati che hanno costruito le tesi sui mandanti esterni, sulla trattativa Stato-mafia e, da pensionati, sulla pista nera.
Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila, e una parte consistente dell'antimafia italiana coltivano da oltre un decennio lo stesso linguaggio, fatto di “sistemi criminali integrati” e di verità nascoste dietro le sentenze.
Le due stragi del 1992, comprese quelle continentali del 93, sono il terreno dove questa saldatura ha messo radici.
La galassia che fa capo a Bongiovanni nasce da un equivoco utile.
Antimafia Duemila, fondata nel 2000 ed edita dall'Associazione Falcone e Borsellino con sede a Sant'Elpidio a Mare, si presenta come testata giornalistica rigorosa.
Chi la dirige viene però da tutt'altra storia.
Bongiovanni è stato per anni il delfino di Eugenio Siragusa, il contattista siciliano che negli anni Sessanta sosteneva di ricevere messaggi dagli “esseri solari”.
Da quella scuola ha portato dentro l'antimafia un vocabolario religioso travestito da politica: l'Anticristo che muove i fili del potere, le legioni di angeli venuti da altri pianeti, il bene e il male schierati in una battaglia cosmica.
Il “sistema criminale integrato” che ricorre nei suoi editoriali è la versione laica di quella stessa teologia.
Attorno al giornale ruota una rete familiare.
La figlia Sonia guida Our Voice, il braccio che porta i ragazzi nelle piazze e che a Palermo, il 23 maggio 2023, è arrivato allo scontro durante la commemorazione di Capaci.
Il figlio Giovanni presiede Funima International, l'organizzazione umanitaria che opera tra Sudamerica e Africa.
A tenere in piedi l'apparato c'è Studio3TV, la struttura che produce i video e finanzia quella che i seguaci chiamano “l'opera”.
Quello che tiene insieme la rete è la fede in un disegno che mescola Fatima, gli ufo e le stragi.
Il salto di rispettabilità lo hanno garantito le toghe.
Antonio Ingroia, a suo tempo, ha definito Antimafia Duemila «organo ufficioso della procura di Palermo».
Nino Di Matteo, Roberto Scarpinato, Sebastiano Ardita, Giuseppe Lombardo, Luca Tescaroli e Nicola Gratteri hanno presenziato a convegni e premiazioni della Falcone e Borsellino, lasciandosi citare e intervistare.
Quando Di Matteo fu rimosso dal pool stragi (all’epoca c’era De Raho come capo della procura nazione, ora nel cerchio magico), partirono appelli in sua difesa che il giornale rilanciò come una battaglia di civiltà.
Quegli appelli raccolsero firme note, da Marco Travaglio in giù, e rimbalzarono sulle colonne del Fatto Quotidiano, la testata con cui Antimafia Duemila ha da tempo una consuetudine editoriale.
La frequentazione è continua e dichiarata, e dà al messaggio ufologico una cornice di credibilità istituzionale.
Lo stesso copione sul Río de la Plata
Alla fine del 2004 Bongiovanni si è trasferito a Carrasco, quartiere bene di Montevideo, e da lì ha anche replicato il modello italiano.
In Uruguay opera l'associazione «Un punto en el infinito», in Argentina la redazione locale di Antimafia Duemila e i gruppi «Dal cielo alla terra».
Lo schema è identico: un movimento religioso e ufologico che cerca la legittimazione delle istituzioni giudiziarie e di polizia, e che attorno alle stragi del 1992 costruisce la stessa narrazione dei mandanti occulti.
I nomi sono pochi ma parlano.
Alla presentazione della rivista alle autorità, il 5 maggio 2005, comparvero il giudice penale Pablo Eguren e il capo della polizia di Montevideo, l'ispettore Ricardo Bernal.
Eguren non era un magistrato qualsiasi: aveva istruito il caso Peirano, il più grande crac bancario della storia uruguaiana, quello del Banco de Montevideo.
In Argentina il punto di riferimento è stato Juan Alberto Rambaldo, giudice istruttore di Las Parejas, coordinatore dei congressi antimafia dell'Università di Rosario e firmatario di appelli di solidarietà a Di Matteo.
Lo stesso Bongiovanni è diventato presenza ricorrente della televisione uruguaiana: nel 2021, ospite di Teledoce, ha parlato del boss della 'ndrangheta Rocco Morabito, catturato a Montevideo nel 2017 e poi evaso.
Qui serve una distinzione.
Quasi tutta la documentazione di questa rete sudamericana proviene dalle testate del gruppo stesso, e va tenuta separata dall'antimafia statale di quei Paesi, che è altra cosa.
L'Unità Antimafia della polizia federale argentina, i congressi della Corte Suprema a Rosario, la legge antimafia del 2025 non passano da Bongiovanni.
Confondere i due piani significherebbe attribuirgli un peso che non ha.
La saldatura esiste, ha volti precisi, ma resta una rete di simpatie personali, non l'adesione di una magistratura.
Solo in Italia è decisamente molto più forte.
Le certezze che arrivano dal cielo
Resta l'uomo.
Bongiovanni dice di aver ricevuto le stimmate a Fatima nel 1989 e di essere la reincarnazione di uno dei pastorelli.
La sua missione, scrive oggi sui suoi siti, è annunciare la seconda venuta di Cristo e preparare il «Contatto Massivo» tra gli extraterrestri e l'umanità.
Il 18 dicembre 2024 ha diffuso un messaggio firmato «Adoniesis l'immortale»: le astronavi che sorvolano gli Stati Uniti sarebbero veicoli della civiltà «Apu», e il loro arrivo il preludio al «Grande Ritorno» di Gesù, accompagnato dal crollo dei mercati finanziari e dalla separazione tra i salvati e gli altri.
La sua dottrina parla di una genetica cosmica, la «G.N.A.», di centoquarantaquattromila eletti diventati sette milioni, della Terra come «Madre Cosmica» e manifestazione femminile di Cristo.
Sui suoi siti gli avvistamenti di massa negli Stati Uniti diventano la «stagione ufo 2024-2025», i droni nei cieli americani il segnale del ritorno, la stirpe degli «Arat Ra» una progenie venuta da una stella vecchia miliardi di anni.
I seguaci lo chiamano «Oracolo vivente di Dio».
Sulla persona pesano alcuni fatti documentati, e conviene attenersi a quelli.
Il primo lo ha messo a verbale il suo stesso maestro.
Nel febbraio 1998, intervistato sulla rivista Dossier Alieni (precisamente alla pagina 24), Siragusa annunciò la rottura con l'allievo con parole nette: «non condivido la commercializzazione della Verità, in quanto mi è stato insegnato che la Verità non si vende e non si compra».
L'uomo che lo aveva iniziato lo accusava, in pratica, di aver fatto della rivelazione un commercio.
Il secondo fatto è la distanza tenuta dalla Chiesa, che in Sudamerica ha messo in guardia i fedeli e che non ha mai riconosciuto nulla delle sue stimmate.
Il terzo riguarda le profezie: da oltre trent'anni Bongiovanni annuncia una svolta imminente, il ritorno di Cristo, il contatto, il collasso del mondo, e da oltre trent'anni la data slitta in avanti.
Il punto non è la fede negli extraterrestri, che resta affare privato di chiunque.
Il problema nasce quando lo stesso ambiente che riceve messaggi dettati dalla Madonna e da un alieno si propone come custode rigoroso della verità su Capaci e via D'Amelio.
Le famiglie delle vittime, e chi ancora cerca i nomi mancanti dei mandanti, non guadagnano nulla da un'antimafia che fonda le sue certezze su un oracolo invece che sui documenti.
È il terrapiattismo giudiziario nella sua forma più compiuta, con uno stigmatizzato di Floridia a portarne la bandiera sotto i ritratti di Falcone e Borsellino.
Con tanto di autorevolezza concessa da una parte consistente della magistratura mediatica.
https://www.ildubbio.news/news/giustizia/51142/bongiovanni-ufo-antimafia-duemila-stragi.html?fbclid=IwY2xjawSflldleHRuA2FlbQIxMABicmlkETI1bVNjRWZLcFBBcHU0R0Jic3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHtEo5nsTdrNCQyTaZymlSJR64vZJQZTj1Y1w6xtaXBz-Id8bpqraJoD5hOA3_aem_vEcZI7P2ncpYSs0xGW4mgw