Studio Legale Avv. Enrico Franceschetti & Partners

Studio Legale Avv. Enrico Franceschetti & Partners Lo Studio Legale dell'avv. Enrico Franceschetti è attivo sul territorio fin dal 1982. L'avv. Paolo;
- gruppo Eni S.p.A. di Napoli, Know How s.a.s.

Studio legale civile e penale, operante fin dal 1982, attivo in tutti i rami elementari con particolare esperienza nel diritto di famiglia e minorile, nella mediazione del conflitto, nel diritto d'autore e delle tecnologie informatiche. Si occupa principalmente di problematiche civili, ma gode della collaborazione organica di una valente penalista, garantendo così l'assistenza completa ai propri c

lienti. Le esperienze maturate nel corso degli anni spaziano in tutti i campi del diritto, con clientela di prestigio nazionale e domiciliazioni di eminenti studi legali italiani e stranieri. Per questo, tutti i professionisti che operano nell'ambito dello studio, oltre a garantire preparazione e professionalità, vantano specifiche doti di accoglienza, umanità ed esperienza, che consentono di soddisfare i clienti non solo sul piano strettamente tecnico. Inoltre lo studio ha maturato speciali e qualificatissime competenze nel settore dell'editoria elettronica, del diritto d'autore e delle tecnologie informatiche, e nel diritto di famiglia e minorile. Vanta inoltre vari anni di pratica di mediazione del conflitto orientato alla coppia, alla genitorialità ed alla famiglia in generale. Enrico Franceschetti è un professionista del diritto, operante nel campo civile, che nel corso della sua attività quasi quarantennale si è orientato sempre più verso le soluzioni di ADR (alternative dispute resolution), cioè soluzioni che evitando il contenzioso giudiziario mirano a risolvere i problemi delle persone così come delle identità economiche e commerciali, attraverso la negoziazione. Opera nel settore legale dal 1982, con una variegata serie di esperienze professionali. Ha rappresentato fra gli altri:
- la Sai S.p.A., Padana Assicurazioni S.p.A. ed Eni Insurance ltd rischi industriali;
- numerose agenzie e brokers di viaggi, quali la Aloschi Brothers di Napoli;
- diverse compagnie di trasporti, fra le quali la Tavassi & Tavassi s.n.c. e la Executive Trasporti s.r.l.;
- istituti bancari quali la Unicredit Banca (ex Rolo Banca) S.p.A., ed il Banco di Napoli - Gruppo S. con le consociate Napoletanagas S.p.A., Italgas S.p.A., Gori S.p.A., Acquedotto Vesuviano S.p.A., della Saipem S.p.A., dell’Agip S.p.A.;
- Assoprovider (Associazione Italiana ISP) nonché Netlab s.r.l. di Napoli, Itaweb di Luca Sambucci di Perugia, C&G Servizi Web srl;
- Areonautica Militare - 9ª Brigata Aerea Areoporto M. de Berdardis - Pratica di Mare (convenzione assistenza legale per il personale interno).
- 2CEdizioni s.r.l. - Consulenza legale continuativa e pubblicazione periodica mensile di materiale scientifico.
- Axpo Italia S.p.a., già Egl Italia S.p.A. E' stato segretario di Eurojuris Italia (membro di EuroJuris International G.E.I.E.) Ha ricevuto incarichi di docenza al Master Universitario in Diritto, economia e tecnologie informatiche tenutosi a partire dal 30 marzo 2001 presso la Scuola di specializzazione in diritto civile dell’Università degli Studi di Camerino, per gli anni dal 2001 al 2007 ininterrottamente. Dal 2005 ha inoltre ricevuto regolarmente ulteriori incarichi di docenza in tema di Diritto d'Autore e sua tutela, al Master Universitario di Computer Forensic presso la Facoltà di Informatica dell'Università di Camerino. Nel 1995 ha fondato, e da allora ininterrottamente diretto, la rivista telematica di cultura giuridica DIRITTO & FAMIGLIA (ISSN 1129-7123), dedicata alle problematiche familiari e della persona, consultabile tramite collegamento Internet all’indirizzo www.dirittoefamiglia.it. Ha fondato e diretto il Centro Sperimentale di Mediazione & Ascolto per due anni per poi fondare e dirigere il L'istituto di Mediazione Dolce, dedicato alla gestione delle problematiche familiari. Ha pubblicato due opere dedicate al diritto di famiglia con la casa editrice Experta S.p.A. - (Titoli: Formulario del Diritto di Famiglia; La Tutela del Minore - giunti già alla seconda edizione). In ugual modo, ha concluso accordi editoriali per la pubblicazione di ulteriori opere con la casa editrice Giappichelli s.r.l.., per la quale, in particolare, è stato edito il Nuovo Formulario del Diritto di Familia. Ha inoltre pubblicato un contributo nell'opera Diritti del Cittadino e tecnologie informatiche, a cura di Guido Biscontini e Lucia Ruggieri, edito da E.S.I. Napoli, in tema di Domain Names. Esperto in
Avvocato, Consulente, Diritto Civile, Diritto della Volontaria Giurisdizione, Diritto di Famiglia e delle Successioni, Formatore

01/05/2026

1° Maggio

Il 1° maggio impone, oggi più che mai, una riflessione seria sullo stato del lavoro in Italia che continua ad essere caratterizzato da persistenti e profonde diseguaglianze, condizioni di precarietà diffuse e ambiti nei quali la tutela dei diritti fatica ancora a tradursi in effettività.
Il Movimento Forense richiama l’attenzione su alcuni nodi strutturali che continuano a caratterizzare il mercato del lavoro: il divario retributivo di genere, ancora radicato e sistemico; le difficoltà di accesso e stabilizzazione per i giovani; le criticità del lavoro femminile, ancora troppo spesso penalizzato da modelli organizzativi inadeguati; e le nuove forme di sfruttamento che emergono anche nei contesti digitali. Si tratta di fenomeni complessi che non possono essere affrontati con interventi isolati o meramente dichiarativi ma, al contrario, richiedono un approccio organico, capace di incidere tanto sul piano normativo quanto su quello culturale e applicativo.
In tale prospettiva, ogni intervento legislativo, deve essere valutato soprattutto per la sua capacità di incidere concretamente sulle condizioni di lavoro: il recentissimo tema del “salario giusto”, ad esempio, non può esaurirsi in una definizione normativa, ma presuppone un sistema di contrattazione collettiva realmente rappresentativo e un apparato di controlli effettivo; analogamente, le misure di incentivazione all’occupazione devono essere accompagnate da strumenti idonei a prevenire utilizzi distorsivi o meramente opportunistici.

Su questi aspetti, il contributo tecnico del Dipartimento Nazionale Giustizia del Lavoro di Movimento Forense – che ha svolto un’approfondita analisi giuridica e applicativa delle più recenti evoluzioni normative e delle criticità strutturali del sistema, a cui si rimanda per un più compiuto approfondimento – evidenzia con chiarezza come il principale limite dell’attuale assetto non risieda tanto nell’assenza di regole, quanto nella loro disomogenea attuazione.
Particolare attenzione, infine, deve essere riservata anche al tema della sicurezza sul lavoro e al contrasto di ogni forma di sfruttamento, tradizionale o digitale. In entrambi i casi, si è di fronte a questioni strutturali che impongono un rafforzamento dei controlli, delle responsabilità e degli strumenti di tutela.

Il lavoro dignitoso non può essere considerato un obiettivo programmatico bensì un diritto esigibile e l’analisi sviluppata dal nostro Dipartimento Giustizia del Lavoro conferma che la sfida non è soltanto normativa, ma riguarda l’effettività delle tutele e la capacità del sistema di renderle accessibili e concrete.
In questa prospettiva, il tema del lavoro richiede un impegno che travalica le singole iniziative e si colloca su un piano più ampio di responsabilità istituzionale e culturale. Solo attraverso un approccio integrato, che unisca qualità della regolazione, rigore nei controlli e reale accesso alla giustizia, è possibile trasformare i diritti riconosciuti in diritti effettivamente garantiti.

Avv. Elisa Demma
Presidente Movimento Forense

14/04/2026
19/03/2026

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29/10/2025

📣La legge del mercato al ribasso non può essere più tollerata.

Termini Imerese, 29 ottobre 2025

Usciamo da pochi giorni da un Congresso Nazionale Forense in cui, con forza, il Presidente del CNF ha rivendicato con unanime consenso dei delegati il diritto degli avvocati ad un compenso giusto, nonché la necessità di estendere la norma sull’equo compenso ben oltre i confini delle convenzioni con le “controparti forti” e vediamo con sconcerto oggi un parere dell’Ufficio Studi del CNF che contraddice questa linea, con indicazioni di segno totalmente opposto.

C’è una visione comune uscita dall’assise di Torino per cui uno dei grandi (se non il principale) problemi della categoria è la “questione reddituale”.
Se ne parla per ragioni di dignità degli avvocati presi singolarmente, ma anche per dignità dell’Avvocatura come categoria il cui ruolo anche dal punto di vista economico deve essere riconosciuto.

Se ne parla per le giovani generazioni di colleghi, che tutti vogliono veder prosperare, ma che sono i primi a soffrire le concorrenze al ribasso, non avendo margini ad inizio carriera.
Se ne parla in ambito previdenziale: sempre dal palco del Congresso, la Presidente di Cassa Forense Annunziata ha chiarito come la sostenibilità del sistema non può prescindere da un rafforzamento delle entrate reddituali degli avvocati.

Ma una volta chiarito qual è il punto a cui si vuole arrivare, ci si ritrova ad affrontare un parere che nasce già vecchio rispetto ai recenti arresti giurisprudenziali in materia, che iniziano a rivedere le apodittiche prese di posizione sul libero mercato applicato tout court alle professioni intellettuali, dando rilevanza al principio costituzionale dell’art. 36 sulla dignità della retribuzione (e per esteso ovviamente dei compensi dei professionisti, salvo non si voglia violare l’art. 3 della stessa Carta), come ha fatto la Corte di Cassazione che con la sentenza n. 19049/2025, ha stabilito che “ai fini della liquidazione delle spese processuali a carico della parte soccombente, il giudice non può in nessun caso diminuire oltre il 50 per cento i valori medi di cui alle tabelle allegate", richiamando precedenti arresti della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in materia di tariffe minime e concorrenza, secondo cui le norme che vanno a tutelare la qualità delle prestazioni e l’autonomia del professionista non si pongono in violazione dei principi della UE, laddove siano proporzionate e mirino ad obiettivi legittimi.

Tutti sappiamo che la questione è “politica”: che serve andare oltre una visione restrittiva e dannosa per la professione come quella intervenuta negli ultimi anni a causa di malintesi afflati liberisti.
ll punto è chiaro ed è che una corsa al ribasso non garantisce e tutela il consumatore: non è il prezzo il parametro di una prestazione intellettuale, ma la qualità. E la qualità deve essere dignitosamente ricompensata.

Riteniamo che il parere dell’Ufficio Studio del CNF sia “una voce dal sen fuggita” (e come tale può essere richiamata) in un contesto che si deve muovere in tutt’altra direzione, anche con il coraggio dimostrato dalle richiamate prese di posizione del Presidente del CNF e della Presidente di Cassa Forense dal palco della massima assise dell’Avvocatura: Movimento Forense supporta totalmente la visione esposta dalle nostre massime istituzioni ed è convinto che ciò sia necessario per la tutela della dignità degli avvocati, dei giovani colleghi e dell’Avvocatura.

Per il momento, grazie...

10/10/2025

📃COMUNICATO STAMPA

AI E PROFESSIONI LEGALI: IL MOVIMENTO FORENSE CONTRO L’ENNESIMO ADEMPIMENTO INUTILE.

Non pensate che tutti gli avvocati siano uguali! E che per vincere le cause si debba essere furbi o arroganti.I veri avv...
06/10/2025

Non pensate che tutti gli avvocati siano uguali!
E che per vincere le cause si debba essere furbi o arroganti.

I veri avvocati, come diceva Calamandrei, sono altro: “Molte professioni possono farsi col cervello e non col cuore. Ma l’avvocato no.”

11/09/2025

Rocco Schiavone: Quel muro che chiamiamo Amore
di Enrico Franceschetti

Il vicequestore Rocco Schiavone, personaggio iconico creato da Antonio Manzini, non è un investigatore come gli altri. È il prototipo dell'antieroe: scorbutico, insofferente, perennemente con il cuore a Roma e il corpo ad Aosta. La sua divisa è un peso, il suo ufficio un luogo di esilio autoimposto. Eppure, proprio in questa sua apparente ruvidezza, risiede il motivo per cui lo amiamo così tanto: Schiavone non sta solo cercando la verità nei delitti che indaga, ma sta lottando con il suo più grande nemico, un dolore che si è fatto identità, la perdita della moglie Marina. In sostanza Schiavone è un uomo comune, afflitto da preoccupazioni e dolori simili ai nostri, con una linea etica adattata ai propri valori individuali e non conformata su linee astratte. E' profondamente imperfetto, proprio come ognuno di noi. Per questo è tanto rappresentativo.

Per Schiavone, l'amore è un'esperienza finita. Dopo Marina, le sue relazioni sono state un deserto emotivo, incontri casuali e senza futuro. O almeno così è sembrato, fino all'arrivo di due donne: Caterina, un tentativo di rinascita brutale e fallito, che lo ha ributtato nella sua profonda prigione emotiva, e poi Sandra Bucellato, la giornalista.
Sandra non è un'avventura, almeno fin'ora non arriva mai ad esserlo; ma è una sfida. Lei cerca di scardinare la corazza del vicequestore, di penetrare quel muro che lui ha costruito mattoncino dopo mattoncino. Si impegna, lotta, si ripropone costantemente, nonostante le resistenze ed i fallimenti di lui che prova ma non riesce. Dunque si spende, o almeno si sforza di farlo.

In un momento cruciale della loro storia, in una scena apparentemente minore, mentre lui le chiede di aiutarlo in una delicata e rischiosa indagine su corruzione e alte personalità dei servizi di stato, e le domanda se ne avesse paura, lei risponde con una frase che ha suscitato in me una profonda riflessione: “Un giorno ti racconterò la mia vita e capirai perché non ho paura.” (La citazione è tratta dal romanzo "Vecchie conoscenze" di Antonio Manzini, Sellerio Editore, e riproposta nel quarto e ultimo episodio della quinta stagione della serie televisiva Rocco Schiavone, coproduzione Rai Fiction e Cross Productions).

Ma come, mi sono detto, tutti questi sforzi di porsi in relazione e non ha mai trovato tempo ed occasione per raccontarsi? Non ha mai parlato veramente di sè e di ciò che è stato il suo passato? Mi è apparo subito chiaro che, per quanto possa sembrare incredibile, questo è il cuore di un problema che affligge le relazioni del nostro tempo. Si può andare a letto insieme, condividere serate, impegni, discussioni, confronti ma mai, mai raccontare la verità di sé stessi. Quel racconto, che dovrebbe essere l’atto fondante di ogni intimità, è il grande assente, chiave di ogni solitudine.

Il Silenzio come ostacolo e la mediazione come ponte trasformativo
Questo "non detto" così efficacemente colto dal mondo della fiction, sembra ormai essere la regola, nelle relazioni. Non mi riferisco solo a quelle "d'amore" ma in generale a tutti i rapporti affettivi che, per potersi edificare e consolidare davvero, richiedono necessariamente la condivisione del racconto di sè, l'accoglienza di paure e fragilità, la costruzione di una esperienza intima comune.

Questo fenomeno si esprime in modo eclatante (anche) nel mondo dei social media. Ogni giorno, milioni di persone affidano a Facebook o Instagram aforismi, sentenze e confessioni sul loro dolore, sulla solitudine, sulla sensazione di essere ignorati o traditi. È un grido di dolore espresso a una moltitudine priva di volto, che proprio per questo diventa nessuno. È la via d'uscita meno rischiosa per dar sfogo ad un impulso irresistibile, ad una richiesta di empatia mai riconosciuta, perché si può sfogare il dolore senza correre il rischio di una vera risposta, di un dialogo che richieda vulnerabilità. Ma questa confessione pubblica non è una soluzione, è solo un sintomo. L'unica via per trovare una comunione reale è violare lo schermo blindato per arrivare all'altro, correndo il rischio di essere visti (!!) e capiti.

Nel mio lavoro di avvocato specializzato in diritto di famiglia e nella pratica della negoziazione assistita e della mediazione, riscontro quotidianamente questa dinamica. Spesso, le coppie in lite, ma anche familiari ed amici, si presentano con una serie di richieste formalistiche e superficiali – "vuole la casa", "vuole più soldi" – ma sotto queste maschere si nascondono conflitti profondi, anzi, meglio, bisogni profondi, che le parti non riescono o non vogliono esprimere perchè incapaci di condividere i loro motivi interiori. Quei moti, quelle fragilità, quelle sensibilità, sono parte essenziale di ogni identità ma oggi sono considerate debolezze da non rivelare a nessuno. Nemmeno al proprio partner. Nemmeno al proprio fratello.

Il loro silenzio non è una mancanza di parole, ma un atto di resistenza, una difesa contro la vulnerabilità.
Quindi, si corre dall'avvocato e dal giudice per trovare soluzione. Si immagina che qualcuno che non ci conosce, che non ha mai sentito parlare di noi, che nemmeno vorrebbe farlo se non per svolgere la propria funzione, capisca e risolva? Ma davvero? E con quali strumenti? Con le leggi o le forze dell'ordine? Capite di quale portata sia l'illusione? E quali le reali, comuni e ben conosciute conseguenze?

La mediazione e la negoziazione non sono semplicemente un’alternativa al processo giudiziario, ma rappresentano un vero e proprio spazio sacro dove il racconto può finalmente emergere. A differenza di un’aula di tribunale, dove il giudice è un "estraneo" che si limita ad applicare la legge su fatti rigidamente provati, il mediatore è un facilitatore che incoraggia le parti a narrare la propria verità. Non si tratta di giudicare chi ha ragione o torto, ma di far emergere il conflitto reale, le paure, i bisogni inespressi.

L’Arte di Far Parlare il Cuore
La soluzione del conflitto, in questo contesto, non è imposta dall’esterno, ma nasce dalla consapevolezza che si genera attraverso il dialogo. Le parti imparano a raccontarsi, ad ascoltarsi e a riconoscere il dolore dell'altro. In questo modo, i problemi superficiali (la divisione dei beni, la quantità dell'assegno) diventano secondari rispetto alla comprensione dei problemi profondi (la mancata fiducia, la delusione, il bisogno di riconoscimento).

Come per Rocco Schiavone e Sandra Bucellato, la chiave per aprire il cuore non è forzarlo, ma offrire uno spazio sicuro in cui la storia possa essere raccontata. Il mio lavoro, in questo senso, è proprio quello di aiutare le persone a superare la paura del racconto, a far emergere la verità non per distruggere, ma per ricostruire, trovando soluzioni che vanno oltre la semplice applicazione della legge, e che toccano il cuore del conflitto per risolverlo in modo duraturo.

Enrico Franceschetti

Si sa, purtroppo nella vita prima o poi toccano a tutti delle disgrazie.Si prova a tenersene lontani con scongiuri, con ...
03/09/2025

Si sa, purtroppo nella vita prima o poi toccano a tutti delle disgrazie.

Si prova a tenersene lontani con scongiuri, con grandi e piccole scaramanzie, con offerte agli Dei e tattiche dilatorie… ma inevitabilmente arriva per ognuno il maledetto giorno in cui ci si rende conto di aver bisogno di un avvocato!

Del resto, mica potete pensare che i guai capitino sempre agli altri, no?

Ebbene, datemi retta: quando quel momento arriva, è meglio premunirsi per evitare ulteriori drammi. Già è orribile il pensiero di doversi recare da questa figura mitologica a metà fra un serpente piumato ed un licantropo… cerchiamo almeno di non commettere ulteriori errori.

Ce ne sono tre, più consueti:

1) Mi serve un avvocato bastardo, così distruggo l’avversario.
Sfatiamo un mito, amici miei. Gli avvocati “bastardi” di solito lo sono sempre, non solo quando fa piacere a voi. In altre parole sono innanzi tutto “bastardi dentro”. Se non hanno scrupoli con l’avversario state tranquilli che non ne avranno nemmeno con voi, ed anzi, è molto probabile che proprio voi sarete le loro prime, spesso uniche, vittime. Dovete sapere infatti che di solito tali colleghi “ringhianti” sono ben conosciuti nell’ambiente, sia dagli altri avvocati che dai giudici, e per questo ampiamente disistimati ed ostacolati. Raramente riescono a sortire risultati positivi. Tranne che a loro favore, naturalmente, facendosi pagare fior di parcelle.

2) Mi occorre un avvocato bravo, quindi vado dal migliore.
Ahimé, dovete sapere che “l’avvocato migliore” è una proiezione del nostro desiderio di assistenza. Come tale, però, è solo una illusione. Esistono i grandi studi “di moda", è vero, ma di solito sono tali perché si fanno pagare moltissimo, soprattutto per l’immagine e la struttura. Se vi rivolgete ad uno di questi, è molto probabile che l’incarico sia preso dal suo notissimo titolare (che poi vi presenterà una parcella adeguata al suo nome), ma che il lavoro venga effettivamente svolto da uno dei più giovani di studio. Perciò, meglio è informarsi fra parenti ed amici per individuare un professionista onesto e diligente, di cui si abbia già avuta esperienza e di cui si siano già verificate queste due doti essenziali e decisive. Poi, nel colloquio che avrete con lui, sentirete “a pelle” se potrete fidarvi o meno. Di regola, ciò basterà ampiamente a farvi ottenere ragione, se l’avete.

3) In fondo se ho ragione vincerò comunque, quindi non mi serve un avvocato di fiducia, mi basta quello che si fa pagare di meno.
Eh. Magari fosse così semplice! Partiamo da un dato di fatto: nessuno lavora gratis. Ne voi, ne l’avvocato. Quindi, se lo pagate poco è perché… lavora poco.

La strada opportuna è invece quella che vi fa pagare il giusto in relazione alla qualità dell’impegno che ottenete. E qui affrontiamo il secondo punto: non è detto che “aver ragione” vi consenta di ottenere per ciò solo un giudice che ve la riconosca. La verità processuale molto spesso è diversa da quella reale, ed è necessaria una grande collaborazione fra voi ed il vostro legale di fiducia affinché le due verità possano combaciare. Quello che conta davvero in un legale, e che fa la differenza, è l’esperienza, la capacità strategica di saper utilizzare gli strumenti normativi più adatti e tanto, tanto buon senso. Se riuscirete a trovare un avvocato così (ce ne sono, credetemi!!! Uno di loro sono io... :-D) sarete sulla buona strada per ottenere risultati accettabili. Ricordate però che pretendere onestà va bene se sarete voi i primi a garantirla, sia nelle informazioni che fornirete che nella ricompensa che riconoscerete.

Insomma: più conoscete il vostro legale, più lo eviterete nel futuro!

Enrico Franceschetti

Quando finisce una storia d’amore, non finisce di certo la vita, anche se qualcosa si rompe, magari facendo rumore. A volte è un rumore sommesso, altre volte un boato.

Un'altra viaIn un mondo dove la legge del più forte sembra l'unica bussola, e la fragilità è scambiata per debolezza, ci...
03/09/2025

Un'altra via

In un mondo dove la legge del più forte sembra l'unica bussola, e la fragilità è scambiata per debolezza, ci sono ancora coloro che credono nel valore profondo delle relazioni. Essi sono gli "altri", coloro che scelgono la comprensione al posto dello scontro, l'empatia al posto della rabbia, e il dialogo al posto del muro. Non sono i deboli, ma i coraggiosi. Non si arrendono al cinismo, ma cercano un'altra via, una che preservi dignità, rispetto e, soprattutto, l'amore.

In un'epoca in cui una coppia può terminare, ma la famiglia resta, soprattutto per la vita dei figli, la negoziazione assistita non è un semplice strumento legale, ma una scelta di civiltà. È un percorso che riconosce che una relazione può finire senza che il suo valore vada perduto. È l'unica via per un futuro meno traumatizzato, che non porti i segni indelebili dello scontro.

L'avvocato degli "altri"

L'avvocato, in questo contesto, non è un guerriero, ma un tessitore di ponti. Non lavora per la vittoria totale di una parte, ma per la costruzione di una soluzione che, pur nella fine di un rapporto, tuteli il bene superiore di tutti, specialmente dei più piccoli. Questo tipo di avvocato è l'alleato di chi crede che sia possibile risolvere le questioni senza disonore, senza umiliazione e senza distruggere i ponti che potrebbero servire in futuro.

Questa è la mia missione. Mi candido a essere l'avvocato di chi rifiuta la guerra e sceglie la pace. L'avvocato di chi, pur nella sofferenza di una separazione, non vuole sacrificare il rispetto e l'empatia. L'avvocato di chi capisce che la vera forza non sta nell'imporre la propria volontà, ma nel saper ascoltare e trovare un terreno comune.

Se credete che una famiglia possa cambiare forma ma non morire, se credete che i figli meritino un futuro non segnato dall'odio dei genitori, se credete che il rispetto e la dignità siano più preziosi di qualsiasi vittoria in tribunale, allora siete "gli altri". E io sono qui per voi.

Quando finisce una storia d’amore, non finisce di certo la vita, anche se qualcosa si rompe, magari facendo rumore. A volte è un rumore sommesso, altre volte un boato.

Indirizzo

Salita Dello Scudillo 20
Naples
80131

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 19:00
Martedì 10:00 - 19:00
Mercoledì 10:00 - 19:00
Giovedì 10:00 - 19:00

Sito Web

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