Studio legale Paone&Miele

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24/02/2026

Fino a qualche anno fa, quando qualche collega poi diventato magistrato faceva finta di non conoscermi tendevo ad offendermi perché pensavo fosse questione di superbia, un modo per affermare una qualche superiorità.
Poi invece, maturando nella professione e nella vita, devo dire che li capisco e, a dire il vero, è un comportamento che condivido e replico a mia volta. Questo perché, quando si crea un'amicizia e poi si è parti contrapposte in udienza, può essere difficile essere professionali e lucidi nel proprio lavoro che, si badi bene, incide sui diritti fondamentali delle persone - siano essi personali o patrimoniali - ed esige la massima serietà da parte di chi lo esercita.
Ebbene, la stessa dinamica molto spesso si replica tra il Giudice ed il Pubblico Ministero, perché fanno gli stessi corsi, concorsi e percorsi e poi si trovano in posizioni contrapposte in udienza, proprio come l'avvocato e il p.m. con la differenza che non si riscontra poi la stessa attenzione al distacco che, si badi bene, non è solo una questione di forma ma anzi di rispetto della sostanza.
Un sistema accusatorio com'è quello italiano esige la parità delle parti dinnanzi al giudice che deve essere terzo e non solo formalmente, nell'interesse di noi cittadini tutti e degli stessi giudici che vogliono esercitare rispondendo solo alla legge.
Non accetto chi dice che è già così perché vuol dire che non conosce le aule di tribunale o, molto peggio, finge di non conoscerle.
La magistratura specialmente negli ultimi anni (anche a causa dell'inettitudine del legislatore) si è arroccata su di un piedistallo che non gli spetta, omettendo una doverosa autocritica pure dinnanzi all'evidente lassismo di alcuni dei suoi rappresentanti, con la conseguenza che progressivamente ha perso credibilità e quindi la fiducia dei cittadini.
Ecco allora che si arriva alla riforma della giustizia che prevede la separazione delle carriere e soprattutto degli organi deputati al controllo disciplinare dei magistrati, con l'elezione a sorteggio dei membri che ne fanno parte.
Non si vede come questo però possa essere un problema, dal momento che il CSM, lungi dall'essere un organo politico, è anzi composto - per la maggiore - da meri dipendenti pubblici, ai quali è richiesto di mettere a disposizione la loro esperienza per valutare l'operato dei colleghi o per dare uniformità all'amministrazione della giustizia ma sempre e comunque nel rispetto della voluntas legis, giacché la magistratura non può in alcun modo scavalcare il potere politico, pena il totale squilibrio dell'ordinamento e soprattutto della democrazia.
Mi costa tanto sostenere una riforma proposta dalla Meloni, perché sono e sarò sempre idealmente di sinistra ma devo riconoscere che questa riforma - perfettamente in linea con quasi tutti gli ordinamenti europei - da avvocato la ritengo necessaria e non certamente per indebolire i magistrati ma per dare effettività al potere giudiziario ed anzi potere a tutti quei giudici e pubblici ministeri che vogliono fare il proprio lavoro senza condizionamenti politici e senza secondi fini, per amore e dovere per l'ufficio che hanno scelto di ricoprire.
Non è un caso che molti magistrati ed ex magistrati abbiano dichiarato pubblicamente di votare SI (Catello Maresca ad esempio) ed altri abbiano invece dimostrato, con le proprie dichiarazioni pubbliche, che il SI è addirittura necessario.

Insomma, non so se si è capito, ma noi voteremo .

L'attenuante del c.d. processo mediatico nel caso Pifferi.
13/01/2026

L'attenuante del c.d. processo mediatico nel caso Pifferi.




Un passaggio della sentenza di appello nel caso Pifferi sul cd. "processo mediatico", in virtù del quale sono state riconosciute le attenuanti generiche: «l’appellante Difesa ha richiesto di motivare il riconoscimento delle attenuanti generiche (anche) per il clamore mediatico subito e, diciamo pure, sofferto dall’imputata. In diverso contesto processuale ed in sé, sarebbe richiesta a dir poco singolare e atipica. Nel senso e per gli effetti sino a qui specificati è, invece, addirittura fondata e pertanto la si accoglie come uno dei motivi da porre a sostegno dell’elisione dell’unica circostanza aggravante sopravvissuta al vaglio dibattimentale» (pag. 190).

Il diritto penale non è e non può essere la soluzione alle mancanze dello Stato e della società. La pena, specialmente q...
20/03/2024

Il diritto penale non è e non può essere la soluzione alle mancanze dello Stato e della società. La pena, specialmente quando viene applicata a imputati minorenni, è anzi la conseguenza di una patologia della società, che dovrebbe essere curata ab origine. La condanna è il fallimento di uno Stato che non è riuscito a dare un'alternativa a chi delinque.

Come pochi. Sentite condoglianze alla famiglia.
27/02/2024

Come pochi.
Sentite condoglianze alla famiglia.

Si è spento il sorriso, ma non il dolce ricordo di un avvocato militante, sempre presente nelle aule di giustizia, generoso e disponibile con tutti. È stato un esempio per le nuove generazioni, in prima linea nella difesa dei suoi assistiti, con il garbo e la simpatia come segni distintivi. A Luca ed alla famiglia giunga l'abbraccio commosso della comunità dei penalisti napoletani per la perdita del collega Sergio Mottola.

29/09/2023

Aspettativa Vs Realtà 😅

𝐄' 𝐮𝐧 𝐩𝐢𝐩𝐩𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐀𝐦𝐢𝐜𝐨 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐯𝐢𝐭𝐚. 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐀𝐯𝐯𝐨𝐜𝐚̀   · 𝗖𝗮𝗿𝗼 𝗰𝗹𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗮𝘃𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗼 ❤️Ho preso in carico i...
16/03/2023

𝐄' 𝐮𝐧 𝐩𝐢𝐩𝐩𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐀𝐦𝐢𝐜𝐨 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐯𝐢𝐭𝐚. 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐀𝐯𝐯𝐨𝐜𝐚̀
·
𝗖𝗮𝗿𝗼 𝗰𝗹𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗮𝘃𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗼 ❤️
Ho preso in carico il tuo problema, ti sono stato a sentire, ho dipanato insieme a te il problema, l'ho reso comprensibile. Non sempre quello che dici, sai, si capisce immediatamente. Occorre ascoltare con attenzione, passare al setaccio le parole, distinguere quelle dettate dall'ira da quelle dettate dal cuore, separare quelle che nascono dall'ignoranza e dalla suggestione da quelle che sono pronunciate con animo sincero. Ho prospettato delle soluzioni, ho ipotizzato, ti ho fatto delle domande, ho preso appunti.
Questo, caro cliente, vale per tutti i problemi che possono essere sottoposti a un avvocato: problemi di credito da recuperare, di debiti con il mondo bancario, di imprese, di soci, di famiglia, di rapporti condominiali, di rapporti con la pubblica amministrazione, di figli, di mogli, di mariti.
Noi ascoltiamo: noi avvocati ascoltiamo.
Io e tutti i miei colleghi dedichiamo al lavoro, cioè a te, al tuo problema, caro cliente, le nostre forze fisiche ed intellettuali.
Non è vero che il nostro lavoro è sedentario: noi corriamo dalla mattina alla sera, e nei Palazzi di Giustizia saliamo da un piano all'altro, alla ricerca dello sportello giusto, e poi scendiamo di nuovo, e risaliamo, e camminiamo per chilometri.
Nelle nostre borse ci sono le tue carte, le tue speranze, la tua rabbia e la tua delusione, la tua ansia, i tuoi problemi. Le nostre borse pesano tantissimo, perché ci portiamo appresso la vita dei nostri clienti.
E dopo avere ascoltato, caro cliente, dobbiamo decidere quale è la strada giusta da seguire, e dobbiamo seguirla, e non vorremmo mai sbagliare. A volte ci capita di sbagliare, tuttavia, e allora soffriamo in silenzio, e passiamo nottate intere a rimuginare pensieri. Chi non fa questo nostro mestiere non sa cosa vuol dire svegliarsi di notte e rimanere a guardare il soffitto, aspettando il sonno che non torna.
Ognuno di noi si è sentito da dire dal suo dominus (e cioè l'avvocato anziano che gli ha insegnato il mestiere): fino a quando non resterai una notte sana a guardare il soffitto, con lo stomaco in subbuglio e le parole che si accavallano nella testa, non sarai avvocato.
I più anziani tra di noi l'hanno detto a loro volta ai loro discepoli, e i più giovani prima o poi lo diranno.
A volte ci capita di trovare la soluzione, spesso ci capita di vincere una causa. E allora, sempre in silenzio, ridiamo dentro di noi, perché nessuno potrà mai capire che sensazione prova un avvocato che conduce la nave sino in porto.
Caro cliente, sembriamo una classe disunita, perché ognuno di noi ogni giorno deve affrontare tutto e il contrario di tutto, e se io vinco vuol dire che qualcun altro perde, e se vince qualcun altro vuol dire che perdo io.
Sembriamo disuniti, ma non lo siamo. Il senso di solidarietà si impara in trincea, nella trincea dei Tribunali dove ogni giorno scendiamo per fare il nostro lavoro. Lì si imparano solidarietà e rispetto, e correttezza e tante altre cose belle. Si impara anche ad essere fermi, e coraggiosi.
Ecco, questo è il mondo in cui io, caro cliente, vivo tutti i giorni da trenta anni. Io e altri 250.000 colleghi. Adesso, improvvisamente, qualcuno se ne esce a dire che siamo troppi. E' uno sbaglio di lana grossa, e ti spiego perché, caro cliente:
sino a prima della seconda guerra mondiale, gli avvocati erano a numero chiuso, come i notai. Erano ricchi e potenti. Ma la gente come te, caro cliente, faceva anche una settimana di fila per parlare con l'Avvocato. E poi, tutto sommato, la gente come te, caro cliente, che diavolo doveva andare a fare dall'avvocato?
Le cose sono cambiate, gli scenari si sono stravolti: la proprietà privata non è più cosa di ricchissime e agiate famiglie, milioni di italiani hanno casa di proprietà.
Questo vuol dire, semplicemente, che milioni di italiani hanno problemi di condominio, di rapporti con i vicini, di mutui, di ristrutturazioni, di compravendita. E questo per restare in un solo settore.
Il numero degli avvocati non deve essere rapportato al numero della popolazione italiana, ma al volume di rapporti problematici. Banche, imprese, rapporti di lavoro, condominio, separazioni, divorzi, amministrazioni di sostegno.
Per questo ci sono milioni di controversie, in Italia.
E il problema non sono gli avvocati, caro cliente.
Il problema è lo Stato che non sa dare una risposta adeguata.
Mi fermo qui, perché dovrei parlarti di moltissime altre cose, e il discorso diventerebbe di una lunghezza insostenibile.
Ma quello che mi premeva dirti, caro cliente, è che il tuo avvocato, sia esso giovane, vecchio, donna o uomo, calvo o capellone, grasso o magro, simpatico o molto serioso, è una persona che si fa carico del tuo problema, e se lo porta appresso per tutta la giornata, anche quando tu non ci pensi più. E' una persona che si aggiorna e studia per darti il migliore servizio possibile. E' una persona che di mestiere risolve i problemi degli altri: ascoltalo, seguilo e rispettalo. E pagalo quando ti chiederà di essere pagato.
Giuseppe Caravita correva l'anno 2014 - Archivio Storico di In Giustizia❤️

Tanti auguri affettuosi di buon anno nuovo 🥂
31/12/2022

Tanti auguri affettuosi di buon anno nuovo 🥂

🔴🔴🔴 La responsabilità civile del magistrato anche per l'imputato non detenuto✔ ̀civile
17/09/2022

🔴🔴🔴 La responsabilità civile del magistrato anche per l'imputato non detenuto✔

̀civile

GOGNA MEDIATICA (PER UN MAGISTRATO) E RESPONSABILITÀ CIVILE (DEL MAGISTRATO)

Occorre certamente salutare con favore la recentissima sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha ampliato l’area dei danni risarcibili causati al cittadino indagato/imputato dalla azione ingiusta del magistrato. Senza perderci nei dettagli tecnici, un po' più complessi di quanto possano apparire, andiamo al punto: il cittadino vittima di un ingiusto processo o di una ingiusta indagine ha diritto, oltre che al risarcimento dei danni patrimoniali, al risarcimento dei danni non patrimoniali conseguenti alla lesione dei fondamentali diritti della persona anche diversi -ecco la novità- dal diritto alla libertà personale. In altri termini, è incostituzionale la legge sulla responsabilità civile dei magistrati che limitava i danni non patrimoniali risarcibili solo alla ipotesi che il cittadino ingiustamente inquisito fosse stato per di più privato della libertà personale. La Corte dice con chiarezza quanto sia ingiustificata questa limitazione. Un cittadino messo alla gogna da una accusa ingiusta, anche se non raggiunto da una misura cautelare, vede egualmente calpestati diritti non meno importanti di quello alla libertà personale, quali quello alla propria dignità, alla propria reputazione personale e professionale, alla propria salute (fisica e mentale).
La notizia mi ha colpito ed al tempo stesso incuriosito, per una ragione molto semplice. Per far sì che la Corte Costituzionale si pronunci sulla costituzionalità di una legge, occorre vi sia stato un magistrato che abbia sollevato la questione. Aggiungo che la legge in discussione è una delle meno applicate e meno digerite dalla magistratura italiana: fu scritta (malissimo, in verità) da Giuliano Vassalli dopo il vergognoso massacro giudiziario di Enzo Tortora ed il conseguente referendum, e poi blandamente rafforzata nel 2015. Quindi ho voluto capire meglio, ed ho appreso che la persona vittima della ingiusta ed infamante inchiesta giudiziaria alle origini della causa di responsabilità civile del magistrato inquirente è …. un magistrato. La vicenda si svolse, manco a dirlo, in Calabria. Protagonista, manco a dirlo, l’allora PM dott. De Magistris presso la procura di Catanzaro, insieme all’allora Procuratore capo Mariano Lombardi e al PM Mario Spagnuolo. Alle 5 di mattina (si, accade sempre a quell’ora, soprattutto quando non ce ne è nessun bisogno) dell’11 novembre 2004 costoro mandano la Guardia di Finanza a perquisire l’abitazione del dott. P.A.B., magistrato di origini calabresi in servizio presso la Corte di Cassazione. L’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa, qualunque cosa ciò possa significare. Leggo dalle cronache che il magistrato, non solo perché scioccato, non riuscì nemmeno a comprendere il senso della incolpazione provvisoria confusamente descritta nel decreto di perquisizione e sequestro. Ma anche qui nulla di nuovo, visto che l’estensore era De Magistris, aduso a formulare ipotesi delittuose che forse lui stesso faticava a comprendere. Dopo il tremendo colpo, più nulla, non una convocazione per essere interrogato, nulla di nulla. Anche qui, vi prego di credermi, siamo nell’ambito dei più diffusi costumi giudiziari di questo Paese, e di alcune sue Procure in particolare. Quando finalmente, dopo due anni, la sua posizione viene stralciata e trasmessa al Giudice competente (chiaro? Erano anche territorialmente incompetenti; ma anche questo, è un film visto e stravisto mille volte), cioè la Procura di Roma, che legge le fumisterie incomprensibili della imputazione provvisoria e richiede subito, ottenendola, l’archiviazione. Il dott. P.A.B. cita in giudizio lo Stato per la sua responsabilità sussidiaria ed il Tribunale di Salerno liquida i danni patrimoniali, ma non quelli morali perché il dott. P.A.B. non era stato arrestato. Questi si ribella, ed infine la terza sezione civile della Cassazione manda alla Corte Costituzionale, ed ora la vittima di quella ingiustizia avrà diritto anche al risarcimento dei danni non patrimoniali. Ne siamo tutti lietissimi, ed è un buon passo avanti di civiltà.
Tuttavia avverto nitidamente che ciascuno di voi, letta questa storia, si stia chiedendo: ma se la vittima non fosse stato un magistrato, sarebbe andata nello stesso modo? Ecco, chissà come mai, me lo stavo chiedendo anche io.

Lo studio legale Paone - Miele va in vacanza. Come al solito vi invitiamo a contattarci per le sole urgenze e vi auguria...
31/07/2022

Lo studio legale Paone - Miele va in vacanza. Come al solito vi invitiamo a contattarci per le sole urgenze e vi auguriamo buone vacanze!

✔Corso di alta specializzazione in psicologia giuridica e forense🤓Ad maiora semper.                                     ...
08/06/2022

✔Corso di alta specializzazione in psicologia giuridica e forense
🤓Ad maiora semper.

La proposta: rimborso delle spese legali per gli imputati assolti. I limiti e le modalità 👇🏻👇🏻👇🏻
14/01/2022

La proposta: rimborso delle spese legali per gli imputati assolti. I limiti e le modalità 👇🏻👇🏻👇🏻

Definiti criteri e tempi: vi possono accedere i destinatari di una assoluzione definitiva pronunciata “perché il fatto non sussiste”, “perché non ha commesso il fatto”, “perché il fatto non costituisce reato”. Il fondo totale è pari a 8 milioni annui

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