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05/04/2026
OGGI PREVALE IL SOLLIEVO, MA NON C'È NULLA DA FESTEGGIARE.L’esito del referendum scongiura un pericolo che molti hanno s...
23/03/2026

OGGI PREVALE IL SOLLIEVO, MA NON C'È NULLA DA FESTEGGIARE.
L’esito del referendum scongiura un pericolo che molti hanno sottovalutato: il tentativo di scardinare il nostro assetto democratico.
Sarebbe stata la fine dell’indipendenza del controllo di legittimità, un cavallo di T***a per permettere all'esecutivo di fare pressione sui magistrati che hanno a cuore la propria carriera.
Tuttavia, non c'è nulla da festeggiare per il modo in cui siamo arrivati a questo bivio, le cui responsabilità ricadono su larga parte della magistratura stessa.
​È inaccettabile che il potere esecutivo abbia potuto tentare un simile sovvertimento cavalcando l'onda di un dissenso popolare legittimo, alimentato proprio dall'inerzia e dall'autoreferenzialità delle toghe.
Per troppo tempo i magistrati hanno girato la testa dall'altra parte rispetto ai bisogni reali dei cittadini, nascondendosi dietro il paravento della penuria di organico, delle colpe del Legislatore o dei vincoli del PNRR.
Un magistrato non è un impiegato del settore privato che può permettersi di scaricare sulla "proprietà" le colpe di un disservizio. Chi giura fedeltà alla Repubblica esercita un’alta funzione pubblica di garanzia, un ruolo che è il pilastro della tenuta democratica del Paese.
Il popolo oggi ha tenuto e ha votato responsabilmente, ma​ non è più tollerabile assistere a processi penali che si trascinano per sei anni per poi concludersi con assoluzioni piene, distruggendo nel frattempo vite e reputazioni.
È vergognoso che il primo grado del processo civile sia ormai ridotto a un mero passaggio burocratico, un "filtro" gestito da magistrati onorari e uffici del processo, dove ottenere una decisione da un giudice togato è diventato un lusso.
Questo degrado della funzione giurisdizionale ha consegnato al potere politico l'arma perfetta per tentare la riforma:
l'esasperazione degli italiani.
Se oggi la democrazia tiene, non è quindi merito di quella parte della magistratura che ha abdicato al proprio ruolo di servizio, ma di un corpo elettorale che ha intuito il rischio più grave rispetto allo sfacelo di un sistema giustizia ormai ai limiti della sostenibilità.

IL VIDEO| Referendum, a Napoli i magistrati brindano cantando Bella ciao

Responsabilità del condominio per muffa e condensa: quando risponde e quando no
14/03/2026

Responsabilità del condominio per muffa e condensa: quando risponde e quando no

Condensa e muffe da facciata difettosa possono giustificare la condanna ai lavori e al risarcimento quando la CTU accerti che i ponti termici sono la causa prevalente del degrado.

I veri problemi della giustizia italiana sono:❌ Lentezza dei processi❌ Mancanza di personale❌ Costi e burocraziaQuesta r...
12/03/2026

I veri problemi della giustizia italiana sono:
❌ Lentezza dei processi
❌ Mancanza di personale
❌ Costi e burocrazia
Questa riforma non interviene su questi aspetti, ma esclusivamente sull'assetto degli equilibri tra magistratura e politica.

10/03/2026

"Non è riforma della giustizia, né separazione delle carriere, ma separazione della magistratura per indebolirla e alterare così gli equilibri voluti dalla Costituzione"

10/03/2026

LA DEMOCRAZIA NON SI EREDITA, SI DIFENDE !🇮🇹
​Il 22 e 23 marzo non andremo semplicemente a votare su un tecnicismo giuridico, ma saremo chiamati a decidere se alterare l'architettura della nostra democrazia.
Il referendum sulla giustizia tocca il cuore dell'equilibrio tra i poteri dello Stato.
​Dobbiamo ricordare che la nostra Costituzione non è nata per convenienza politica, ma è stata "partorita" tra il 1946 e il 1947, in un’Italia ancora ferita dalle macerie della guerra e dalle cicatrici della dittatura fascista.
​A scriverla furono i Padri Costituenti, uomini di visioni opposte (cattolici, comunisti, socialisti, liberali) che seppero mettere da parte le bandiere di partito per costruire una casa comune. Persone come Umberto Terracini, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti e Nilde Iotti sapevano bene cosa significasse una giustizia asservita al potere politico.
​Perché difenderla oggi?
​L'indipendenza della magistratura non è un privilegio per i giudici, ma una garanzia per noi cittadini.
​Separare le carriere rischia di isolare il Pubblico Ministero, spingendolo inevitabilmente sotto il controllo dell'Esecutivo.
​Sovraporre all'organo che deve proteggere l'autonomia dei giudici un altro composto da uomini di espressione governativa mina il principio della separazione dei poteri alla base della democrazia.
​La Costituzione è stata pensata per durare, per resistere alle "maggioranze del momento" e per garantire che nessuno sia al di sopra della legge.
​Il 22 e 23 marzo, votare SI non serve a migliorare l'efficienza della giustizia mentre votare NO significa dire che l'equilibrio sognato dai Costituenti è ancora la nostra bussola.
Non smantelliamo ciò che ci ha garantito decenni di libertà.
​La democrazia non si eredita, si difende a ogni generazione. 🇮🇹

03/03/2026

ECCO PERCHÈ la RIFORMA NORDIO AGGRAVERÀ i PROBLEMI ai DANNI dei CITTADINI
di Michele Laforgia, Avvocato

“Perché dire No.

🟩 Questa riforma della magistratura (non della giustizia, come ammettono ormai anche i proponenti, sia pure a giorni alterni) non solo non risolve i veri problemi (i tempi dei processi, gli errori giudiziari, l’ipertrofia della fase delle indagini e delle misure cautelari, le condizioni indecorose dei tribunali, i ritardi e le inefficienze del processo telematico), ma aggraverà quelli cui vorrebbe porre rimedio, ai danni dei cittadini”

“Il benaltrismo non fa bene al dibattito sulla riforma, dicono. Non lo dicono a coloro che, quotidianamente, e dall’alto di una carica istituzionale o politica – presidenti del consiglio, ministri, sottosegretari, deputati, senatori, partiti politici, comitati e associazioni – continuano a ripetere, incessantemente, che con il Sì al referendum la giustizia sarà più efficiente, porrà fine all’immigrazione irregolare, debellerà la delinquenza comune e restituirà finalmente sicurezza ai cittadini.

Noi, comunque, siamo d’accordo, e proprio per questo da mesi ripetiamo che questa riforma della magistratura (non della giustizia, come ammettono ormai anche i proponenti, sia pure a giorni alterni) non solo non risolve i veri problemi (i tempi dei processi, gli errori giudiziari, l’ipertrofia della fase delle indagini e delle misure cautelari, le condizioni indecorose dei tribunali, i ritardi e le inefficienze del processo telematico), ma aggraverà quelli cui vorrebbe porre rimedio, ai danni dei cittadini tutti e degli stessi avvocati.

Mi limito a indicarne tre, sui punti essenziali della proposta di revisione costituzionale.

🟥 Primo. La separazione delle carriere in sé non è uno scandalo, ma neppure una misura salvifica, universale e necessaria, come si dice. Dipende da come viene realizzata.

In Italia la Corte Costituzionale (Presidente Vassalli, relatore Onida) ha detto a suo tempo che si può fare con legge ordinaria, il governo ha scelto invece di mettere mano alla Costituzione, perché vuole due Csm separati e – dicono – una divisione verticale, senza contaminazioni ed eccezioni, sin dal concorso.

Se non che, a tacer d’altro, un corpo inamovibile, autonomo e indipendente di Pubblici Inquisitori, che dispone della polizia giudiziaria e risponde solo a sé stesso non esiste in nessun Paese del mondo.

Ovunque, dove vige la separazione, o i pm non sono magistrati, o dipendono in qualche modo dal potere politico.

Se i problemi cui si vuole porre rimedio sono l’ipertrofia dell’Accusa e la disparità delle parti, la riforma li aggrava, senza peraltro favorire la terzietà del giudice. Giudici e pm resteranno magistrati, vincitori di concorso e titolari di un potere pubblico. Colleghi, quindi, sideralmente lontani – anzi, ancora più lontani – dagli avvocati, professionisti privati che tutelano i diritti e le garanzie individuali dagli abusi di quel potere: se passerà la riforma, non ridotto, ma moltiplicato per due.

🟥 Secondo. La triplicazione degli organi di governo della magistratura, con lo sdoppiamento del Csm per le carriere e l’instaurazione dell’Alta Corte per la disciplina, oltre a triplicare poltrone e costi, è imperniata sul sorteggio dei suoi componenti.

La ragione è indicata nella necessità di porre fine ai guasti del sistema correntizio, che sacrifica il merito alle cordate.

Si tratta, all’evidenza, di una aberrazione costituzionale, che sancirebbe per sempre – ovvero sino alla prossima revisione costituzionale – l’incapacità della sola magistratura, che pure resta un potere dello Stato, di scegliere i propri rappresentanti negli organi di governo autonomo.

Se non che, come disse un grande liberale del secolo scorso, la democrazia rappresentativa è il peggior sistema di governo ad eccezione di tutti gli altri. Sotto questo profilo la riforma confligge con altri principi costituzionali, come l’uguaglianza, senza contare che cordate, nominati e voti clientelari non sono certo appannaggio esclusivo della magistratura, essendo, com’è noto, un tratto caratteristico dell’attuale sistema dei partiti.

Con una differenza: in politica, chi è fuori dal sistema non ha nessuna possibilità di arrivare in Parlamento e nello stesso CSM, mentre fra i magistrati il 25% degli eletti non appartiene a nessuna delle quattro principali correnti e il 18% a nessuna corrente (dati dell’ultima elezione, 2023).

🟥 Terzo. L’istituzione dell’Alta Corte disciplinare da un lato contraddice il principio della divisione verticale tra pm e giudici, essendo formata da entrambi, dall’altro prevede che le sue decisioni possano essere impugnate solo davanti alla stessa Alta Corte, ovviamente in diversa composizione.

In altre parole, per i soli magistrati sarebbe escluso il ricorso in Cassazione, che la stessa Costituzione (art. 111) ammette invece contro tutte le sentenze, per violazione di legge. In disparte il problema “tecnico” – che non sembra suscettibile di rimedio con i decreti attuativi, posto che una norma costituzionale non può essere modificata con legge ordinaria – si tratta di un’ulteriore lesione del principio di uguaglianza, oltre che del divieto, pure di rango costituzionale, di istituire giudici speciali (art. 102).

In questa parte, la riforma disvela, oltre che una tecnica a dir poco maldestra, il suo intento punitivo e la finalità, esplicitata più volte dai proponenti, di porre fine alle presunte “invasioni di campo” della magistratura, agitando lo spettro del giudizio disciplinare nei casi – ricorrenti – di decisioni sgradite alla maggioranza di turno.

Quelle decisioni, tuttavia, rispondono a due principi essenziali dello Stato di diritto: la separazione dei poteri e la tutela dei diritti fondamentali. Principi che riguardano tutti noi e che vanno difesi da ogni tentativo di manomissione”.

03/03/2026

La posizione del magistrato Nino Di Matteo non lascia spazio a interpretazioni: voterà no. “Chi ha proposto la riforma denigra la magistratura. Quando ci bombardano di giudizi negativi ci delegittimano agli occhi del popolo” ha sottolineato durante il dibattito. Leggi tutte le dichiarazioni al link https://shorturl.at/Bfw82

Danno procurato da un cane
03/03/2026

Danno procurato da un cane

Il proprietario di un animale è quasi sempre responsabile dei danni (art. 2052 c.c.), anche se non ha colpa. L’unica difesa è il caso fortuito, ma trovarsi in un’area cani non basta a escludere il risarcimento.

02/03/2026

Oggi al Tribunale di Catanzaro nuova udienza per il maxi-processo all'Università.

Disposto il rinvio a giudizio per la gran parte degli indagati nel procedimento sulle gravi violazioni negli stabulari di sperimentazione dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, con accuse di maltrattamento e uccisione "non necessitata".

LAV, parte civile e presente in aula, continuerà a seguire il processo.

Questo caso deve segnare un punto di svolta: basta sofferenza animale, è tempo di investire in metodi di ricerca moderni, etici, sicuri e human-based.

Indirizzo

Via Delle Fiorentine A Chiaia 8
Naples
80122

Orario di apertura

Martedì 16:00 - 19:00
Mercoledì 16:00 - 19:00
Giovedì 16:00 - 19:00

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