03/03/2026
ECCO PERCHÈ la RIFORMA NORDIO AGGRAVERÀ i PROBLEMI ai DANNI dei CITTADINI
di Michele Laforgia, Avvocato
“Perché dire No.
🟩 Questa riforma della magistratura (non della giustizia, come ammettono ormai anche i proponenti, sia pure a giorni alterni) non solo non risolve i veri problemi (i tempi dei processi, gli errori giudiziari, l’ipertrofia della fase delle indagini e delle misure cautelari, le condizioni indecorose dei tribunali, i ritardi e le inefficienze del processo telematico), ma aggraverà quelli cui vorrebbe porre rimedio, ai danni dei cittadini”
“Il benaltrismo non fa bene al dibattito sulla riforma, dicono. Non lo dicono a coloro che, quotidianamente, e dall’alto di una carica istituzionale o politica – presidenti del consiglio, ministri, sottosegretari, deputati, senatori, partiti politici, comitati e associazioni – continuano a ripetere, incessantemente, che con il Sì al referendum la giustizia sarà più efficiente, porrà fine all’immigrazione irregolare, debellerà la delinquenza comune e restituirà finalmente sicurezza ai cittadini.
Noi, comunque, siamo d’accordo, e proprio per questo da mesi ripetiamo che questa riforma della magistratura (non della giustizia, come ammettono ormai anche i proponenti, sia pure a giorni alterni) non solo non risolve i veri problemi (i tempi dei processi, gli errori giudiziari, l’ipertrofia della fase delle indagini e delle misure cautelari, le condizioni indecorose dei tribunali, i ritardi e le inefficienze del processo telematico), ma aggraverà quelli cui vorrebbe porre rimedio, ai danni dei cittadini tutti e degli stessi avvocati.
Mi limito a indicarne tre, sui punti essenziali della proposta di revisione costituzionale.
🟥 Primo. La separazione delle carriere in sé non è uno scandalo, ma neppure una misura salvifica, universale e necessaria, come si dice. Dipende da come viene realizzata.
In Italia la Corte Costituzionale (Presidente Vassalli, relatore Onida) ha detto a suo tempo che si può fare con legge ordinaria, il governo ha scelto invece di mettere mano alla Costituzione, perché vuole due Csm separati e – dicono – una divisione verticale, senza contaminazioni ed eccezioni, sin dal concorso.
Se non che, a tacer d’altro, un corpo inamovibile, autonomo e indipendente di Pubblici Inquisitori, che dispone della polizia giudiziaria e risponde solo a sé stesso non esiste in nessun Paese del mondo.
Ovunque, dove vige la separazione, o i pm non sono magistrati, o dipendono in qualche modo dal potere politico.
Se i problemi cui si vuole porre rimedio sono l’ipertrofia dell’Accusa e la disparità delle parti, la riforma li aggrava, senza peraltro favorire la terzietà del giudice. Giudici e pm resteranno magistrati, vincitori di concorso e titolari di un potere pubblico. Colleghi, quindi, sideralmente lontani – anzi, ancora più lontani – dagli avvocati, professionisti privati che tutelano i diritti e le garanzie individuali dagli abusi di quel potere: se passerà la riforma, non ridotto, ma moltiplicato per due.
🟥 Secondo. La triplicazione degli organi di governo della magistratura, con lo sdoppiamento del Csm per le carriere e l’instaurazione dell’Alta Corte per la disciplina, oltre a triplicare poltrone e costi, è imperniata sul sorteggio dei suoi componenti.
La ragione è indicata nella necessità di porre fine ai guasti del sistema correntizio, che sacrifica il merito alle cordate.
Si tratta, all’evidenza, di una aberrazione costituzionale, che sancirebbe per sempre – ovvero sino alla prossima revisione costituzionale – l’incapacità della sola magistratura, che pure resta un potere dello Stato, di scegliere i propri rappresentanti negli organi di governo autonomo.
Se non che, come disse un grande liberale del secolo scorso, la democrazia rappresentativa è il peggior sistema di governo ad eccezione di tutti gli altri. Sotto questo profilo la riforma confligge con altri principi costituzionali, come l’uguaglianza, senza contare che cordate, nominati e voti clientelari non sono certo appannaggio esclusivo della magistratura, essendo, com’è noto, un tratto caratteristico dell’attuale sistema dei partiti.
Con una differenza: in politica, chi è fuori dal sistema non ha nessuna possibilità di arrivare in Parlamento e nello stesso CSM, mentre fra i magistrati il 25% degli eletti non appartiene a nessuna delle quattro principali correnti e il 18% a nessuna corrente (dati dell’ultima elezione, 2023).
🟥 Terzo. L’istituzione dell’Alta Corte disciplinare da un lato contraddice il principio della divisione verticale tra pm e giudici, essendo formata da entrambi, dall’altro prevede che le sue decisioni possano essere impugnate solo davanti alla stessa Alta Corte, ovviamente in diversa composizione.
In altre parole, per i soli magistrati sarebbe escluso il ricorso in Cassazione, che la stessa Costituzione (art. 111) ammette invece contro tutte le sentenze, per violazione di legge. In disparte il problema “tecnico” – che non sembra suscettibile di rimedio con i decreti attuativi, posto che una norma costituzionale non può essere modificata con legge ordinaria – si tratta di un’ulteriore lesione del principio di uguaglianza, oltre che del divieto, pure di rango costituzionale, di istituire giudici speciali (art. 102).
In questa parte, la riforma disvela, oltre che una tecnica a dir poco maldestra, il suo intento punitivo e la finalità, esplicitata più volte dai proponenti, di porre fine alle presunte “invasioni di campo” della magistratura, agitando lo spettro del giudizio disciplinare nei casi – ricorrenti – di decisioni sgradite alla maggioranza di turno.
Quelle decisioni, tuttavia, rispondono a due principi essenziali dello Stato di diritto: la separazione dei poteri e la tutela dei diritti fondamentali. Principi che riguardano tutti noi e che vanno difesi da ogni tentativo di manomissione”.