Avvocato Cosimo Abbate

Avvocato Cosimo Abbate Avvocato con visione strategica. Contrattualistica tech, IP e diritto societario. Affianco imprese e advisor in operazioni complesse, M&A, NDA, LOI.

Proteggo il valore con chiarezza e ascolto. Tutela giuridica al servizio della Visione.

CHE FINE FANNO LE NOSTRE CONVERSAZIONI CON LA IA? 🤖Parlare con un’Intelligenza Artificiale è ormai una routine quotidian...
29/09/2025

CHE FINE FANNO LE NOSTRE CONVERSAZIONI CON LA IA? 🤖

Parlare con un’Intelligenza Artificiale è ormai una routine quotidiana. Le usiamo per scrivere testi, chiarire dubbi, lavorare o anche solo per curiosità. Ma resta una domanda che pochi si pongono davvero: che fine fanno le nostre conversazioni?

Restano da qualche parte? Le legge qualcuno? Si cancellano davvero quando premiamo “elimina”? 💭

1. Dove finiscono le conversazioni
Le chat non spariscono subito. Restano per un periodo nei sistemi del fornitore (OpenAI, Google ecc.) e hanno due funzioni: permettono di avere un dialogo continuo in tempo reale e, se non disattiviamo l’opzione, possono servire per migliorare i modelli. Questo significa che frasi e testi che scriviamo diventano esempi di addestramento. Non vuol dire che vadano online o vengano vendute: restano interne al fornitore, come carburante che fa evolvere la tecnologia ⚡.

2. Chi può accedervi e come
Non tutti possono leggere le chat 🔐. L’accesso è limitato e tracciato, con controlli interni. In genere solo tecnici che devono risolvere problemi, addetti alla sicurezza o al supporto clienti. Per esempio: se segnaliamo un errore e autorizziamo l’intervento, un tecnico può aprire la conversazione per capire il guasto. Non esiste un “occhio onnipresente”: l’accesso è raro e regolato.

3. Cancellazione e tempi reali
Eliminare la cronologia non significa che sparisca all’istante 🗑️. In realtà le conversazioni restano circa 30 giorni nei sistemi interni, per motivi di sicurezza o controlli. Poi vengono rimosse definitivamente, lasciando solo tracce tecniche senza contenuti testuali. Esempio: uno studente che cancella i riassunti fatti con l’IA può stare tranquillo: dopo un mese quella chat non sarà più accessibile.

4. Riconducibilità e regole
Si può risalire all’autore? In generale no: i testi vengono trattati senza collegarli direttamente a un’identità. Ma se scriviamo noi dati personali (“mi chiamo Mario Rossi e vivo a Roma”), allora restano, perché li abbiamo forniti. Qui entra in gioco il GDPR 📜: garantisce diritti concreti come chiedere copia, cancellazione, rettifica o portabilità delle proprie conversazioni. Dal 2024, con l’AI Act, arrivano obblighi di trasparenza ancora più forti per i fornitori, soprattutto sui “modelli generali” come ChatGPT.

In conclusione
Le chat con l’IA non sono né un buco nero né uno spazio pubblico 🌐. Restano per un tempo limitato, accessibili solo a poche figure, e poi vengono eliminate. Se non scriviamo dati personali, restano anonime; se li scriviamo, restano legati a ciò che abbiamo fornito noi. La vera differenza sta nella consapevolezza: sapere come funziona ci permette di decidere cosa affidare all’IA e cosa no, trasformandola in un alleato e non in una scatola nera che non comprendiamo.

STATUTO: DA FORMALITÀ A STRATEGIA ⚖️Nella vita di una società lo statuto è molto più di un documento formale 📑. È la bus...
28/09/2025

STATUTO: DA FORMALITÀ A STRATEGIA ⚖️

Nella vita di una società lo statuto è molto più di un documento formale 📑. È la bussola che orienta le decisioni, i passaggi generazionali e i rapporti tra soci.

Spesso ci si accorge del suo peso solo nei momenti di tensione ⚡: quando un socio vuole vendere le quote, quando si deve nominare un nuovo amministratore, quando le maggioranze non sono più compatte.

In queste situazioni fanno la differenza le clausole statutarie 🔑. Prelazione, gradimento, lock-up, co-vendita: strumenti che, se scritti bene, evitano blocchi, conflitti e contenziosi.

Oggi questo vale ancora di più 🌍. Le normative cambiano rapidamente, le nuove tecnologie costringono le imprese a trasformarsi, e uno statuto rigido o superato rischia di diventare un freno proprio quando servirebbe agilità.

Lo statuto non è solo regole, ma anche protezione 🛡️. È il punto che garantisce la continuità e rende stabile la crescita dell’impresa.

In Abbate Legal ci impegniamo a scrivere statuti su misura ✍️: non solo conformi alla legge, ma capaci di riflettere la visione dei soci e gli obiettivi di lungo periodo.

CONTRATTI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: APPLICAZIONI CONCRETE ⚖️Oggi l’Intelligenza Artificiale è già ovunque 🌍. Non è più...
26/09/2025

CONTRATTI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: APPLICAZIONI CONCRETE ⚖️

Oggi l’Intelligenza Artificiale è già ovunque 🌍. Non è più solo chatbot o algoritmi sperimentali: la troviamo nei software SaaS, nelle piattaforme di marketing digitale, nei sistemi di diagnosi medica assistita e perfino nei programmi di architettura e design.

Questa diffusione apre una domanda cruciale ❓: come si scrivono i contratti quando il servizio o prodotto si basa su AI?

I nodi principali sono tre 🔎. La responsabilità: se un algoritmo sbaglia diagnosi, marketing o progetto, chi paga? Fornitore, utilizzatore o sviluppatore? La qualità: l’AI cambia nel tempo, apprende e non reagisce sempre allo stesso modo. Come fissare uno standard? E i dati personali: spesso l’AI lavora su informazioni sensibili, rendendo la privacy un tema centrale.

Ed è qui che il contratto diventa decisivo 📜. Molti testi usati dalle imprese derivano da modelli di software tradizionali, ma l’AI non è una semplice licenza. È un sistema in evoluzione: cosa accade se un modello viene aggiornato con dataset di origine incerta? O se la piattaforma smette di dialogare con i sistemi del cliente? Le clausole standard non bastano.

Per questo alcune clausole sono inevitabili ⚙️. Responsabilità: serve chiarezza, non solo un esonero generico. SLA: tempi di risposta, continuità, disponibilità. Aggiornamenti: chi gestisce bug, patch e upgrade? Privacy e GDPR: chi tratta i dati e con quali misure? Provider esterni: se ci sono API di terzi come OpenAI, AWS o Google, chi risponde per i blocchi? Trasparenza algoritmica: in sanità o finanza può essere richiesta una minima spiegabilità.

Un contratto “taglia unica” non funziona 🚫. Ogni settore ha rischi diversi: in medicina la salute, nel marketing la reputazione, nell’architettura la sicurezza degli spazi. Il contratto è il ponte tra innovazione e tutela, tra opportunità e responsabilità.

Dietro ogni prodotto AI di successo c’è sempre un contratto solido 🚀: quello che consente di sfruttare la tecnologia senza trasformarla in un rischio.

CHATGPT NEL TUO SITO: COSA SAPERE ⚖️🤖L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella nostra vita quotidiana: la usiamo ...
25/09/2025

CHATGPT NEL TUO SITO: COSA SAPERE ⚖️🤖

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella nostra vita quotidiana: la usiamo nelle app, nei motori di ricerca, perfino nei siti che ci rispondono in chat. Ma molti imprenditori e professionisti si chiedono: come si porta davvero l’AI dentro un sito web o in un business?

Il modo più semplice è tramite API. Possiamo immaginarla come un “cavo invisibile” 🔌 che collega il tuo sito a ChatGPT:

l’utente scrive la domanda sul sito,

il messaggio viaggia verso OpenAI,

l’AI elabora e restituisce la risposta, che appare subito online.

In questo modello tu non possiedi l’AI, ma la utilizzi “a consumo”, pagando solo le chiamate che fai. È il modo più rapido per sperimentare l’AI senza dover creare un modello proprietario.

Ma c’è un aspetto fondamentale: i profili legali. I dati degli utenti non restano solo sul tuo sito: viaggiano verso un fornitore esterno. Bisogna quindi capire:
👉 questi dati vengono salvati?
👉 vengono usati per addestrare altri modelli?
👉 chi è responsabile se c’è un errore o una fuga di informazioni?
👉 e cosa succede se i server sono fuori dall’UE, con il GDPR di mezzo?

Sono domande che richiedono risposte chiare in contratti, policy e clausole ben scritte. Perché integrare l’AI non è solo tecnologia, è anche responsabilità.

La tecnologia apre possibilità enormi 🚀, ma senza regole rischia di diventare un azzardo. Il segreto è tenere insieme innovazione e tutela: solo così l’AI diventa un alleato e non un rischio.

⭐ Le Converse: chi di noi non ne ha mai indossate? Io le mie nere a 20 anni le ho consumate: le adoravo.Curiosando scopr...
24/09/2025

⭐ Le Converse: chi di noi non ne ha mai indossate? Io le mie nere a 20 anni le ho consumate: le adoravo.
Curiosando scopro che nascono nel 1917; poi basket, anni ’80, la mia generazione (anche sotto una giacca elegante). Fino all’acquisizione e rilancio di Nike (2003), che oggi ne detiene i diritti e li difende con efficacia.

E qui la domanda: come si tutela un’idea che ha 108 anni?

Nel diritto industriale il design (disegno o modello) tutela l’aspetto estetico — linee, profili, ornamenti — per un tempo limitato (in UE fino a 25 anni). Scaduto quel termine non si può prorogare. Come si fa allora? Se nel tempo introduci varianti (materiali, proporzioni, dettagli) puoi registrare il design della variante: parte un nuovo ciclo di tutela. Questo è un pezzo della strategia.

Ma non finisce qui. Accanto al design c’è il mondo dei marchi: “Converse”, “All Star”, la stella, la patch. Questi, a differenza del design, possono durare potenzialmente per sempre se usati e rinnovati. 📜

La parte più interessante è il marchio tridimensionale: quando la forma stessa è riconosciuta dal pubblico come segno d’origine (e non è puramente funzionale), può essere registrata come marchio 3D. È una tutela di marchio, quindi rinnovabile senza scadenza. 🔒

In sintesi: è così che un’icona si protegge nel tempo: nuove varianti di design + marchi (parole, loghi, patch) +, quando la silhouette “parla da sola”, marchio 3D. 🧩
E probabilmente anche i nostri figli — magari i nipoti — indosseranno scarpe con la scritta “All Star”.

NDA e contratti internazionali: quale legge si applica?In Abbate Legal stiamo lavorando in questi giorni a una trattativ...
23/09/2025

NDA e contratti internazionali: quale legge si applica?

In Abbate Legal stiamo lavorando in questi giorni a una trattativa che vede l’ingresso di un partner straniero in una startup italiana. Uno dei passaggi chiave è la redazione dell’NDA, lo strumento che dà solidità e chiarezza allo scambio di informazioni riservate.
Gli accordi di riservatezza possono sembrare semplici, ma quando la controparte è estera emergono aspetti decisivi che non vanno sottovalutati.

Tre aspetti da considerare:

🔷 Legge applicabile: non è un dettaglio. La normativa scelta può rafforzare o indebolire l’efficacia dell’NDA. Un accordo regolato da una legge nazionale tutela bene “in casa”, ma può risultare meno incisivo se la violazione si verifica all’estero.

🟢 Foro competente: optare per un tribunale domestico dà l’impressione di sicurezza, ma le sentenze non sempre vengono riconosciute ed eseguite automaticamente in altri Paesi. La scelta della giurisdizione ha quindi un impatto pratico enorme.

🔴 Arbitrato internazionale: grazie alla Convenzione di New York del 1958, i lodi arbitrali sono oggi uno degli strumenti più efficaci per garantire che gli obblighi vengano rispettati in più giurisdizioni. Spesso offrono un livello di tutela globale superiore rispetto a una sentenza nazionale.

✍️ Un NDA ben costruito non si limita a definire informazioni riservate e penali, ma disciplina anche questi aspetti “di cornice”. La vera tutela nasce da qui: non solo scrivere l’accordo, ma immaginare da subito come e dove dovrà essere fatto valere.

💡 Takeaway: negli scenari cross-border, prevedere un arbitrato ICC o altre sedi neutrali non è formalismo, ma una scelta strategica che può determinare la reale forza di un impegno di riservatezza.

Startup

Mini-ciclo IP • Post 4/4            Cubo di Rubik: quando la forma è funzione (e il marchio non basta) 🧩 Agosto è il mes...
22/08/2025

Mini-ciclo IP • Post 4/4
Cubo di Rubik: quando la forma è funzione (e il marchio non basta) 🧩

Agosto è il mese perfetto per i classici da ombrellone. E pochi oggetti sono iconici e “classici” quanto il cubo di Rubik: semplice da riconoscere, diabolico da risolvere. Nasce nella Budapest degli anni ’70, dall’intuizione di Ernő Rubik: un meccanismo che permette a file e colonne di ruotare senza smontarsi. Il “Magic Cube” diventa Rubik’s Cube, esplode negli anni ’80 e non smette più di tornare a ondate, tra speedcubing, collezioni e collab moda.

Dal punto di vista IP la storia è un piccolo romanzo. All’inizio c’è la brevettazione del meccanismo: tutela forte ma a tempo; una volta scaduta, il principio tecnico diventa patrimonio di tutti. Come difendere allora un’icona così copiata? Con un mix: marchio denominativo (“Rubik’s”), loghi, packaging caratteristico e, quando possibile, design registrati su varianti di prodotto. Fin qui, tutto liscio.

Poi arriva il nodo della forma. Per anni si è provato a proteggere in Europa il cubo come marchio tridimensionale: l’idea di fondo era che l’aspetto a griglia fosse talmente riconoscibile da indicare l’origine imprenditoriale. Ma la regola UE è chiara: non può essere marchio la forma necessaria a ottenere un risultato tecnico. E nel cubo quel risultato è proprio la rotazione indipendente delle facce.
Risultato: la registrazione della forma come marchio 3D è stata annullata. ⚖️

Cosa significa in pratica? Che nessuno può monopolizzare, a tempo indefinito, il concetto tecnico del cubo che ruota invocando il marchio.

Chiunque quindi può produrre puzzle “tipo cubo” basati su quel meccanismo – purché non usi il nome Rubik’s, non copi i segni distintivi (loghi, confezioni, pattern proprietari) e non crei confusione sull’origine. È il confine sottile tra funzione (libera) e identità (protetta). 🔧

Morale d’agosto: anche le icone devono giocare secondo le regole. I brevetti proteggono l’invenzione per un periodo; poi subentrano marchi e design a difendere ciò che rende unico un prodotto: nome, look, esperienza. Capire dove finisce la tecnica e dove inizia il segno distintivo è la bussola per innovare senza violare diritti e per costruire brand che durano.

Grazie per aver seguito il mini-ciclo IP: quattro storie sotto l’ombrellone per vedere il quotidiano con occhi nuovi. Alla prossima… il pezzo mancante del tuo puzzle potrebbe essere proprio un diritto ben tutelato. 🧩

Mini-ciclo IP • Post 3/4Occhiali “ispirati” o copie? Il confine legale sotto il sole 🕶️ Estate, ambulanti, mercatini: oc...
20/08/2025

Mini-ciclo IP • Post 3/4
Occhiali “ispirati” o copie? Il confine legale sotto il sole 🕶️

Estate, ambulanti, mercatini: occhiali “alla moda” a pochi euro, forme familiari, linee identiche a quelle viste in vetrina… ma senza marchio. Domanda classica: se tolgo il logo, posso fare occhiali identici ai Ray-Ban Wayfarer?

La risposta, in UE, non è così semplice. Il diritto della proprietà intellettuale tutela non solo marchi (nome, logo) ma anche design: linee, contorni, proporzioni, finiture. I disegni e modelli registrati garantiscono fino a 25 anni di protezione, quelli non registrati (pensati anche per il fashion) durano 3 anni dalla prima commercializzazione.

Questo significa che anche senza marchio, riprodurre una forma protetta può costituire violazione, se il design è ancora sotto tutela. Una volta scaduta la protezione, la forma “entra in dominio pubblico”… ma attenzione: restano comunque vietate le pratiche che generano confusione sull’origine del prodotto, anche se il logo non c’è.

Perché copiare il design non è “solo” un problema per il brand: svaluta il lavoro creativo e può ingannare il consumatore. E se il design è protetto, chi produce o vende rischia cause, sequestri e sanzioni; in certi casi, anche l’acquirente può subire il sequestro del bene.

Come orientarsi?
Controllare se il design è ancora protetto (molti modelli iconici lo sono).
Valutare prezzo e canale: se costa un decimo dell’originale, è sospetto.
Preferire marchi trasparenti sull’origine e sulla qualità.

Morale d’agosto: il vero stile non è “quasi uguale all’originale”, ma un prodotto autentico, con un design che può camminare a testa alta sotto il sole. Le regole della proprietà intellettuale non tolgono libertà: proteggono il valore e stimolano nuova creatività.

Prossima (e ultima) tappa del mini-ciclo: il Rubik’s Cube, un’icona che ha scoperto che non tutto può essere marchio. 🧩

Mini-ciclo IP • Post 2/4            Zippo: quando un “click” diventa design (e identità) ✨   Agosto è il mese delle idee...
18/08/2025

Mini-ciclo IP • Post 2/4
Zippo: quando un “click” diventa design (e identità) ✨

Agosto è il mese delle idee semplici che raccontano storie grandi. Lo Zippo nasce negli anni ’30 a Bradford, Pennsylvania: cassa in metallo rettangolare, coperchio a cerniera, ruota a pietrina, stoppino e una promessa diventata leggendaria –“It works or we fix it free.”

Durante la Seconda Guerra Mondiale entra nelle tasche dei soldati e diventa un’icona. Da lì in poi, cinema, musica, collezionismo.

Sul piano IP il percorso è chiaro:
i brevetti originari hanno protetto il meccanismo e la struttura quando l’innovazione era “nuova” e “non ovvia”; esaurita la vita dei brevetti, la tutela si sposta su marchi (nome, logo) e trade dress (l’aspetto distintivo: la scatolina in metallo, il coperchio incernierato, il camino antivento). In alcune giurisdizioni, infatti, anche la forma può diventare marchio tridimensionale se il pubblico la riconosce come indicatore d’origine. In sintesi: quando la tecnologia smette di essere “esclusiva”, restano identità e riconoscibilità.

Il “click” è parte del mito: suono, gesto, rituale di apertura. Non è solo un accendino: è un linguaggio di marca. Per questo il controllo dei canali, le licenze e l’anti-contraffazione sono essenziali: manuali di brand, tracciabilità, azioni contro copie che imitano troppo da vicino il look complessivo.

Morale: a volte l’IP non protegge “solo” un’invenzione, ma un’esperienza. E quando quell’esperienza è coerente – nel design, nel suono, nella promessa post-vendita – diventa patrimonio del marchio.

Prossimo episodio: spiagge, souvenir e “super-offerte”.. quanto è sottile il confine tra ricordo da 5€ e contraffazione? 🏖️

Mini-ciclo IP • Post 1/4Tetris: dai floppy disc di Mosca al Game Boy Alexey Pajitnov lavorava all’Accademia delle Scienz...
15/08/2025

Mini-ciclo IP • Post 1/4
Tetris: dai floppy disc di Mosca al Game Boy

Alexey Pajitnov lavorava all’Accademia delle Scienze di Mosca quando, nel 1984, crea Tetris sull’Elektronika-60: schermo testuale, tetromini disegnati con caratteri ASCII, zero fronzoli. Il gioco è talmente avvincente che dai corridoi dei laboratori inizia a viaggiare su floppy disk copiati a mano. Niente internet: un peer-to-peer ante litteram.
C’è però un dettaglio decisivo: nell’URSS i diritti non sono dell’autore ma dello Stato. A gestirli è ELORG, l’ente monopolista per l’export di software e hardware. Mentre copie “occidentali” di Tetris cominciano a circolare, l’imprenditore Robert Stein fiuta l’affare e tratta via fax. Nascono licenze frettolose per l’Occidente (Mirrorsoft, Spectrum HoloByte), prima che a Mosca sia tutto davvero chiarito.

Qui entra la parte da thriller. Alcuni partner occidentali spingono il gioco anche in sala giochi e su console: Sega e Atari Games portano Tetris nei cabinati (1988), mentre in parallelo partono le manovre per le versioni casalinghe. A Mosca però ELORG ribadisce: i diritti concessi erano solo per computer, non per coin-op o console. Scoppia un corto circuito legale: ciò che in Occidente è già sul mercato, per i sovietici è da rinegoziare.
Nel 1988 Henk Rogers vola a Mosca per capire chi abbia davvero i diritti e per portarli su Nintendo. Lì, tra uffici ministeriali e corridoi sorvegliati, stringe rapporti diretti con Pajitnov e convince ELORG: Tetris diventerà il gioco “pack-in” del Game Boy (1989), uno dei matrimoni più riusciti nella storia del gaming. Seguiranno anche scontri giudiziari (celebre la causa Nintendo vs. Tengen per il NES).

Dopo il crollo dell’URSS, la mappa dei diritti si ricompone: nel 1996 Pajitnov li riottiene e, con Rogers, fonda The Tetris Company. Nel tempo l’assetto si consolida (ELORG uscirà definitivamente nel 2005): oggi la Tetris Company è la “torre di controllo” globale di marchio e licenze.
E sul fronte legale moderno? Nel 2012 il caso Tetris Holding v. Xio sancisce che non è protetta solo l’idea “blocchi che cadono”, ma anche il look-and-feel: griglia, forme, proporzioni, interfaccia. Tradotto: non basta cambiare il nome, se copi l’espressione visiva del gioco stai violando il copyright.
In breve: nato in un laboratorio sovietico, diffuso a colpi di floppy, conteso tra licenze e tribunali, Tetris è diventato un caso-scuola su come si costruisce (e si difende) un’IP globale.

In conclusione i diritti globali di Tetris sono di Tetris Holding, LLC; la gestione/licensing esclusivo è di The Tetris Company, Inc., la società creata e guidata da Alexey Pajitnov (l’autore) e Henk Rogers.

Prossima puntata del mini-ciclo: Zippo — tra design iconico e marchi registrati. 🧩

🧠 Chi possiede ciò che crea l’Intelligenza Artificiale?Se scrivo un libro, è mio.Se faccio un disegno, è mio.Se invento ...
05/08/2025

🧠 Chi possiede ciò che crea l’Intelligenza Artificiale?
Se scrivo un libro, è mio.
Se faccio un disegno, è mio.
Se invento qualcosa, posso registrare un brevetto.

💡 Ma se chiedo a un’intelligenza artificiale di creare un testo, un’immagine, un logo… di chi è il risultato?

È una domanda che ci tocca sempre più da vicino, perché l’AI non è più una curiosità da nerd: è un alleato di lavoro, uno strumento creativo, un generatore di contenuti, spesso molto più veloce di noi.

📜 La regola base: serve l’autore umano
Da sempre, la legge dice che i diritti d’autore spettano a chi crea. Serve una persona, una mente, un’intenzione. È per questo che posso proteggere una mia canzone, ma non posso brevettare un tramonto (anche se bellissimo).

⚖️ Lo stesso principio vale per disegni, foto, testi, musica…
Ma oggi, con ChatGPT, Midjourney e altri strumenti del genere, le cose si complicano.

🤖 L’AI è autrice o strumento?
La legge, per ora, considera l’intelligenza artificiale come uno strumento, non come un autore.
Negli Stati Uniti, ad esempio, non è possibile registrare un copyright su un’opera generata interamente da un’AI.

Ma se invece intervengo, modifico, scelgo, rielaboro, allora sì: i diritti possono spettare a me, per la parte “umana” del lavoro.

👉 Quindi: più sei presente nel processo creativo, più puoi rivendicare l’opera come tua.
Se invece ti limiti a cliccare “genera immagine” e la pubblichi così com’è, quella creazione non è legalmente tua. E chiunque potrebbe usarla.

🌍 Cosa succede negli altri paesi?
Le regole variano.

🇬🇧 In UK, la legge riconosce il diritto a chi ha “fatto gli arrangiamenti necessari” per creare un’opera con l’AI.
🇨🇳 In Cina, un giudice ha dato ragione a un artista che aveva guidato passo passo l’AI nella generazione di un’immagine.
🇫🇷 In Francia, se c’è un tocco personale umano, l’opera può essere protetta.
🇺🇸 Negli USA, invece, la protezione si applica solo se si dimostra un intervento creativo concreto.

📌 In sintesi? Il diritto d’autore richiede presenza umana. Ma quanto basta? Dipende dal paese e dai casi.

💼 Occhio anche ai contratti
Ogni piattaforma (OpenAI, Midjourney, ecc.) ha le sue condizioni d’uso.

🔸 ChatGPT ti lascia usare e detenere i contenuti che generi,
🔸 Midjourney ti concede i diritti solo se paghi un abbonamento,
🔸 Altri strumenti si riservano diritti commerciali sugli output.

E se usi l’AI per lavorare con clienti o aziende? Allora devi chiarire nei contratti chi possiede cosa, per evitare malintesi o problemi legali.

🧪 E se l’AI “inventa” qualcosa?
🧬 C’è stato un caso famoso: un’AI chiamata DABUS ha “ideato” due invenzioni. Il suo creatore ha chiesto di registrare i brevetti a nome dell’AI.

❌ Tutti gli uffici brevetti (USA, Europa, Australia…) hanno rifiutato.
Solo un essere umano può essere inventore. Nessuna macchina, per quanto brillante.

⏳ Siamo solo all’inizio…
📅 Le regole cambiano in fretta. Quello che oggi è lecito, tra sei mesi potrebbe non esserlo più.
Ma intanto, se lavori con l’AI – che tu sia designer, scrittore, sviluppatore, artista, imprenditore – è fondamentale sapere come stanno le cose oggi.

Perché questa non è una questione da avvocati.
👉 È una questione di identità, di valore, di voce.

E se non ti chiedi ora “di chi è quello che creo?”, rischi di lasciare per strada proprio la cosa più preziosa che hai: la tua originalità.

Sono felice di condividere il mio ultimo articolo su InsideOver, dedicato alla   e al suo impatto su diritto, economia e...
24/07/2025

Sono felice di condividere il mio ultimo articolo su InsideOver, dedicato alla e al suo impatto su diritto, economia e società.

In un periodo in cui si parla tanto di Intelligenza Artificiale, credo che la vera rivoluzione sia appena iniziata, e si chiami blockchain.
Siamo solo agli inizi e gli scenari che si aprono sono davvero tutti da esplorare.

👉 Qui l’articolo completo:
https://it.insideover.com/economia/chi-possiede-la-verita-come-la-blockchain-puo-riscrivere-il-diritto-e-la-societa.html

Grazie a chi vorrà leggere o commentare!

Chi possiede la verità? Come la blockchain può riscrivere il diritto (e la società) sul medio-lungo periodo

Indirizzo

Corso Secondigliano, 242
Naples
80144

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 19:00
Martedì 10:00 - 19:00
Mercoledì 10:00 - 19:00
Giovedì 10:00 - 19:00
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