01/06/2026
Questo articolo, pubblicato in Veneto, riprende una mia intervista di qualche giorno fa.
Ho ottenuto un successo professionale: il reato contestato al mio assistito è stato dichiarato prescritto.
Da avvocato dovrei essere soltanto soddisfatto. E in parte lo sono. Ma da cittadino faccio fatica a festeggiare.
Perché la vera domanda è un'altra: quale imprenditore serio decide di investire in un Paese in cui un procedimento penale impiega così tanti anni da arrivare alla prescrizione? Quale investitore può avere fiducia in un sistema che non riesce a garantire tempi ragionevoli di giustizia?
Poi ci chiediamo perché i giovani se ne vadano all'estero e perché l'Italia faccia fatica ad attrarre capitali e talenti. La risposta, almeno in parte, è sotto gli occhi di tutti: una giustizia lenta non è soltanto un problema per gli imputati o per le vittime, è un problema per l'intero Paese.
Io non ho difficoltà a dirlo. Vivo questa contraddizione ogni giorno. Da penalista, la lentezza della giustizia può anche tradursi in un vantaggio processuale per il mio assistito. Da cittadino, invece, la considero una sconfitta per tutti.
E uno Stato in cui i processi finiscono per decorrenza del tempo, anziché con una decisione nel merito, è uno Stato che dovrebbe interrogarsi seriamente sulle proprie priorità.