Avvocato Fabrizio De Maio

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Questo articolo, pubblicato in Veneto, riprende una mia intervista di qualche giorno fa.Ho ottenuto un successo professi...
01/06/2026

Questo articolo, pubblicato in Veneto, riprende una mia intervista di qualche giorno fa.

Ho ottenuto un successo professionale: il reato contestato al mio assistito è stato dichiarato prescritto.

Da avvocato dovrei essere soltanto soddisfatto. E in parte lo sono. Ma da cittadino faccio fatica a festeggiare.

Perché la vera domanda è un'altra: quale imprenditore serio decide di investire in un Paese in cui un procedimento penale impiega così tanti anni da arrivare alla prescrizione? Quale investitore può avere fiducia in un sistema che non riesce a garantire tempi ragionevoli di giustizia?

Poi ci chiediamo perché i giovani se ne vadano all'estero e perché l'Italia faccia fatica ad attrarre capitali e talenti. La risposta, almeno in parte, è sotto gli occhi di tutti: una giustizia lenta non è soltanto un problema per gli imputati o per le vittime, è un problema per l'intero Paese.

Io non ho difficoltà a dirlo. Vivo questa contraddizione ogni giorno. Da penalista, la lentezza della giustizia può anche tradursi in un vantaggio processuale per il mio assistito. Da cittadino, invece, la considero una sconfitta per tutti.

E uno Stato in cui i processi finiscono per decorrenza del tempo, anziché con una decisione nel merito, è uno Stato che dovrebbe interrogarsi seriamente sulle proprie priorità.

Dopo una notte a Milano, stamattina l’ho trascorsa tra il carcere e il Tribunale di Torino.Ho incontrato un ragazzo accu...
28/05/2026

Dopo una notte a Milano, stamattina l’ho trascorsa tra il carcere e il Tribunale di Torino.

Ho incontrato un ragazzo accusato di maltrattamenti in famiglia.
Una storia delicata. Una storia che, come tante, non può essere raccontata in bianco e nero.

Perché dietro le carte di un fascicolo, dietro una denuncia, dietro le parole fredde di un verbale… spesso ci sono due persone che si amano ancora. Due persone distrutte dalla paura di perdersi.

Lui non ha mai alzato un dito contro la donna che ama.
Ma la gelosia, quella malata, quella che nasce dall’insicurezza e dalla solitudine, può diventare una gabbia.
E lei, ad un certo punto, ha avuto paura.

Paura non di un pugno.
Paura di un amore diventato troppo pesante da portare.

Oggi ho guardato negli occhi un uomo solo.
Senza più i suoi genitori.
Senza una famiglia.
Con una sola ancora nella vita: quella donna che voleva addirittura sposare.

E ho visto anche il pentimento. Quello vero.
La consapevolezza di aver sbagliato atteggiamenti, parole, ossessioni.

Ma ho visto anche una ragazza che nonostante tutto non ha smesso di volergli bene.
Che oggi comprende quanto dolore, quanta fragilità e quanta paura ci fossero dietro quella gelosia.

Adesso tocca a me.
Il mio compito sarà quello di aiutarlo a tornare libero.
Ma soprattutto di aiutare questi due ragazzi a ritrovarsi, nel modo giusto, sano, maturo.

Perché a volte la giustizia non serve solo a punire.
Serve anche a salvare ciò che può ancora essere salvato.

E dietro ogni assistito, prima ancora di un imputato, io continuo a vedere un essere umano.

⚖️ Mattinata a Treviso per un delicato procedimento legato a presunte truffe assicurative, concluso con la dichiarazione...
27/05/2026

⚖️ Mattinata a Treviso per un delicato procedimento legato a presunte truffe assicurative, concluso con la dichiarazione di prescrizione.

Ora in viaggio verso Rovigo per un’altra vicenda complessa, prima di raggiungere Milano in serata, dove mi attende la difesa di una donna accusata di aver sottratto all’erario diversi milioni di euro.

Giornate intense, storie delicate, responsabilità enormi.

Mai soli !

Stamattina ero al Tribunale di Modena per difendere una ragazza di appena vent’anni.Una lavoratrice. Una ragazza perbene...
26/05/2026

Stamattina ero al Tribunale di Modena per difendere una ragazza di appena vent’anni.
Una lavoratrice. Una ragazza perbene, con un impiego stabile e una vita normale. Di quelle persone che non penseresti mai di vedere sedute dietro al banco di un imputato.

Eppure oggi si trova accusata di un grave reato finanziario.

La verità, però, è che non tutte le persone coinvolte in certi meccanismi ne comprendono davvero fino in fondo le conseguenze. A volte c’è chi si fida della persona sbagliata. Chi viene guidato, manipolato, convinto passo dopo passo da qualcuno che conosce bene le sue fragilità.

E la cosa più dolorosa è quando a trascinarti verso il baratro non è un estraneo, ma qualcuno della tua stessa famiglia.

In questa professione ho imparato che dietro ogni accusa esiste una storia umana che merita di essere ascoltata. Esistono criminali abituali, certo. Ma esistono anche ragazzi e ragazze onesti che finiscono dentro vicende più grandi di loro, senza rendersi conto del rischio reale che stanno correndo.

Il problema è che certi errori possono compromettere tutto: il lavoro, la reputazione, il futuro.

Ed è per questo che continuerò a fare il mio lavoro con determinazione, ma anche con umanità. Perché prima di un fascicolo, prima di un capo d’imputazione, davanti a me ci sono persone.

Oggi sono stato a Bologna per incontrare un mio assistito agli arresti domiciliari, accusato di far parte di un’associaz...
24/05/2026

Oggi sono stato a Bologna per incontrare un mio assistito agli arresti domiciliari, accusato di far parte di un’associazione mafiosa.

Dietro le carte processuali, i titoli dei giornali e le accuse pesantissime, esiste però una persona. Antonio. Un uomo che negli ultimi anni ha visto la sua vita crollare pezzo dopo pezzo: il lavoro perso, gli amici spariti, la famiglia travolta dal peso di un’accusa che ancora oggi lui continua a respingere.

Mi ha raccontato giornate interminabili passate chiuso in casa, il silenzio che diventa assordante, la paura di essere giudicato prima ancora di essere ascoltato davvero. Mi ha colpito soprattutto quando mi ha detto: “La cosa più dura non è stare qui dentro, ma sentire che nessuno ti guarda più come un essere umano”.

Fare l’avvocato significa anche questo: entrare nelle storie più difficili, ascoltare il dolore, distinguere le persone dalle etichette e ricordare che la giustizia dovrebbe sempre cercare la verità, non il pregiudizio.

Orgoglioso del risultato ottenuto.Stamattina, sulle pagine del Gazzettino, la notizia della scarcerazione del mio assist...
21/05/2026

Orgoglioso del risultato ottenuto.

Stamattina, sulle pagine del Gazzettino, la notizia della scarcerazione del mio assistito.
Un traguardo importante, frutto di impegno, lavoro e fiducia nella giustizia.

La soddisfazione più grande?
Vederlo finalmente riabbracciare la sua mamma e la sua famiglia.

Momenti che danno senso a questa professione.

Ero in Corte d’Appello a Napoli. Prima che iniziasse l’udienza, dove difendo sei persone accusate di diversi reati, mi c...
20/05/2026

Ero in Corte d’Appello a Napoli. Prima che iniziasse l’udienza, dove difendo sei persone accusate di diversi reati, mi chiama un mio assistito per ringraziarmi. Era felice. Finalmente, dopo mesi trascorsi nel carcere di Bolzano, torna a casa sua, in Veneto.

Era accusato di tentato omicidio, anche se per me, che conosco bene la vicenda e la persona, il suo gesto è sempre stato una difesa da un’aggressione del branco.

Sono orgoglioso.
Felice come un calciatore che segna e va ad esultare sotto la propria curva.
Felice per le lacrime di gioia di una madre che per mesi ha vissuto aspettando una telefonata, una speranza, una carezza del destino.

Ma la mia felicità è solo a metà, perché tanti altri ragazzi sono ancora dietro quelle sbarre.
E allora bisogna continuare a lottare, senza fermarsi mai.

Ricordo ancora gli occhi di sua madre. Tremavano.
Le dissi soltanto: “Ce la faremo”.

Oggi quel figlio torna a casa.
Torna ad abbracciare sua madre.
E certe volte una porta del carcere che si chiude alle spalle è il rumore più bello del mondo.

Perché nessuno deve sentirsi abbandonato nella tempesta.
Mai soli.

Oggi in Corte d’Assise a Catanzaro ho affrontato un’udienza lunghissima: otto testimoni ascoltati, ore di tensione, un p...
14/05/2026

Oggi in Corte d’Assise a Catanzaro ho affrontato un’udienza lunghissima: otto testimoni ascoltati, ore di tensione, un processo che ti entra dentro e ti resta addosso.

Difendere un uomo accusato di omicidio significa portare sulle spalle una responsabilità enorme.
Significa essere l’ultima speranza di una famiglia che ti guarda aspettandosi forza, lucidità e coraggio.

E tutto questo con appena tre ore di sonno.

Ora si torna a Napoli: arriverò intorno a mezzanotte, dove mi attendono ancora persone da ricevere in studio.

Sono stanco, sì. Ma anche orgoglioso di essere scelto per affrontare processi come questo, quelli in cui non difendi soltanto un imputato, ma il diritto di ogni uomo ad avere qualcuno che lo difenda fino in fondo.

Oggi il mio assistito è tornato finalmente libero, ed è tornato dalla persona che ama.Vederli riabbracciarsi è stato uno...
08/05/2026

Oggi il mio assistito è tornato finalmente libero, ed è tornato dalla persona che ama.
Vederli riabbracciarsi è stato uno di quei momenti che ricordano perché vale la pena combattere ogni giorno per le persone, soprattutto per i più giovani cresciuti in contesti difficili, dove spesso la vita mette ostacoli enormi davanti ai sogni e ai sentimenti.

È bellissimo vedere due ragazzi così giovani amarsi con questa forza, con questa sincerità, nonostante tutto ciò che hanno dovuto affrontare.
Dietro ogni storia ci sono persone, emozioni, famiglie, speranze. E io continuerò sempre a battermi perché nessuno venga ridotto soltanto ai propri errori o alle proprie difficoltà.

Credo nella possibilità di rialzarsi.
Credo nei giovani.
E credo che l’amore, a volte, riesca davvero a salvare.

Due giorni al Tribunale dei Minorenni di Napoli.Due processi. Due storie diverse.Un unico filo conduttore: la sofferenza...
05/05/2026

Due giorni al Tribunale dei Minorenni di Napoli.
Due processi. Due storie diverse.
Un unico filo conduttore: la sofferenza silenziosa dei ragazzi.

La prima storia arriva dal centro storico. Vicoli stretti, case troppo piene e sogni troppo piccoli per poter respirare. Un ragazzo di 16 anni è cresciuto tra assenze e urla, con un padre mai davvero presente e una madre schiacciata dalla fatica. La scuola è diventata presto un luogo estraneo. La strada, invece, lo ha accolto subito. Gli ha dato un’identità, un gruppo, ma anche scelte sbagliate. Dietro quel reato c’è un ragazzo che non ha mai avuto qualcuno che gli dicesse “tu vali”. E quando nessuno ti guarda davvero, finisci per farti vedere nel modo sbagliato.

La seconda storia è diversa. Quartieri “per bene”, palazzi ordinati, silenzi eleganti. Un ragazzo di 17 anni, mai un’assenza a scuola, famiglia presente, possibilità economiche, tutto “giusto” dall’esterno. Eppure dentro c’era un vuoto che cresceva ogni giorno. Pressioni, aspettative, solitudine mascherata da perfezione. Nessuno ha visto il suo dolore, perché era composto, educato, invisibile. Ha sbagliato anche lui. Ma il suo errore nasce da una sofferenza che non ha trovato parole.

Due mondi opposti.
Stessa fragilità.

Questi ragazzi non sono solo i loro errori. Sono storie che chiedono di essere ascoltate, comprese, accompagnate. Punire non basta. Serve capire, sostenere, ricostruire.

Perché dietro ogni processo minorile non c’è solo un fatto.
C’è un ragazzo che, in qualche momento della sua vita, è stato lasciato solo.

Indirizzo

Piazza Garibaldi
Naples

Telefono

+393713376792

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