01/03/2026
📌 Referendum giustizia: correnti, sorteggio, nomine e disciplina. Cosa potrebbe cambiare con il SÌ
Facciamo chiarezza.
🔹In queste settimane circolano messaggi che descrivono il referendum come un passaggio in cui “la politica deciderà al posto della magistratura”, come se con il sì qualcuno “mettesse le mani” sui processi o come se “cambiare la Costituzione” fosse di per sé un argomento, quando è esattamente l’oggetto del voto.
🔹È una rappresentazione fuorviante che spesso semplifica e polarizza, senza aiutare a comprendere il contenuto del referendum.
Il voto del 22 e 23 marzo 2026 riguarda una riforma costituzionale che ridisegna l’ordinamento della magistratura, lasciando intatto il principio di autonomia e indipendenza, intervenendo invece sui meccanismi di carriera e di autogoverno.
🔹La riforma prevede due Consigli superiori, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica, e stabilisce che i componenti siano individuati tramite sorteggio, per un terzo da un elenco di professori e avvocati compilato dal Parlamento in seduta comune e per due terzi tra i magistrati della rispettiva carriera, con vicepresidente eletto tra i componenti sorteggiati dall’elenco parlamentare.
Riducendo la dimensione “elettorale” interna, si riduce anche la capacità delle correnti di costruire rappresentanza e influenza negli organi di autogoverno.
🔹Il punto che merita di essere spiegato con chiarezza ai cittadini, dunque, è il rapporto tra correnti e sistema delle nomine.
È noto che, quando l’accesso agli organi di autogoverno dipende da competizioni elettorali interne, le aggregazioni organizzate possono incidere in modo significativo nella selezione delle persone e nella formazione delle maggioranze.
La riforma introduce il sorteggio come criterio di individuazione dei componenti proprio per ridurre il peso dei meccanismi di appartenenza e rendere meno determinante la capacità di una corrente di “costruire” rappresentanza e consenso.
È comprensibile che questo cambiamento sollevi perplessità in chi teme un CSM composto anche da magistrati non riconducibili a gruppi strutturati, ma è una conseguenza coerente con l’obiettivo di attenuare logiche di blocco e rafforzare la percezione di imparzialità e autonomia dell’autogoverno.
🔹⁉️Sento spesso chiedere, con tono preoccupato, chi assumerà le decisioni sulle nomine se nel CSM siederanno magistrati non riconducibili alle correnti.
La risposta, a mio avviso, è semplice.
Le decisioni su assegnazioni, trasferimenti e progressioni di carriera restano nell’autogoverno, ma vengono ricondotte a un CSM meno dipendente da appartenenze strutturate (correnti) e più esposto a scelte individuali e responsabilità personale, perché chi siede lì non vi arriva grazie a un pacchetto di voti.
Non è un dettaglio tecnico, ma uno snodo centrale, perché il circuito di nomine e incarichi è tra quelli in cui si misura la credibilità complessiva del sistema.
🔹La riforma prevede inoltre un’Alta Corte disciplinare dedicata per i procedimenti disciplinari.
Qui è importante non confondere i piani.
Le sentenze si controllano attraverso i mezzi di impugnazione e le regole del processo, mentre la disciplina riguarda condotte e violazioni dei doveri dei magistrati.
La riforma sposta la giurisdizione disciplinare dalla sezione disciplinare del CSM, esposta a dinamiche correntizie, a un’Alta Corte disciplinare dedicata, composta da quindici giudici, tre nominati dal Presidente della Repubblica, tre estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune, sei estratti a sorte tra magistrati giudicanti con requisiti e tre tra magistrati requirenti con requisiti, con un secondo grado interno davanti alla stessa Alta Corte in composizione diversa.
Anche qui il senso è ridurre il condizionamento delle logiche correntizie su un ambito delicatissimo, senza confondere la sanzione disciplinare con il controllo delle sentenze, che resta affidato ai rimedi processuali.
L’istituzione di un organo specifico, con una composizione mista e con una componente individuata anche tramite sorteggio, va letta nella stessa direzione, rendere il sistema disciplinare più credibile e meno esposto a dinamiche correntizie, mantenendo un equilibrio tra componenti togati e laici.
🔹Su questo referendum ciascuno può farsi la propria idea, ma è utile farlo sulla base del contenuto effettivo della riforma, senza alimentare equivoci.
🔹Io voterò sì non per appartenenza politica, ma perché ritengo ragionevole e coerente un assetto che riduca il peso delle appartenenze organizzate (correnti) negli snodi dell’autogoverno e della disciplina, rendendo più trasparente e verificabile il funzionamento del sistema delle nomine e delle responsabilità.
In uno Stato di diritto, la fiducia dei cittadini si costruisce anche così
Avv. Erich Grimaldi