Studio Legale Crippa

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26/03/2026

Facciamo sentire la nostra voce a favore dei cuccioli di foca! Chiedi al governo canadese di porre fine alla caccia commerciale alle foche una volta per tutte e di emanare direttive di emergenza per proteggere subito i cuccioli di foca da terribili sofferenze.

Complimenti e stima per il  Dott. Domenico Airoma, Procuratore Capo di Napoli NORD, le sue parole sono di grande equilib...
24/03/2026

Complimenti e stima per il Dott. Domenico Airoma, Procuratore Capo di Napoli NORD, le sue parole sono di grande equilibrio e conforto per chi crede ancora nella GIUSTIZIA e teme una " decadenza" dei costumi della Magistratura giudicante e inquirente.

Una lucidissima analisi del Procuratore capo di Napoli Nord. Magistrato straordinario e persona di grande cultura, tratta dal profilo dell'Avv. Gennaro Iannotti.

Questo referendum non sarà un tornante banale; molto potrà cambiare, dentro e fuori la magistratura.
Ma, intanto, molto è già cambiato.
Il clima referendario ha innanzitutto reso evidente quello che le rilevazioni sociologiche davano già per acquisito, e cioè che nel corpo sociale è venuta ridimensionandosi progressivamente la cifra di autorevolezza della magistratura, percepita sempre più come un soggetto non più super partes ma portatore di una propria visione politica, con le conseguenze, in termini di contrazione dell’indice di affidabilità, oramai a tutti note.
La battaglia referendaria si è incentrata non tanto sulle questioni oggetto della riforma, quanto sul ruolo stesso della magistratura e sul rapporto fra quest’ultima e gli altri poteri, con ciò confermando di per sé un dato anomalo, e cioè l’oggettiva sovraesposizione del potere giudiziario, avvertito, a torto o a ragione, come protagonista della scena politica.
Non è un caso se questo referendum ha assunto una portata socialmente divisiva che rievoca altri che hanno segnato la storia del nostro Paese.
L’avere, inoltre, accettato, da parte della magistratura, specialmente quella associata, di trattare i temi della riforma non tanto per il testo quanto per il contesto, ha finito per ratificare la collocazione della magistratura su un terreno sempre più estraneo alla sua costitutiva dimensione di interprete equanime della norma.
Anche il registro comunicativo ed i toni usati non si sono differenziati da quelli utilizzati dagli altri attori partitici.
E non vi è dubbio che, al di là delle buone intenzioni dei tanti che si sono spesi nell’agone referendario, gli accenti ultimativi, quasi apocalittici, della chiamata a raccolta, sono apparsi più come la strenua conservazione di una posizione di potere che come la difesa autentica di un assetto costituzionale (che peraltro la stessa magistratura aveva contribuito a cambiare, basti pensare al principio del giusto processo).
Comunque vada il referendum, ci sarà pertanto da ricostruire.
In primo luogo, ci sarà da ricostruire un rapporto con tutta quella parte del corpo sociale che, al di là delle invettive e degli anatemi, delle squalifiche etiche e delle sbrigative denigrazioni, rappresenta comunque una buona fetta di destinatari della risposta di giustizia. E che se avranno votato per la riforma, è ben possibile che lo avranno fatto non solo per disciplina di partito o per soggezione a vincoli di affiliazione. Ma per ben più serie ragioni.
Ci sarà da ricostruire (o meglio, da recidere) anche il rapporto con coloro che avendo guidato la battaglia contro la riforma, si aspetteranno magari di ricevere in cambio un sostegno dalla magistratura in un conflitto ben più impegnativo, quello cioè contro un governo da disarcionare.
Ci sarà da ricostruire il rapporto anche con i non pochi magistrati che, senza esporsi, confidavano nell’approvazione della riforma, come occasione per una scossa interna, come speranza di cambiamento (peraltro, già pronunciandosi in tal senso in un referendum indetto dalla magistratura associata).
Ci sarà, in definitiva, da ricostruire e tanto, quando, ad urne chiuse, riemergeranno, in tutta la loro drammaticità, le criticità che affliggono una risposta di giustizia avvertita, e non da adesso, come inadeguata e terribilmente distante dal comune sentire. E non solo per carenza di risorse materiali, quanto soprattutto per una eclissi morale.
E sia che sarà passata la riforma, sia che sarà stata bocciata, non vi è dubbio che sarà la magistratura a pagare il conto più salato e dovrà necessariamente prendere atto della ineludibilità di un’inversione di rotta.
Non basteranno rimedi approssimativi nè mozioni congressuali.
Occorrerà attingere alle ragioni più profonde del rendere giustizia, riscoprire il senso del limite, riassumere un respiro istituzionale, abbandonare malintesi atteggiamenti elitari, rimettere al centro la persona e i suoi diritti.
Se in questo la magistratura avrà coraggio, ne guadagnerà in stima e prestigio.
Potrà svolgere il suo insostituibile ruolo di tutore delle regole, senza apparire come usurpatore di poteri altrui.
E se lo farà non vergognandosi dell’inevitabile imperfezione dell’umano, avrà sicuramente il sostegno che si accompagna ad ogni sacrificio disinteressato.
Non è semplice la risalita.
E non è piacevole ritrovarsi fra le macerie.
Abbiamo però un patrimonio cui attingere, di ideali e di esempi.
È tempo di onorarlo.
Domenico Airoma

Informarsi attingendo alle fonti è doveroso sopratuutto se si tratta di vicende complesse cheriguardano minori e dove " ...
27/12/2025

Informarsi attingendo alle fonti è doveroso sopratuutto se si tratta di vicende complesse cheriguardano minori e dove " di romantico" non c'è assolutamente nulla.

La storia della "famiglia del bosco" ha conquistato l’opinione pubblica per la sua ambientazione fiabesca, ma dietro quell’immagine romantica si nasconde un

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17/11/2025

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L’aggiornamento di ottobre 2025 del Progetto Nazionale “Salute e Inquinamento Atmosferico”, promosso da ISDE Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, delinea un quadro fortemente preoccupante sulla qualità dell’aria ne...

16/09/2025

La notizia della morte di Paolo, il bambino di appena 14 anni che si è tolto la vita in provincia di Latina, ci lascia senza fiato.
Non esistono parole che possano dare senso a un gesto così estremo, non c’è giustificazione che possa spiegare il dolore che lo ha preceduto. Resta solo un vuoto che ci interroga tutti: genitori, educatori, istituzioni, comunità.

Paolo nel suo percorso scolastico veniva spesso deriso, chiamato “femminuccia” o “Nino D’Angelo” per i suoi capelli biondi e lunghi. Parole che agli occhi di molti sembrano sciocchezze, ma che in realtà scavano in profondità. Una violenza sottile, quotidiana, che si insinua e cresce fino a diventare insopportabile.

Viviamo tempi fragili, dove la solitudine dei nostri ragazzi troppo spesso si intreccia con l’indifferenza degli altri. E quell’indifferenza, a volte, diventa cattiveria. Un commento crudele, una risata di troppo, un silenzio quando invece sarebbe servita una mano tesa: piccoli gesti che possono trasformarsi in macigni insostenibili per chi già porta dentro di sé un peso invisibile.

Come padre, questa tragedia mi scuote profondamente. Penso ad Alba, penso a quanto i nostri figli siano esposti e vulnerabili. La fragilità non è un difetto: è parte di ciò che siamo, e a volte può persino diventare una forza, un’arma al contrario, perché ci insegna la compassione, la delicatezza, l’ascolto. Ma perché accada, dobbiamo costruire attorno a loro una rete fatta di amore, di presenza, di cura.

Non possiamo permetterci che i nostri giovani si sentano soli nel momento del bisogno. Abbiamo il dovere di insegnare loro che chiedere aiuto non è una vergogna, ma un atto di coraggio. Abbiamo il dovere di guardarli negli occhi ogni giorno e di ricordare loro che sono amati, sempre.

Paolo non c’è più. Ma la sua storia non deve lasciarci indifferenti.

29/03/2025

Una prima scossa di magnitudo 7.7, seguita da una seconda di 6.4. Usags: dopo la prima , altre dieci scosse oltre 4.0. La giunta militare chiede l'aiuto internazionale (ANSA)

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Martedì 09:00 - 18:00
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