13/02/2026
L’affermazione del dott. Nicola Gratteri, secondo cui voterebbero per il “No” le “persone perbene” e per il “Sì” indagati e poteri deviati, non è un’opinione ma un insulto: equipara milioni di cittadini a soggetti moralmente indegni solo per la loro scelta di voto.
Un magistrato non può usare parole che dividono e diffamano. Quando lo fa, non danneggia solo sé stesso ma la credibilità dell’intera magistratura. Dopo le false affermazioni attribuite al dott. Giovanni Falcone, questa ennesima forzatura conferma una preoccupante recidiva comunicativa che inquina il confronto elettorale con disinformazione e allarmismo.
Non è dibattito democratico: è propaganda. Per questo è necessario un richiamo della Presidenza della Repubblica Italiana, anche nella sua funzione di vertice del Consiglio Superiore della Magistratura, affinché il confronto torni a toni rispettosi e fondati sul merito.
Il Comitato Unione Camere Penali Italiane