Avv. Luigi Di Giuseppe

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IL CARCERE OLTRE IL CONFINE DELLE GARANZIENessuno ha mai pensato di pubblicare una sorta di sussidiario che contempli il...
26/11/2025

IL CARCERE OLTRE IL CONFINE DELLE GARANZIE
Nessuno ha mai pensato di pubblicare una sorta di sussidiario che contempli il repertorio delle banalita’, delle frasi fatte, dei luoghi comuni coniati dagli uomini del potere: “lotta alla criminalita’”, “tensione che non deve calare”, “guardia che non si deve abbassare”.
Verrebbe da dire che proprio queste frasi e chi le pronuncia ha contribuito a peggiorare e perfino a “corrompere” la criminalita’: e che anche grazie ad un ordine violato (ma pur sempre un ordine: qualcosa, cioe’, di basato su “regole”, come accade per le “societa’ criminali”) e’ divenuto sempre piu’ simile allo Stato suo antagonista, che ignora la “regola’', il “diritto”, la Legge.
Lo Stato delle 250.000 leggi, cioe’ dell’assoluta incertezza del diritto; lo Stato dei milioni di processi in arretrato e del record di condanne presso le Corti internazionali; lo Stato della devastazione del territorio e’ uno Stato che ha per contraltare, ormai, una criminalita’ degna di se’, e , in qualche misura la “produce", la “trasforma”: e non sorprende, ha una sua “logica”, in questo senso, la triste parabola delle estorsioni, della droga, della criminalita’ che non ha risparmiato nessuno, neanche i bambini e le donne, dominata dalla cieca ferocia, distruttiva – insieme – del “nemico” e di se stessa. E cosi’ l”’Italia ufficiale” e L’”Italia criminale” rischiano di avere molto in comune, di non essere tanto “controparti”, quanto piuttosto “controfigure” l’una dell’altra. Una criminalita’ non solo come metafora, ma come specchio di questo Stato. E, simmetricamente, lo Stato dell’ “aumento delle pene”; uno Stato, cioe’, che riproduce in se’ il seme del male e della violenza che pretenderebbe di estirpare.
Una speranza risiede in chi vegeta nel verminaio delle carceri affollate.
Perche’ proprio da li’? Perche’ proprio da quel luogo si comprende il senso della pena che si sta subendo, se a comminarla e’ uno Stato che e’ il primo ad essere fuorilegge. Cosi’, il “senso della regola” rifiorisce proprio la’, dove meno lo si crederebbe possibile. E con esso, come puo’ constatare chiunque abbia un minimo di dimistichezza con la realta’ delle carceri italiane, laddove dovrebbe rifiorire anche una “vita di comunita’”: facendo delle prigioni italiane un luogo in cui la gioia, il dolore o anche una lotta non siano dimensioni individuali, ma comuni, perche’ le pause, le soste, le riflessioni servano a decidere come proseguire il cammino dell’esistenza.

EUTANASIA, FECONDAZIONE ARTIFICIALE, INGEGNERIA GENETICALa sfida dei nuovi diritti e la creazione di nuove regoleCome po...
19/11/2025

EUTANASIA, FECONDAZIONE ARTIFICIALE, INGEGNERIA GENETICA

La sfida dei nuovi diritti e la creazione di nuove regole

Come porsi di fronte alle nuove sfide nel mondo del diritto, rispetto all’emergere di problemi nuovi ed esigenze diverse? Temi attualissimi, quali eutanasia, fecondazione artificiale, ingegneria genetica richiedono un mutamento di cultura, ma s’intrecciano col diritto, per la necessita’ di ricercare nuove e sempre piu’ attuali regole. Alcune leggi in vigore, poche per la verita’ e importanti decisioni della Corte costituzionale hanno gradualmente superato alcuni limiti originari e tuttora sussistono dibattiti riguardo le tematiche in oggetto.
In alcuni casi dobbiamo rilevare che mancano proprio le leggi, la regolamentazione, la necessita’, quindi, di fare ricorso ai principi generali. Laddove manca la norma specifica si deve applicare un’altra in via analogica o ricorrere ai principi generali.
Ci troviamo di fronte ai nuovi modi d’intendere i diritti della persona.
La tematica e’ vasta ed ha a che fare, prima ancora che col campo giuridico, con la concezione del mondo e dell’uomo. Taluni di questi temi, per quanto complicati, sono ancora segnati da pregiudizi ideologici ormai superati, ma sono in fondo i meno difficili.
Occorrera’ reinventare, anche a livello sistemico, nuove forme di organizzazione del diritto.
Un esempio.
Quando viene inventata la macchina a vapore in Inghilterra, il diffondersi di un’invenzione tecnologica cambia la natura della societa’: si passa da un’economia rurale ad un’economia industriale, e il diritto deve creare nuove categorie per affrontare queste tematiche.
Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione analoga.
Andranno inventate nuove categorie giuridiche, molto piu’ di una semplice norma. Ci troviamo di fronte ad evoluzioni che il diritto non poteva prevedere, perche’ non s’immaginava nemmeno che potessero accadere. Tuttavia, il legislatore non dovra’ farsi cogliere impreparato di fronte alle nuove sfide, anzi, deve essere sempre piu’ aperto al “nuovo”. Viceversa, quando e’ stato inventato l’aereoplano, si e’ potuto applicare all’aeronautica, con i dovuti aggiustamenti, il diritto della navigazione, seppur in aria e non per mare: era semplicemente un ampliamento di fenomeni, come il trasporto, gia’ esistente. In una parola, una estensione di potenzialita’.
Dal punto di vista giuridico, la conquista della luna puo’ fare il paio con la conquista dell’America, salvo il fatto che in America c’erano i nativi e cio’ ha posto drammatici problemi di altra natura.
Vi e’ un’etica laica e questi temi andranno affrontati con grande rigore intellettuale e con una morale laica, senza un atteggiamento puramente positivistico, rispetto alle nuove frontiere della scienza. Andranno affrontati per quello che sono, tenendo presente il principio cardine della laicita’ dello Stato, baluardo della Costituzione repubblicana, principio posto a fondamento della nostra “Magna Charta”.

A CHI GIOVA LA SPETTACOLARIZZAZIONE DELLA GIUSTIZIA ?Processo mediatico, “giustizia spettacolo”, “sbattere il mostro in ...
17/11/2025

A CHI GIOVA LA SPETTACOLARIZZAZIONE DELLA GIUSTIZIA ?
Processo mediatico, “giustizia spettacolo”, “sbattere il mostro in prima…serata”, imbastire istruttorie televisive, dare in pasto presunti colpevoli ad un’opinione pubblica sempre piu’vellicata dai pruriti del giustizialismo da operetta, o dal garantismo peloso, a quale risultato ci portera’?
Un numero cosi’ vasto di trasmissioni televisive, la maniacale ricerca di audience, inerenti casi giudiziari, non si vede neppure al Carnevale di Rio, dove almeno c’e’ interesse per il divertimento, mentre, nel nostro caso, non c’e’ nulla di cui divertirsi. Una pletora di guaritori, medicastri, “criminologi”(avranno letto Beccaria, Ferri o Trattati di criminologia?), istrioni, demagoghi, laccati o in abito blu, venditori di fumo, non si vede neppure nei Paesi del Terzo Mondo. Un “ suk”. Almeno nel suk si ha interesse all’acquisto, su queste tematiche non c’e’ nessun acquisto da fare, se non l’attivita’ gratuita d’ingenerare confusione.
Questa Babele cosi’ originale quanto ridicola, oltre alla confusione, serve soltanto ad offrire facile pubblicita’ ad una passerella di “ricercatori di visibilita’”, che nulla offrono di concreto, di pragmatico, ai casi giudiziari .
Non sarebbe il caso di ricondurre tali tematiche nel proprio alveo naturale, il processo, quello legale, quello ordinario?
Fin qui il primo quesito.
Veniamo al secondo.
Qualche tempo fa, nelle aule di udienza avevano messo due televisori e poi sul tavolo degli avvocati, otto telefoni. Perchè?
Perchè la telematica e l’informatica gestiscono il processo penale.
Ci si fermera’ quì? E perché ci si dovrebbe fermare, se, ovunque, il computer è trionfatore e scandisce, perfeziona e accelera tutti i ritmi aziendali, scientifici e sociali?
Sappiamo almeno su quale pista camminerà la giustizia e chi la spingerà.
Sarà possibile che l’avvocato non parli più al suo giudice fisicamente presente, interlocutore e dirimpettaio, ma parli ad una telecamera senza vederlo o vedendolo nel televisore?
Sarà possibile che i giudici siano dove c’è disponibilità in quel momento, a Roma, ad Ascoli Piceno o altrove?
Sarà possibile che tutte le risultanze di un processo vengano inserite su una scheda questionario prestampata che, inserita nel computer, darà la decisione, frutto di immensa ricerca e selezione di tutta la dottrina, la giurisprudenza, e di tutti i casi simili o analoghi già memorizzati?
Ne deriva che la pena sarà graduata con lo stesso infallibile e prodigioso sistema, sarà quindi inutile ogni impugnazione con enormi vantaggi per l’apparato giudiziario e per il bilancio dello Stato.
Sarà possibile ancora che particolari rivelino se il teste non dice il vero? Anche l’imputato potrebbe sempre a sua richiesta chiedere il siero della verità perfezionato e infallibile.
Si concretizzera’ cio’ che vagheggiava Aristofane.
Oggi, il veloce progresso della tecnologia e della telematica, ha accelerato un processo che potrebbe portare, in ultima analisi, alla inutilita’ del dibattimento, in barba al principio di oralita’.
Ma, facciamo un’altra ipotesi: fingere di vivere intorno ai primi anni dell’ottocento e di incontrare, casualmente, un certo Stephenson, il quale vi dice che ha inventato delle carrozze senza cavalli che peseranno parecchie tonnellate e si muoveranno velocemente da un punto all’altro della Terra.
Dopo tale affermazione, avreste fatto finta di crederci. Ad “aumentare” il primo proposito, Stephenson affermera’ di stendere a terra un grande tappeto, pure di ferro, sul quale avrebbe camminato a grande velocità la sua invenzione che peraltro non era spinta da cavalli, ma... da acqua bollente.
Certo una risata avrebbe concluso l’aneddoto.
Morale: È possibile che si possa giungere ad un “totale” processo penale telematico?
Sogno: Sarà possibile che l’avvocato non esista più, sparirà come sono spariti lo spazzacamino e l’arrotino?
Paradosso: Sparirà perchè non saranno più commessi i 648 delitti previsti dal codice penale?
Io, sommessamente, non ci credo. Anche perche’…sta passando un treno.

07/11/2025
CHI E' IL DIFENSORE?Non è un compito facile quello che ho in mente di svolgere, tanto più che ometterò di trattare della...
06/11/2025

CHI E' IL DIFENSORE?
Non è un compito facile quello che ho in mente di svolgere, tanto più che ometterò di trattare della difesa delle persone offese e dei danneggiati dai reati; aspetti che, pure, mi avrebbero fatto lucrare qualche simpatia.
Vorrei, infatti, provare a fornire alcuni dati che conducano i lettori ad esplorare nuovi punti di vista su una professione fra le più antiche ( il primato spetta ad altri...) ed affascinanti che l’essere umano si sia "inventato", per una diversa e più completa valutazione.
La funzione del difensore, ontologicamente diversa da quella del pm, può essere inquadrata partendo da ciò che disse al proposito uno dei più famosi oratori che la storia ricordi, Marco Fabio Quintiliano:
"È tanto più facile accusare che difendere, quanto lo è infliggere una ferita rispetto al sanarla".
Ritengo che sino ad oggi il primato del più grande avvocato difensore di ogni tempo spetti a Marco Tullio Cicerone: su questo dato non credo che vi possano essere smentite; tutti, avvocati e non, conoscono questo nome, mentre coloro che ne hanno letto le opere, magari solo qualcuna, (contro Catilina, contro Verre, in difesa di Marco Celio, in difesa di Milone, ecc. ecc.) ne apprezzano anche il valore tecnico e l’attualità delle intuizioni e dei consigli.
Ma torniamo alla figura del difensore, quello dei nostri tempi.
Il carattere divulgativo di questo lavoro mi impone di essere leggero e scorrevole, ma la via da percorrere è abbastanza tortuosa. E sì! Perché, come si fa a spiegare in maniera semplice che anche chi ha commesso un fatto delittuoso debba essere difeso? Specie se, poi, l’opinione pubblica travasa, a causa di una sprovveduta incultura , "la difesa nel difeso, un diritto nel delitto"?
L’avvocato, in particolare quello penale, ha, a differenza di quanto si possa credere, moltissimi doveri da adempiere: verso se stesso, verso coloro i quali difende, verso la giustizia, verso la società: il tutto nel rispetto della legge, innanzitutto di quella morale, intesa quest’ultima nel senso più kantiano del termine ( la legge morale risiede in me ). Vediamone alcuni.
Verificare verso se stesso:
1. il tasso di disponibilità ad esplicare il mandato ricevuto;
2. il grado di preparazione ed esperienza oggettivamente necessari per svolgere quel compito difensivo;
3. la mancanza di pregiudizi rispetto all’accusa mossa nei confronti di chi chiede di essere difeso;
4. la consapevolezza nell’uso delle strategie difensive tecnicamente improntate al rispetto delle regole, al riparo da ogni possibile strumentalizzazione;
oltre che
5. aggiornarsi professionalmente e, prima e più, psicologicamente, anche attraverso corsi di formazione specifici.
• Verso coloro che difende:
1. avere chiarezza in ordine alle scelte difensive: orientate verso la tutela dei loro interessi non verso il soddisfacimento della loro volontà;
2. comunicare, da subito, di non poter assumere la difesa quando vi siano fondati motivi che inducano a questa determinazione;
3. non travisare i fatti, ma solo verifica e confutazione delle tesi d’accusa, sulla base delle risultanze acquisite: in poche parole, non si sostengono tesi palesemente infondate;
4. Non promettere risultati, ma solo l’impegno a svolgere al meglio delle proprie capacità il mandato difensivo di natura tecnica. I liberi professionisti non hanno obblighi di risultati, ma di mezzi; chi sostiene il contrario o è un mago o un ignorante, certo non un professionista.
• Verso la giustizia:
quale collaboratore nella ricerca della verità - questo punto sarà trattato più approfonditamente in appresso - per far sì che la giustizia non diventi il riflesso di un pregiudizio.
• Verso la società:
1. contribuire al miglioramento della stessa attraverso lo svolgimento corretto del proprio lavoro e delle funzioni ad esso collegate;
2. adoperarsi per fare in modo che si ristabilisca l’equilibrio turbato.

Questo è un elenco "aperto", chiunque lo ritenga utile potrà sempre aggiungere qualcosa ai fini di una "crescita" comune.
Quando iniziai la pratica forense in uno studio professionale che si occupa solo di procedimenti penali, osservai che nella maggior parte delle aule penali vi è la presenza dell’immagine del Crocifisso. Venni a scoprire che ciò ha una funzione ben definita: ricordare a chi giudica il proprio simile che...
Si possono commettere errori!

Così come accadde a chi giudicò il Gesù della storia - o il Cristo della fede - condannando a morte un innocente.
Lo stesso termine "avvocato" deriva dal latino advocatus = colui che è chiamato presso altri...in aiuto; ed invero, chi è accusato di aver commesso un determinato reato, lo è in base ad un’ipotesi formulata da un altro essere umano - il pm - cui la società ha demandato il compito di investigare e perseguire coloro che si siano macchiati di un crimine, ma qui sorge il primo problema:
in base a quale certezza si afferma che taluno abbia commesso un reato? Il nostro sistema giudiziario prevede una ipotesi astratta nella quale far rientrare quella concreta, ossia si stabilisce, ad esempio, che "chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni 21". Se in base a ciò che emerge, come prova, dal processo, vi siano elevate probabilità che l’imputato sia colpevole di quel grave delitto, il giudice emette una sentenza di condanna.
Sostiamo.
Come avrete notato si è affermato "elevate probabilità", e non si è scritto "certezze". E già, perché bisogna sfatare il primo dei miti che aleggiano sui processi penali: il Problema della Verità.
Ed infatti, bisogna stabilire che:
• non sempre il cliente riferisce la verità al proprio avvocato;
• la verità storica, secondo l’accusa mossa, non coincide con quella giuridico-fattuale che il processo tende ad accertare;
• la verità accertata tramite una sentenza è probabilistica non reale, perché la ricostruzione degli eventi subisce l’influsso della interpretazione soggettiva di chi la riferisce e ricostruisce.
Anche un testimone oculare di un fatto delittuoso può commettere errori nel riferire lo stesso; basti pensare che i filtri della propria mente, dei propri apprendimenti, dei propri sensi entrano in funzione e rielaborano ciò che si è vissuto; se a questo aggiungiamo che, di per sé, si tratta di episodi di forte impatto emotivo, e quindi, come tali, o vengono amplificati o vengono dimenticati da chi vi ha assistito, la frittata è fatta.
Con ciò non si vuole dire che ogni fatto è puntualmente travisato dal testimone o che l’accusa è sempre infondata, si vuole semplicemente affermare l’importanza di un confronto per far sì che il giudice giunga serenamente ad emettere una sentenza di condanna o di assoluzione "al di là di ogni ragionevole dubbio".
Non tarderò ancora a rispondere alla domanda della presentazione.
Quando ho iniziato ad addentrarmi nell’assunzione delle responsabilità connesse ai mandati difensivi che mi conferivano ho "sentito" le difficoltà che derivavano dalle persone che si rivolgevano a me, ed alcune volte soffrivo insieme a loro, ma non per loro: per me. Alcune problematiche che osservavo investivano anche la mia personalità, ed allora ho sentito il bisogno di approfondire alcuni aspetti:
1. perché si commettono i reati?
2. Siamo tutti capaci di commetterne?
3. Quanto conta l’ambiente in cui si è cresciuti in fatti del genere?
4. ecc. ecc.
Oggi penso che nella stragrande maggioranza dei casi dietro ad un reato c’è una mancanza di Formazione ossia di quella attività che racchiude l’istruzione e l’educazione, momenti necessari per quegli esseri umani rivolti al miglioramento della propria esistenza.
Ho sempre creduto, ritengo e riterrò sempre che nessuno, con evidenti difficoltà, debba essere abbandonato a se stesso.
C’è bisogno di esseri umani che li difendano, soprattutto quando hanno commesso degli errori;
anche i pluriomicidi hanno diritto ad essere difesi, proprio perché chi li difende non è come loro, ma riflette e pensa fino a quale punto di aberrazione ognuno possa giungere; è fin troppo semplice condannarli e dimenticarsi di loro buttando le chiavi della cella in mare: una società corretta e migliore ha il dovere e, soprattutto, il bisogno di educare i propri consociati, non di gettare i traditori, per come si narra nella storia romana , dalla Rupe Tarpea posta a picco sul Campidoglio: anche quei traditori sono un prodotto di quella società. Se li gettiamo dalla Rupe gettiamo con loro parti di noi stessi.
È appena il caso di sottolineare che la difesa di chi ha commesso un reato non deve essere tesa all’assoluzione dell’imputato "a tutti i costi", ma a far sì che quest’ultimo abbia quel giusto processo che conduca all’irrogazione dell’equa pena da scontare, nel rispetto delle regole del giudizio.
Concludo con un brano tratto dalla commedia "Il sindaco del rione sanità", del grande Eduardo De Filippo, che fa dire al "sindaco del rione sanità" don Antonio Barracano, in un dialogo con il proprio medico di fiducia, il suo pensiero sui delinquenti, secondo lui, la vera vittima della società.
"...perché si tratta di gente ignorante, e la società mette a frutto l’ignoranza di questa gente. Professo’, sui delitti e sui reati che commettono gli ignoranti si muove e vive l’intera macchina mangereccia della società costituita. L’ignoranza è un titolo di rendita. Mettetevi un ignorante vicino e campate bene per tutta la vita..."

27/10/2025

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