26/04/2026
La storica arringa dell’Avv.Tina Lagostena Bassi
PROCESSO PER STUPRO.
L'ARRINGA DI TINA LAGOSTENA BASSI
Tina Lagostena Bassi, nella sua arringa finale, senti la necessità di ricordare che era venuta in quell'aula per difendere una donna che era stata abusata. Fu uno dei momenti più alti in cui si manifestò la volontà delle donne di poter essere libere e di poter agire senza i condizionamenti di una società in cui, come dimostrò l'incredibile dibattimento, si palesavano diversi ed odiosi stereotipi nonostante tutte le battaglie promosse negli anni settanta.
Tina Lagostena Bassi affermò: “Devo purtroppo ancora prendere atto, e mi scusino i colleghi, che la difesa dei violentatori considera le donne come soli oggetti, con il massimo disprezzo. E vi assicuro: questo è l’ennesimo processo che io faccio ed è come al solito la solita difesa che io sento”. “Io mi auguro di riuscire ad avere la forza di sentirli, non sempre ce l’ho, lo confesso – proseguì - e mi auguro di non dovermi vergognare come donna e come avvocato per la toga che tutti insieme portiamo. La difesa è sacra ed inviolabile, è vero, ma nessuno di noi avvocati si sognerebbe di impostare una difesa per rapina così come si imposta un processo per violenza carnale. Nessun avvocato, nel caso di quattro rapinatori che con la violenza entrino in una gioielleria e portano vie le gioie, si sognerebbe di cominciare la difesa dicendo che però il gioielliere ha un passato poco chiaro, che in fondo ha commesso reati di ricettazione, che è un usuraio, che specula, che guadagna, che evade le tasse. Ecco: nessuno si sognerebbe di fare una difesa di questo genere, infangando la parte lesa soltanto. Se invece che quattro oggetti d’oro “l’oggetto” del reato è una donna in carne ed ossa, perché ci si permette di fare un processo alla ragazza? E questa è una prassi constante: il processo alla donna. La vera imputata è la donna”. “E scusatemi la franchezza – sottolineò - se si fa così è solidarietà maschilista perché solo se la donna viene trasformata in un’imputata, solo così si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale”. “Una donna – concluse - ha diritto di essere quello che vuole e io non sono il difensore della donna Fiorella, io sono l’accusatore di un certo modo di fare i processi per violenza. Ed è una cosa diversa”.