31/08/2026
Cosa accade quando una persona non riesce più, da sola, a gestire soldi, documenti o cure mediche, ma non è ‘da interdire’? 💶
Oggi parliamo dell’amministrazione di sostegno.
È una misura di protezione ‘su misura’ pensata per chi, per malattia, disabilità fisica o psichica, o forte fragilità, fa fatica – anche solo in parte o per un periodo – a provvedere ai propri interessi.
Chi può chiederla? La persona stessa, il coniuge, il partner dell’unione civile, il convivente stabile, i parenti stretti, il tutore o curatore, il pubblico ministero e anche i servizi sociali o sanitari che seguono il soggetto.
Come si richiede? Con ricorso al giudice tutelare del luogo in cui vive la persona fragile, spiegando perché serve l’amministrazione di sostegno e indicando i familiari più vicini.
Il giudice ascolta sempre, di persona, la persona da proteggere, può sentire i familiari, chiedere certificati medici e poi, con un decreto, decide se aprire la misura e nomina l’amministratore di sostegno.
Di solito sceglie, se possibile, il coniuge, il partner dell’unione civile, il convivente stabile o un parente vicino; se non è opportuno, può nominare un’altra persona idonea o anche un ente.
Cosa può fare l’amministratore? I poteri dell’Amministratore sono indicati nel decreto. L’amministratore deve agire nell’interesse della persona, informarla, e rendere conto periodicamente al giudice.
L’amministrazione di sostegno è flessibile: si può adattare nel tempo, allargare o restringere i poteri, e può servire anche solo per curare la persona, non per il patrimonio ⚖️
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