22/04/2026
𝐔𝐧 𝐩𝐚𝐩𝐚̀ 𝐯𝐚𝐥𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐞?
“Sa i nomi delle maestre di suo figlio?”
In udienza, una domanda secca rivolta al mio assistito.
Lui risponde. Li sa.
Poi esce, mi guarda e mi dice:
“Avvocato, ma perché lo ha chiesto a me e non alla mamma?”
E in quella domanda c’è tutto.
C’è l’idea, silenziosa, che un padre debba dimostrare qualcosa in più.
Che parta sempre un passo indietro.
Che debba “convincere” di essere all’altezza.
Perché sì, diciamocelo:
si dà per scontato che certe cose le sappiano le mamme.
E che i papà… meno.
𝐌𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚 𝐮𝐧 𝐛𝐮𝐨𝐧 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞?
Io, per esempio, so a memoria tutti i maestri di padel di mia figlia.
Mia moglie no.
E quindi?
Vale di meno? Vale di più?
No. Non vuol dire niente.
Perché non è una gara.
Non è un quiz a punti.
Non è “chi ne sa di più”.
È esserci.
In modi diversi.
Ma esserci davvero.
E allora forse il punto è un altro: i preconcetti, quando entrano in aula, non fanno bene a nessuno.
Soprattutto ai figli.
𝐎𝐠𝐠𝐢, 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐛𝐮𝐨𝐧 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐞?
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