17/11/2025
💡💡IMPORTANTI NOVITA' IN TEMA DI TUTELA DEI MINORI NATI TRAMITE PROCREAZIONE ASSISTITA👩🦰👸👶
Con la sentenza n. 68/2025 la Corte Costituzionale riconosce i diritti della madre intenzionale (la donna che, pur non essendo la madre biologica, condivide con la partner il progetto genitoriale e assume consapevolmente la responsabilità di crescere il figlio) introducendo importanti novità con riferimento ai diritti dei figli nati da coppie di donne omosessuali tramite percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA).
Si tratta di un tema estremamente attuale e delicato, nel quale il genitore “intenzionale” si è spesso trovato di fronte a rilevanti ostacoli di natura legale per vedere riconosciuta la propria qualità di genitore.
La decisione della Corte Costituzionale sembra però segnare una svolta, delineando con maggiore precisione i criteri per il riconoscimento del figlio da parte della madre non biologica, sempre nel rispetto dell’interesse superiore del minore e della stabilità dello stato civile.
Com’è noto, negli ultimi decenni il nostro ordinamento ha teso a privilegiare il legame biologico, arrivando in alcuni casi persino alla cancellazione del riconoscimento già effettuato all’anagrafe.
La giurisprudenza sul tema è vasta e spesso controversa.
La Corte Costituzionale aveva già affrontato la questione nel 2021 (C. cost., sent. n. 32/2021) riconoscendo l’esistenza di un grave vuoto di tutela per i minori nati tramite procreazione medicalmente assistita, pur dichiarando inammissibili le questioni allora sollevate.
La sentenza del 2025, invece, compie un passo decisivo in direzione del rispetto dei diritti costituzionali all’identità personale, della certezza dello status giuridico, della vita familiare e del riconoscimento della responsabilità genitoriale: la Corte ha dichiarato l’incostituzionalità, per violazione degli artt. 2,3, e 30 Cost., del complesso normativo di cui agli artt. 8 e 9 della legge n. 40/2004 cancellando la categoria dei nati non riconoscibili a livello giuridico. Le suindicate disposizioni, infatti, come giustamente evidenziato dalla Corte di legittimità davano vita a una categoria di “nati non riconoscibili, come tale soggetta a discriminazione, in ragione delle caratteristiche della relazione (in questo caso omosessuale) tra i genitori”. Ma non solo: tale situazione, oltre che discriminatoria, era sostanzialmente idonea a ledere il diritto fondamentale alla “bigenitorialità del bambino, inteso come diritto di avere due persone che, sin dalla sua nascita, si assumono la responsabilità di provvedere al suo mantenimento, educazione e istruzione”.
Questa decisione consente finalmente di superare gli ostacoli burocratici e normativi che finora impedivano alla madre intenzionale di riconoscere il figlio, a condizione che abbia prestato il proprio consenso al percorso di fecondazione. La Corte sembra riconoscere così che la genitorialità non si fonda unicamente su legami biologici, ma può costituire anche una scelta consapevole, parte di un progetto comune e condiviso di vita familiare.
E, infatti, proprio su questo punto, la Corte Costituzionale sembra riconoscere l’esistenza di una responsabilità genitoriale la cui origine è riconducibile alla sola volontà del soggetto “che porta ad una nascita che altrimenti non sarebbe avvenuta”, così come il correlato diritto del nato a essere riconosciuto da chi lo ha voluto.
Si tratta di un passo significativo verso una tutela più piena e solida dei diritti dei minori e un riconoscimento più ampio delle famiglie non tradizionali, in un’ottica di valorizzazione del nucleo familiare e della dignità della vita affettiva.
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