Avvocato Lisa Sepco

Avvocato Lisa Sepco Svolgo con dedizione l’attività di avvocato penalista, mettendo al centro la persona e la sua storia.

La mia esperienza si è consolidata nella difesa di imputati e indagati, adulti e minorenni, affrontando ogni caso con sensibilità umana e concretezza. Da anni svolgo con dedizione l’attività di avvocato penalista, mettendo al centro la persona e la sua storia. La mia esperienza si è consolidata nella difesa di imputati e indagati, adulti e minorenni, affrontando ogni caso con competenza giuridica,

sensibilità umana e attenzione concreta alle esigenze di chi si trova ad affrontare un procedimento penale. Ciò che mi distingue è l’approccio empatico e personalizzato: credo che comprendere la dimensione umana di chi difendo sia essenziale per individuare la strategia più efficace, non solo dal punto di vista legale ma anche pratico e relazionale

Buon sabato!
23/05/2026

Buon sabato!

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23/05/2026

Buon Sabato!

Caregiver al lavoro: più diritti contro la discriminazione 💼❤️
05/05/2026

Caregiver al lavoro: più diritti contro la discriminazione 💼❤️

22/04/2026
17/04/2026

Da penalista, non mi riconosco in quella serie.

Capisco le esigenze della televisione: servono personaggi forti, storie avvincenti, tensione narrativa.

Ma quando, per rendere accattivante un protagonista, si finisce per rappresentare l’avvocato penalista come ambiguo, scorretto, opportunista, senza morale e senza dignità, allora il problema non è più la fiction: è la narrazione distorta di un’intera categoria professionale.

Chi svolge davvero questa professione sa quanto studio, sacrificio, responsabilità, equilibrio e rigore deontologico richieda la difesa penale ogni giorno.

Francamente, inorridisco davanti a una narrazione che continua ad alimentare l’antico e diffuso pregiudizio negativo nei confronti degli avvocati: un’immagine dalla quale la categoria cerca faticosamente di emanciparsi, anche grazie al lavoro istituzionale e comunicativo degli Ordini professionali.

A questo si aggiungono inesattezze procedurali, dinamiche processuali poco realistiche e una rappresentazione del rapporto tra difesa, magistratura e carcere lontana dalla realtà.

Una serie può essere anche di successo e piacevole da guardare. Ma può comunque diffondere un’immagine falsa della professione forense e del ruolo costituzionale dell’avvocato.

Io non mi riconosco in quella rappresentazione.
E sono certa che molti colleghi la pensino allo stesso modo.

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“Dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori, di cui purtroppo siamo diventati complici”: sulla prima pagina del Corri...
31/03/2026

“Dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori, di cui purtroppo siamo diventati complici”: sulla prima pagina del Corriere della Sera, Alessandro D’Avenia invoca regole nel rapporto minori-social, critica la digitalizzazione dell’Istruzione e sostiene il ritorno “alla scrittura a mano, alla calligrafia, alla lettura ad alta voce, all’ascolto attivo, all’attenzione mirata”.
Da avvocato, ho letto con particolare attenzione l’articolo del Corriere della Sera sull’impatto degli smartphone sui più giovani.
👉 Approfondimento nei commenti 👇

Proposta di legge: occultamento del voltoSi segnala una proposta di legge che introduce importanti modifiche in materia ...
30/03/2026

Proposta di legge: occultamento del volto
Si segnala una proposta di legge che introduce importanti modifiche in materia di occultamento del volto.
✅ Viene modificato l’art. 5 della Legge 22 maggio 1975, n. 152, eliminando il riferimento ai “giustificati motivi”. Questa formulazione, nel tempo, ha generato incertezze interpretative e applicazioni non uniformi sul territorio nazionale.
✅ Per chiarire la norma, si introduce un divieto esplicito anche per indumenti o accessori di origine etnica, culturale o religiosa che coprano il volto, definendo però alcune eccezioni. Il divieto non si applica:
nei luoghi di culto
per motivi di salute
nei casi previsti dalle norme sulla sicurezza stradale (es. casco)
durante attività artistiche o di intrattenimento ✅ Viene inoltre introdotto nel codice penale il nuovo reato di “costrizione all’occultamento del volto” (art. 612-ter.1). Chi costringe una persona a coprirsi il volto con violenza, minaccia o abuso rischia:
reclusione da 1 a 2 anni
multa da 10.000 a 30.000 euro
✅ Infine, la condanna per questo reato diventa ostativa all’ottenimento della cittadinanza italiana, in quanto considerata contraria al percorso di integrazione.

📰 Proposta di legge: stop all’occultamento del volto senza eccezioni genericheCosa cambia? 👇✅ Eliminati i “giustificati ...
30/03/2026

📰 Proposta di legge: stop all’occultamento del volto senza eccezioni generiche

Cosa cambia? 👇

✅ Eliminati i “giustificati motivi” → meno ambiguità, regole più chiare
✅ Vietato coprire il volto anche con indumenti culturali/religiosi (con eccezioni)
✅ Eccezioni: luoghi di culto, salute, sicurezza stradale, attività artistiche
✅ Nuovo reato: costringere qualcuno a coprirsi il volto
⚖️ Pena: fino a 2 anni + multa fino a 30.000€
🇮🇹 Condanna = ostacolo alla cittadinanza italiana

Tema delicato che riguarda sicurezza, libertà e integrazione.

Negli ultimi tempi, nel dibattito mediatico, mi capita sempre più spesso di sentire ripetere un’affermazione:“Le sentenz...
17/03/2026

Negli ultimi tempi, nel dibattito mediatico, mi capita sempre più spesso di sentire ripetere un’affermazione:
“Le sentenze dei giudici non si devono criticare.”

È un’espressione che merita, a mio avviso, di essere meglio contestualizzata.

In uno Stato di diritto, la possibilità di sottoporre a critica le decisioni giudiziarie non solo è legittima, ma rappresenta un elemento fisiologico del sistema.

È vero che questo principio si fonda sull’esigenza di tutelare l’indipendenza della magistratura: i giudici devono poter operare senza pressioni esterne, senza intimidazioni e senza forme di delegittimazione dell’ordine giudiziario nel suo complesso.

Tuttavia, tale esigenza non può tradursi in una sottrazione delle sentenze al confronto critico.

Le decisioni giudiziarie, in quanto espressione dell’attività interpretativa e argomentativa del giudice, sono per loro natura suscettibili di analisi e valutazione. Lo dimostrano, tra l’altro, l’esistenza dei mezzi di impugnazione e il ruolo fondamentale svolto dalla dottrina, dall’avvocatura e dal dibattito pubblico qualificato.

Il discrimine, dunque, non risiede nella possibilità di criticare, bensì nelle modalità con cui la critica viene formulata.

Essa perde legittimità quando:
• trascende nel piano personale, colpendo il giudice anziché la decisione
• si traduce in una delegittimazione generalizzata del sistema giudiziario
• assume i tratti della pressione o dell’intimidazione

Al contrario, una critica argomentata, rispettosa e fondata su solide basi giuridiche costituisce un contributo essenziale alla qualità del dibattito e, più in generale, al buon funzionamento della democrazia.

Condivido questa riflessione, perché credo sia importante riportare il confronto su un piano più consapevole e meno sloganistico, soprattutto quando si tratta di temi così centrali per il nostro ordinamento.

Forse il punto non è smettere di criticare le sentenze, ma farlo nel modo giusto: nel merito, con argomenti, non con slogan.

Indirizzo

Milan
20125

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

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