17/09/2024
PROCESSO MEDIATICO: ESISTONO LE GARANZIE, SE VOGLIAMO METTERLE IN PRATICA
Vale la pena di mettere in luce - in questa spiacevole epoca della giustizia spettacolo - le parole del Procuratore della Repubblica di Parma, Alfonso D'Avino che, nel comunicato di ieri sulla triste vicenda del neonato trovato morto, ha dimostrato come si possano dare corpo e sostanza, in linea con il D.Lgs. 188/21, alle esigenze legate al segreto di indagine e, nel contempo, a quelle - intoccabili - della presunzione di innocenza.
È davvero confortante leggere queste chiarissime parole sul potenziale conflitto tra il diritto/dovere di cronaca da parte della stampa, diritto dei cittadini ad avere notizie sul contenuto dei procedimenti penali in corso e dovere dell’Ufficio di Procura ad osservare il segreto di indagine: ciò proprio quando stiamo cercando in tutti i modi, come Avvocatura, di assicurare, anche sotto il profilo mediatico, le garanzie processuali dettate dalla Costituzione.
"Quanto al secondo pilastro, ovvero la presunzione di innocenza, esso ha costituito la parallela preoccupazione della Procura di Parma, in quanto strettamente connessa - mai come in questo caso giudiziario - al segreto di indagine. Se, in una vicenda obiettivamente grave (quale l’accertato decesso di un neonato), la Procura avesse scelto la linea della comunicazione libera e costante, sui protagonisti della stessa sarebbe stato acceso un faro così potente da innescare quel che gli esperti di comunicazione definiscono circo mediatico, che è l’esatto contrario di quella presunzione di innocenza che si è voluto garantire; il processo mediatico che si sarebbe aperto avrebbe avuto, sulle persone coinvolte, effetti ben più devastanti del processo giudiziario (sul punto si richiama il fondamentale saggio del prof. Vittorio Manes “Giustizia mediatica” e l’interessante convegno organizzato dall’Università di Parma nel marzo 2023).
Ed invece, proprio in linea con le disposizioni normative richiamate in premessa, si è voluto garantire a tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti nel caso, quella tranquillità necessaria ad affrontare i vari step che un’indagine così delicata ha richiesto, e continua a richiedere, evitando di esporre costoro all’assedio di taccuini, telecamere, microfoni, come purtroppo avviene in casi del genere.
L’esperienza quotidiana, infatti, ci racconta di veri e propri processi paralleli che vengono celebrati, soprattutto in TV, con il rischio concreto di creare sovrapposizioni ed interferenze tra il processo mediatico ed il processo giudiziario.
Ecco: tutto questo si è voluto evitare ai protagonisti della vicenda di Traversetolo, per garantire in maniera genuina e completa le fonti di prova, e contestualmente tutelare il diritto della parte-indagata".