12/06/2025
Un caso di ̀ gestito da ImpegnoSalute.com ha portato alla condanna del Policlinico San Martino di e dell’Ospedale San Paolo di
Una paziente di appena vent’anni ha subito gravi danni da malasanità. La ragazza si è rivolta all' Andrea Marzorati del foro di Milano. Dopo un procedimento civile il Tribunale di Genova ha emesso una sentenza di condanna contro le due Strutture pubbliche, imponendo un risarcimento complessivo di oltre 114.000 euro.
Il primo errore avviene durante una operazione di routine. Il catetere venoso centrale viene inserito in maniera errata. Le viene perforata la vena giugulare e il catetere si infilza nell’arteria vertebrale. Il saper riconoscere una vena da un’arteria è nozione che dovrebbe costituire l’ABC, ma evidentemente il grossolano errore commesso dai medici è frutto di negligenze, tra la cannulazione effettuata senza ecoguida. Si innesca una grave emorragia interna. E qui avviene il secondo errore: invece di portare la paziente in un centro cardiochirurgico, viene diretta verso un ospedale non attrezzato. Da Savona, senza effettuare gli opportuni esami, viene infatti trasportata all’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. Un passaggio inutile che ha aggravato le condizioni già critiche.
Si decide il trasferimento in elisoccorso a Genova. Ma l’intervento chirurgico, nonostante l’aggravamento della paziente in codice rosso, viene posticipato al giorno successivo.
L’errore organizzativo si somma all’errore tecnico. Il Giudice, che si è avvalso di una CTU, ha ritenuto che l’intervento dovesse essere immediato. I Periti del Tribunale confermano che il ritardo è stato determinante nel peggiorare la prognosi. A ciò si aggiunge una scorretta gestione nel successivo intervento chirurgico che ha determinato l’insorgere di una cicatrice deturpante sul collo e sul torace.
La ragazza oggi presenta una disfonia cronica invalidante, nonostante 60 sedute di logopedia, una sindrome di Bernard-Horner che le ha provocato un abbassamento della palpebra destra e problemi di vista, una vistosa cicatrice verticale di circa 15 cm sul decolté, che copre con abiti alti, anche d’estate. Evita il mare. La cicatrice è un marchio che le ha cambiato il modo di vivere il proprio corpo. A causa del trauma soffre anche di affaticamento nell’uso prolungato di device (monitor e cellulare). A soli 20 anni si ritrova con esiti invalidanti che incidono sul piano fisico, estetico e psicologico.
La sentenza riconosce il danno biologico, il danno morale, quello estetico, quello da affaticamento c.d. da cenestesi lavorativa, i danni patrimoniali e non, oltre ad una “personalizzazione” del danno.
Quello della nostra Assistita non è stata solo una questione economica di risarcimento ma soprattutto deriva dalla volontà di verità e giustizia ossia di fare luce su un caso di malasanità che gli Ospedali avevano invece sempre negato, e ciò affinché quello che è capitato a lei non capiti anche ad altri.
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