20/05/2026
Con l’intelligenza artificiale, un contenuto falso non deve più essere perfetto per fare danno.
Basta che sia credibile abbastanza.
Un video manipolato, una voce ricostruita, una dichiarazione mai rilasciata. Un contenuto che sembra provenire da un professionista, da un’impresa o da un brand.
Il problema non è solo comunicativo. È anche giuridico.
Perché quando il falso utilizza anche pezzi veri — una voce, un’immagine, un nome, un marchio, un vecchio contenuto — non basta più dire “non sono stato io”.
Serve poter dimostrare cosa è autentico, cosa era autorizzato, chi ha creato il contenuto, dove sono gli originali, quali contratti regolavano l’uso di immagine, voce, contenuti e materiali.
Nel nuovo articolo LexAroundMe parlo di Content Credentials, deepfake, prova dell’autenticità, reputazione online e tutela di contenuti, marchi e identità digitale.
Perché il falso corre veloce. Il vero, se non è documentato, resta solo una dichiarazione.
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Content Credentials e deepfake: come tutelare contenuti, marchi e reputazione online. Distinguere quello che è vero non è più importante.