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Lexaroundme Tutela marchi, GDPR, contratti e business online | Proteggo il patrimonio aziendale e la reputazione digitale.

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are al meglio il loro prodotto e la loro immagine così da essere competitivi sul mercato. Gestisco prevalentemente questioni di natura stragiudiziale, dalla contrattualistica al diritto industriale, e di conformità alle procedure di trattamento e conservazione dei dati personali all’interno delle aziende. Ho fondato il blog “LexAroundMe”, sono autrice di articoli e pubblicazioni su argomenti connessi alla proprietà industriale, alla vendita online e alla privacy e collaboro con riviste e portali di settore e con piattaforme di corsi di formazione online.

Con l’intelligenza artificiale, un contenuto falso non deve più essere perfetto per fare danno.Basta che sia credibile a...
20/05/2026

Con l’intelligenza artificiale, un contenuto falso non deve più essere perfetto per fare danno.
Basta che sia credibile abbastanza.
Un video manipolato, una voce ricostruita, una dichiarazione mai rilasciata. Un contenuto che sembra provenire da un professionista, da un’impresa o da un brand.

Il problema non è solo comunicativo. È anche giuridico.
Perché quando il falso utilizza anche pezzi veri — una voce, un’immagine, un nome, un marchio, un vecchio contenuto — non basta più dire “non sono stato io”.
Serve poter dimostrare cosa è autentico, cosa era autorizzato, chi ha creato il contenuto, dove sono gli originali, quali contratti regolavano l’uso di immagine, voce, contenuti e materiali.

Nel nuovo articolo LexAroundMe parlo di Content Credentials, deepfake, prova dell’autenticità, reputazione online e tutela di contenuti, marchi e identità digitale.
Perché il falso corre veloce. Il vero, se non è documentato, resta solo una dichiarazione.



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Content Credentials e deepfake: come tutelare contenuti, marchi e reputazione online. Distinguere quello che è vero non è più importante.

Una recensione negativa non è sempre solo una recensione.Una stella su Google.A volte si tratta di uno sfogo o di una cr...
09/05/2026

Una recensione negativa non è sempre solo una recensione.

Una stella su Google.

A volte si tratta di uno sfogo o di una critica legittima. Altre volte supera il confine e diventa un problema legale: perché attribuisce fatti falsi, usa toni gratuitamente denigratori o viene pubblicata dentro dinamiche poco trasparenti, magari da concorrenti o soggetti non realmente coinvolti.

Il punto non è cancellare ogni opinione negativa. E’ capire quando una recensione smette di essere un parere e inizia a danneggiare reputazione, visibilità.

Google non è un tribunale ma una recensione falsa o denigratoria, lasciata lì senza strategia, può diventare un problema concreto, non solo reputazionale.



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https://www.lexaround.me/recensioni-dannose-quando-un-parere-online-diventa-un-problema-legale/

Recensioni dannose: quando un parere online diventa un problema legale. Quando sono lesive, cosa fare e come difenderti.

Ci sono momenti, non solo nella vita personale, in cui ci troviamo a pensare a quello che siamo diventati ma anche a tut...
17/04/2026

Ci sono momenti, non solo nella vita personale, in cui ci troviamo a pensare a quello che siamo diventati ma anche a tutto ciò che avremmo potuto essere.
Non è sempre rimpianto. A volte è qualcosa di più lucido.
È la consapevolezza che ogni scelta costruisce una direzione, ma ne chiude inevitabilmente altre.

Vale per un imprenditore che decide su quale brand investire. Vale per un professionista che struttura un progetto e ne abbandona un altro. Vale per un creativo che firma un contratto, accetta un’esclusiva o decide finalmente di tutelare il proprio lavoro.

Nel diritto questa cosa si vede molto bene: ogni marchio registrato, ogni contratto firmato, ogni licenza, ogni policy, ogni accordo sulla titolarità di un contenuto non è solo un atto formale. È una scelta che prende un posto nella nostra vita.
Ed è proprio qui che il diritto smette di essere solo un insieme di clausole e diventa qualcosa di più concreto: una forma di responsabilità verso la strada che hai deciso di percorrere.

Perché le vite che non abbiamo scelto restano immaginazione. Quella che viviamo, invece, ha bisogno di tutela.

Ne ho parlato qualche settimana fa nella mia LexLetter perché il diritto, per come lo intendo io, non serve solo a difendersi quando qualcosa si rompe. Serve prima, quando stiamo ancora decidendo chi vogliamo essere professionalmente e cosa vogliamo rendere solido.

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LexLetter 052

Per anni l’influencer marketing ha vissuto anche di ambiguità.Non sempre per malafede. Più spesso per leggerezza, abitud...
25/03/2026

Per anni l’influencer marketing ha vissuto anche di ambiguità.

Non sempre per malafede. Più spesso per leggerezza, abitudine o per l’idea che bastasse una formula vaga in caption per sistemare tutto.

Le nuove FAQ AGCOM dicono una cosa molto chiara: se un contenuto ha finalità promozionale, deve essere riconoscibile subito.

E questo non riguarda solo i creator con grandi numeri.

Riguarda anche brand, agenzie, studi professionali e aziende che inviano prodotti, organizzano inviti, concedono vantaggi o costruiscono collaborazioni apparentemente “informali”.

Il punto vero, infatti, spesso non è il post pubblicato.
È tutto ciò che è stato deciso prima:
come nasce il rapporto, come viene qualificato, quali istruzioni vengono date, quali diritti di riuso sono previsti e quanto è davvero chiara la disclosure.

In altre parole: la promozione non può più fingere di essere neutra.

Nel nuovo articolo su LexAroundMe ho analizzato cosa chiariscono davvero le FAQ AGCOM su influencer, brand, gifting, disclosure, autopromozione e rapporti “ibridi” che molte aziende continuano ancora a gestire con troppa leggerezza.



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Influencer, brand e trasparenza: le nuove FAQ di AGCOM. Quando un influencer è considerato rilevante e cosa deve fare.

Miss Italia ha contestato l’utilizzo del proprio marchio registrato da parte della cantante Ditonellapiaga, nel titolo d...
03/03/2026

Miss Italia ha contestato l’utilizzo del proprio marchio registrato da parte della cantante Ditonellapiaga, nel titolo di un brano e del suo album in uscita.

L’organizzazione contesta in particolare l’uso della denominazione “Miss Italia” e il contenuto del testo, giudicato secondo l’organizzazione lesivo per la reputazione delle partecipanti al concorso.

“Miss Italia” non è solo un segno distintivo. È un’espressione che da decenni abita il linguaggio comune, i dibattiti sui canoni estetici, le riflessioni sulla femminilità, le critiche agli stereotipi.

È un simbolo. E quando un marchio diventa simbolo, la sua dimensione giuridica deve convivere con quella culturale.

La tutela rafforzata dei marchi rinomati serve a evitare:

l’agganciamento parassitario
la diluizione della distintività
il pregiudizio concreto alla reputazione.

Non serve a impedire che un’opera utilizzi un’espressione come dispositivo narrativo.

Proteggo i marchi ogni giorno. So cosa significa investire in reputazione, costruire valore, proteggere un’identità. Ma so anche che la forza di un marchio rinomato non è così fragile da essere messa in crisi da un titolo artistico, se quel titolo non è denigratorio né ingannevole. Un brand solido non teme il confronto culturale.

Se l’uso del titolo “Miss Italia” da parte di Ditonellapiaga è realmente artistico, simbolico, non parassitario - e al momento non ho elementi per ritenere il contrario - allora io sto dalla parte della libertà artistica.

Il diritto non è una corazza da indossare ogni volta che un "nome" viene evocato. È un sistema di pesi e contrappesi. E in questo caso, il peso della libertà artistica merita la stessa dignità del marchio.

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Miss Italia e Ditonellapiaga: io sto con la musica. L'uso di un marchio rinomato come libertà artistica nella musica.

Ormai da tempo le truffe vocali generate con l’AI hanno seguito uno schema semplice: si replica la voce di un familiare ...
24/02/2026

Ormai da tempo le truffe vocali generate con l’AI hanno seguito uno schema semplice: si replica la voce di un familiare per chiedere soldi.
Non è più phishing. È manipolazione della fiducia attraverso la familiarità che una voce ha per ciascuno di noi.

Perché la voce è un elemento identitario forte. E se è così potente da convincere un genitore a fare un bonifico, quanto vale per chi con la voce lavora?

Attori, cantanti, presentatori, speaker, creator costruiscono nel tempo una riconoscibilità sonora.
Non è solo timbro. È ritmo, inflessione, cadenza. Nel momento in cui quella riconoscibilità diventa stabile e associata a determinati servizi o contenuti, la voce smette di essere soltanto espressione personale. Diventa un segno.

Nel valutare il deposito di un marchio la domanda è sempre la stessa: quel segno ha i requisiti per essere registrato validamente?

E se si parla di marchio sonoro, quando la voce può essere registrata? Non si registra “la voce in quanto tale” ma se il pubblico la collega stabilmente a un soggetto o a un progetto.

In un contesto in cui la voce può essere usata per produrre contenuti non autorizzati, la questione non è più teorica.

La tutela dell’identità personale resta fondamentale, soprattutto nei casi di abuso o truffa. Ma per chi “monetizza” con la propria riconoscibilità sonora, può essere necessario fare un passo ulteriore: strutturare contratti che vietino l’addestramento di modelli vocali, disciplinare l’uso delle registrazioni, valutare se esista la possibilità di registrare la propria voce come marchio.

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La tua voce è un marchio. Requisiti di validità per tutelare la voce come marchio e Intelligenza Artificiale

“Ciao Mom, puoi votare Francesca?”Non chiedevano soldi.Non promettevano vincite.Arrivava da un contatto reale.Per qualch...
16/02/2026

“Ciao Mom, puoi votare Francesca?”

Non chiedevano soldi.
Non promettevano vincite.
Arrivava da un contatto reale.

Per qualche minuto ho pensato fosse solo un messaggio scritto male.
In realtà era un account WhatsApp compromesso che stava scrivendo a tutta la rubrica.

La parte interessante non è la truffa in sé.
È il meccanismo: oggi non si attacca l’avidità, si attacca la fiducia.

Nella newsletter di questa settimana racconto cosa è successo, quali sono i profili giuridici e perché il vero valore non è il denaro ma l’identità digitale.

La trovi su Substack: https://substack.com/home/post/p-187867540

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LexLetter 049

Le parole, per me, non sono mai state solo uno strumento di lavoro.Hanno sempre avuto un peso. Nel lavoro ma anche nella...
03/02/2026

Le parole, per me, non sono mai state solo uno strumento di lavoro.

Hanno sempre avuto un peso. Nel lavoro ma anche nella vita.

Ho scelto di studiare giurisprudenza sapendo che avrei lavorato con le parole: pareri, atti, contratti, email che non servono solo a “comunicare ” ma a produrre effetti.
Nel diritto le parole tengono in piedi i fatti oppure li fanno crollare.

Con il tempo ho capito una cosa: molti problemi legali non nascono all’improvviso.
Nascono prima.
Nel modo in cui qualcosa viene detto, scritto, lasciato vago. In una scelta fatta “al volo”. In un dettaglio che sembra innocuo.

Scrivere è sempre stato il mio modo di stare dentro questa complessità.
Così come leggere.
E tra noir, crime e gialli ho trovato da sempre il mio spazio di osservazione preferito: quello in cui la storia non è ancora esplosa ma i segnali ci sono già tutti.

Per questo ho deciso di aggiungere, una volta al mese, un racconto alla mia newsletter.
La mia LexLetter resta settimanale, pratica, legale, concreta.
Questo è solo uno spazio in più. Laterale.

Si chiama “Prima che diventi un caso”.
Racconti che utilizzano un registro noir per osservare le storie nel momento in cui il diritto non è ancora entrato formalmente in scena ma ha già iniziato a lasciare tracce.

Il primo racconto si intitola “L’Ultimo Bozzetto”.

Se vuoi leggerlo iscriviti alla mia LexLetter!
Trovi anche tutti gli altri contenuti: https://substack.com/

Il link lo trovi anche nel primo commento!

Oggi è la giornata Internazionale della Protezione dei Dati. Ma a che punto siamo, davvero?La privacy viene spesso perce...
28/01/2026

Oggi è la giornata Internazionale della Protezione dei Dati. Ma a che punto siamo, davvero?

La privacy viene spesso percepita come un tema astratto, lontano dalla vita quotidiana. Finché non accade qualcosa che ne mostra le conseguenze concrete.

Il caso di Marcel Bucher, docente all’Università di Colonia, che ha perso l’accesso a due anni di lavoro dopo una modifica alle impostazioni di ChatGPT, riporta l’attenzione su un punto centrale: quando affidiamo dati e contenuti a piattaforme digitali non stiamo solo “usando uno strumento” ma accettando un modello di gestione dei dati.

Dal punto di vista della privacy, la cancellazione automatica è coerente con il principio di privacy by design.
Dal punto di vista operativo, però, il caso evidenzia una distanza tra tutela del dato e continuità del lavoro.

Parliamo spesso di dati personali solo quando qualcosa va storto: una violazione, una segnalazione, una reputazione compromessa. Ma la privacy non è un interruttore acceso o spento. È un equilibrio che cambia nel tempo, insieme alle tecnologie e ai contesti.

La circolazione dei dati è inevitabile. La mancanza di consapevolezza no.

E’ importante riflettere su dove inizia davvero la privacy, quando finisce e quali responsabilità comporta nel contesto digitale.

Approfondisci su LexAroundMe 👉 https://www.lexaround.me/giornata-internazionale-della-protezione-dei-dati-a-che-punto-siamo/



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Protezione dei Dati. Giornata Internazionale. A che punto siamo, dove inizia la privacy e dove finisce e il tema della consapevolezza.

Negli ultimi anni la parola inclusione è diventata una presenza costante nelle strategie dei brand. Non solo come valore...
15/01/2026

Negli ultimi anni la parola inclusione è diventata una presenza costante nelle strategie dei brand. Non solo come valore dichiarato, ma come scelta concreta di rappresentazione.

Nel caso di Barbie, alcune decisioni hanno aperto spazi interessanti: ausili, condizioni mediche, disabilità fisiche raccontate attraverso oggetti reali, quotidiani, riconoscibili.
Poi però si arriva a un punto più delicato. Quando la rappresentazione prova a rendere visibile ciò che, per natura, non lo è, la questione smette di essere solo comunicativa.

L’autismo non è un tratto estetico, né un set di accessori. È uno spettro ampio, individuale, non standardizzabile. Trasformarlo in un modello visivo solleva una domanda scomoda, ma necessaria: l’inclusione passa sempre dalla rappresentazione?



Approfondisci su LexAroundMe 👉 https://www.lexaround.me/barbie-inclusive-quando-la-rappresentazione-diventa-una-scelta-di-governance/

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Barbie Inclusive: quando la rappresentazione diventa una scelta di governance. E non sempre si rivela opportuna.

L’AI è entrata stabilmente nel lavoro quotidiano di brand, agenzie, creator e aziende. La velocità con cui genera immagi...
05/12/2025

L’AI è entrata stabilmente nel lavoro quotidiano di brand, agenzie, creator e aziende. La velocità con cui genera immagini è impressionante. Quella del diritto nel rincorrerle, un po’ meno.

E le domande più importanti sono sempre le stesse: chi è davvero titolare dell’immagine generata? cosa posso concedere in licenza al cliente? e come mi tutelo senza bloccare la creatività?

Nel sistema europeo il principio è chiaro: il diritto d’autore nasce solo se esiste un contributo creativo umano riconoscibile.Un output puramente generativo non è protetto: puoi usarlo, sì, ma non puoi rivendicarne l’autorialità né promettere un’esclusiva.
Quando invece intervieni davvero — selezione, composizione, editing, direzione creativa — quella parte può essere tutelata. E la licenza può riguardare proprio il tuo contributo umano.

Il tema non è solo copyright. Riguarda volti, marchi, location, materiali preesistenti… e una domanda semplice: stai promettendo al cliente qualcosa che puoi mantenere?
Per questo servono policy interne chiare, contratti aggiornati e una gestione trasparente degli asset AI. Proteggono te, il tuo progetto e la tua reputazione.

Non è un esercizio di stile ma quello che permette ai brand di usare l’AI con creatività nel rispetto del diritto.



Approfondisci su LexAroundMe 👉 https://www.lexaround.me/chi-e-il-titolare-delle-immagini-generate-con-ai/

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AI, Chi è il titolare delle immagini generate con l'intelligenza artificiale? Regole, Policy interne e copyright

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