25/01/2022
Ma questo si può davvero chiamare giornalismo?
Il livello del giornalismo non deve essere questo.
Abbiamo atteso per ore una smentita o una presa di distanze da parte dei vertici del Fatto Quotidiano rispetto al contenuto del purtroppo noto post odierno.
Ad un certo punto abbiamo perfino ipotizzato che qualcuno, di certo non un giornalista, avesse hackerato gli account del Fatto Quotidiano, tale è la nostra incredulità nel leggere simili affermazioni.
È evidente che così non è, ognuno - nelle sedi opportune - come sempre risponderà di quel che ha Fatto.
Milano, 25 gennaio 2022
Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Milano
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Da “Il Fatto Quotidiano” miserabili infamie contro gli avvocati. Ne risponderanno, come meritano gli atti diffamatori.
Secondo “Il Fatto Quotidiano”, giornale da poche migliaia di copie vendute e tuttavia idolatrato dai manettari di tutta Italia, la sentenza della Corte Costituzionale che ha finalmente abrogato, perché incostituzionale, la censura della corrispondenza tra detenuti al 41 bis e difensori, farebbe sì che ora «i boss potranno ordinare omicidi e stragi per lettera».
Ci siamo interrogati se valesse la pena replicare ad una simile, miserabile infamia, frutto di un analfabetismo così profondo ed irredimibile da risultare, alla fine, disarmante. Ma pur essendo tali i tempi che viviamo, cioè tali che possano purtroppo trovare voce e risalto pubblico idee al più degne di essere scompostamente vergate su qualche muro un po’ appartato, non possiamo non reagire a difesa della dignità della professione forense, e della onorabilità di chi la esercita.
L’idea che un detenuto, quale sia il livello di gravità delle accuse che lo raggiungano, non possa liberamente, cioè con intangibile segretezza, corrispondere con il proprio difensore, rimanda alle pagine più buie della storia dell’umanità, ed ai sistemi antidemocratici più feroci e violenti.
L’idea poi che, finalmente restituita questa primordiale e davvero incoercibile libertà, il difensore si renda perciò stesso complice di ogni crimine che quel detenuto immagini di poter commettere per suo tramite, è talmente insensata, talmente paranoide, talmente frutto del più cupo analfabetismo, da meritare -insieme al nostro disprezzo- la sanzione che merita -qui davvero, ed in manifesta flagranza- ogni atto diffamatorio. E così sarà.
Roma, 25 gennaio 2022
La Giunta