Avvocato Pasquale Trimboli

Avvocato Pasquale Trimboli Sono un avvocato che si occupa prevalentemente di questioni di diritto civile.

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Per gli Ermellini in presenza di due coniugi, la pensione di reversibilità deve essere ripartita, tenendo conto di diversi criteri e fattori

19/09/2022

LA LEGGE È UGUALE QUASI PER TUTTI

GOGNA MEDIATICA (PER UN MAGISTRATO) E RESPONSABILITÀ CIVILE (DEL MAGISTRATO)

Di Gian Domenico Caiazza

《Occorre certamente salutare con favore la recentissima sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha ampliato l’area dei danni risarcibili causati al cittadino indagato/imputato dalla azione ingiusta del magistrato. Senza perderci nei dettagli tecnici, un po' più complessi di quanto possano apparire, andiamo al punto: il cittadino vittima di un ingiusto processo o di una ingiusta indagine ha diritto, oltre che al risarcimento dei danni patrimoniali, al risarcimento dei danni non patrimoniali conseguenti alla lesione dei fondamentali diritti della persona anche diversi -ecco la novità- dal diritto alla libertà personale. In altri termini, è incostituzionale la legge sulla responsabilità civile dei magistrati che limitava i danni non patrimoniali risarcibili solo alla ipotesi che il cittadino ingiustamente inquisito fosse stato per di più privato della libertà personale. La Corte dice con chiarezza quanto sia ingiustificata questa limitazione. Un cittadino messo alla gogna da una accusa ingiusta, anche se non raggiunto da una misura cautelare, vede egualmente calpestati diritti non meno importanti di quello alla libertà personale, quali quello alla propria dignità, alla propria reputazione personale e professionale, alla propria salute (fisica e mentale).
La notizia mi ha colpito ed al tempo stesso incuriosito, per una ragione molto semplice. Per far sì che la Corte Costituzionale si pronunci sulla costituzionalità di una legge, occorre vi sia stato un magistrato che abbia sollevato la questione. Aggiungo che la legge in discussione è una delle meno applicate e meno digerite dalla magistratura italiana: fu scritta (malissimo, in verità) da Giuliano Vassalli dopo il vergognoso massacro giudiziario di Enzo Tortora ed il conseguente referendum, e poi blandamente rafforzata nel 2015. Quindi ho voluto capire meglio, ed ho appreso che la persona vittima della ingiusta ed infamante inchiesta giudiziaria alle origini della causa di responsabilità civile del magistrato inquirente è …. un magistrato. La vicenda si svolse, manco a dirlo, in Calabria. Protagonista, manco a dirlo, l’allora PM dott. De Magistris presso la procura di Catanzaro, insieme all’allora Procuratore capo Mariano Lombardi e al PM Mario Spagnuolo. Alle 5 di mattina (si, accade sempre a quell’ora, soprattutto quando non ce ne è nessun bisogno) dell’11 novembre 2004 costoro mandano la Guardia di Finanza a perquisire l’abitazione del dott. P.A.B., magistrato di origini calabresi in servizio presso la Corte di Cassazione. L’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa, qualunque cosa ciò possa significare. Leggo dalle cronache che il magistrato, non solo perché scioccato, non riuscì nemmeno a comprendere il senso della incolpazione provvisoria confusamente descritta nel decreto di perquisizione e sequestro. Ma anche qui nulla di nuovo, visto che l’estensore era De Magistris, aduso a formulare ipotesi delittuose che forse lui stesso faticava a comprendere. Dopo il tremendo colpo, più nulla, non una convocazione per essere interrogato, nulla di nulla. Anche qui, vi prego di credermi, siamo nell’ambito dei più diffusi costumi giudiziari di questo Paese, e di alcune sue Procure in particolare. Quando finalmente, dopo due anni, la sua posizione viene stralciata e trasmessa al Giudice competente (chiaro? Erano anche territorialmente incompetenti; ma anche questo, è un film visto e stravisto mille volte), cioè la Procura di Roma, che legge le fumisterie incomprensibili della imputazione provvisoria e richiede subito, ottenendola, l’archiviazione. Il dott. P.A.B. cita in giudizio lo Stato per la sua responsabilità sussidiaria ed il Tribunale di Salerno liquida i danni patrimoniali, ma non quelli morali perché il dott. P.A.B. non era stato arrestato. Questi si ribella, ed infine la terza sezione civile della Cassazione manda alla Corte Costituzionale, ed ora la vittima di quella ingiustizia avrà diritto anche al risarcimento dei danni non patrimoniali. Ne siamo tutti lietissimi, ed è un buon passo avanti di civiltà.
Tuttavia avverto nitidamente che ciascuno di voi, letta questa storia, si stia chiedendo: ma se la vittima non fosse stato un magistrato, sarebbe andata nello stesso modo? Ecco, chissà come mai, me lo stavo chiedendo anche io》.

19/09/2022

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31/08/2022

𝐂𝐚𝐫𝐨 𝐜𝐥𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞,
𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝐭𝐮𝐨 𝐚𝐯𝐯𝐨𝐜𝐚𝐭𝐨.

"Ho preso in carico il tuo problema, ti sono stato a sentire, ho dipanato insieme a te il problema, l'ho reso comprensibile. Non sempre quello che dici, sai, si capisce immediatamente. Occorre ascoltare con attenzione, passare al setaccio le parole, distinguere quelle dettate dall'ira da quelle dettate dal cuore, separare quelle che nascono dall'ignoranza e dalla suggestione da quelle che sono pronunciate con animo sincero. Ho prospettato delle soluzioni, ho ipotizzato, ti ho fatto delle domande, ho preso appunti.
Questo, caro cliente, vale per tutti i problemi che possono essere sottoposti a un avvocato: problemi di credito da recuperare, di debiti con il mondo bancario, di imprese, di soci, di famiglia, di rapporti condominiali, di rapporti con la pubblica amministrazione, di figli, di mogli, di mariti.
Noi ascoltiamo: noi avvocati ascoltiamo.
Io e tutti i miei colleghi dedichiamo al lavoro, cioè a te, al tuo problema, caro cliente, le nostre forze fisiche ed intellettuali.
Non è vero che il nostro lavoro è sedentario: noi corriamo dalla mattina alla sera, e nei Palazzi di Giustizia saliamo da un piano all'altro, alla ricerca dello sportello giusto, e poi scendiamo di nuovo, e risaliamo, e camminiamo per chilometri.
Nelle nostre borse ci sono le tue carte, le tue speranze, la tua rabbia e la tua delusione, la tua ansia, i tuoi problemi. Le nostre borse pesano tantissimo, perché ci portiamo appresso la vita dei nostri clienti.
E dopo avere ascoltato, caro cliente, dobbiamo decidere quale è la strada giusta da seguire, e dobbiamo seguirla, e non vorremmo mai sbagliare. A volte ci capita di sbagliare, tuttavia, e allora soffriamo in silenzio, e passiamo nottate intere a rimuginare pensieri. Chi non fa questo nostro mestiere non sa cosa vuol dire svegliarsi di notte e rimanere a guardare il soffitto, aspettando il sonno che non torna.
Ognuno di noi si è sentito da dire dal suo dominus (e cioè l'avvocato anziano che gli ha insegnato il mestiere): fino a quando non resterai una notte sana a guardare il soffitto, con lo stomaco in subbuglio e le parole che si accavallano nella testa, non sarai avvocato.
I più anziani tra di noi l'hanno detto a loro volta ai loro discepoli, e i più giovani prima o poi lo diranno.
A volte ci capita di trovare la soluzione, spesso ci capita di vincere una causa. E allora, sempre in silenzio, ridiamo dentro di noi, perché nessuno potrà mai capire che sensazione prova un avvocato che conduce la nave sino in porto.
Caro cliente, sembriamo una classe disunita, perché ognuno di noi ogni giorno deve affrontare tutto e il contrario di tutto, e se io vinco vuol dire che qualcun altro perde, e se vince qualcun altro vuol dire che perdo io.
Sembriamo disuniti, ma non lo siamo. Il senso di solidarietà si impara in trincea, nella trincea dei Tribunali dove ogni giorno scendiamo per fare il nostro lavoro. Lì si imparano solidarietà e rispetto, e correttezza e tante altre cose belle. Si impara anche ad essere fermi, e coraggiosi.
Ecco, questo è il mondo in cui io, caro cliente, vivo tutti i giorni da trenta anni. Io e altri 250.000 colleghi. Adesso, improvvisamente, qualcuno se ne esce a dire che siamo troppi. E' uno sbaglio di lana grossa, e ti spiego perché, caro cliente:
sino a prima della seconda guerra mondiale, gli avvocati erano a numero chiuso, come i notai. Erano ricchi e potenti. Ma la gente come te, caro cliente, faceva anche una settimana di fila per parlare con l'Avvocato. E poi, tutto sommato, la gente come te, caro cliente, che diavolo doveva andare a fare dall'avvocato?
Le cose sono cambiate, gli scenari si sono stravolti: la proprietà privata non è più cosa di ricchissime e agiate famiglie, milioni di italiani hanno casa di proprietà.
Questo vuol dire, semplicemente, che milioni di italiani hanno problemi di condominio, di rapporti con i vicini, di mutui, di ristrutturazioni, di compravendita. E questo per restare in un solo settore.
Il numero degli avvocati non deve essere rapportato al numero della popolazione italiana, ma al volume di rapporti problematici. Banche, imprese, rapporti di lavoro, condominio, separazioni, divorzi, amministrazioni di sostegno.
Per questo ci sono milioni di controversie, in Italia.
E il problema non sono gli avvocati, caro cliente.
Il problema è lo Stato che non sa dare una risposta adeguata.
Mi fermo qui, perché dovrei parlarti di moltissime altre cose, e il discorso diventerebbe di una lunghezza insostenibile.
Ma quello che mi premeva dirti, caro cliente, è che il tuo avvocato, sia esso giovane, vecchio, donna o uomo, calvo o capellone, grasso o magro, simpatico o molto serioso, è una persona che si fa carico del tuo problema, e se lo porta appresso per tutta la giornata, anche quando tu non ci pensi più. E' una persona che si aggiorna e studia per darti il migliore servizio possibile. E' una persona che di mestiere risolve i problemi degli altri: ascoltalo, seguilo e rispettalo. E pagalo quando ti chiederà di essere pagato".

Lettera al Cliente di Giuseppe Caravita - Archivio Storico di anno 2014

In foto Leonardo DiCaprio controfigura non autorizzata del Principe Caravita 😃

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