Avv. Mauro Sandri

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16/06/2026

Per mesi siamo stati abituati a pensare che un risultato positivo significasse automaticamente contagio, pericolo, isolamento, focolaio.

Ma secondo questa ricostruzione, il punto è molto più complesso.

Un test diagnostico non dovrebbe essere interpretato come una parola isolata: positivo o negativo. Il suo significato dipende anche dal contesto epidemiologico in cui viene utilizzato.

Uno degli elementi decisivi è la prevalenza, cioè quanto il virus è effettivamente diffuso in quel momento nella popolazione.

Se la diffusione è alta, il risultato del test può avere un certo valore predittivo. Se invece la diffusione è bassa, aumenta il rischio che quel risultato venga interpretato in modo distorto, soprattutto se viene trasformato automaticamente in “persona contagiata” senza ulteriori valutazioni.

Ed è proprio qui che nasce il problema.

Durante il periodo Covid, milioni di risultati sono stati conteggiati e comunicati come positività certe, senza che il pubblico potesse davvero capire quali variabili fossero state considerate.

Da quei numeri sono nate quarantene, bollettini, focolai, restrizioni e decisioni politiche enormi.

Il tema, quindi, non è solo il tampone.

È il modo in cui quel dato è stato letto, comunicato e trasformato in realtà pubblica.

12/06/2026

Un referto medico dovrebbe permettere di capire, non solo di etichettare.

È questo il punto centrale della questione sui tamponi Covid: per mesi milioni di persone hanno ricevuto un risultato ridotto a due parole, positivo o negativo, senza poter conoscere un dato fondamentale per interpretarlo davvero.

Il numero dei cicli.

L’esempio è semplice: se in un esame del colesterolo non venisse indicato il valore, ma comparisse solo la parola “colesterolo”, quel referto sarebbe inutile. Non direbbe se il valore è basso, normale, alto o preoccupante.

Secondo questa ricostruzione, qualcosa di simile sarebbe accaduto con i tamponi: senza indicare il numero dei cicli, non era possibile comprendere se una positività corrispondesse davvero a una condizione clinicamente e sanitariamente rilevante.

Eppure da quei risultati sono derivate quarantene, isolamento, focolai, bollettini, restrizioni e decisioni pubbliche enormi.

Il tema, quindi, non è un tecnicismo.

È il fondamento stesso della narrazione del contagio.

Perché se il metodo diagnostico viene applicato senza fornire i parametri necessari per interpretarlo, non si altera solo un dato: si altera la percezione della realtà.

E quando il diritto e la politica si fondano su quella percezione, il problema diventa enorme.

12/06/2026

LA SCENEGGIATA IN COMMISSIONE: UN TENTATIVO MALDESTRO DI IMPEDIRE DI FAR EMERGERE LE RESPONSABILITÀ DELLA GANG DELLA MALASANITÀ
La cricca della malasanità degli anni 2020-2022 comincia ad essere preoccupata della piega che sta prendendo l'indagine della Commissione Parlamentare. Le prove che sono stati falsificati tutti i dati degli asseriti contagiati di SARS-Cov-2 e degli asseriti malati COVID-19 hanno seminato il panico nei partiti che hanno sostenuto i malgoverni Conte-Draghi. L'unica metodologia che è rimasta alla cricca sanitario-politica per fermare la verità e realtà di quanto accaduto negli anni 2020-2022 è alimentare una rissa per futili motivi. Bisogna non farsi intimidire ed alzare il livello di scontro: la Commissione ha poteri di indagine penale e deve esercitarli. Con i falsari non si dialoga.

10/06/2026

Uno dei temi più tecnici, ma anche più decisivi, della diagnostica riguarda il numero dei cicli utilizzati nei tamponi molecolari.

Durante la , milioni di persone hanno ricevuto un referto con una risposta semplice: positivo o negativo.

Ma secondo questa ricostruzione, quella risposta non bastava a comprendere davvero il significato clinico e sanitario del risultato.

Il punto riguarda il cosiddetto numero di cicli di : un parametro essenziale per interpretare il test e valutare quanto materiale genetico sia stato rilevato.

Se questo dato manca dal referto, diventa molto più difficile capire se quella positività indichi una reale condizione di contagiosità o se, invece, derivi da una quantità minima di materiale rilevato dopo moltissime amplificazioni.

Ed è qui che entra il nodo delle linee guida .

Secondo quanto sostenuto nel video, l’OMS avrebbe richiamato l’attenzione proprio su questo punto, chiedendo di indicare nei referti il numero dei cicli per evitare interpretazioni fuorvianti e falsi positivi.

Eppure, nei referti italiani, quel dato non compariva.

La domanda allora è inevitabile: quante decisioni, quarantene, restrizioni e classificazioni sono state fondate su risultati privi di un’informazione decisiva?

Perché nella diagnostica non conta solo il risultato.

Conta anche come quel risultato viene prodotto e interpretato.

10/06/2026

LA FALSIFICAZIONE DELLA DIAGNOSTICA : IL VERO TEMA DELL'ILLEGITTIMITA' DELL'OBBLIGO VACCINALE
La Commissione Parlamentare sta facendo emergere la realtà di quanto accaduto nel 2020-2022: una gang di delinquenti si è insediata ai vertici della sanità del nostro Paese creando, con artifici e raggiri, una finta emergenza sanitaria per raggiungere la finalità di imporre una inutile vaccinazione. Questo tema è riversato in migliaia di cause in 94 diversi Tribunali nei quali ho documentato che tutti i dati medico-scientifico-statistici divulgati pubblicamente sono falsi e che la falsificazione è stata dolosa. La mia collaborazione con la Commissione sta producendo risultati concreti. Tutti i sospesi dal lavoro per non essersi vaccinati devono essere risarciti perchè non sono stati vittime di uno scusabile errore tecnico-scientifico,ma hanno subito una frode...come tutti coloro che si sono vaccinati.

09/06/2026

LA PRESCRIZIONE PER I DECESSI ASSERITAMENTE COVID-19: NON LA FINE MA L'INIZIO DELL'ACCERTAMENTO DELLA VERITA'
Compaiono nella c.d. stampa alternativa articoli di giornalisti che si stracciano le vesti per l'archiviazione per prescrizione dell'istruttoria sull'eccesso di vittime verificatosi in Lombardia nel marzo 2020. Le famiglie sono furibonde e rassegnate. E' solo la fine di una grottesca finzione: i morti in eccesso non sono stati determinati dalla COVID-19 perché il virus SARS-CoV-2 non circolava nè a Codogno, né ad Alzano Lombardo, né a Membro in quell'anno. Questa archiviazione è una opportunità per far emergere la verità effettiva: la creazione del primo caso di contagiato a Codogno attuata falsificando le modalità tecnico-scientifiche della diagnostica e la creazione successiva con le stesse modalità dei vari inesistenti "focolai". Le famiglie delle vittime non devono smettere di combattere devono comprendere chi è il vero nemico, quello che ha commesso reati che non sono prescritti. Il diritto al risarcimento degli enormi danni patiti per la morte di un loro congiunto comincia ora che è stata messa la pietra tombale sopra il raggiro della falsa attribuzione delle morti ad una malattia che non è quella che ha determinato i decessi. In centinaia di atti giudiziari questo nemico è chiaramente indicato ed individuato. Nella Commissione Parlamentare ho anticipato i tratti che lo connotano, presto l'identikit sarà completo anche perché, forse, qualche Procura della Repubblica sembra uscire dal torpore complice nel quale era caduta e finalmente esercita una seria azione penale.

08/06/2026

Uno dei passaggi più importanti nell’accertamento sui dati pandemici riguarda i effettivamente utilizzati dai laboratori italiani.

Secondo questa ricostruzione, il lavoro è partito da una domanda semplice: quali marche e quali produttori sono stati usati per effettuare i test ?

La richiesta è stata inviata a centinaia di laboratori. Una parte consistente ha risposto, permettendo di ricostruire quali dispositivi fossero stati utilizzati nella diagnostica.

A quel punto il tema non era più soltanto giuridico, ma tecnico-scientifico.

Per ogni tampone dichiarato, sono stati esaminati i fogli informativi e i parametri indicati, confrontandoli con le linee guida degli organismi sanitari internazionali, come e CDC.

Ed è qui che emerge il nodo centrale: se i dispositivi utilizzati non rispettavano i parametri scientifici richiesti, allora non si parla più solo di una violazione formale della .

Si parla della possibile inattendibilità degli strumenti da cui sono derivati positivi, focolai, bollettini, restrizioni, quarantene e decisioni politiche enormi.

Perché tutto il sistema pandemico si è fondato sui dati.

Ma se quei dati nascevano da strumenti non adeguatamente verificati o non conformi ai criteri scientifici, allora la domanda diventa inevitabile: cosa resta dell’intera narrazione costruita su quei numeri?

06/06/2026

Uno dei punti più delicati dell’intera vicenda pandemica riguarda la validazione dei dispositivi diagnostici.

Per mesi, , positivi, focolai e bollettini hanno orientato decisioni enormi: , , chiusure, zone rosse, sospensioni, obblighi e limitazioni dei diritti fondamentali.

Ma tutto quel sistema si reggeva su una domanda preliminare: i dispositivi utilizzati erano stati davvero validati?

Secondo questa ricostruzione, a un certo punto venne previsto che i tamponi dovessero essere validati dall’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro . Una misura che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto colmare il vuoto lasciato dai mancati controlli precedenti.

Il problema nasce quando, in sede processuale, emerge una risposta diversa: quei dispositivi non sarebbero mai stati validati.

Se questo fosse confermato, non si tratterebbe di un dettaglio tecnico, ma di un punto centrale.

Perché se gli strumenti diagnostici non erano stati verificati per efficacia e affidabilità, allora anche i dati prodotti da quegli strumenti diventano contestabili.

E se i dati diventano contestabili, lo diventano anche le decisioni politiche, sanitarie e giudiziarie fondate su quei dati.

La domanda resta enorme: quanta parte dell’ è stata costruita su presupposti diagnostici mai davvero controllati?

04/06/2026

Uno dei punti meno discussi del periodo pandemico riguarda la produzione dei dati diagnostici.

Per mesi, i numeri dei , dei positivi e dei focolai sono stati presentati come dati pubblici, oggettivi, incontestabili. Ma una domanda resta centrale: chi li produceva davvero? E soprattutto: chi li controllava?

Secondo questa ricostruzione, gran parte della diagnostica sarebbe stata affidata a laboratori privati o comunque operanti in un regime privatistico, senza un controllo pubblico effettivo sulla veridicità degli esiti.

E questo apre un problema enorme.

Perché se lo Stato fonda restrizioni, obblighi, zone rosse, sospensioni e decisioni politiche su dati prodotti da soggetti privati, quei dati devono essere verificati con il massimo rigore.

Ancora più delicato è il tema del possibile conflitto di interessi: più vengono effettuati, più positività vengono rilevate, più cresce la domanda di ulteriori esami. Un meccanismo che, se non controllato, può trasformare la diagnostica in un circuito economico autoalimentato.

Il punto non è tecnico. È democratico.

Una popolazione può accettare misure eccezionali solo se i dati alla base di quelle misure sono trasparenti, verificabili e realmente controllati da autorità pubbliche indipendenti.

Ed è proprio qui che la vicenda della merita ancora un accertamento serio.

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