25/03/2026
SMART WORKING E CONTROLLI DEL DATORE DI LAVORO
Negli ultimi anni lo smart working si è diffuso in modo significativo, trasformando il modo di lavorare e ridefinendo i confini tra vita privata e attività professionale. Questa modalità, pur offrendo maggiore flessibilità, pone una questione centrale: fino a che punto il datore di lavoro può controllare l’attività dei propri dipendenti da remoto?
Vediamo in modo chiaro e accessibile quali controlli sono consentiti e quali, invece, superano i limiti imposti dalla legge.
Il principio di base: fiducia sì, ma con controllo
Nel rapporto di lavoro subordinato il datore di lavoro ha il diritto di verificare che la prestazione venga svolta correttamente. Questo principio vale anche nello smart working. Tuttavia, il controllo non può mai comprimere in modo eccessivo la dignità e la riservatezza del lavoratore.
In altre parole: controllare è lecito, ma “spiare” no.
Quali controlli sono consentiti?
Nel lavoro agile, il datore può adottare diverse forme di controllo, purché rispettino determinati criteri.
1. Controlli sugli strumenti di lavoro
Il datore di lavoro può monitorare l’utilizzo degli strumenti aziendali forniti al dipendente (computer, smartphone, software aziendali). Ad esempio: accessi ai sistemi aziendali, tempi di connessione, utilizzo di piattaforme di lavoro.
Questi controlli sono generalmente leciti perché riguardano strumenti di proprietà dell’azienda.
2. Controlli sull’attività lavorativa
È possibile verificare il raggiungimento degli obiettivi, la produttività e il rispetto delle scadenze. Questo tipo di controllo è anzi tipico dello smart working, che spesso si basa su risultati più che su orari rigidi.
3. Controlli difensivi
In presenza di sospetti di comportamenti illeciti (ad esempio uso improprio degli strumenti o violazioni disciplinari), il datore può effettuare controlli mirati per tutelare il patrimonio aziendale.
Il ruolo dell’informazione al lavoratore.
Un elemento fondamentale è la trasparenza. Il lavoratore deve essere informato in modo chiaro su: quali strumenti di controllo vengono utilizzati, quali dati vengono raccolti, per quali finalità.
Questa informazione è spesso contenuta in policy aziendali o accordi individuali di smart working.
Conclusioni: il datore di lavoro può controllare i dipendenti in smart working, ma entro confini ben precisi.
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Daniele Casale