Studio Aliotta

Studio Aliotta STUDIO ALIOTTA
COMPOSIZIONE DELLA CRISI FAMILIARE
MEDIAZIONE E COORDINAZIONE GENITORIALE
Vicepresidente Centro Studi Familia
Associato A.N.F.I.- Ass.

Nazionale Familiaristi Italiani
Iscritto INCoGe Istituto Nazionale per la Coordinazione Genitoriale

Davanti a notizie come questa, il primo dovere è il rispetto. Il secondo è non voltarsi dall’altra parte di fronte a un ...
29/03/2026

Davanti a notizie come questa, il primo dovere è il rispetto. Il secondo è non voltarsi dall’altra parte di fronte a un dolore psichico che troppo spesso resta invisibile.
La depressione post partum esiste, fa male e può isolare profondamente una donna. Se non viene riconosciuta e monitorata, può trasformarsi in una sofferenza gravissima. Non è debolezza, non è un capriccio, non è “solo stanchezza”: è una condizione seria, che richiede ascolto, attenzione, cura e presenza.
Ogni neomamma dovrebbe essere sostenuta, osservata con sensibilità e mai lasciata sola davanti ai segnali di disagio: tristezza persistente, paura, senso di inadeguatezza, chiusura, angoscia, rifiuto di sé, pensieri disturbanti. Chiedere aiuto non è una colpa. Intervenire in tempo può fare la differenza.
Questa notizia ci ricorda quanto sia fondamentale monitorare la salute mentale nel post partum con la stessa serietà con cui si controlla quella fisica. Perché il dolore invisibile, quando viene ignorato, può diventare devastante.
Un ringraziamento speciale va alla nostra dottoressa Annalisa Fedele, grande professionista, che da sempre segue le donne in queste fasi così delicate della loro vita, offrendo sostegno, ascolto e consigli preziosi anche alle famiglie. Un pensiero importante va anche ai mariti e ai compagni: spesso sono proprio loro i primi ad accorgersi dei segnali di questo male invisibile e, anche per questo, il loro ruolo è fondamentale nell’accompagnare, comprendere e aiutare senza giudicare.
Parliamone di più. Giudichiamo di meno. Sosteniamo di più.
Salvatore Aliotta Tel:3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia
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Quando la verità degli atti va difesa anche in TV – “Dentro la Notizia” (19 febbraio 2026) Nella puntata del 19 febbraio...
20/02/2026

Quando la verità degli atti va difesa anche in TV – “Dentro la Notizia” (19 febbraio 2026)

Nella puntata del 19 febbraio 2026 di Dentro la Notizia (Canale 5), il nostro Presidente, Avv. Lorenzo Iacobbi, è intervenuto per riportare il dibattito al centro di ciò che conta davvero: i fatti, gli atti e la verità giuridica.
Senza letture “a tesi” che rischiano di trasformare una iniziativa di tutela in un processo mediatico.
Da troppo tempo, infatti, la vicenda viene raccontata come se Evelina Sgarbi fosse “la figlia che non vuole bene al padre”.
Ma si tratta di un’impostazione fuorviante.
L’iniziativa giudiziaria è stata ed è assunta nell’interesse del padre, Vittorio Sgarbi, perché mira a garantirgli protezione rispetto a possibili condizionamenti, estromissioni o decisioni che non siano frutto di una volontà davvero libera, tanto nella sfera personale quanto nelle scelte patrimoniali e professionali.
Vi è, inoltre, un dato che non può essere ignorato.
Nonostante la pendenza del procedimento e la centralità della documentazione sanitaria ai fini dell’accertamento, la documentazione clinica non risulta, allo stato, nella disponibilità della parte istante e dei consulenti/periti di parte indicati dalla difesa di Evelina.
Una circostanza che alimenta una preoccupazione concreta e comprensibile per la salute del padre e incide sulla stessa possibilità di un contraddittorio pieno.
Anche per questo, oggi, non basta difendere la verità nelle aule di giustizia: spesso occorre difenderla anche davanti all’opinione pubblica, quando il racconto dei fatti viene piegato da commenti e ricostruzioni che non risultano aderenti agli atti.
Un ringraziamento, dunque, al nostro Presidente, Avv. Lorenzo Iacobbi, per aver sostenuto con rigore e coraggio, davanti alle telecamere, la verità giudiziaria e il senso autentico di una tutela: proteggere la persona prima di qualsiasi narrazione.
Salvatore Aliotta Tel:3355222617
Vicepresidente
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Perché i figli vengono collocati (quasi sempre) presso la mamma? Proviamo a fare chiarezza.È una delle domande che viene...
10/02/2026

Perché i figli vengono collocati (quasi sempre) presso la mamma? Proviamo a fare chiarezza.
È una delle domande che viene posta più spesso:
“Ma è vero che i figli vengono sempre collocati con la madre?”
La risposta corretta è: non sempre, ma molto spesso sì.
E non per un automatismo ideologico o per un presunto “favore” alla madre.
Il punto centrale è uno soltanto: l’interesse superiore del minore.
Nella prassi giudiziaria, il tribunale, prima di tutto, cerca di non stravolgere le abitudini di vita del bambino.
Ancora oggi, nella maggioranza dei casi, è la madre ad occuparsi in via prevalente dei figli:
– è lei che più spesso rinuncia a una carriera piena,
– accetta un part-time,
– organizza la propria vita lavorativa intorno ai tempi e ai bisogni dei figli.
Un esempio molto semplice e concreto: siete mai stati a un colloquio scolastico?
Nella stragrande maggioranza dei casi, in aula ci sono le madri.
Questo spiega perché, sul piano statistico, il collocamento prevalente avvenga presso la mamma.
Ma attenzione: il collocamento non è un premio al genitore “più meritevole”.
È una scelta tecnica e giuridica che il giudice compie nell’esclusivo interesse del minore.
Esistono padri estremamente accudenti, presenti e organizzati, ed è giusto sottolinearlo.
Tuttavia, nei procedimenti giudiziari, rappresentano ancora una minoranza.
Un altro aspetto fondamentale: dai 12 anni in poi (e anche prima, se il minore è ritenuto maturo e capace di discernimento), il figlio viene ascoltato dal giudice.
La sua volontà viene valutata con grande attenzione e, se espressa in modo libero e genuino, può incidere in maniera decisiva.
Se un ragazzo dichiara di voler vivere con il padre, quella scelta può essere accolta.
Dall’esperienza professionale emerge, inoltre, che molti padri, in sede di separazione o divorzio, non richiedono il collocamento dei figli, soprattutto per ragioni lavorative e organizzative.
Detto questo, è fondamentale ricordare un punto: anche quando il figlio è collocato prevalentemente presso un genitore (spesso la madre), il bambino ha diritto a mantenere un rapporto stabile, continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori. Questo è il cuore del principio di bigenitorialità.
Essere il genitore “non collocatario” non significa essere un genitore di serie B, né dover vivere ai margini della vita del proprio figlio.
Al contrario, nella maggior parte dei provvedimenti il giudice cerca di garantire:
– tempi di frequentazione significativi,
– una presenza costante nella quotidianità (compiti, attività sportive, visite mediche, colloqui scolastici),
– il coinvolgimento nelle decisioni importanti che riguardano il minore.
Per questo è essenziale che il genitore non collocatario:
– continui a rendersi disponibile,
– partecipi agli impegni scolastici ed extrascolastici,
– mantenga, per quanto possibile, un dialogo collaborativo con l’altro genitore,
– non rinunci al proprio ruolo educativo.
La bigenitorialità non è solo una formula giuridica: è la possibilità per il figlio di percepire entrambe le figure genitoriali come presenti, affidabili e coinvolte, anche se non vive con loro nella stessa misura di tempo.
In altre parole, non è il “collocamento” a definire quanto si è genitori, ma la qualità e la continuità della presenza nella vita del proprio figlio.
Salvatore Aliotta tel:3355222617
Vicepresidente
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Separazione, prove e registrazioni: un errore può costarti tuttoNei procedimenti di separazione personale, soprattutto q...
10/02/2026

Separazione, prove e registrazioni: un errore può costarti tutto
Nei procedimenti di separazione personale, soprattutto quando si discute di addebito, il modo in cui si raccolgono le prove può fare davvero la differenza. Ma attenzione: non tutto ciò che “sembra utile” è anche lecito.
La giurisprudenza costante della Corte di Cassazione chiarisce che è lecita la registrazione di una conversazione telefonica solo quando chi registra partecipa direttamente alla conversazione. In questi casi la registrazione:
non viola la privacy;
non costituisce intercettazione illecita;
può essere utilizzata nel processo civile, anche per valutare l’infedeltà e l’eventuale addebito.
Il confine, però, è sottile e pericoloso: registrare conversazioni tra terzi, cui non si prende parte, è illecito, non è utilizzabile in giudizio e può esporre a gravi responsabilità penali. Ed è proprio qui che molte persone, convinte di tutelarsi, commettono errori irreparabili e finiscono per danneggiare gravemente la propria posizione legale.
Il nostro impegno, è proprio questo:
aiutare famiglie, genitori e persone in difficoltà a capire prima di agire,
a tutelarsi senza correre rischi,
a non trasformare una possibile prova in un boomerang giudiziario.
Per questo ti invitiamo a contattarci prima di compiere passi che poi non si possono correggere. Una valutazione preventiva può fare la differenza tra difendere i tuoi diritti… o comprometterli per sempre.
Salvatore Aliotta tel:3355222617
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Femminicidio di Zoe Trinchero: quando una vita viene annientata dall’assenza di responsabilitàLa notizia diffusa da RaiN...
09/02/2026

Femminicidio di Zoe Trinchero: quando una vita viene annientata dall’assenza di responsabilità
La notizia diffusa da RaiNews sul femminicidio di Zoe Trinchero, una ragazza di soli 17 anni, impone una riflessione profonda e non più rinviabile.
Le parole pronunciate dall’autore durante la confessione – “non so perché” – sono, se possibile, ancora più inquietanti della violenza stessa: esprimono l’annullamento del valore della vita umana, la negazione di ogni responsabilità, la totale assenza di consapevolezza del disvalore del gesto compiuto.
È una frase che non può e non deve essere accettata come spiegazione, né sul piano umano né su quello sociale.
Quando una minorenne perde la vita in questo modo, non siamo di fronte a un episodio isolato, ma al fallimento di un sistema che non è stato capace di intercettare il disagio, la violenza, i segnali di pericolo.
È doveroso interrogarsi su ciò che si sarebbe potuto fare prima: quali strumenti di prevenzione sono mancati, come si sarebbe potuta rafforzare la tutela delle ragazze e dei ragazzi nelle relazioni affettive e familiari, quali interventi siano stati assenti o insufficienti.
Come Centro Studi Familia, ribadiamo che la lotta alla violenza di genere non può esaurirsi nella repressione penale successiva al fatto.
Occorre investire con decisione sulla prevenzione e sull’educazione al rispetto, sulla responsabilizzazione affettiva, sull’ascolto dei segnali di allarme e sulla protezione tempestiva delle persone fragili e dei minori.
Ogni femminicidio è una sconfitta collettiva.
Ogni vita spezzata è un monito che ci richiama al dovere di agire prima, con strumenti concreti, competenze adeguate e un impegno quotidiano che vada oltre il semplice racconto dell’ennesima tragedia.
Salvatore Aliotta tel:3355222617
Vicepresidente
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QUANDO MUORE UN BAMBINO, FALLISCE UN INTERO SISTEMACondivido con profondo sgomento quanto riportato da La Cronaca Quotid...
09/02/2026

QUANDO MUORE UN BAMBINO, FALLISCE UN INTERO SISTEMA
Condivido con profondo sgomento quanto riportato da La Cronaca Quotidiana in merito ai drammatici fatti avvenuti a Bordighera.
Una bambina di appena due anni è stata trovata senza vita nel proprio lettino, con lividi sul corpo.
La madre è stata arrestata con l’ipotesi di omicidio preterintenzionale. I soccorsi sarebbero stati allertati per una presunta crisi respiratoria; l’Autorità giudiziaria ha disposto l’autopsia per accertare le cause del decesso.
Di fronte a fatti di tale gravità, il rispetto per la vittima e il rigore nell’accertamento delle responsabilità sono imprescindibili.
Accanto alla doverosa risposta giudiziaria, però, c’è una riflessione che non possiamo evitare.
Tra le ipotesi da non trascurare vi è anche la depressione post partum, una patologia reale, diffusa, spesso invisibile, subdola e crudele, che può colpire le madri anche a distanza di tempo dalla nascita del figlio.
Questo, sia chiaro, non giustifica in alcun modo condotte penalmente rilevanti, ma impone una seria assunzione di responsabilità sul piano della prevenzione.
La depressione post partum è una piaga che va affrontata e combattuta.
E il primo presidio non è solo lo Stato, ma anche, e soprattutto, la famiglia.
Mariti, compagni, familiari a stretto contatto hanno un ruolo decisivo:
devono osservare, ascoltare, cogliere i segnali, non minimizzare il disagio, chiedere aiuto tempestivamente, accompagnare queste donne verso un reale supporto medico e psicologico.
La tutela dei minori passa anche da qui:
dal sostenere le madri prima che il disagio degeneri,
dal non lasciare sole donne che stanno male,
dal riconoscere che la salute mentale è parte integrante della responsabilità genitoriale.
Quando muore un bambino, non è mai solo una tragedia privata.
È una sconfitta collettiva.
E ogni sconfitta collettiva deve insegnarci qualcosa, prima che sia di nuovo troppo tardi.
Salvatore Aliotta tel: 3355222617
Vicepresidente
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I bambini non si toccano. Non esistono scuse, non esistono silenzi.Quanto accaduto ai bambini di Benevento rappresenta u...
07/02/2026

I bambini non si toccano. Non esistono scuse, non esistono silenzi.
Quanto accaduto ai bambini di Benevento rappresenta una ferita profonda per l’intera collettività e impone una riflessione seria, responsabile e soprattutto operativa.
Non siamo di fronte a un fatto isolato, ma a un fallimento dei sistemi di prevenzione e controllo che dovrebbero garantire ai minori luoghi sicuri, protetti, rispettosi della loro dignità.
Siamo da anni impegnati nella tutela dei diritti della famiglia, dei minori e delle persone fragili, e ritiene non più rinviabili misure concrete per contrastare ogni forma di violenza negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia.
Le soluzioni esistono e sono chiare:
obbligatorietà dell’installazione di sistemi di videosorveglianza all’interno delle aule;
verifiche psicoattitudinali periodiche e rigorose per insegnanti e personale ATA;
controlli costanti, responsabilità certe e trasparenza nei servizi educativi.
Solo attraverso interventi strutturali e preventivi è possibile evitare che simili atrocità si ripetano in altri contesti e in altre città d’Italia.
E per chi si rende responsabile di violenze sui minori, deve essere applicato il massimo della pena consentita dall’ordinamento.
Perché questo non è un tema su cui mediare o abbassare la soglia di attenzione.
I bambini non si toccano. Mai.
Salvatore Aliotta tel:3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia.
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07/02/2026

Una separazione non si conclude con la firma di un accordo: quella è soltanto una tappa formale.
Prima di tutto è necessario mettere al sicuro i diritti dei figli minori e delle persone più fragili:
il diritto al mantenimento,
il diritto all’educazione,
il diritto alla cura, alla stabilità, alla continuità affettiva e relazionale.
Solo quando questi diritti sono davvero garantiti, la separazione può iniziare a trovare un nuovo equilibrio.
Una separazione finisce davvero quando si impara a smettere di combattere:
quando l’altro genitore non è più un nemico da colpire,
ma una persona con cui si continuerà, comunque, a condividere qualcosa di fondamentale: la responsabilità genitoriale.
Continuare la guerra dopo la firma dell’accordo significa tenere aperto il conflitto,
trascinare i figli dentro dinamiche che non hanno scelto,
confondere il dolore con la rivalsa, la tutela con il controllo.
Noi del Centro Studi Familia, ogni giorno, lavoriamo per aiutare genitori e famiglie a capire come tutelare in modo concreto i diritti dei figli minori e delle persone fragili e, allo stesso tempo, per costruire insieme una strada comune di ricostruzione della propria nuova vita,
senza mai dimenticare i figli nati dalla relazione precedente,
che restano e resteranno sempre il centro di ogni scelta.
Perché separarsi non significa dividere i figli.
Significa imparare a proteggerli, anche quando la coppia non esiste più.
Salvatore Aliotta tel:3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia
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7 febbraio – Giornata Internazionale contro il Bullismo e il CyberbullismoIl Centro Studi Familia è al fianco delle vitt...
06/02/2026

7 febbraio – Giornata Internazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo
Il Centro Studi Familia è al fianco delle vittime: famiglie, donne, uomini, bambini, ragazze e ragazzi.
Il bullismo e il cyberbullismo sono forme di violenza che feriscono la dignità della persona e incidono in modo profondo sul benessere psicologico, relazionale e sociale, soprattutto quando coinvolgono i minori.
Il cyberbullismo, che si diffonde attraverso social network, sistemi di messaggistica istantanea e piattaforme digitali, amplifica ulteriormente il danno: le aggressioni possono essere continue e pervasive, favorite da un presunto anonimato che attenua il senso di responsabilità negli autori e lascia le vittime esposte in ogni momento e in ogni luogo.
Contrastare questi fenomeni richiede un impegno quotidiano e condiviso: ascolto delle vittime, educazione al rispetto e a un uso consapevole degli strumenti digitali, collaborazione stabile tra famiglie, scuola e comunità, oltre a interventi tempestivi e responsabili.
Scegliere il rispetto significa scegliere di tutelare le persone più fragili.
Insieme possiamo fare la differenza, ogni giorno.
Il nostro impegno contro questi reati non si ferma mai e va oltre la giornata dedicata a ricordarli: è un lavoro silenzioso e quotidiano, svolto nel pieno rispetto della dignità e della privacy delle vittime, ma sempre concreto e presente.
Salvatore Aliotta tel: 3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia
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Milan
200354

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