13/10/2022
Difendo da oltre 35 anni i di di o di che abbiano riportato macrolesioni.
Ho imparato ad ascoltare le loro drammatiche storie di , a conoscere la loro sofferenza e vivere in prima persona i loro stessi bisogni.
Ho lottato, anche duramente, contro infondati e una certa avversità.
I limiti di un in denaro e in un’unica soluzione mi sono ben chiari.
Ma questa è stata da sempre la via che, in Italia, è stata seguita. Inutile raccontare quel che fino a oggi non è mai successo.
La gestione dei , per come avviene nella prassi e per come è concepita dal nostro codice delle assicurazioni, si è sempre risolta in faticose alla ricerca di una somma che potesse chiudere, una volta per tutte e senza strascichi, la partita.
Da qualche tempo, però, emerge da più parti una consapevolezza, che è anche la mia, di guardare oltre e tutelare le aspettative dei danneggiati di essere davvero aiutati lungo tutto il loro travagliato percorso di vita.
La cura di lungo periodo delle costituisce un drammatico problema per la del nostro .
La si mostra quindi sempre più attenta nell’elaborare soluzioni risarcitorie, in caso di macrolesione, in forma di , nell’auspicio che in questo modo il risarcimento sia davvero indirizzato a soddisfare i bisogni della vittima nel tempo.
Queste le motivazioni che mi hanno spinto a sensibilizzare anche i rappresentanti del Parlamento Europeo verso questi temi, in occasione del Convegno: "La sanità europea del futuro" a cura dell'On. Prof.ssa Luisa Regimenti, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico Europeo, tenutosi questa mattina a Bruxelles.
Non so dire se il mondo assicurativo, che talvolta sembra voler cavalcare l’ , sia davvero pronto o disponibile a muovere passi concreti.
Io lo sono.
E farò tutto il possibile per non essere il solo.