01/04/2026
Ecco a voi un nuovo capitolo di ‘’Avvocati per soli uomini. O quasi’’.
Buona lettura.
L’uomo entrò nello studio con passo deciso, quasi infastidito dall’aria stessa che respirava. Non salutò davvero, accennò un cenno del capo, poi si sedette senza essere invitato. Giacca stirata, orologio importante, lo sguardo di chi è abituato a ottenere ciò che vuole.
L’avvocato Sini lo osservò in silenzio, come faceva sempre. Non era il tipo da interrompere: lasciava che le persone si raccontassero da sole, e spesso bastava quello.
«Mi sto separando,» esordì lui, incrociando le gambe. «Ma le dico subito: non ho intenzione di darle niente.»
Sini non prese appunti. Non ancora.
«Niente?» chiese, con tono neutro.
«Niente. Non ha mai lavorato. È stata a casa tutta la vita. Io ho fatto tutto: azienda, soldi, investimenti. Lei…» fece un gesto vago con la mano «stava a casa.»
Un silenzio breve.
«Figli?» domandò Sini.
«Due. Ormai grandi. Sistemati.»
«E chi li ha cresciuti?»
L’uomo si irrigidì appena. «Beh… lei, ma è normale. Era il suo ruolo.»
Sini annuì lentamente. Poi appoggiò la penna sul tavolo, senza usarla.
«Mi spieghi una cosa,» disse con calma. «Chi le ha permesso di costruire l’azienda?»
L’uomo aggrottò la fronte. «Io.»
«Sempre lei?» insistette Sini, con una leggera inclinazione del capo.
«Certo.»
«Quando lavorava la sera, chi c’era a casa?»
«Lei.»
«Quando i bambini stavano male?»
«Lei.»
«Quando lei viaggiava, investiva, rischiava… chi teneva in piedi tutto il resto?»
L’uomo non rispose subito. Si aggiustò il polsino.
«Avvocato, non stiamo facendo filosofia. Io voglio sapere come evitare di darle soldi.»
E lì, per la prima volta, Sini sorrise. Non era un sorriso gentile.
Era un sorriso netto.
«Non può.»
Silenzio.
«Mi scusi?»
«Non può evitare di darle niente. E soprattutto…» fece una pausa, guardandolo dritto «non è giusto.»
L’uomo sbuffò. «Giusto? Io ho lavorato una vita.»
«Anche lei,» replicò Sini, senza alzare la voce. «Solo che non è stata pagata.»
La frase rimase sospesa tra loro.
«Avvocato, io non pago per qualcuno che non ha prodotto reddito.»
Sini si sporse leggermente in avanti. «Ha prodotto tempo. Stabilità. Libertà per lei. Ha prodotto le condizioni perché lei potesse guadagnare.»
L’uomo scosse la testa, infastidito. «Queste sono idee… moderne.»
«No,» rispose Sini. «Sono realtà giuridica. E umana.»
Un altro silenzio.
Poi lui cambiò tono, più duro. «Allora mi dica come limitarlo. Il minimo possibile.»
Sini si appoggiò allo schienale.
E lì prese la decisione.
«No.»
L’uomo rimase interdetto. «No cosa?»
«Non accetto l’incarico.»
«Perché?» ormai c’era irritazione aperta nella voce.
Sini raccolse finalmente la penna, ma solo per posarla con precisione al centro del tavolo.
«Perché io difendo diritti, non li svuoto.»
L’uomo si alzò di scatto. «Troverò qualcun altro.»
«Sicuramente,» rispose Sini.
Lui fece per uscire, poi si fermò sulla soglia. «Lei perde un cliente.»
Sini lo guardò, senza esitazione.
«Buona giornata».
La porta si chiuse.
E nello studio tornò il silenzio.
Sini rimase qualche secondo immobile, poi aprì il fascicolo successivo.
C’era un altro cliente.
E, forse, un’altra storia da rimettere in equilibrio.